AVVISATE BERSANI E BERLUSCONI CHE I CONTI NON TORNANO - SONDAGGIO IPSOS: GLI ITALIANI BOCCIANO LE NUOVE TASSE - MA ANDANDO A SCAGLIONARE, I PIU’ SCOGLIONATI VERSO MONTI DELLE BANCHE SONO (OLTRE AI GRILLINI) GLI ELETTORI DI CENTRODESTRA (QUELLI CHE INVECE IL PATONZA VORREBBE TRAGHETTARE VERSO IL MONTI-BIS) - I SINISTRATI, INVECE, ANCORA APPREZZANO QUEL GOVERNO TECNICO CHE BERSANI VORREBBE SOSTITUIRE…

Lina Palmerini per "Il Sole 24 Ore"

Se nel Governo tecnico ci fosse mai qualche tentazione politica, di certo questa legge di stabilità non aiuterebbe per la campagna elettorale 2013. E forse, direbbe Mario Monti, è proprio questa la controprova dell'assoluta distanza da ogni "cedimento" verso il fascino delle urne. Già perché il giudizio dei cittadini registrato da Ipsos sulle nuove norme - e in particolare su quelle fiscali - non è affatto esaltante. Tutt'altro. È qualcosa che si avvicina a una bocciatura anche se determinata - forse - da un effetto più psicologico che da una effettiva conoscenza della legge.

È vero che quel taglio dell'Irpef - che però ritorna dalla finestra con l'aumento dell'Iva e con la stretta sulle detrazioni - prende il 50% dei giudizi negativi equamente distribuiti tra elettori Pd-Sel, Pdl e Udc (la percentuale supera il 58% tra i fans del grillismo). Ma è vero anche che gli italiani hanno ormai incorporato un effetto psicologico, ossia quello di aspettarsi comunque altre stangate.

Lo si vede nella risposta sulle aspettative economiche, quando la stragrande maggioranza, quasi il 90%, pensa che siamo all'apice della crisi o che addirittura il peggio debba ancora arrivare. Tant'è che il calcolo dei tempi di uscita dal tunnel sono perfino più pessimistici di quelli - di tanto in tanto e con timing diversi - ipotizzati dal premier. Ci vorranno almeno due o tre anni, dice il 43% degli intervistati e il 38% non vede la luce prima dei cinque anni.

Quindi - con questa aspettativa - ogni legge porta con sé una buona dose di pregiudizio negativo, come se ci fosse la certezza che le spine non sono finite così come i compiti ancora da fare e il rigore da scontare. Mario Monti direbbe che gli «italiani sono cambiati, sono più consapevoli e maturi», sta di fatto che sembrano altrettanto insofferenti. Un'insofferenza controllata. Con quel solito effetto "bipolare" che ormai si ritrova in ogni sondaggio a scadenze regolari.

Ossia che le riforme e le leggi di Monti vengono regolarmente bocciate - dalle liberalizzazioni al mercato del lavoro fino alla legge di stabilità - ma in qualche modo il premier viene complessivamente promosso per il suo operato dal 52% degli italiani. Ma dentro questa sufficienza c'è una differenza enorme tra gli schieramenti perché i voti più alti gli arrivano solo dal Pd e dall'Udc rispettivamente schierati (per il 70%) con il premier. L'opposizione più dura è tutta targata Pdl e destra (69%) oltre al grillismo (71%).

La stranezza è che lo stesso divario di opinioni non si ritrova nei giudizi sui singoli provvedimenti dove elettori di centro-destra e centro-sinistra si avvicinano e confinano. Un effetto spiazzante che sembra frutto dell'assenza di ricette alternative messe sul campo dai rispettivi partiti. Infatti, il giudizio su questa legge di stabilità è piuttosto polarizzato tra i sì e i no forse perché non sono ancora chiare - o non sono ancora state messe sul tavolo - le proposte dei partiti su come far ripartire il Paese e quindi l'elettorato "oscilla".

Proprio alla domanda se la legge di stabilità sia o no un «contributo al rilancio della crescita», i giudizi negativi - in tutti gli elettorati - superano quelli positivi ma lo stacco non è così deciso: è curioso infatti che sia gli elettori del centro-sinistra di Bersani e Vendola e sia quelli di Berlusconi-Alfano, si dividano esattamente sulle stesse percentuali nel dare un giudizio su questa legge di stabilità: è per il «sì» il 34% del Pd e il 35% del Pdl; per il «no» il 47% del Pd e il 48% del Pdl con l'Udc che naviga sulle stesse cifre.

Dunque sembra più un giudizio di insoddisfazione che di rifiuto perché si è già orientati a scegliere un'altra opzione politico-economica. Infatti il giudizio è molto netto solo negli elettori di Beppe Grillo che hanno davanti un'offerta politica molto chiara, riconoscibile e tutta anti-sistema. Lo stesso vale per i giudizi che vengono dati sui vari provvedimenti già approvati del Governo con qualche eccezione visto che la riforma del lavoro è quella che viene bocciata con molta decisione a destra come a sinistra.

