CINA PADRONA - SE LA TECNODIPLOMAZIA DI MONTI CONVINCERÀ PECHINO AD AUMENTARE GLI INVESTIMENTI IN ITALIA (FERMI ALLO 0,008%), IL DRAGONE POTRÀ FINALMENTE METTERE LE MANI SULLE AZIENDE ITALIANE (E SPAZZARE VIA I POTERI MARCI?) - NEGLI USA IL “CHINA INVESTMENT CORPORATION” CONTROLLA QUOTE IN 60 AZIENDE, TRA CUI APPLE E COCA COLA, PER UN TOTALE DI 9,6 MLD $ - CONTROLLA IL PETRIOLIO IN TUTTA L’ASIA CENTRALE, HA COMPRATO IL PORTO DI NAVI CONTAINER PIÙ IMPORTANTE DELLA GRECIA E HA CANNIBALIZZATO L’AFRICA PER LE RISORSE NATURALI…

1 - UNICO...

Jena per "la Stampa" - I cinesi entusiasti di Monti «L'unico che non ci ha accusato di calpestare i diritti umani».

2 - LO "SHOPPING" DEL DRAGONE CHE METTE PAURA...
Francesco Semprini per "la Stampa"

In gergo si chiama «Go global», ed è la politica di «shopping» planetario avviata formalmente dal governo cinese nell'XI piano quinquennale. Dopo aver attratto capitali esteri per tanti anni, il Paese del Dragone si è a sua volta trasformato in investitore. La recente crisi finanziaria inoltre ha reso talvolta il lavoro più facile al regime di Pechino che opera principalmente attraverso il fondo sovrano China Investment Corporation (Cic).

Viene creato nel 2007 per gestire le riserve in valuta straniera (3.200 miliardi di dollari), dopo la svalutazione del dollaro (la Cina detiene i due terzi del debito americano). Il sistema funziona. Nel 2009 12 mila investitori avevano avviato oltre 13 mila attività in 177 paesi e i flussi di capitali in uscita hanno toccato 50 miliardi di dollari dagli appena 2 miliardi del 2000, l'anno dopo gli investimenti diretti (finanziari esclusi) ammontavano a 60 miliardi di dollari.

Negli Stati Uniti il Cic controlla quote in 60 aziende per un totale di 9,6 miliardi di dollari. Ci sono un'ampia gamma di «blue chip», Citigroup, Visa, Pfizer, Coca Cola ed Apple, ma c'è anche il private equity Blackstone. Sempre maggiore l'interesse per i settori difesa, aerospaziale, trasporti e tlc, che ha creato non pochi timori a Washington sulla sicurezza nazionale.

Per quanto riguarda materie prime ed energia la Cina è impegnata in un «Risiko» planetario con quote nella canadese Teck Resources, o nel gigante brasiliano dei metalli Vale. In Kazakistan, Turkmenistan e Uzbekistan la China National Petrol Company ha siglato accordi per lo sfruttamento di giacimenti di petrolio e gas naturale e per la distribuzione, in Afghanistan punta sul rame, in Mongolia e Australia sul carbone.

Capitolo a parte merita l'Africa: la veloce penetrazione cinese ha permesso a Pechino di diventare interlocutore privilegiato dapprima di Sudan, Angola, Nigeria, e Sud Africa e via via di altri Paesi. Secondo Standard Bank gli investimenti cinesi in Africa sono destinati ad aumentare di circa il 60% a 50 miliardi di dollari entro il 2015 grazie ai tentativi di acquisizione di società come Aluminium Corp of China e China National Petroleum di giacimenti minerari contribuendo a far aumentare il Pil del continente di circa il 6%.

Sul versante europeo spiccano alcuni casi di penetrazione (agevolati dalla crisi), come quello greco, dove nel 2010 è stato siglato un'intesa multimiliardaria di 14 accordi per realizzazione di progetti nei settori portuale, trasporti, turistico e di condivisione di knowhow. E così il gigante Cosco ha acquisito il controllo completo del principale porto di navi container del Pireo.

E l'Italia? Il nostro paese rimane ancora una destinazione marginale nelle strategie cinesi, assorbendo lo 0,008% delle risorse investite da Pechino all'estero. Ma le iniziative d'investimento sono in forte crescita, con oltre 70 società a partecipazione cinese presenti alla fine del 2010. Nel 2007 erano meno di 30. Povera di risorse naturali, l'Italia è un «target» del Dragone per la sua posizione geografica che facilita la diffusione dei prodotti cinesi nel resto del continente.

Lo dimostra l'interesse manifestato per alcuni scali portuali da parte dei cinesi. Tra i protagonisti del «Go Global» in Italia ci sono grandi gruppi, anche a controllo pubblico: Cosco e China Ocean Shipping Company nella logistica, ad Haier negli elettrodomestici, a Huawei nelle telecomunicazioni e ICT, Anhui Jianghuai Automobile a Chang An Automobile Group nel comparto auto con centri di ricerca e sviluppo a Torino.

A far gola infatti sono i cosiddetti beni immateriali ad alto valore brevetti, immagine marchi, innovazione, che possono far crescere rapidamente e affermarsi sui mercati occidentali le imprese cinesi. Ne è una dimostrazione l'acquisizione di Benelli da parte della cinese Qianjiang Group o della Elios Spa da parte di Fedia Electrics.

Con il tecnogoverno Monti potrebbero venir meno quegli ostacoli che frenano il Dragone come la burocrazia macchinosa e la lentezza della legge. Ma l'ombra cinese è anche temuta, non sono pochi infatti i rapporti interni che parlano di «rischio di indebolimento del patrimonio scientifico e tecnologico nazionale» e di« vulnerabilità» dovuta alla penetrazione in settori chiave della nostra economia.

