meloni salvini

LEGA-M5S, CI LASCIAMO O ANDIAMO AVANTI? - SE ALLE EUROPEE IL CARROCCIO SUPERA IL 30% E I GRILLINI VANNO SONO SOTTO AL 20%, SALVINI PASSA ALL'OPZIONE B: AL VOTO IN STRETTA ALLEANZA CON GIORGIA MELONI - MA C’E’ UN’ALTRA IPOTESI…

Paolo Bracalini per “il Giornale”

 

TOTI MELONI SALVINI

Ci sono due numeri da tenere d'occhio domenica prossima: 30 e 20. Sono i due valori a cui guardano con attenzione le segreterie di Lega e M5s. Per Salvini il 30% è la soglia oltre la quale si apre il piano B, l' alternativa all' estenuante alleanza di governo con i grillini, ovvero una maggioranza di centrodestra con Fdi. È uno scenario che è stato messo in conto dal quartier generale del ministro dell' Interno, ma che è condizionato non solo all' eventualità di un boom leghista il 26 maggio ma pure a quella di un exploit elettorale della Meloni (oltre che al via libera del Quirinale per elezioni anticipate ad ottobre).

 

Per il M5s, invece, il punto cruciale è non scendere sotto il 20%, livello sotto il quale si aprirebbe inevitabilmente la crisi non solo della leadership di Di Maio ma del governo di Giuseppe Conte, già nel mirino dai falchi leghisti (vedi Giorgetti). A sei giorni dall' apertura delle urne i sondaggi sono banditi, ma questo non significa che i partiti non li stiano commissionando.

tria di maio salvini conte

 

E l'ultimo in mano alla Lega, prodotto da un noto istituto di rilevazioni, ha fatto accendere la spia rossa sul cruscotto leghista. Infatti Salvini si mostra molto prudente: «Se l'anno scorso ho preso il 17%, ora, a queste elezioni tutto quello che c'è sopra è già un successo, dal 18, al 19... . Ma andremo oltre e posso solo ringraziare gli italiani» dice intervistato da Quarta Repubblica. Sotto il 30% sarebbe un insuccesso? Risposta: «No».

 

Il modulo all'attacco seguito dal M5s nelle ultime settimane, sparare senza pietà contro la Lega, sembra invece stia funzionando nell' arginare l'emorragia di consensi registrata negli ultimi mesi, anche se il 32% delle politiche 2018 è lontanissimo.

 

MATTEO SALVINI GIORGIA MELONI

Che succederà dunque il 27 mattina, a urne chiuse e conti fatti? Dal piano B, quello con la Lega sopra il 30% che rompe i ponti con i grillini, magari precipitati sotto il 20%, si tornerebbe al piano A, che poi è lo scenario dato come più probabile: continuare con il governo gialloverde. Se la forchetta tra i due non sarà enorme mancheranno le condizioni per far saltare il banco, Salvini e Di Maio dovranno fare buon viso a cattivo gioco e portare avanti il matrimonio (metafora usata dal leader leghista che si è scelto il ruolo di «marito»).

 

Fonti parlamentari leghiste derubricano le risse degli ultimi giorni come l' ultima coda della campagna elettorale, sicuri che i toni rientreranno dopo il voto. Il riavvicinamento delle ultime ore, con Salvini che smorza le accuse rivolte a Conte da Giorgetti, conferma l' intenzione di non rompere l'asse.

 

Il mantenimento dello status quo verrà giustificato con la retorica della responsabilità, dell'unico governo compatibile con i numeri in Parlamento, del patto sottoscritto con un contratto e onorato fino in fondo (Di Maio ieri: «Questo governo andrà avanti per altri quattro anni. La Lega tornerà a essere meno scontrosa dopo il 26 maggio»). In ambienti M5s si accredita anche un'altra versione sulla volontà di pace di Salvini.

salvini di maio

 

E cioè il timore che in un altro esecutivo con la Lega in ruolo trainante, il premier designato potrebbe non essere lui, ma un uomo più di collegamento come appunto Giorgetti, figura più tecnica e più tranquillizzante per i mercati con la finanziaria di fine anno da affrontare.

Mentre i leghisti scommettono sul fatto che i grillini vogliano tenersi strette le poltrone di governo che, senza alleanze, difficilmente potrebbero rivedere. I numeri che usciranno dalle urne però cambieranno, se non la maggioranza di governo, certamente i rapporti di forza in quella attuale.

GIORGETTI E SALVINI

 

Spiegano fonti vicine al leader leghiste che se Salvini uscisse con un margine ampio rispetto al M5s, l' agenda del governo si adeguerebbe di conseguenza. Le priorità leghiste già nero su bianco nel contratto di governo - dalla flat tax all' autonomia alla gestione degli sbarchi -, non potrebbero più essere messe in discussione dai grillini nel tentativo di sabotarle, con una Lega nuovo azionista di maggioranza dell' esecutivo.

