TANTO SDEGNO PER NIENTE: IL PD CRITICA FORZA ITALIA, MA POI VOTA ALL’UNANIMITÀ PER GASPARRI PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE ESTERI DEL SENATO – “DOMANI”: “LE OPPOSIZIONI DENUNCIANO, PROTESTANO, SI STRACCIANO LE VESTI. MA POI, ZITTO ZITTO, IL PD VOTA IL NEOPRESIDENTE, CURANDO DI NON FARE FARE TROPPA PUBBLICITÀ AL BEL GESTO” – “I VOTI RACCOLTI DAL NEOPRESIDENTE VANNO BEN AL DI LÀ DEI 12 DELLA MAGGIORANZA DI DESTRA. GLI SONO ARRIVATI QUASI TUTTI QUELLI DEL PD E DELLE AUTONOMIE: HA VOTATO SÌ L’EX PREMIER E SENATORE A VITA MARIO MONTI, L’EX PRESIDENTE PIER FERDINANDO CASINI, IL SENATORE DEM GRAZIANO DELRIO E LA SENATRICE ELETTA DALLA CIRCOSCRIZIONE ESTERA FRANCESCA LA MARCA…”
Estratto dell’articolo di Daniela Preziosi per “Domani”
A parole, il Pd si sdegna sdegnosamente per l’atteggiamento proprietario con cui Forza Italia utilizza una prestigiosissima istituzione di palazzo Madama, all’indomani della sconfitta referendaria, per regolare i conti interni del suo partito.
Non è neanche la prima volta: nel novembre 2023 l’allora capogruppo Licia Ronzulli aveva fatto la staffetta con Maurizio Gasparri. Lei gli aveva ceduto il posto di presidente dei senatori di Forza Italia e aveva preso quello di vicepresidente del Senato lasciato da lui. Stavolta la quadriglia riguarda ancora Gasparri: cede a sua volta la presidenza dei senatori a Stefania Craxi, e quest’ultima gli lascia in eredità la presidenza della commissione Esteri e difesa.
Le opposizioni denunciano, protestano, si stracciano le vesti. Ma poi, zitto zitto, il Pd vota il neopresidente, curando di non fare fare troppa pubblicità al bel gesto.
[…] Il giro di quadriglia fra presidenze è disinvoltissimo, e infatti criticatissimo dalle opposizioni, perché coinvolge non (solo) un partito ma un’articolazione del Senato. Epperò ieri, al momento del voto, Gasparri ha totalizzato ben 18 voti su 20.
Un successo, indubbiamente, che gli ha consentito di vantarsi davanti ai cronisti: «Un grande onore», ha spiegato con orgoglio, «essere stato eletto con un consenso pressoché unanime che va anche al di là della maggioranza è un riconoscimento del lavoro fatto e di quello che faremo al servizio del Paese e del Parlamento».
In effetti i voti raccolti dal neopresidente vanno ben al di là dei 12 della maggioranza di destra. Gli sono arrivati quasi tutti quelli del Pd e delle autonomie: ha votato sì l’ex premier e senatore a vita Mario Monti, l’ex presidente Pier Ferdinando Casini, il senatore dem Graziano Delrio e la senatrice eletta dalla circoscrizione estera Francesca La Marca.
Il capogruppo dem in commissione, il riformista Alessandro Alfieri, era assente e aveva delegato al suo posto il collega Silvio Franceschelli. Epperò in via preventiva aveva dato indicazione a quelli del suo partito di non partecipare alla votazione. Lo aveva anche comunicato a Gasparri: che ora se la ride per l’ammutinamento.
Alla fine anche Franceschelli, è corso in soccorso del predestinato vincitore, come gli altri tre colleghi: ha votato sì Casini, da “super partes” quale si dichiara spesso, così Delrio, che con Gasparri di recente ha intrattenuto un feeling sulla legge contro l’antisemitismo (e che è dato sempre più autonomo rispetto alle indicazioni del Pd, anzi rispetto al Pd stesso). E La Marca li ha seguiti, come l’intendenza di Napoleone.
Si sono astenuti invece Enrico Borghi di Italia viva, e il rappresentante del Movimento 5 stelle. Contrario al «giro di valzer» anche Peppe De Cristofaro, presidente del gruppo Misto e rappresentante di Avs. […]




