SE RENZI NON VA AL PD, IL PD VA DA RENZI - SUL CARRO DI MATTEUCCIO SOLO POSTI IN PIEDI (E LA LEOPOLDA E’ COSTATO 100MILA EURO: CHI HA PAGATO?)

1-TUTTI PAZZI PER RENZI, PRIMA DI FARLO FUORI
Wanda Marra per "Il Fatto Quotidiano"

Certo con tutta questa storia del tesseramento gonfiato, soprattutto al sud, mica è detto che tra gli iscritti vinciamo. Ma quello che conta è l'8 dicembre". Le voci ufficiali dicono altro, ma qualche renziano della prima ora lo sussurra quasi a mezza bocca. La Leopolda 2013, la kermesse renziana per eccellenza, va avanti trionfale, migliaia di presenze, tra i 100 tavoli del venerdì sera organizzati per discutere "dal basso" e le centinaia di interventi di ieri dal palco.

In una formula consolidata ormai da anni, si succedono, 5, massimo 10 minuti a testa, militanti e dirigenti, sconosciuti e celebrità. Quest'anno regna l'ottimismo, la voglia di riscatto. Su tutti Roberto Reggi, che fu il coordinatore delle primarie contro Bersani e che - durissimo negli attacchi - pagò per tutti: "L'anno scorso questo partito che noi amiamo, aveva fatto di tutto per boicottarci, utilizzando anche strumenti al limite. Ora dobbiamo ripartire dai circoli per portare un cambiamento". Ecco, non ci sono solo le primarie, in questo congresso. Ci sono i voti dei circoli, che finiranno entro i primi giorni di novembre.

E poi c'è la convenzione nazionale, un organismo che si riunisce un'unica volta il 24 novembre, composta da 1000 delegati. Lì si danno le percentuali dei voti tra gli iscritti, e si passa la parola ai gazebo. E se Renzi tra gli iscritti non vincesse?

L'atmosfera che si respira quest'anno nella vecchia stazione industriale non ha nulla a che vedere con quella degli anni precedenti: dal palco, soprattutto i giovanissimi sono battaglieri (da chi attacca frontalmente il governo, a chi ricorda "dobbiamo cambiare questo mondo di merda"), ma in platea sembra che siedano già potenziali vincitori. "Non si può fermare il vento con le mani" era lo slogan del 2012. Vento o no, Matteo allora fu fermato.

Adesso invece, nessuno pensa davvero di batterlo. E se ci fosse un modo ben più indolore per neutralizzarlo? Il primo è proprio costruirgli a livello locale un partito che non gli assomiglia. E poi c'è la questione della "processione". Ieri è arrivato Guglielmo Epifani, ha parlato più di un'ora col padrone di casa, è intervenuto dal palco. Che già si veda in un ruolo chiave nel partito di Matteo? Poi, c'è Dario Franceschini, che arriva stamattina. Preceduto però in questi due giorni dal manipolo dei fedelissimi: Ettore Rosato, Emanuele Fiano, Francesco Saverio Garofani, Pietro Martino.

O pezzi più grossi della sua corrente, come Piero Fassino e David Sassoli. Matteo troverà un posto di rilievo anche per loro? Ieri l'ha ripetuto: "Non si sale sul carro, il carro si spinge". Eppure alla sua candidatura dovranno essere accompagnate delle liste (da presentare il 25 novembre) di persone che poi entreranno nell'Assemblea nazionale, che a sua volta nomina la direzione. Renzi ha più volte fatto capire che pensa a un listone unico, proprio per evitare troppe pressioni.

Ma quante se ne potrà risparmiare? In questi giorni alla Leopolda hanno abbondato gli ex dalemiani, Claudio Burlando in testa, ma anche Nicola Latorre e Claudio Velardi. E Marianna Madia. E poi, gli ex bersaniani, da Stefano Bonaccini, che è addirittura il capo del comitato elettorale a Alessia Morani. E ex veltroniani, come Vinicio Peluffo e Salvatore Vassallo. O prodiani come Sandro Gozi. Ce n'è abbastanza per ridurre la potenza del vento.

L'assemblea, oltre a cambiare lo Statuto, ha il potere di sfiduciare il segretario. È in direzione che dovrebbero formalmente essere prese le decisioni. Sono usate come organi di logoramento , la guerra tra correnti ha cotto a puntino più di un segretario. Accadrà così anche a Renzi? Lo stile è un altro. Basta vedere la giornata di ieri: sul palco a presentare, moderare, commentare, leggere tweet, mandare messaggi. Quando è comparso per il suo intervento Giorgio Gori, uno degli ex fedelissimi allontanati, però, si è alzato ed è sparito. Un caso?

A proposito di uomo solo al comando. Le decisioni vere sono sempre state prese da pochi: durante la fase post elettorale dello scorso febbraio facevano tutto Bersani, Letta, Franceschini e Migliavacca. Qualche renziano doc tra i più spericolati commenta: "Gli organismi? Matteo li cancella tutti, cambia lo statuto". Per ricordare ancora il Mathama Gandhi scelto tra le epigrafi della kermesse: "Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono. Poi vinci". E poi?

2-FIRENZE, LA KERMESSE COSTA 100 MILA EURO

Da "Il Fatto Quotidiano"
Quanto costa la tre giorni renziana? E soprattutto chi la paga? La domanda trova tradizionalmente risposte fumose. Alberto Bianchi, avvocato e presidente della Fondazione Big Bang, dà quella ufficiale: "Il preventivo è di circa 100mila euro, cui contiamo di far fronte in parte con la raccolta all'entrata, in parte col merchandising, in parte con fondi della Fondazione".

Mentre Bianchi risponde così, Renzi dal palco fornisce un'altra versione: "La Leopolda si finanzia attraverso i contributi dei partecipanti e dei sostenitori e le donazioni avvengono sul sito web matteorenzi.it .

Poi, l'invito: "Speriamo di arrivare a 10mila euro". E gli altri 90mila? Il merchandising consiste in magliette, penne, matite e souvenir di vario genere: difficile pensare a grandi incassi. Sul sito della Fondazione ci sono i nomi di alcuni donatori. Ma per conoscerli tutti, bisognerà aspettare aprile, quando si chiude il bilancio.

 

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