MA CHE CI FACCIAMO COL NUOVO SENATO? IL SUGO? PER IL SERVIZIO STUDI DI PALAZZO MADAMA, LA RIFORMA BOSCHI RENDE IL SENATO, OLTRE CHE NON ELETTIVO, INUTILE - ECCO TUTTI I PUNTI CRITICI DELLA RIFORMA

maria elena boschi al mare con la famiglia  7maria elena boschi al mare con la famiglia 7

Giovanna Casadio per “la Repubblica”

 

Basta un "dal" al posto di "nel", e cambia tutto. Cambia perché non si sa più se i senatori del futuro Senato delle autonomie, in particolare i 21 sindaci-senatori previsti, dovranno dimettersi subito qualora nelle città di provenienza li mandassero a casa prima del tempo o invece restano dal momento che è "dal" consiglio regionale che sono stati indicati.

Questione di lana caprina? Mica tanto.

 

E ce n' è un' altra. Riguarda gli altri 74 "componenti dei consigli regionali" che siederanno a Palazzo Madama una volta approvata la riforma della Costituzione. I "governatori" rischiano di non potere avere uno scranno nel nuovo Senato, perché lo Statuto di molte Regioni non li definisce tali.

maria elena boschi al mare con la famiglia  5maria elena boschi al mare con la famiglia 5

 

Questione nominalistica? Staremo a vedere: avverte la nota del Servizio Studi di Palazzo Madama.. Ovvio che il grosso del dossier non sta qua. La critica più rovente che i funzionari del Senato muovono al disegno di legge costituzionale che suona il requiem al bicameralismo perfetto, risponde a una domanda semplice. Che è: ma questo Senato nuovo di zecca a cosa servirebbe? A pochino, quasi a nulla, sembra un moncherino. È l' allusione dei tecnici, non dei 5Stelle o della minoranza dem.

 

PALAZZO MADAMA - SENATO DELLA REPUBBLICAPALAZZO MADAMA - SENATO DELLA REPUBBLICA

Scrivono precisamente: «Le modificazioni di questo articolo intervenute nella prima lettura nell' altro ramo del Parlamento, paiono prevedere per il Senato funzioni esercitate solo in concorso con la Camera dei deputati. Non paiono previste né funzioni esercitate dal solo Senato, né, si direbbe, funzioni esercitate dal Senato autonomamente rispetto alla Camera ». Morale. Montecitorio ha ristretto ulteriormente il ruolo del Senato, è evaporata la funzione «in via esclusiva» di intrattenere rapporti con la Commissione Ue. Addio alla funzione di controllo sui curricula delle authority.

 

Via le competenze sui temi di bioetica, famiglia, diritti eccetera che alla fine, va però ricordato, nessuna forza politica voleva più allargare al nuovo Senato. E poi in capo alla Camera in modo esclusivo ci stanno materie sulle quali il Senato aveva deciso di mettere un po' bocca, tipo la protezione civile, l' immigrazione, l' ordine pubblico e la sicurezza, la tutela dei beni paesaggistici. Ma ora stop. E ancora: ridotti i tempi per le osservazioni possibili nel procedimento legislativo.

giuliano amato anna finocchiarogiuliano amato anna finocchiaro

 

Sono ottanta corpose pagine che i funzionari, capitanati dal dottor Luca Borsi, del Servizio studi hanno dato in lettura ai senatori e a chiunque abbia la pazienza di cimentarsi con le questioni di merito. I funzionari fanno le pulci. Non tanto sull'oggetto dello scontro politico di questi mesi - ovvero se il nuovo Senato deve essere eletto direttamente dalla gente o indirettamente dalle istituzioni locali - ma su tutto il testo di riforma costituzionale blindato da Renzi e dal ministro Maria Elena Boschi.

 

Un garbuglio, indicano gli esperti, consapevoli che verranno accusati di essere i famosi tacchini che non vogliono morire anticipando il giorno del Ringraziamento. Metafora che Renzi usò per i senatori che si sono messi di traverso sulla madre di tutte le riforme, quella appunto che cambia l' architettura istituzionale.

 

Miguel Gotor Miguel Gotor

Però sulle risicate e ristrette funzioni torna anche la presidente della commissione Affari costituzionali, Anna Finocchiaro. Ha sostenuto nella sua relazione a fine luglio che, se l' elezione indiretta non si tocca, il punto del nuovo Senato sono le funzioni: parliamone, perché «se la Camera è il perno della forma di governo, il Senato deve essere perno della forma di Stato».

 

D'accordo in tanti, come Francesco Russo, che non è tra i 25 dissidenti del Pd. Miguel Gotor, sinistra dem, annuncia che la battaglia d' autunno sulle riforme aprirà il fronte sulle funzioni: «Se le cose restano così, tanto vale chiuderlo il Senato».

 

I funzionari sollecitano di andarsi a guardare anche la sproporzione tra senatori e popolazione nelle diverse Regioni. E poi la maggioranza per l' elezione del presidente della Repubblica. Infine la deliberazione dello stato di guerra. «Nella nuova previsione costituzionale una sola Camera delibera sullo stato di guerra». Il che avviene solo in Irlanda, Polonia e Slovenia - rileva il dossier - ma lì i parlamentari sono eletti con sistema proporzionale.

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