SQUALO ALLA GRIGLIA - MURDOCH NEGA DI ESSERE IL BURATTINAIO DI CAMERON, BLAIR E THATCHER PERÒ AMMETTE ALTRI 5 INCONTRI CON CAMERON - “CON LA THATCHER DESIDERAVAMO DISTRUGGERE I SINDACATI. CI VOLLERO UN PO´ DI ANNI - HO DATO ISTRUZIONI AI DIRETTORI DEL “SUN” E “NEWS OF THE WORLD” SU CHE PARTITO APPOGGIARE. LA POLITICA MI INTERESSA E NON RIESCO A TENERE IL BECCO CHIUSO - GORDON BROWN MI DICHIARÒ GUERRA” - I VIDEO INTEGRALI…

1- TUTTI I VIDEO DELLE TESTIMONIANZE DI JAMES E RUPERT MURDOCH DAVANTI ALLA COMMISSIONE LEVESON

http://cs.pn/JrTGXW


2- GB/ TELEGRAPH: MURDOCH HA RIVELATO ALTRI 5 INCONTRI CON CAMERON
(TMNews) - Il magnate dei media Rupert Murdoch ha rivelato di aver avuto almeno sette incontri con David Cameron da quando è diventato premier, nel maggio 2010. E' quanto scrive oggi il Daily Telegraph, ricordando che Downing Street ha finora riferito di solo due incontri avvenuti tra il tycoon e il premier.

Nel pieno dello scandalo delle intercettazioni che la scorsa estate ha investito il gruppo di Murdoch, Cameron riferì alla Camera dei Comuni di aver reso pubblici "tutti i contatti" avuti con il magnate. Ieri è emerso, precisa il Telegraph, che sono stati rivelati solo gli incontri a quattr'occhi o ritenuti "importanti" tra i due, mentre Murdoch ha riferito anche di incontri a cene o altri eventi. "C'è differenza tra avere un incontro ed essere nella stessa stanza con qualcuno", ha subito dichiarato una persona vicina a Cameron. Secondo il quotidiano, le incongruenze potranno essere chiarite durante l'udienza di Cameron davanti alla Commissione di inchiesta Leveson, prevista nei prossimi due mesi.

Intanto, oggi toccherà a Murdoch tornare davanti alla Commissione per essere interrogato sui suoi rapporti con il governo e sulla chiusura del domenicale News of the World. Ieri, il magnate ha dichiarato di "non aver mai chiesto nulla" ai leader britanni


3- LONDRA, LO SHOW DELLO SQUALO "GORDON BROWN MI DICHIARÃ’ GUERRA MAI CHIESTO FAVORI A NESSUN PREMIER"
Enrico Franceschini per "la Repubblica"

Lo hanno soprannominato il "padrino", lo "Squalo" il capo di uno "Stato ombra", il "re dei media", sul cui impero di giornali e televisioni non tramonta mai il sole. Che risulti simpatico o antipatico, tuttavia, una cosa è certa su Rupert Murdoch: non ti fa annoiare.
L´interrogatorio dell´81enne tycoon davanti alla commissione d´inchiesta governativa Leveson sul Tabloidgate, in un´aula dell´Alta Corte di Londra, non produce rivelazioni sensazionali, come quello di suo figlio James 24 ore prima che ha portato un ministro sull´orlo delle dimissioni e provocato un terremoto nel governo britannico.

Ma la deposizione di Murdoch padre solleva lo stesso il velo, come forse non era mai accaduto, sui rapporti tra il potere politico e un personaggio inafferrabile e controverso, che sembra uscito da "Quarto potere", il celebre film di Orson Welles su un editore dalle ambizioni sconfinate.

Perfino Robert Jay, volpe dei tribunali, l´avvocato che conosce tutti i trucchi per far cadere in contraddizione un testimone e che conduce l´indagine, non può esimersi dal sorridere, di quando in quando, alle risposte sarcastiche, stizzite, pungenti, del presidente di News Corporation e proprietario del Times e del Sunday Times, del Sun e di tanti altri quotidiani e tivù sparsi per il mondo, alle sue domande. «Giuro di dire la verità», esordisce il magnate, e chissà se poi è tutto vero ciò che dice: ma di sicuro è uno spettacolo.

È lecito affermare, signor Murdoch, che da quarant´anni, o forse da sessanta, lei si occupa di giornali al più alto livello?
«Suppongo di sì (pausa, risolino, ndr). In una varietà di ruoli».

Lei ha detto che questa inchiesta è utile: perché?
«Perché ci sono stati abusi nel giornalismo».

Le pare che tali abusi si limitino alle intercettazioni illecite o vadano oltre?
«Penso che vadano oltre».

Lei ha conosciuto molti premier britannici: era un ammiratore di Margaret Thatcher?
«Lo ero e lo rimango».

Mentre nei suoi recenti messaggi su Twitter ha preso in giro certi leader di destra un po´ snob: alludeva a David Cameron?
«Non prenda troppa seriamente i miei messaggi su Twitter, signor Jay ».