Tutto il capitolo politica/partiti resta una nebulosa, con un'infinità di contraddizioni che sono lo specchio di un quadro ancora molto fluido. E infatti ciò che è certo è che gli italiani vogliono che il prossimo Governo passi per le elezioni e sia votato dai cittadini ma - anche qui - le aspettative sono deprimenti. In particolare una risposta - e le percentuali annesse - sono la prova lampante della prima delle contraddizioni: i cittadini chiedono le elezioni ma sono sicuri che «non uscirà un Governo all'altezza della situazione». Questa convinzione non è di destra né di sinistra, è di tutti. Lo pensa il 62% di elettori Pd-Sel; il 56% del centro-destra; il 67% del Movimento 5stelle; il 70% dei moderati di centro.

Nessuna ambiguità, invece, in un solo orientamento: quello di vedere una classe politica cambiata, nuova. E soprattutto nuove leadership «fuori dalla politica». Anche qui il consenso è trasversale e altissimo (75-74% di Pd e Pdl fino al 92% del Centro) ed è l'unico punto in cui gli elettori di Grillo si toccano con tutti gli altri.

 

berlusconi bersani VIGNETTA BENNY BERSANI E BERLUSCONI INSIEME A LETTO BERSANI BERLUSCONI votazioni voto Mario Monti BERLUSCONI E ALFANOANGELINO ALFANO E SILVIO BERLUSCONI BEPPE GRILLO DURANTE UN COMIZIO

Ultimi Dagoreport

donald trump flavio briatore

CIAO “BULLONAIRE”, SONO DONALD! – TRUMP, CON TUTTI I CAZZI E I DAZI CHE GLI FRULLANO NELLA TESTA, ALMENO DUE VOLTE A SETTIMANA TROVA IL TEMPO PER CAZZEGGIARE AL TELEFONO CON IL SUO VECCHIO AMICO FLAVIO BRIATORE – DA QUANDO HA VENDUTO IL TWIGA, L’EX FIDANZATO DI NAOMI CAMBPELL E HEIDI KLUM E' UN PO' SPARITO: CENTELLINA LE SUE APPARIZIONI TV, UN TEMPO QUASI QUOTIDIANE - IN DUE MESI È APPARSO NEI SALOTTI TV SOLO UN PAIO DI VOLTE: UNA A DICEMBRE A "DRITTO E ROVESCIO" CHEZ DEL DEBBIO, L’ALTRA MERCOLEDÌ SCORSO A “REALPOLITIK” MA NESSUNO SE N’È ACCORTO (UN TEMPO BRIATORE FACEVA NOTIZIA)

donald trump giorgia meloni ixe sondaggio

DAGOREPORT - CHE COSA SI PROVA A DIVENTARE “GIORGIA CHI?”, DOPO ESSERE STATA CARAMELLATA DI SALAMELECCHI E LECCA-LECCA DA DONALD TRUMP, CHE LA INCORONÒ LEADER "ECCEZIONALE", "FANTASTICA", "PIENA DI ENERGIA’’ E ANCHE "BELLISSIMA"? - BRUTTO COLPO, VERO, SCOPRIRE CHE IL PRIMO DEMENTE AMERICANO SE NE FOTTE DELLA “PONTIERA” TRA USA E UE CHE SI È SBATTUTA COME MOULINEX CONTRO I LEADER EUROPEI IN DIFESA DEL TRUMPISMO, E ORA NON RACCATTA NEMMENO UN FACCIA A FACCIA DI CINQUE MINUTI, COME È SUCCESSO AL FORUM DI DAVOS? - CHISSÀ CHE EFFETTO HA FATTO IERI A PALAZZO CHIGI LEGGERE SUL QUEL “CORRIERE DELLA SERA” CHE HA SEMPRE PETTINATO LE BAMBOLE DELL’ARMATA BRANCA-MELONI, IL DURISSIMO EDITORIALE DI UN CONSERVATORE DOC COME MARIO MONTI - CERTO, PER TOGLIERE LA MASCHERA ALL’INSOSTENIBILE GRANDE BLUFF DELLA “GIORGIA DEI DUE MONDI”, C’È VOLUTO UN ANNO DI ''CRIMINALITÀ'' DI TRUMP MA, SI SA, IL TEMPO È GALANTUOMO, I NODI ALLA FINE ARRIVANO AL PETTINE E LE CONSEGUENZE, A PARTIRE DAL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA DI FINE MARZO, POTREBBERO ESSERE MOLTO AMARE TRASFORMANDO IL ''NO'' ALL'UNICA RIFORMA DEL GOVERNO IN UN "NO" AL LEGAME DI MELONI CON LA DERIVA FASCIO-AUTORITARIA DI TRUMP... 

tommaso cerno barbara d'urso durso d urso francesca chaouqui annamaria bernardini de pace