Salvini a quel punto avrebbe la forza di porre un aut aut, per esempio sul taglio delle tasse: o mantenete gli accordi o si va a elezioni. A quel punto avrebbe un pretesto per rompere, dando la colpa ai grillini. L' exit strategy perfetta per un matrimonio malriuscito.

Ultimi Dagoreport

meloni la russa

IL CO-FONDATORE DI FRATELLI D’ITALIA E SECONDA CARICA DELLO STATO, IL POCO PALUDATO PRESIDENTE DEL SENATO IGNAZIO LA RUSSA, LEGGE DAGOSPIA E NON SI TROVA PER NULLA D’ACCORDO SU QUANTO SCRIVIAMO SUL SUO RAPPORTO NON IDILLIACO (EUFEMISMO) CON GIORGIA MELONI (DALLE DIMISSIONI DELLA PITONESSA SANTANCHE’ AL CANDIDATO ALLE PROSSIME COMUNALI DI MILANO, CASINI IN SICILIA COMPRESI) E CI SCRIVE UNA ZUCCHEROSA, A RISCHIO DIABETE, LETTERINA: ‘’CARO D'AGOSTINO, POSSIBILE CHE QUANDO (SPESSO) TI OCCUPI DI ME NON NE AZZECCHI UNA? FANTASCIENZA ALLO STATO PURO UN ANCORCHÉ MINIMO DISSENSO CON GIORGIA MELONI CHE PER ME È E RESTERÀ SEMPRE, UNA SORELLA MINORE SUL PIANO AFFETTIVO E UNA LEADER INIMITABILE SUL PIANO POLITICO - SE VUOI SONO SEMPRE PRONTO A DARTI NOTIZIE CHE RIGUARDANO ME, CORRETTE E DI PRIMA MANO. MA FORSE NON TI INTERESSANO” (CIAO CORE...)

meloni la russa manlio messina cannella dell'utri

DAGOREPORT - IL PROBLEMA PIÙ OSTICO PER LA MELONA AZZOPPATA NON È CONTE NÉ SCHLEIN: SI CHIAMA FRATELLI D'ITALIA, A PARTIRE DA LA RUSSA – IL PRESIDENTE DEL SENATO BRIGA, METTE BOCCA, PRETENDE LA SCELTA DEL SINDACO DI MILANO: LA PROVA SI È AVUTA OGGI CON LA NOMINA DEI SICILIANI GIAMPIERO CANNELLA E MASSIMO DELL’UTRI A SOTTOSEGRETARI - ‘GNAZIO VOLEVA UNA “COMPENSAZIONE” PER IL TRASLOCO DEL "SUO" GIANMARCO MAZZI AL TURISMO, PER NON LASCIARE AL SOLO EMANUELE MERLINO (UOMO DI FAZZOLARI) IL COMPITO DI ''BADANTE'' DEL MINISTRO GIULI-VO – IL CAOS IN SICILIA, TRA INCHIESTE SULLA GIUNTA, I SEGRETI “SCOTTANTI” MINACCIATI E MAI RIVELATI DA MANLIO MESSINA E LA DEBOLEZZA DEL TAJANEO SCHIFANI CHE SENTE IL FIATO SUL COLLO DI GIORGIO MULE' (CARO AI BERLUSCONI), CHE PUNTA A PRENDERE IL SUO POSTO E CHIEDE DI COMMISSARIARE FORZA ITALIA IN SICILIA, DOPO IL PESSIMO RISULTATO AL REFERENDUM...

marina berlusconi antonio tajani fulvio martusciello

DAGOREPORT - LA PRESA DI TAJANI SU FORZA ITALIA SI È RIDOTTA DOPO IL SILURAMENTO DEI SUOI "DIOSCURI", BARELLI E GASPARRI. IL PARTITO ORA È IN EBOLLIZIONE: VOGLIONO RIMUOVERE FULVIO MARTUSCIELLO DA CAPOGRUPPO DI FORZA ITALIA A BRUXELLES. AL SUO POSTO, SI FANNO AVANTI LETIZIA MORATTI E MASSIMILIANO SALINI - E IL "MAGGIORDOMO CIOCIARO" DI CASA MELONI, CHE FA? RESTA IN TRINCEA BLOCCANDO LA NOMINA DI FEDERICO FRENI ALLA CONSOB PER FORZARE IL GOVERNO A TROVARE UNA SISTEMAZIONE AL SUO CONSUOCERO BARELLI E ALLA SUA FEDELISSIMA CHIARA TENERINI, LANCIATA CONTRO LA DEBORA BERGAMINI DI MARINA…

