LUI HA SEMPRE RAGIONE - MACALUSO, IL “VENTRICOLO” DEL COLLE, SCATENATO CONTRO TRAVAGLIO: “LA PROCURA DI PALERMO, ANZI QUEL PEZZO DI PROCURA, DISTRIBUISCE INTERCETTAZIONI CHE NON HANNO ATTINENZA AL PROCESSO SULLA ‘TRATTATIVA’. A CHE GIOCO GIOCA? FORNISCE FOGLIETTI DI PROPAGANDA ALLA SUA AGENZIA (“IL FATTO”) PER SCOPI ESTRANEI AL PROCESSO?... UNA VERGOGNA. IO ME NE FREGO” - E MARCO TRA-PASSA IN RASSEGNA I TROMBETTIERI DEL COLLE…

Marco Travaglio per Il Fatto

È con viva soddisfazione che registriamo le prime virili e pugnaci adesioni al Supremo Monito. Corazzieri, palafrenieri, trombettieri, ciambellani, aiutanti di campo, assistenti al Soglio, guardie svizzere, marchesi del Grillo, magistrati democratici, giuristi, costituzionalisti, fuochisti, macchinisti, uomini di fatica, ma soprattutto frenatori e pompieri han raccolto come un sol uomo l'appello alla mobilitazione generale, dando prova di attaccamento al Tricolore e gettando il cuore oltre l'ostacolo, pancia in dentro e petto in fuori, nell'ora della massima prova per il nostro Caro Leader, nonché Conducator e Piccolo Padre, insomma Re Giorgio, minacciato dalle sue stesse intercettazioni e da quelle del suo valoroso consulente giuridico.

Un particolare ringraziamento va ai telegiornali e ai giornali per il titolo unico "L'ira di Napolitano" a reti ed edicole quasi unificate (a parte quel Mentana, lo stesso che insiste a trasmettere sondaggi sul boom di quel tal Grillo). È l'aratro che traccia il solco, ma è la penna che lo difende. Macaluso, il ventricolo e il "Me ne frego!".

Eccellente il compagno Emanuele Macaluso sull'Unità: "Il Fatto quotidiano, che opera come agenzia della Procura di Palermo, o meglio di un pezzo della Procura, ha rivelato che un intelligentissimo generale diceva al collega Mario Mori che io sono il ‘ventricolo del Quirinale', scoprendo un inedito: che sono ‘grande amico' di Napolitano. Ergo quel che dico e scrivo rispecchiano (sic, ndr) le opinioni del Presidente della Repubblica... I doveri della propaganda nel corso di una campagna forsennata contro il Quirinale fa premio sulla professionalità. Miserie.

Tuttavia una questione va sollevata: la Procura di Palermo, anzi quel pezzo di procura, distribuisce intercettazioni che non hanno attinenza al processo sulla ‘trattativa'. A che gioco gioca? Fornisce foglietti di propaganda alla sua agenzia per scopi estranei al processo? Sempre sulla questione intercettazioni dal Fatto apprendiamo che sono state intercettate telefonate del presidente della Repubblica... Intercettazioni illegali e parte di una manovra che serve a ‘mascariare' anche il capo dello Stato. Una vergogna... Io me ne frego di quel che dicono il generale e Il Fatto".

Si ringrazia il compagno Macaluso per la generosa difesa d'ufficio, e anche per il secco e atletico "Me ne frego!", anche se sarebbe auspicabile una maggior cura per la lingua italiana. Bene l'accenno alle "intercettazioni illegali" (noi sappiamo bene che non lo sono e non le ha distribuite la Procura, visto che l'intercettato era Mancino e si tratta di atti depositati agli avvocati, ma è opportuno farlo credere, così la gente non va a chiedersi perché Napolitano e D'Ambrosio telefonassero a Mancino interferendo nelle indagini sulla trattativa).

Un solo dubbio: ma il generale intelligentissimo avrà detto "ventricolo" o "ventriloquo"? No, perché siccome il Presidente si è "preso a cuore" le sorti di Mancino, è importante conoscere le condizioni dei suoi ventricoli, o almeno di uno di essi. Ps. Molto apprezzata, sul Sacro Colle, la satira patriottica del compagno Sergio Staino, che nella ficcante vignetta sull'Unità (su testi di Pasquale Cascella) effigia un Napolitano dolente che dialoga con la Donna Turrita, simbolo dell'Italica Nazione.

"Hanno diffuso alcune telefonate del Quirinale", lamenta il Presidente. L'Italia in persona risponde perentoria: "Oddìo, mica quelle d'amore che fai sempre a me?". Alla lettura di una battuta cotanto spiritosa, il Presidente è stato colto da risate compulsive molto simili a convulsioni. Il primo Galli che canta ha fatto l'uovo.