Pensava che Cameron fosse un peso piuma la prima volta che lo ha incontrato?
«No, allora non lo pensavo. Mi è parso un bravo padre di famiglia alle prese con un figlio disabile».

Pensa che la sua reputazione di editore con un´enorme influenza sui politici sia un mito?
«Sì, non ho quel tipo di potere».

Bene, vediamo se riusciamo a smitizzarlo. Quando lei acquistò il Times e il Sunday Times, diventò proprietario del 30 per cento e più dei giornali britannici, giusto?
«Prendo per buono il suo calcolo».

Dopo l´elezione, la Thatcher la invitò a cena nella sua residenza di campagna: ci andò per dirle che era "uno dei suoi sostenitori"?
«No».

All´epoca lei era deciso, come la Thatcher, a distruggere i sindacati, non è vero?
«Non era una decisione. Era un desiderio. Ci vollero un po´ di anni».

E non ha offerto alla Thatcher il suo appoggio per questo e altri programmi, in cambio di favori per il suo gruppo?
«Io non ho mai chiesto nulla, signor Jay (tono duro, ndr), ad alcun primo ministro».

Lei pensa che gli standard di credibilità dei tabloid siano migliorati?
«Penso che il Sun non è mai stato un giornale migliore di com´è oggi. Non posso dire altrettanto della nostra concorrenza, naturalmente».

Eppure non sembra che l´etica professionale vi interessi molto...
«Il nostro interesse è raccontare la verità. Suscitando l´attenzione dei lettori, certo, ma dicendo la verità».

Lei ha mai detto ai direttori dei suoi giornali che partito appoggiare o che politica avere sull´Europa?
«Non ho mai dato istruzioni ai direttori del Times e del Sunday Times».

E a quelli del Sun e del News of the World?
«Sì».

Crede che queste istruzioni siano delle interferenze?
«Sono un uomo curioso, signor Jay. Mi interesso di politica. E non riesco a tenere il becco chiuso».

Ricorda di avere mai detto loro: "Il nostro gruppo ha un grande debito verso la Thatcher"?
«Non ricordo di averlo detto».

Dopo la prima vittoria della Thatcher, il Sun titolò: "Ha vinto il Sun". Non è un modo anti-democratico di influenzare la politica?
«Anti-democratico è una parola troppo forte. Quel titolo fu un errore, e lo dissi al direttore. Ma esagerava, non avevamo così tanto potere».

È giusto dire che lei, generalmente, sostiene chi vince un´elezione?
«No. Provo a pensare quando non l´abbiamo fatto...»

Ma non le viene in mente, vero (ridendo, ndr)?
«Obama, non abbiamo sostenuto Obama».

Parlo del Regno Unito, signor Murdoch. Comunque si dice che lei appoggi il vincitore perché è nel suo interesse commerciale farlo.
«Non mi faccio mai guidare dai miei interessi commerciali. Altrimenti avrei sempre sostenuto i conservatori, che sono sempre più a favore del mercato e delle corporation».

Invece nel 1997 ha sostenuto i laburisti. Le piaceva Blair?
«Mi piaceva e mi piace. Pensavo che facesse bene alla Gran Bretagna».

E´ vero che una volta disse a Blair che se il vostro flirt fosse stato consumato, avreste fatto l´amore come i porcospini, cioè con estrema cautela?
«Poteri averlo detto».

L´ex-portavoce di Blair, Alastair Campbell, ricorda una cena prima delle elezioni in cui lei e Blair parlaste del futuro, è così?
«Non ricordo la cena, ma è possibile».

E a quella cena, secondo Campbell, Blair disse che, se fosse diventato premier, non prevedeva cambiamenti alle leggi sui media che avrebbero potuto minacciare i suoi interessi.
«Non ho ricordi del genere».

Ma poi andò così, nei fatti, non è vero?
«Blair può averlo detto, ma non andò così, non ricevemmo favori».

Signor Murdoch, le piace essere associato ai vincenti?
«Piace a tutti puntare sul cavallo vincente, ma non nel modo che lei pensa. Non ho mai chiesto un favore a Tony Blair. Se vuole controllare lo chiami e glielo chieda».

È vero che Gordon Brown la minacciò, quando apprese che il Sun, dopo avere sostenuto il Labour per tre elezioni, avrebbero appoggiato i conservatori contro di lui?
«Gli comunicai al telefono la nostra decisione. Ci parlammo in modo molto pacato. Lui rispose che, così facendo, il nostro gruppo dichiarava guerra al governo e non gli lasciava altra alternativa che dichiarare guerra a noi. Risposi che mi dispiaceva. Fine della conversazione. Non penso che Brown fosse in uno stato mentale molto equilibrato in quel momento (Ma Brown smentisce, ndr) ».

Cosa pensò quando Cameron scelse come portavoce Andy Coulson, direttore di uno dei suoi tabloid?
«Ne fui sorpreso come tutti».

Lei non ha mai chiesto a Cameron di spezzettare la Bbc in varie parti per danneggiare un concorrente?
«Nemmeno per sogno. Comunque non avrebbe potuto. Tutti i primi ministri odiano la Bbc, ma non possono farci niente».