giuseppina di foggia giorgia meloni arianna claudio descalzi terna eni

CHE FIGURA DI TERNA PER GIORGIA! – NELL’APRILE 2023 MELONI SI VANTAVA DELLA NOMINA DI GIUSEPPINA DI FOGGIA ALLA GUIDA DI TERNA: “È LA PRIMA DONNA AD DI UNA GRANADE PARTECIPATA PUBBLICA” – CHISSA COME SI SARÀ PENTITA DI QUELLA SCELTA, SPONSORIZZATA DALLA SORELLA ARIANNA, ORA CHE LA MANAGER HA DECISO DI INCASSARE FINO ALL’ULTIMO EURO DELLA SUA BUONUSCITA DA 7,3 MILIONI, ALLA FACCIA DELLA CRISI ENERGETICA, ED È PRONTA A RINUNCIARE ALLA PRESIDENZA DI ENI CHE LE È STATA OFFERTA COME “PARACADUTE”, PUR DI TENERE IL PUNTO – DI FOGGIA PRETENDEVA DI ESSERE CONFERMATA IN TERNA O DI AVERE COMUNQUE UN RUOLO OPERATIVO IN UN ALTRO COLOSSO STATALE: SA BENE CHE LA POLTRONA DA PRESIDENTE DEL CANE A SEI ZAMPE È DI RAPPRESENTANZA, DAL MOMENTO CHE IN CASA ENI TUTTO PASSA PER L’AD CLAUDIO DESCALZI – IL VERBALE DI TERNA CHE INGUAIA PALAZZO CHIGI

borsa italiana dario scannapieco fabrizio testa cdp cassa depositi e prestiti

DAGOREPORT - PERCHE' ALLA BORSA ITALIANA COMANDANO I FRANCESI? – INFURIA LA BATTAGLIA SULLA CONFERMA DI FABRIZIO TESTA ALLA GUIDA DI BORSA ITALIA, IMPOSTA DALLA FRANCESE EURONEXT E CONTESTATA DA CDP (ENTRAMBI AZIONISTI ALL’’8,08%). SECONDO LA CASSA, NON SAREBBE STATO RISPETTATO IL PATTO PARASOCIALE – EPPURE LA CONSOB, NEL SUO “ACCERTAMENTO” SU BORSA ITALIANA DELLO SCORSO NOVEMBRE, ERA STATA CHIARA: HA RILEVATO UNA “RIPETUTA VIOLAZIONE DELLE REGOLE DEL GOVERNO SOCIETARIO”, HA ACCERTATO CHE “TESTA NON HA DATO LA NECESSARIA INFORMATIVA AL CDA DI BORSA ITALIANA SUI PROGETTI O LE MODIFICHE ALLA STRUTTURA COMMISSIONALE”, “MORTIFICANDO IL RUOLO DEL CDA” – L’ASSEMBLEA DEI SOCI DI BORSA ITALIANA È CONVOCATA PER IL 29 APRILE PER RINNOVARE CDA E VERTICI MA LA GUERRA LEGALE POTREBBE ESSERE MOLTO PIU’ LUNGA...

procuratore milano viola procura milano luigi lovaglio - francesco gaetano caltagirone - giancarlo giorgetti - milleri - alberto nagel - philippe donnet mediobanca mps giorgia meloni

DAGOREPORT - SDENG! ANCHE IL ‘’SOVRANISMO BANCARIO’’ È FINITO NEL CESTINO DELLE CAZZATE DELL’ARMATA BRANCA-MELONI – A CANCELLARE IL DISEGNO DEL ‘GRANDE POLO DEL RISPARMIO TRICOLORE', A CAVALLO DI CALTAGIRONE & C., OBIETTIVO GLI 800 MILIARDI DI GENERALI, CI HANNO PENSATO IN TANTI: DALLE PERPLESSITÀ DI BCE ALLA CONTRARIETÀ DEI FONDI INTERNAZIONALI PER LA LEGGE CAPITALI (RIVELATASI UN BOOMERANG PER CALTA CHE L’AVEVA ISPIRATA) - MA IL RIBALTONE NON SAREBBE AVVENUTO SENZA L’ENTRATA IN CAMPO DELLA PROCURA DI MILANO - L’ISCRIZIONE NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI DI CALTA-MILLERI-LOVAGLIO PER PRESUNTO “CONCERTO OCCULTO” SULLA SCALATA DI MEDIOBANCA, IN DUPLEX CON LA BIZZARRA VENDITA “OVERNIGHT” DEL 15% DI MPS DA PARTE DEL TESORO DI GIORGETTI, E' STATO IL PRIMO SEGNALE DI ALLARME PER I GENI DI PALAZZO CHIGI PER I POSSIBILI (E AMARI) STRASCICHI GIUDIZIARI - MA LA GOCCIA CHE HA FATTO INFINE TRABOCCARE IL VASO, SPINGENDO MELONI, DELFIN E BPM AD ABBANDONARE AL SUO DESTINO L’EX ALLEATO CALTARICCONE, È STATA LA VITTORIA DEL “NO” AL REFERENDUM, SENZA LA QUALE L’INCHIESTA DELLA PROCURA DI MILANO CHISSA' IN QUALE CASSETTO SAREBBE FINITA...