Encomio solenne per Carlo Galli, editorialista di Repubblica, corso al salvamento di Re Giorgio: "Da un punto di vista giuridico-penale, con buona pace di Di Pietro, non vi è nulla di rilevante a carico del presidente. Il quale, anzi, ha correttamente esercitato le proprie prerogative". Noi sappiamo benissimo che tra le prerogative del Capo dello Stato non c'è quella di immischiarsi in indagini in corso, ma è bene scrivere che c'è, così la gente ci crede.

Ottimo anche l'accenno del Galli a D'Ambrosio, che forse, magari, chissà, eventualmente, per così dire, "si mostra invero prodigo e di consigli e suggerimenti verso Mancino, con una dimestichezza e un'amicizia ben spiegabili ma che, riportate dai quotidiani, non fanno un bel-l'effetto" perché "possono essere strumentalizzati in un'ottica di populismo isterico e di antipolitica generalizzata". Ma, si badi bene, "senza che tutto ciò abbia a che fare con Napolitano".

Sappiamo bene che D'Ambrosio faceva tutto d'intesa col Presidente, il quale a sua volta chiamò Mancino, ma è bene instillare il dubbio che D'Ambrosio abbia un filino esagerato: così, alla mala parata, quando le telefonate del Presidente saranno state distrutte, si scaricherà D'Ambrosio e lo si farà passare per pazzo.

Eccellente la raffica di insulti ai giornali che informano e fan domande: essi, nell'ordine, hanno "aggredito, sospettato, calunniato, infangato, fatto oggetto di distorsioni interpretative in perfetta malafede e con spaventoso cinismo " Re Giorgio, sobriamente descritto come "perno e garante degli equilibri politici, sostegno all'attività di governo, baricentro della Repubblica, investito dalla stima di tutti i politici del mondo e di tutti i cittadini italiani", ragion per cui chi osa criticarlo "gioca allo sfascio", anzi compie un "attentato alla democrazia".

Ben detto, Galli, gliele hai cantate chiare. Ora però urge legge bavaglio per evitare l'uscita di altre intercettazioni. All'uopo, Repubblica rimuova dagli archivi la campagna del 1991 per l'impeachment a Cossiga, che potrebbe fuorviare i lettori raziocinanti, e soprattutto quella dei post-it gialli contro il bavaglio, onde evitare che uno dei suddetti post-it finisca appiccicato sulla fronte spaziosa del nostro amato Presidente.

Utilissimo, anche se un po' sopra le righe, anzi proprio per questo, il compagno Giuliano Ferrara, tornato l'amendoliano craxiano che ci piaceva tanto negli anni 80. Sul Foglio denuncia "la viltà pura" di chi non ha "difeso Lusi dal carcere preventivo", non ha varato "la divisione delle carriere" (dei pm dai giudici, naturalmente, non dei politici dai ladri) e soprattutto "una legge severa sulle intercettazioni selvagge" per abolire "il potere di una coppia di pm di fare inchieste sul nulla (la trattativa Stato-mafia, che sarà mai?, ndr), smerdare carabinieri e classi dirigenti con accuse sanguinose, insinuare stragi (mai avvenute, ndr) e oscuri misteri (mai visti, ndr)".

Bravo compagno, nell'ora della prova non si butta via niente e tu fai sempre buon brodo. Ottima anche la chiusa dell'articolo: "Se non sono io per me, chi sarà per me? E non ora quando?". Ma ora: per me, per voi, per tutti.

Chi ha tempo aspetti Tempo. Non è passato inosservato, presso chi di dovere, l'atteggiamento costruttivo di un altro giornale di centrodestra: Il Tempo dell'amico Mario Sechi, che titola "L'onda del fango non tocca il Colle" e "Il fango non piega Napolitano". Si apprezza in particolare la temeraria sfida alle leggi della fisica: ora qualche disfattista che gioca allo sfascio potrebbe domandare come può il fango, materia molliccia quant'altre mai, piegare alcunché. Trattasi però di quesiti oziosi, già risolti da una nota canzonetta: "Come può lo scoglio arginare il mare?".

Napoletano pro Napolitano, ovvero Il Sòla-24 ore. Encomio solenne, degno del Cavalierato di Grande Croce, al Sole-24 ore di Roberto Napoletano. Il Quasi Omonimo schiera ben due pompieri. Valerio Onida, presidente emerito della Consulta, non solo esclude scorrettezze del Caro Leader, ma addirittura lo ringrazia per aver compiuto un'"azione opportuna" impicciandosi nell'inchiesta sulla trattativa.

