di maio caiata

SE PROPRIO DEVI FARE UNA CAZZATA, FALLA GROSSA – SALGONO A 13 I CANDIDATI A CINQUE STELLE "INDESIDERATI". L’ULTIMO E’ SALVATORE CAIATA, PATRON DEL “POTENZA CALCIO” IN AFFARI CON UN BOSS DI “MAFIA CAPITALE”, ACCUSATO DI RICICLAGGIO – CHE SI E' AUTOSOSPESO DAL MOVIMENTO

 

Manuela Perrone per Il Sole 24 Ore

 

caiata

E siamo a tredici. Con Salvatore Caiata, patron del Potenza Calcio indagato a Siena per riciclaggio, potrebbe salire il numero dei candidati “indesiderati” nelle liste M5S. Perché, dopo le rivelazioni di Corriere, Stampa e Messaggero sull’inchiesta, le valutazioni di queste ore in casa pentastellata sembrano andare in una direzione obbligata: cacciare anche Caiata, schierato per la Camera nel collegio uninominale di Potenza-Lauria, ma senza il paracadute del listino proporzionale.

 

«Non siamo il Pd o Fi», si ragiona. «Noi guardiamo all’addebito, non all’avviso di garanzia». Ma ufficialmente domina la cautela. Tace Luigi Di Maio, che il 29 gennaio presentando Caiata insieme agli altri candidati vip nei collegi aveva detto: «L’Italia ha bisogno di persone capaci, che hanno dimostrato di saper fare tanto e bene per il proprio territorio». Non si sbilancia il fedelissimo Alfonso Bonafede: «Stiamo facendo accertamenti». Ma su Fb il M5S preannuncia: «Se accuse tanto gravi fossero confermate, non faremo sconti a nessuno».

 

caiata

L’addebito è pesante, per un Movimento che ha fatto dell’onestà e della trasparenza i suoi slogan elettorali. Il sospetto che Caiata abbia reimpiegato capitali nei locali turistici di Siena con Cataldo Staffieri, responsabile per Toscana e Umbria de La Cascina (la coop colpita nel 2015 da interdittiva antimafia e commissariata dall’allora prefetto di Roma Franco Gabrielli, per i suoi manager coinvolti nel secondo filone di “Mafia Capitale”) - traffici in cui sarebbe coinvolto anche l’imprenditore kazako Igor Bidilo, consigliere della multinazionale Usa Atek - è ritenuto da molti troppo grave perché si possa imboccare la strada del garantismo e sorvolare.

 

È vero, infatti, che il nuovo regolamento M5S per la selezione dei candidati alle elezioni politiche non chiude la porta agli indagati ma soltanto ai condannati, pure solo in primo grado, «per qualsiasi reato commesso con dolo», e obbliga chi sia a conoscenza di indagini o procedimenti a suo carico di fornire il certificato ex articolo 335 Cpp.

 

caiata

«Il “335” di Caiata era pulito», assicurano i pentastellati. Ma è il codice etico di iscritti e portavoce, secondo quanto si apprende, a far risultare impossibile la permanenza del patron del Potenza nelle file grilline. L’articolo 6 recita: «Il comportamento tenuto dal candidato o dal portavoce può essere considerato grave anche durante la fase di indagine, quando emergano elementi idonei ad accertare una condotta che, a prescindere dall’esito e dagli sviluppi del procedimento penale, appaia comunque lesiva dei valori, dei principi o dell’immagine del MoVimento 5 Stelle».

 

Eppure la “pesca” del nome di Caiata da quella società civile a cui il Movimento si è vantato di aver aperto era sembrata un colpo di fortuna. Nato nel capoluogo lucano il 29 luglio del 1970, diplomato all’Itc Leonardo da Vinci, Caiata era approdato a Siena per studiare scienze bancarie. Lì è cominciata la sua carriera imprenditoriale nel settore ricettivo e turistico, da amministratore delegato della società David Spa e da vicepresidente della Clean Service Srl.

Salvatore Caiata

 

In poco tempo è diventato il “re” di bar e ristoranti senesi, compreso il famosissimo “Il Campo”. Ma ha anche cominciato a guardare allo sport: dopo aver tentato di comprare il Siena, la Colligiana e il Grosseto, l’anno scorso ha lasciato la Toscana. «Non voglio più lavorare a Siena», aveva detto. A luglio aveva già fatto rotta in Basilicata, dove ha acquistato il Potenza Calcio. Patron Amatissimo, come sempre accade quando si fa risorgere una squadra dalle ceneri (il club è primo nel suo girone in serie D). Vasta la galassia di società a lui riconducibili, dalla ristorazione (Wilaf Srl) allo sport (Potenza Calcio Srl), passando per la compravendita immobiliare (Taica Srl) e il commercio al dettaglio (Toro Srl).

 

CAIATA1

La passione politica non è frutto della scintilla con i grillini: nel 2009 Caiata era stato nominato componente del Coordinamento provinciale del Popolo della libertà nella città del Palio. Non è chiaro come sia cominciata la sua marcia di avvicinamento ai Cinque Stelle. E non è un segreto che Caiata sia tra i nomi cui faceva riferimento Di Maio quando ha rivelato: « In questi giorni alcuni esponenti di altri partiti hanno chiamato i nostri candidati supplicandoli di non farlo perché altrimenti li costringeranno a fare brutta figura». La chiamata, dicono i pentastellati a taccuini chiusi, sarebbe partita dal Pd di Matteo Renzi, spaventato dalla popolarità del presidente del Potenza, incoronato «lucano dell’anno» dal Quotidiano del Sud.

 

CAIATA

Sono ormai numerosi i «super competenti» che dovevano essere il fiore all’occhiello del M5S in versione “governista” e che si sono rivelati un boomerang. Vale per il primo “caduto”, l’ammiraglio Veri, che però ha potuto essere sostituito prima della presentazione delle liste, così come per la schiera di persone cacciate dal Movimento per i trucchi sui rimborsi o per l’iscrizione alla massoneria, che restano candidate sotto il logo del M5S e che, se elette, ingrosseranno le fila del gruppo misto.

 

I controlli preventivi hanno fatto acqua, nonostante oggi qualcuno ricordi come «dicerie» sugli affari senesi di Caiata circolassero da tempo. Resta da vedere se sarà eletto: a sfidarlo, nel suo collegio, ci sono Guido Viceconte per il Pd, Nicola Benedetto per il centrodestra e Roberto Speranza per Liberi e Uguali.

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