FLASH – IERI SERA GRAN RADUNO DI PARTY-GIANI ALLA CASA MILANESE DI TOMMASO CERNO, PER CELEBRARE IL 51ESIMO COMPLEANNO DEL DIRETTORE DEL “GIORNALE” – NON SI SONO VISTI POLITICI, AD ECCEZIONE DI LICIA RONZULLI. IN COMPENSO ERANO PRESENTI L’AVVOCATESSA ANNAMARIA BERNARDINI DE PACE E L’EX “PAPESSA” FRANCESCA IMMACOLATA CHAOUQUI. A RUBARE LA SCENA A TUTTE, PERÒ C’HA PENSATO UNA SFAVILLANTE BARBARA D’URSO STRETTA IN UN ABITINO DI DOLCE E GABBANA: “BARBARELLA” AVREBBE DELIZIATO I PRESENTI ANNUNCIANDO CHE, DOPO FABRIZIO CORONA, ANCHE LEI TIRERÀ FUORI QUALCHE VECCHIA MAGAGNA…

giorgia meloni carlo calenda

FLASH – CARLO CALENDA UN GIORNO PENDE DI QUA, L’ALTRO DI LÀ. MA COSA PENSANO GLI ELETTORI DI “AZIONE” DI UN’EVENTUALE ALLEANZA CON LA MELONI? TUTTO IL MALE POSSIBILE: IL “TERMOMETRO” TRA GLI “AZIONISTI” NON APPREZZA L'IPOTESI. ANCHE PER QUESTO CARLETTO, ALL’EVENTO DI FORZA ITALIA DI DOMENICA, È ANDATO ALL’ATTACCO DI SALVINI: “NON POSSO STARE CON CHI RICEVE NAZISTI E COCAINOMANI” (RIFERIMENTO ALL’ESTREMISTA INGLESE TOMMY ROBINSON) – IL PRECEDENTE DELLE MARCHE: ALLE REGIONALI DI SETTEMBRE, CALENDA APRÌ A UN ACCORDO CON IL MAL-DESTRO ACQUAROLI, PER POI LASCIARE LIBERTÀ “D’AZIONE” AI SUOI CHE NON NE VOLEVANO SAPERE...

donald trump peter thiel mark zuckerberg sam altman ice minneapolis

DAGOREPORT – IL NERVOSISMO È ALLE STELLE TRA I CAPOCCIONI E I PAPERONI DI BIG TECH: MENTRE ASSISTONO INERMI ALLE VIOLENZE DI MINNEAPOLIS (SOLO SAM ALTMAN E POCHI ALTRI HANNO AVUTO LE PALLE DI PRENDERE POSIZIONE), SONO MOLTO PREOCCUPATI. A TEDIARE LE LORO GIORNATE NON È IL DESTINO DELL'AMERICA, MA QUELLO DEL LORO PORTAFOGLI. A IMPENSIERIRLI PIÙ DI TUTTO È LO SCAZZO TRA USA E UE E IL PROGRESSIVO ALLONTANAMENTO DELL'EUROPA, CHE ORMAI GUARDA ALLA CINA COME NUOVO "PADRONE" – CHE SUCCEDEREBBE SE L’UE DECIDESSE DI FAR PAGARE FINALMENTE LE TASSE AI VARI ZUCKERBERG, BEZOS, GOOGLE, IMPONENDO ALL’IRLANDA DI ADEGUARE LA PROPRIA POLITICA FISCALE A QUELLA DEGLI ALTRI PAESI UE? – COME AVRÀ PRESO DONALD TRUMP IL VIAGGIO DI PETER THIEL NELLA FRANCIA DEL “NEMICO” EMMANUEL MACRON? SPOILER: MALISSIMO…

viktor orban giorgia meloni santiago abascal matteo salvini

FLASH – GIORGIA MELONI SI SAREBBE MOLTO PENTITA DELLA SUA PARTECIPAZIONE ALL’IMBARAZZANTE SPOTTONE PER LA CAMPAGNA ELETTORALE DI VIKTOR ORBAN, INSIEME A UN’ALLEGRA BRIGATA DI POST-NAZISTI E PUZZONI DI TUTTA EUROPA – OLTRE AD ESSERSI BRUCIATA IN UN MINUTO MESI DI SFORZI PER SEMBRARE AFFIDABILE ED EUROPEISTA, LA SORA GIORGIA POTREBBE AVER FATTO MALE I CONTI: PER LA PRIMA VOLTA DA ANNI, I SONDAGGI PER IL “VIKTATOR” UNGHERESE NON SONO BUONI - IL PARTITO DEL SUO EX DELFINO, PETER MAGYAR, È IN VANTAGGIO (I GIOVANI UNGHERESI NON TOLLERANO PIÙ IL PUTINISMO DEL PREMIER, SEMPRE PIÙ IN MODALITÀ RAGAZZO PON-PON DEL CREMLINO)