donald trump e viktor orban alla casa bianca

SE TRUMP VOLESSE DAVVERO RENDERE GRANDE L’AMERICA, NON APPOGGEREBBE LE DESTRE EUROPEE – IL “FINANCIAL TIMES”: “I NAZIONALISTI EUROPEI SONO ANTIAMERICANI, O QUANTOMENO CONTRO-AMERICANI. È DIFFICILE CAPIRE COME GLI STATI UNITI SI SIANO INFILATI IN UNA CAREZZA COSÌ AUTOLESIONISTA CON PERSONE CHE LI DISPREZZANO” – “IN GERMANIA L’AFD HA UN’INCLINAZIONE FILORUSSA, IN UN PAESE CHE, DAL DOPOGUERRA, È STATO PROFONDAMENTE ATLANTISTA. ORBAN POTREBBE ESSERE IL MIGLIOR AMICO DELLA CINA IN EUROPA. EPPURE IL MONDO MAGA, FEROCEMENTE ANTI-CINESE, LO ESALTA” – “SE L’INTERESSE AMERICANO È SEMPRE PRIORITARIO, COME SI CONCILIA AMERICA FIRST CON LA SPONSORIZZAZIONE DEI NAZIONALISMI ALTRUI?”

Traduzione di un estratto dell’articolo di Janan Ganesh per il “Financial Times”

 

charles de gaulle in argentina incontra il presidente arturo umberto illia

Donald Trump aveva 18 anni quando uno straniero mise alla prova la sua adorata Dottrina Monroe. Nel 1964, Charles de Gaulle fece un tour dell’America Latina, dove agitò il sentimento contro l’influenza statunitense nella regione e offrì la Francia come partner alternativo.

 

La missione non era più credibile allora di quanto non appaia oggi sulla carta. Un impero in frantumi che aveva appena fallito nel tentativo di mantenere l’Algeria, per di più vicina, non avrebbe mai potuto eclissare gli “yanquis” nel loro stesso emisfero. Eppure, folle adoranti per il vecchio generale.

 

Farebbe bene a Donald Trump e al suo movimento riflettere su quel viaggio che Time Magazine definì “De Gaulliver’s Travels”. Potrebbe chiarire qualcosa sull’Europa che tende a perdersi mentre la galassia Maga flirta con l’estrema destra del continente.

 

VIKTOR ORBAN E DONALD TRUMP A DAVOS - FOTO LAPRESSE

I nazionalisti europei sono spesso antiamericani, o quantomeno contro-americani. Ai loro occhi, gli Stati Uniti sono una forza del commercio sradicato piuttosto che del sangue e del suolo. Consapevolmente o meno, omologano il mondo — dal cibo alle norme culturali — che invece dovrebbero restare peculiari delle singole nazioni. Per alcuni, l’origine del problema è persino confessionale: gli Stati Uniti non sono né cattolici né ortodossi.

 

Questa diffidenza verso l’America si intensifica passando dal gollismo — che era e resta pienamente dentro il perimetro del mainstream politico — alla destra più dura. L’odierna Alternative für Deutschland (AfD) ha un’inclinazione filorussa in un Paese che, dal dopoguerra, è stato profondamente atlantista.

 

PER UN EFFETTO OTTICO, AL CONGRESSO DI AFD COMPAIONO I BAFFETTI SUL VOLTO DI ELON MUSK

Viktor Orbán, premier dell’Ungheria, anch’egli “orientale” nel suo orientamento geopolitico, potrebbe essere il miglior amico della Cina in Europa. Eppure il mondo Maga, ferocemente anti-cinese, lo esalta come nessun altro, a parte Trump stesso. È forse l’aspetto più strano di un movimento già di per sé strano.

 

Gli Stati Uniti potrebbero finire per pentirsi di questo abbraccio ai propri avversari. Gli americani che fanno il tifo per i partiti nazionalisti europei non saranno persuasi da argomenti etici o appelli alla coscienza.

