NOMURA, NO PARTY! - DALL’INCHIESTA SU MPS VIENE FUORI UNA EMAIL CHE ANTICIPA IL RITROVAMENTO DEL CONTRATTO NASCOSTO CON NOMURA

Fabrizio Massaro per "Il Corriere della Sera"


Il documento chiave dell'inchiesta Mps relativa al contratto segreto con la banca giapponese Nomura, il «mandate agreement», è un'email spedita alle 12.32 del 30 ottobre 2012 da Valentino Fanti, segretario della presidenza e dell'amministratore delegato, a Fabrizio Leandri, responsabile dei controlli interni. Un'email che fa risalire al 20 settembre 2012 la scoperta del testo del contratto nascosto nella cassaforte dell'ex direttore generale Antonio Vigni.

In 32 righe il manager mette nero su bianco come venne ritrovato il «mandate agreement», contratto che collega in un un'unica cornice due operazioni finanziarie del 2009, formalmente distinte: la ristrutturazione del derivato «Alexandria», su cui Mps perdeva 220 milioni, e un acquisto di 3 miliardi di Btp trentennali finanziati di fatto da Nomura con una complessa operazione detta «log term repo».

Il collegamento era necessario, secondo Banca d'Italia e Mps, per «leggere» in maniera esatta quei contratti e per la loro indicazione a bilancio: sulla base del mandate, Mps ha riscritto a febbraio 2013 i bilanci con una perdita ulteriore di circa 700 milioni (comprese quelle legate al derivato «Santorini» con Deutsche Bank).

Scrive Fanti: «In data 20 settembre (così mi sembra di ricordare, giorno più giorno meno) il dir. Mingrone (Bernardo, direttore finanziario, ndr ) mi ha chiesto di verificare se presso la mia struttura risultassero atti e/o contratti con Nomura». Le prime verifiche nella segreteria di presidenza furono negative.

Allora invitò una collaboratrice a ricercare nel «protocollo». E in quello dell'ex segreteria di direzione, sempre quel giorno, venne scoperto: «Foglio con indicato in alto "signatories" (pag.1); mandate agreement 31/7/2009 Nomura International plc and Banca Monte Paschi di Siena, (pag. 49); due mail (pag. 2)» tra Baldassarri e altri funzionari della banca e Francesco Cuccovillo di Nomura»; l'annotazione «conservato in cassaforte».

«Detto materiale è stato stampato e subito dopo consegnato brevi manu al dottor Alessandro Ierardi della segreteria del cfo dir. Mingrone. Nel consegnare tale documentazione notai che il foglio informazioni sul documento protocollato ... riportava nelle note "documento conservato in cassaforte". Ritenni pertanto opportuno avvertire il dir. Leandri affinché lo stesso, come responsabile dell'area revisione interna, effettuasse una verifica presso detta cassaforte».

Per l'occultamento del contratto alla Banca d'Italia sono sotto processo per ostacolo alla vigilanza l'ex presidente Giuseppe Mussari, Vigni e l'ex capo dell'area Finanza, Gianluca Baldassarri, in uno stralcio dell'inchiesta sull'acquisizione di Antonveneta.

Il ritrovamento in cassaforte del contratto firmato, secondo l'esposto dell'amministratore delegato di Mps, Fabrizio Viola, risale al 10 ottobre 2012. Anche da quell'esposto ebbe impulso il filone d'inchiesta sulle operazioni che - secondo i pm Aldo Natalini, Antonino Nastasi e Giuseppe Grosso e il nucleo valutario della Guardia di Finanza guidato dal generale Giuseppe Bottillo - servirono a far chiudere il bilancio 2009 in utile, sia pure di poco.

Secondo la difesa di Nomura invece il mandate firmato non era necessario per collegare i due contratti, visto che ad esso si faceva riferimento già negli ordini di acquisto dei Btp. Anche per Bankitalia, secondo il tribunale del Riesame, «tale collegamento è già chiaro» prima ancora del ritrovamento del contratto.

A chiarire i vari aspetti del ritrovamento del mandate potrà essere lo stesso Viola, al processo a Siena: tra questi, l'indagine interna su chi in banca sapesse del mandate. Una mail del 13 dicembre 2012 di Mingrone a Viola individua sei funzionari, tra i quali Gianni Contena, manager dell'area Finanza: «Sembra che almeno questi lo avessero».

 

L'iceberg della Monte dei Paschi di SienampsNOMURA NOMURA vigni derivati Morgan Stanley

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