renzi referendum

SCENARI PER IL DOPO “REFERENZI” - ANCHE SE IL BULLETTO TOSCANO OFFRISSE LE DIMISSIONI, MATTARELLA NON LE ACCETTERÀ PRIMA CHE SIA APPROVATA LA LEGGE DI STABILITÀ - QUELLO CHE PREOCCUPA IL COLLE SONO LE ACCUSE DI BROGLI SUL VOTO ESTERO E I POSSIBILI RICORSI - ECCO TUTTE LE IPOTESI

Massimo Franco per il “Corriere della Sera”

 

RENZI MATTARELLARENZI MATTARELLA

È chiaro che oggi si voterà sulla riforma della Costituzione, come è giusto, ma anche sull'operato del governo di Matteo Renzi. Il premier ha impresso questa direzione alla campagna referendaria, e gli avversari l'hanno fatta propria convinti di esserne avvantaggiati. Non è una prospettiva incoraggiante.

 

Utilizzare la Carta fondamentale per legittimare pienamente un esecutivo non eletto, o per abbatterlo, dimostra una sensibilità istituzionale dai contorni controversi. Comunque, se prevale il Sì la Costituzione subirà un mutamento di fondo, del quale si capiranno solo alla distanza le implicazioni. Altrimenti rimarrà com'è. Ma ormai conta il «dopo»: uno scenario che, almeno di qui a fine anno, non prevede le dimissioni di Matteo Renzi.

mattarella renzi 7mattarella renzi 7

 

DIMISSIONI E LEGGE DI STABILITÀ

Anche se il premier le offrirà al capo dello Stato, Sergio Mattarella, difficilmente saranno accettate prima che sia approvata la legge di Stabilità: un passaggio obbligato. E comunque, sarà il risultato del referendum a determinarne il significato. Se il Sì dovesse vincere, anche solo per una manciata di voti, l'offerta di un passo indietro sarebbe solo il piedistallo per un rilancio dell' esecutivo.

 

Con Renzi saldamente a Palazzo Chigi, nuovi ministri e un programma da spendere alle prossime elezioni politiche: forse prima di quanto non si pensi. L'unico timore del governo sono i ricorsi e le proteste che scatterebbero se il voto degli italiani all' estero risultasse decisivo.

 

OMBRE SUI VOTI ALL'ESTERO

mattarella renzi 6mattarella renzi 6

L'ombra dei brogli diventerebbe incombente e sarebbe usata e ingigantita dalle opposizioni. La nuova Costituzione ne uscirebbe approvata, ma politicamente contestata e delegittimata. Per paradosso, un epilogo del genere evocherebbe una vittoria destabilizzante; e darebbe corpo a una prospettiva di elezioni anticipate, col rischio di un Italicum modificato al minimo e di uno scontro tra il populismo di Beppe Grillo e un governo Renzi tentato di inseguirlo sullo stesso terreno.

 

Per questo, dietro l'aggressività del Movimento 5 Stelle si indovina il calcolo di una «vittoria comunque»: o perché si indebolisce Renzi con il No, o perché lo si sfida dopo l'affermazione del Sì con qualche possibilità di batterlo, diventando così il polo di attrazione delle opposizioni.

renzi e beppe grillo con il gelatorenzi e beppe grillo con il gelato

 

IL «FATTORE GRILLO»

Il governo conta sul «fattore Grillo» come spaventapasseri dell' elettorato. La scommessa è di additare la possibilità di una presa del potere dei Cinque Stelle per spostare gli indecisi dal No al Sì; e per convincere quanti sono intenzionati a «votare con il portafoglio».

 

L' operazione, almeno in parte, sembra riuscita. Il contratto in extremis ai pubblici dipendenti, la bocciatura da parte della Corte costituzionale della riforma dell' Amministrazione firmata dal ministro Marianna Madia: sono tutti tasselli che il governo rivendica come episodi da giocare per la rimonta, insieme col voto all' estero. Bisogna vedere solo se funzioneranno fino a invertire i pronostici.

 

GRILLO SCONFITTO DALLA PESTE ROSSA RENZI GRILLO SCONFITTO DALLA PESTE ROSSA RENZI

L' incognita dell' Italicum Il fatto che in due anni e mezzo di renzismo il M5S sia diventato più forte, e non più debole, passerebbe in secondo piano; e così i magri risultati delle riforme economiche e i livelli di occupazione di fatto invariati. Lo scenario di un' affermazione del No, per paradosso, potrebbe rivelarsi più stabilizzante.

 

Lo status quo costituzionale imporrebbe una revisione radicale del sistema elettorale dell' Italicum, vero convitato di pietra, in senso proporzionale. In quel caso, la prospettiva di un M5S pigliatutto si allontanerebbe: Grillo conterebbe per i suoi voti, senza premi alla minoranza più forte tali da regalarle una maggioranza assoluta.

 

padoan renzipadoan renzi

Tra reincarico e alternative Ma soprattutto permetterebbe di tentare una riconciliazione nazionale dopo gli strappi di questi mesi. Si tratta di un' esigenza più sentita di quanto sembri, anche ai vertici delle istituzioni. L' incognita è se Renzi accetterebbe di guidare quello che suonerebbe come un ridimensionamento sia personale, sia della sua strategia di rottura; oppure se insisterebbe, per dimostrare che è impossibile formare una qualunque maggioranza senza il suo «placet». Già si parla di governi guidati da Romano Prodi, dopo il suo Sì sorprendente e critico dell' ultim' ora; o da ministri come Piercarlo Padoan, Graziano Delrio, Dario Franceschini.

 

DELRIODELRIO

Le urne sullo sfondo Sono ipotesi che rispecchiano in modo crescente le proporzioni di un' eventuale sconfitta del Sì, fino a prefigurare un dopo-Renzi. A oggi è una prospettiva remota, sebbene Palazzo Chigi la analizzi con fastidio. E per i giorni successivi ci sono troppe variabili: dal numero degli elettori alle percentuali reali, non quelle di sondaggi troppo oscillanti, di un' affermazione del Sì o del No. Ma si può scommettere fin d' ora che, prima di togliere il disturbo, Renzi lavorerà per intestarsi ogni singolo voto; e per farlo pesare in caso di voto anticipato o di reincarico. Il suo orizzonte rimangono le urne. Deve solo capire se e quando riterrà di poterle ottenere, per centrare meglio i suoi obiettivi

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