E questo perché "la legge prevede specifici poteri di coordinamento del Procuratore nazionale antimafia", a sua volta soggetto alla "sorveglianza del Pg della Cassazione", per evitare "conflitti di competenza fra Procure" e il "mancato coordinamento" delle indagini. Bene fa l'Onida a sorvolare sul fatto che le indagini erano perfettamente coordinate, come ha detto il Pna Grasso, e nessun conflitto di competenza è mai stato sollevato: altrimenti tutti capirebbero che il Piccolo Padre s'è mosso a gentile richiesta di Mancino.

Ancor più prezioso il vice-monito dell'amico Stefano Folli contro "il tentativo piuttosto goffo di delegittimare il Quirinale... costruendo un caso davvero fragile, attraverso l'uso di intercettazioni che non si sono fermate nemmeno davanti al telefono del Presidente della Repubblica... Un gesto che assomiglia molto a un'intimidazione... Come dire: attento, anche tu sei sotto controllo... È un pessimo clima... grave e pericoloso indebolire a colpi d'ariete il punto di equilibrio istituzionale. L'abbiamo già scritto, ma il tema ritorna". Abbondantis abbondandum! "C'è la volontà politica di tenere sotto pressione il Presidente della Repubblica".

Nel Sacro Palazzo si plaude in particolar modo all'accenno a "intercettazioni che non si sono fermate nemmeno davanti al telefono del Presidente della Repubblica": giusto e severo monito alle cimici infilate nel telefono di Mancino. Cimici complottiste che avrebbero dovuto avere la sensibilità istituzionale di spegnersi da sole appena captata la voce del Presidentissimo, e possibilmente scattare sull'attenti e intonare l'inno di Mameli. Invece rimasero golpisticamente accese. Tutte le cimici d'Italia sono pregate di prendere buona nota ed eseguire le nuove direttive senza fiatare, ma soprattutto senza registrare.

Un vivo e scrosciante plauso sale dal Sacro Colle per il ditirambo dell'amico Marcello Sorgi, che sulla Stampa sottolinea "la solitudine del Colle" individuando finalmente i mandanti dell'orrendo complotto, conclusosi al momento con un "impeachment mancato": "Sul campo, a muovere l'assedio al Quirinale, sono Grillo e Di Pietro". Non le telefonate di D'Ambrosio e Napolitano con Mancino, ma - lo si ripete - Grillo e Di Pietro. Il vero scandalo però è la tiepidezza degli altri partiti, scolpita dal Sorgi con imperiture parole: "Da Berlusconi, che tra l'altro è coinvolto nell'inchiesta palermitana (non è vero, ma è bene farlo credere per aumentare il casino, ndr) ... non c'era da aspettarsi molto. Bersani o Casini non è che non difendano il Presidente: ci mancherebbe.

Ma lo fanno con una timidezza che tradisce il timore che le campagne dell'antipolitica abbiano ormai irrimediabilmente fatto breccia in un'opinione pubblica trattata alla stregua di una tifoseria da stadio. A questo siamo". Punto, punto e virgola, due punti: ma sì, abbondiamo, ché poi dicono che siamo tirati!

"Si stenta a crederci, ma è così: poiché schierarsi con le istituzioni si sta rivelando elettoralmente poco conveniente, pur di non correre il rischio dell'impopolarità, Napolitano, in pratica, viene lasciato solo a difendersi".

Solo con Repubblica , Corriere, Unità, Tempo, Messaggero, Mattino, Sole-24 ore, Stampa, Foglio, Tg1, Tg2, Tg3, Tg4, Tg5, Studio Aperto e tutti i leader politici tranne Grillo e Di Pietro. Torna finalmente a splendere il sole dell'Impero sui colli fatali di Roma.

 

 

NICOLA MANCINO E GIORGIO NAPOLITANO MARCO TRAVAGLIO CON BEPPE GRILLOGIANFRANCO CIANI CON NAPOLITANOVIGNETTA MANNELLI - NAPOLITANO STIRO MANCINONICOLA MANCINO E GIORGIO NAPOLITANOfoa15 baciamano macaluso clio napolitano veltroni wa veriniEMANUELE MACALUSO FOTO AGF REPUBBLICA jpegLORIS D AMBROSIOPIERO GRASSO E BOCCASSINI aaa bf c e afb dbd a PIERO GRASSO STEFANO FOLLI MIRELLA SERRI BRUNO MANFELLOTTO MARCELLO SORGI FALCONE STRAGE DI CAPACI FALCONE MORVILLO FOTO REPUBBLICA

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