DATA-TRAC - SNOWDEN HA FREGATO GLI STATES: IL GOVERNO NON SA NEANCHE COSA E’ RIUSCITO A “SCARICARE”

Katia Riccardi per Repubblica.it

Ha cancellato le tracce come impronte sulla neve. Edward Snowden è ancora al centro di un mirino che resta sfocato e nonostante gli sforzi, il governo degli Stati Uniti non riesce ancora a capire di quale materiale altamente classificato l'ex analista Nsa sia entrato in possesso.

E' stato troppo abile, ha preso senza lasciare impronte elettroniche, scavalcando ogni tipo di barriera. Capire cosa abbia sembra essere impossibile. Almeno per il gigante Usa. Snowden ha scaricato documenti, nessuno sa ancora quali. O almeno non del tutto.

Alcuni funzionari governativi hanno parlato, ma sono rimasti anonimi. Discutere la questione Nsagate non è permesso. Già troppi segreti rivelati. Però hanno raccontato la loro frustrazione. Non riescono a risalire a lui, e non si capacitano. La National Security Agency spiava i cittadini senza permesso, il grado di sicurezza con cui lo faceva era altissimo.

A luglio, circa due mesi dopo le prime rivelazioni di Snowden, il capo dell'Nsa, Keith Alexander, aveva rilasciato una dichiarazione pubblica senza entrare nei dettagli. Aveva semplicemente dichiarato l'apertura di un'inchiesta, non aveva potuto dire molto, era chiaro non avesse idea di cosa e quanto l'ex analista avesse scaricato dal loro database.

E ora grazie a un hacker di 29 anni fuggito e nascosto in Russia, l'amministrazione di Obama è debole. Prima di partire per le vacanze, nella sua conferenza stampa estiva il presidente americano aveva puntato sulla sicurezza. "Nessuno all'interno dell'Nsa ha abusato del programma o ha spiato le email delle persone. L'agenzia cerca di proteggere i cittadini", aveva detto.

Ma l'opinione pubblica è ancora divisa. Incredula. Arrabbiata. Sa che i propri dati personali - nomi, numeri di telefoni e traffico Internet compresi -, sono in una rete sulla quale, così come Snowden, potrebbero avere accesso anche altri. Impiegati dell'Nsa. Forse non solo. Le parole del vice procuratore generale, James Cole, che il mese scorso aveva spiegato al Congresso come gli impiegati - e le loro attività - siano sotto controllo costante, non convincono nessuno. Se l'ha fatto Edward Snowden, potrebbe farlo qualcun altro.

Ieri il 'Wall Street Journal' ha incalzato, rivelando in un articolo che l'agenzia di intelligence americana controlla circa il 75 per cento di tutte le comunicazioni via internet statunitensi. E la stessa Nsa sembra stanca di negare: alcuni analisti avrebbero deliberatamente ignorato i limiti imposti alla loro autorità nella raccolta di dati dei cittadini americani.

"Sono stati rilevati rarissimi casi di violazioni volontaria nel corso dell'ultimo decennio" ha dichiarato la stessa agenzia a Bloomberg, contraddicendo così i funzionari dell'amministrazione Obama.

Secondo le nuove rivelazioni dal 'Guardian' l'Nsa avrebbe pagato milioni di dollari ai principali Internet provider coinvolti nel programma di sorveglianza Prism. I pagamenti servivano a coprire i costi sostenuti da colossi del web come Google, Yahoo, Microsoft e Facebook, per adeguare le proprie normative a quanto stabilito dalla Foreign Intelligence Surveillance Court, il tribunale speciale che deve verificare la corretta applicazione delle attività di spionaggio e sorveglianza stabilite dal Foreign Intelligence Surveillance Act. Li inchiodano, questa sarebbe la prima prova di un rapporto finanziario tra le aziende del web coinvolte nel programma di sorveglianza e la Nsa.

Il portavoce dell'Nsa, Vanee Vines, ha cercato di calmare le acque: il direttore dell'agenzia non è proprio all'oscuro del materiale rubato, "Alexander ha solo detto che l'indagine investigativa non è ancora completa". Inoltre, ha aggiunto, se Snowden volesse guardare o accedere al materiale sul quale ha messo le mani, loro lo saprebbero.

Il problema non è solo americano. Ci sono altre nazioni coinvolte, e la delusione sui metodi Usa è generale. Alcuni dei file rubati sono già in Inghilterra. Una parte consistente è stata consegnata a David Miranda, partner del giornalista del 'Guardian' Glenn Greenwald.

Ora le autorità sono concentrate su di lui e la scorsa settimana l'hanno fermato all'aeroporto londinese di Heathrow: Miranda era arrivato dalla Germania per partire verso il Brasile, dove vive. A Berlino aveva incontrato Laura Poitras, una regista americana già al lavoro su una sceneggiatura Nsagate insieme a Greenwald. Sono storie da raccontare. L'intrigo internazionale per eccellenza.

Edward Snowden era già fuori l'Nsa quando ha deciso di consegnare il materiale sul quale era entrato in possesso al 'Guardian' (che ha già ha stretto un accordo di condivisione di alcuni dei file con il 'New York Times') e al 'Washington Post'. Era un impiegato della Booz Allen Hamilton, viveva alle Hawaii. Aveva collezionato documenti prendendone poco alla volta per mesi, non è necessariamente in grado di decodificarli tutti.

Poi la decisione di renderli pubblici e di dire a tutti, "il governo ci spia". Quindi la fuga da Hong Kong a Mosca. La permanenza forzata in un territorio neutrale, l'aeroporto russo, dove per settimane è rimasto in un albergo per passeggeri in transito. Fuori centinaia di giornalisti di tutto il mondo. L'unico suo aiuto la squadra di Julian Assange, chiuso ancora dentro l'ambasciata dell'Ecuador a Londra.

Le richieste di asilo politico a tutto il mondo e tutto il mondo a valutare quanto concederglielo potesse essere dannoso. Mettersi contro gli Stati Uniti. Fino alla decisione del Cremlino di innervosirli e garantirgli una patria. Almeno per un po' Snowden è al sicuro tra la neve.

Matrix. L'America. Che non riesce a controllare persone come Bradley Manning, a prendere Robin Hood digitali come Julian Assange prima, e Edward Snowden adesso. Topolini che sfuggono, e che hanno in mano segreti. Il Congresso e l'amministrazione Obama sta cercando di tappare buchi e ha annunciato la creazione di una squadra e di un piano per mettere ordine e rendere pubbliche le attività dell'Nsa oltre che la riforma del Patriot Act. Deve tranquillizzare i cittadini. Che ora non sanno più chi sia dalla loro parte né di chi fidarsi.

 

 

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