 

 

Cina Cina MARIO MONTI WEN JIABAOMARIO MONTI E HU JINTAO hu jintao china_investment_corporation

Ultimi Dagoreport

pier silvio berlusconi barbara d'urso

LA D’URSO VUOLE LA GUERRA? E GUERRA SIA – PIER SILVIO BERLUSCONI HA INCARICATO DUE AVVOCATI DI PREPARARE UNA CONTROFFENSIVA LEGALE ALLA POSSIBILE CAUSA INTENTATA DA “BARBARIE” - IL “SILENZIO” DI MEDIASET DI FRONTE ALLE SPARATE DELL’EX CONDUTTRICE SI SPIEGA COSÌ: MEGLIO EVITARE USCITE PUBBLICHE E FAR LAVORARE I LEGALI, POI CI VEDIAMO IN TRIBUNALE – A FAR INCAZZARE “PIER DUDI” COME UNA BISCIA, ANZI, UN BISCIONE, È STATO IL RIFERIMENTO DELLA CONDUTTRICE A PRESUNTE “CHAT” E CONVERSAZIONI PRIVATE, COME SE VOLESSE LASCIAR INTENDERE CHE CI SIANO REGISTRAZIONI E ALTRO... – I POSSIBILI ACCORDI DI RISERVATEZZA E LE LAGNE DELLA D’URSO, CHE DA MEDIASET HA RICEVUTO 35 MILIONI DI EURO...

marco gaetani claudia conte matteo piantedosi

FLASH! – ALLORA GIOVANNI DONZELLI, CAPO DELL’ORGANIZZAZIONE DI FDI, NON HA CACCIATO A CALCI IN CULO MARCO GAETANI, AUTORE DELL’INTERVISTA A CLAUDIA CONTE CHE HA SPUTTANATO L’IMMAGINE DEL MINISTRO PIANTEDOSI E DEL GOVERNO MELONI - ESILIATO PER UN PAIO DI MESI IN PUGLIA PER FAR SCEMARE LE POLEMICHE, IL 25ENNE PRESIDENTE DI GIOVENTÙ NAZIONALE A LECCE, LAUREATO IN SCIENZE POLITICHE CON UNA TESI SULLA COMUNICAZIONE DIGITALE DI DONALD TRUMP, HA RIPRESO LA SUA TRASMISSIONE SU "RADIO ATREJU", COME SE NULLA FOSSE – A QUESTO PUNTO, VIEN IL SOSPETTO CHE LO 'SCOOP' SIA STATO PILOTATO DA VIA DELLA SCROFA (MAGARI PER ANTICIPARE RIVELAZIONI ANCOR PIÙ DIROMPENTI? AH, SAPERLO…)

gian marco chiocci giorgia meloni palazzo chigi

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA NON SERVE A UN CAZZO –  LE MODIFICHE ALLA GOVERNANCE DELLA RAI, IMPOSTE DALL’UE, AVREBBERO DOVUTO ESSERE OPERATIVE ENTRO GIUGNO. E INVECE, IL GOVERNO SE NE FOTTE – SE IERI PALAZZO CHIGI SOGNAVA UNA RIFORMA “AGGRESSIVA”, CON L’OBIETTIVO DI “MILITARIZZARE” VIALE MAZZINI IN VISTA DELLE ELEZIONI DEL 2027, L’ESITO DISASTROSO DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA HA COSTRETTO LA “FIAMMA TRAGICA” DI MELONI A RICONSIDERARE L’EFFICACIA DI RAI E MEDIASET – SOLO IL TG1 DI CHIOCCI FUNZIONA COME STRUMENTO DI PROPAGANDA: GLI ALTRI NON SONO DETERMINANTI, O PERCHÉ NON LI VEDE NESSUNO (RAINEWS) O PERCHÉ NON CONTROLLABILI (IL TG5-AFTER-MARINA, MA ANCHE TG2 E TG3) - INOLTRE, È IL “MODELLO” STESSO DEL TELEGIORNALE A ESSERE ORMAI OBSOLETO, QUANDO SI HA IN TASCA UN TELEFONINO SPARA-SOCIAL O UN COMPUTER SUL TAVOLO CHE INFORMA IN TEMPO REALE...

giorgia meloni riforma legge elettorale stabilicum

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA ELETTORALE, DITEMI A CHI CAZZO CONVIENE? – LA MELONA AZZOPPATA DAL REFERENDUM SAREBBE PRONTA A RITOCCARE IN BASSO L'ABNORME PREMIO DI MAGGIORANZA DELLO “STABILICUM” PUR DI FAR CONVERGERE IL SI' DELL’OPPOSIZIONE – MA LA FU DUCETTA HA DAVANTI DUE OSTACOLI: NON È SICURA DEI VOTI, A SCRUTINIO SEGRETO, DI LEGA E DI FORZA ITALIA CHE TEMONO UN TRAPPOLONE SUI SEGGI - IL SECONDO PROBLEMA SERPEGGIA IN FDI: IN CASO DI SCONFITTA, MOLTI DI LORO RISCHIANO DI FINIRE TROMBATI PROPRIO A CAUSA DEL PREMIO DI MAGGIORANZA – A SINISTRA, SE IL M5S E' ABBASTANZA FAVOREVOLE ALLA RIFORMA, IL DUPLEX PD-AVS E' DI AVVISO CONTRARIO (IL SOLITO ''DIVIDI E PERDI'', NON CONOSCENDO LA REGOLA DI OGNI COALIZIONE DI SUCCESSO: “PRIMA SI PORTA A CASA IL POTERE, POI SI REGOLANO I CONTI”)