SONDAGGI AMARI PER MANNHEIMER: FRODE AL FISCO DA 7 MILIONI DI EURO

Paolo Colonnello per "la Stampa"

Mago dei sondaggi ma anche di «rilevanti e indebiti risparmi fiscali». Con una frode fiscale da 7 milioni di euro, contestata ieri dalla Procura a seguito di una serie di perquisizioni, finisce nei guai il sondaggista Renato Mannheimer, commentatore del Corriere della Sera e noto frequentatore di salotti televisivi.

Le accuse, che riguardano complessivamente sei società legate al sondaggista, parlano di fatture false emesse per operazioni inesistenti oppure pagate dai clienti dei suoi sondaggi anziché alla Ispo, la società di cui è titolare, a tre società collegate con sede a Tunisi.

Le tre società tunisine, che fiscalmente risultavano autrici dei sondaggi, avrebbero poi girato i soldi (trattenendo però una percentuale sul presunto servizio illecito) su conti di altre società svizzere e infine lussemburghesi. Denaro che sarebbe infine rientrato in Italia.

Il sospetto è che il sistema sia servito per abbattere i ricavi dell'Ispo e quindi di Mannheimer - che sarebbe titolare anche di fondi all'estero non dichiarati in Italia - permettendogli di pagare meno tasse. Pesante il capo di imputazione che contempla anche il reato di associazione per delinquere finalizzata alla frode fiscale ed è relativo ad altre quattro persone oltre a Mannheimer, di cui un tunisino e tre professionisti italiani.

Secondo il pm Adriano Scuderi, che ieri ha ordinato diverse perquisizioni eseguite dal nucleo valutario della Guardia di Finanza, alcuni dei conti lussemburghesi sarebbero «riconducibili» allo stesso Mannheimer. Il quale, visibilmente scosso dopo la perquisizione eseguita dalle Fiamme Gialle anche nella sua abitazione, commenta: «Non ne so nulla, non ho mai commesso un reato in vita mia».

In ogni caso, ha aggiunto, «ho fiducia nell'operato della Gdf e della magistratura». Secondo il legale del professore, l'avvocato Zanchetta, le contestazioni della Procura sarebbero relative ad operazioni in realtà lecite, trattandosi di operazioni passive della Ispo, quindi spese reali sostenute, per i call center tunisini di cui si sarebbe servita la società di sondaggi per le sue ricerche di mercato.

Ma per gli investigatori le cose sono non sono così semplici. L'indagine nasce dopo un'anomala movimentazione bancaria segnalata dallo Uif della Banca d'Italia alla Gdf nel 2010 sui conti dello studio Merlo, il consulente commercialista di Mannheimer che venne già perquisito due anni fa per una serie di frodi legate ad altri clienti. Da qui la pista che ha portato alla Ispo e al noto sondaggista.

Le frodi fiscali contestate si riferiscono agli anni che vanno dal 2005 al 2011 e riguarderebbero sondaggi di varia natura, politica compresa. Dei 7 milioni evasi, cinque milioni e 400 mila euro sarebbero relativi all'evasione alle imposte dirette, mentre un milione e 600 mila euro andrebbero riferiti all'evasione sull'Iva. Ma, al termine delle indagini, il giro di fatture complessivo potrebbe risultare molto più ampio. Tra i reati contestati, ma non a Mannheimer, anche il riciclaggio relativo alle operazioni svolte dallo studio fiscale a cui si appoggiava la sua società. Non è escluso che nei prossimi giorni Mannheimer possa venire interrogato in Procura.

 

RENATO MANNHEIMER Renato Mannheimer RENATO MANNHEIMER STA FACENDO UN SONDAGIO MANNHEIMER ISPO ISTITUTO SONDAGGI DI MANNHEIMER

Ultimi Dagoreport

pier silvio berlusconi barbara d'urso

LA D’URSO VUOLE LA GUERRA? E GUERRA SIA – PIER SILVIO BERLUSCONI HA INCARICATO DUE AVVOCATI DI PREPARARE UNA CONTROFFENSIVA LEGALE ALLA POSSIBILE CAUSA INTENTATA DA “BARBARIE” - IL “SILENZIO” DI MEDIASET DI FRONTE ALLE SPARATE DELL’EX CONDUTTRICE SI SPIEGA COSÌ: MEGLIO EVITARE USCITE PUBBLICHE E FAR LAVORARE I LEGALI, POI CI VEDIAMO IN TRIBUNALE – A FAR INCAZZARE “PIER DUDI” COME UNA BISCIA, ANZI, UN BISCIONE, È STATO IL RIFERIMENTO DELLA CONDUTTRICE A PRESUNTE “CHAT” E CONVERSAZIONI PRIVATE, COME SE VOLESSE LASCIAR INTENDERE CHE CI SIANO REGISTRAZIONI E ALTRO... – I POSSIBILI ACCORDI DI RISERVATEZZA E LE LAGNE DELLA D’URSO, CHE DA MEDIASET HA RICEVUTO 35 MILIONI DI EURO...