 

Perciò lasciate che mi avvicini a loro come un imbonitore e sussurri invece l’argomento cinico: cosa ci guadagnate? Se l’interesse americano è sempre e ovunque prioritario, in che modo è servito dall’insediamento a Parigi e Berlino di governi che nel tempo potrebbero opporsi all’influenza statunitense? Come si concilia America First con la sponsorizzazione dei nazionalismi altrui?

charles de gaulle in cile

 

Per il secondo anno consecutivo, un delegato di Trump alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco ha offerto sostegno all’estrema destra europea. Marco Rubio lo ha fatto con più tatto […] rispetto a JD Vance l’anno scorso.

 

Ciononostante, i suoi richiami alla “civiltà” e alla “fede cristiana” equivalgono a un elogio in codice per Orbán, che è stata la sua prima tappa dopo Monaco. È naturale che i liberali europei detestino queste ingerenze. È bizzarro che non lo facciano i nazionalisti americani. Quale governo è più probabile che obbedisca alla volontà di Washington nel tempo: un esecutivo federale tedesco ordinario o uno influenzato dall’AfD?

 

MARINE LE PEN E VLADIMIR PUTIN

Anche se questi partiti non coltivassero già una diffidenza nei confronti degli Stati Uniti, dovrebbero simularla per vincere e mantenere il potere. Nessuno di loro vuole guadagnarsi la reputazione di subordinazione a Trump che si è rivelata così fatale per la destra canadese e australiana nel 2025. È significativo che Jordan Bardella, presidente del Rassemblement National in Francia, abbia deplorato le “minacce imperiali” americane nei confronti della Groenlandia.

 

[…] È difficile capire come gli Stati Uniti si siano infilati in una carezza così autolesionista con persone che li disprezzano. Una possibile risposta è la crassa ignoranza. […]

 

VIKTOR ORBAN - VLADIMIR PUTIN

La politica europea può risultare spiazzante a uno sguardo americano, dato che l’estrema destra e l’estrema sinistra si sovrappongono in modo molto più marcato che negli Stati Uniti.

 

Entrambi gli estremi tendono a diffidare del libero mercato, per esempio. Se Vance vuole che l’Europa torni a essere un’“economia vibrante”, è ingenuo riporre speranze in partiti ostili alle riforme competitive come il Rassemblement National o il malamente denominato Reform UK di Nigel Farage.

 

L’altra possibilità […] è che Maga semplicemente non se ne curi. Favorire l’ascesa al potere dei partiti dell’estrema destra nelle antiche capitali europee provocherebbe il pandemonio, e questo sarebbe un fine in sé. Segnalare le implicazioni imbarazzanti per la grande strategia americana è roba da secchioni.

 

donald trump e viktor orban alla casa bianca

A dieci anni dalla sua svolta elettorale, la mia impressione persistente del populismo è che i commentatori lo prendano più sul serio dei populisti stessi. Definirli “fascisti” non solo banalizza ciò che accadde negli anni Trenta e Quaranta, ma attribuisce una serietà immeritata a persone che considerano la politica come un divertente sport al coperto.

 

Se sono mossi da un -ismo, è il nichilismo. L’amore per Orbán, la cui diffidenza verso l’America non è sfuggita all’occhio vigile della CIA, non potrebbe esistere nella mente di un sincero sostenitore dell’America First.

 

In definitiva, perfino De Gaulle si oppose agli Stati Uniti solo fino a un certo punto. Era un realista che sapeva porre limiti anche ai suoi progetti più vanagloriosi. I patrioti rumorosi dell’Europa odierna potrebbero non mostrare la stessa moderazione. La disponibilità dell’America a verificarlo è bizzarra. Come sempre, la critica migliore al governo Trump è che non è nemmeno bravo nell’essere egoista.

marco rubio viktor orban

VIKTOR ORBAN - VLADIMIR PUTIN

elon musk al congresso di afd ELON MUSK AL CONGRESSO DI AFD

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