marco gaetani claudia conte matteo piantedosi

FLASH! – ALLORA GIOVANNI DONZELLI, CAPO DELL’ORGANIZZAZIONE DI FDI, NON HA CACCIATO A CALCI IN CULO MARCO GAETANI, AUTORE DELL’INTERVISTA A CLAUDIA CONTE CHE HA SPUTTANATO L’IMMAGINE DEL MINISTRO PIANTEDOSI E DEL GOVERNO MELONI - ESILIATO PER UN PAIO DI MESI IN PUGLIA PER FAR SCEMARE LE POLEMICHE, IL 25ENNE PRESIDENTE DI GIOVENTÙ NAZIONALE A LECCE, LAUREATO IN SCIENZE POLITICHE CON UNA TESI SULLA COMUNICAZIONE DIGITALE DI DONALD TRUMP, HA RIPRESO LA SUA TRASMISSIONE SU "RADIO ATREJU", COME SE NULLA FOSSE – A QUESTO PUNTO, VIEN IL SOSPETTO CHE LO 'SCOOP' SIA STATO PILOTATO DA VIA DELLA SCROFA (MAGARI PER ANTICIPARE RIVELAZIONI ANCOR PIÙ DIROMPENTI? AH, SAPERLO…)

gian marco chiocci giorgia meloni palazzo chigi

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA NON SERVE A UN CAZZO –  LE MODIFICHE ALLA GOVERNANCE DELLA RAI, IMPOSTE DALL’UE, AVREBBERO DOVUTO ESSERE OPERATIVE ENTRO GIUGNO. E INVECE, IL GOVERNO SE NE FOTTE – SE IERI PALAZZO CHIGI SOGNAVA UNA RIFORMA “AGGRESSIVA”, CON L’OBIETTIVO DI “MILITARIZZARE” VIALE MAZZINI IN VISTA DELLE ELEZIONI DEL 2027, L’ESITO DISASTROSO DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA HA COSTRETTO LA “FIAMMA TRAGICA” DI MELONI A RICONSIDERARE L’EFFICACIA DI RAI E MEDIASET – SOLO IL TG1 DI CHIOCCI FUNZIONA COME STRUMENTO DI PROPAGANDA: GLI ALTRI NON SONO DETERMINANTI, O PERCHÉ NON LI VEDE NESSUNO (RAINEWS) O PERCHÉ NON CONTROLLABILI (IL TG5-AFTER-MARINA, MA ANCHE TG2 E TG3) - INOLTRE, È IL “MODELLO” STESSO DEL TELEGIORNALE A ESSERE ORMAI OBSOLETO, QUANDO SI HA IN TASCA UN TELEFONINO SPARA-SOCIAL O UN COMPUTER SUL TAVOLO CHE INFORMA IN TEMPO REALE...

giorgia meloni riforma legge elettorale stabilicum

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA ELETTORALE, DITEMI A CHI CAZZO CONVIENE? – LA MELONA AZZOPPATA DAL REFERENDUM SAREBBE PRONTA A RITOCCARE IN BASSO L'ABNORME PREMIO DI MAGGIORANZA DELLO “STABILICUM” PUR DI FAR CONVERGERE IL SI' DELL’OPPOSIZIONE – MA LA FU DUCETTA HA DAVANTI DUE OSTACOLI: NON È SICURA DEI VOTI, A SCRUTINIO SEGRETO, DI LEGA E DI FORZA ITALIA CHE TEMONO UN TRAPPOLONE SUI SEGGI - IL SECONDO PROBLEMA SERPEGGIA IN FDI: IN CASO DI SCONFITTA, MOLTI DI LORO RISCHIANO DI FINIRE TROMBATI PROPRIO A CAUSA DEL PREMIO DI MAGGIORANZA – A SINISTRA, SE IL M5S E' ABBASTANZA FAVOREVOLE ALLA RIFORMA, IL DUPLEX PD-AVS E' DI AVVISO CONTRARIO (IL SOLITO ''DIVIDI E PERDI'', NON CONOSCENDO LA REGOLA DI OGNI COALIZIONE DI SUCCESSO: “PRIMA SI PORTA A CASA IL POTERE, POI SI REGOLANO I CONTI”)