Signor Murdoch, lei crede che i giornali debbano usare intercettazioni illecite e detective privati?
«No, non lo credo nelle intercettazioni e nei detective privati. Chi ci fa ricorso sono giornalisti pigri che non fanno il loro lavoro».

Ma a giudicare da quel che pubblicano i suoi tabloid non c´è grande rispetto per la privacy dei cittadini.
«Vede signor Jay, io penso che le celebrità della tivù o del cinema, gli uomini politici, e anche i proprietari di giornali, insomma le persone con un ruolo pubblico, non abbiano diritto alla stessa privacy dell´uomo della strada».

E per concludere, signor Murdoch, torniamo alla domanda iniziale: è un completo mito che lei abbia influenza sul potere politico?
«Vorrei liberarmi di questa diceria una volta per tutte. L´idea che io usi il Sun o altri giornali per ottenere un trattamento di favore è una menzogna. Certi quotidiani rivali, come il Guardian o l´Independent, la ripetono in continuazione e qualcuno, a forza di sentirla, ci crede. Ma creda a me: è una falsità».

 

 

RUPERT MURDOCH MURDOCH VIGNETTA AVVOCATO ROBERT JAYrobert-jay INTERROGA MURDOCHDAVID CAMERONJAMES MURDOCH MARGARETH THATCHER AL PARCOnews of the worldGORDON BROWNBLAIR

Ultimi Dagoreport

monte dei paschi di siena mps francesco gaetano caltagirone luigi lovaglio cesare bisoni gaetano caputi vittorio grilli

SALUTAME A “CALTA” – IL CDA DI MPS RIFILA UN ALTRO “VAFFA” ALL’83ENNE COSTRUTTORE: CESARE BISONI È STATO NOMINATO COME PRESIDENTE DEL “MONTE” CON I SOLI VOTI DELLA LISTA DI “PLT” – SI VOCIFERA CHE “CALTA-RICCONE” ABBIA LA DENTIERA AVVELENATA, IN PARTICOLARE, CON DUE PERSONE: IL PRESIDENTE DI MEDIOBANCA, VITTORIO GRILLI (CHE DOPO LA FUSIONE PRENDERÀ IL POSTO DI BISONI) E IL CAPO DI GABINETTO DI PALAZZO CHIGI, GAETANO CAPUTI. NON È SFUGGITO ALL’OTTUAGENARIO EDITORE DEL “MESSAGGERO” CHE ENASARCO, LA CASSA PREVIDENZIALE DEGLI AGENTI DI COMMERCIO IN OTTIMI RAPPORTI CON CAPUTI, ABBIA VOTATO A FAVORE DI LOVAGLIO COME AD…

meloni la russa

IL CO-FONDATORE DI FRATELLI D’ITALIA E SECONDA CARICA DELLO STATO, IL POCO PALUDATO PRESIDENTE DEL SENATO IGNAZIO LA RUSSA, LEGGE DAGOSPIA E NON SI TROVA PER NULLA D’ACCORDO SU QUANTO SCRIVIAMO SUL SUO RAPPORTO NON IDILLIACO (EUFEMISMO) CON GIORGIA MELONI (DALLE DIMISSIONI DELLA PITONESSA SANTANCHE’ AL CANDIDATO ALLE PROSSIME COMUNALI DI MILANO, CASINI IN SICILIA COMPRESI) E CI SCRIVE UNA ZUCCHEROSA, A RISCHIO DIABETE, LETTERINA: ‘’CARO D'AGOSTINO, POSSIBILE CHE QUANDO (SPESSO) TI OCCUPI DI ME NON NE AZZECCHI UNA? FANTASCIENZA ALLO STATO PURO UN ANCORCHÉ MINIMO DISSENSO CON GIORGIA MELONI CHE PER ME È E RESTERÀ SEMPRE, UNA SORELLA MINORE SUL PIANO AFFETTIVO E UNA LEADER INIMITABILE SUL PIANO POLITICO - SE VUOI SONO SEMPRE PRONTO A DARTI NOTIZIE CHE RIGUARDANO ME, CORRETTE E DI PRIMA MANO. MA FORSE NON TI INTERESSANO” (CIAO CORE...)

meloni la russa manlio messina cannella dell'utri

DAGOREPORT - IL PROBLEMA PIÙ OSTICO PER LA MELONA AZZOPPATA NON È CONTE NÉ SCHLEIN: SI CHIAMA FRATELLI D'ITALIA, A PARTIRE DA LA RUSSA – IL PRESIDENTE DEL SENATO BRIGA, METTE BOCCA, PRETENDE LA SCELTA DEL SINDACO DI MILANO: LA PROVA SI È AVUTA OGGI CON LA NOMINA DEI SICILIANI GIAMPIERO CANNELLA E MASSIMO DELL’UTRI A SOTTOSEGRETARI - ‘GNAZIO VOLEVA UNA “COMPENSAZIONE” PER IL TRASLOCO DEL "SUO" GIANMARCO MAZZI AL TURISMO, PER NON LASCIARE AL SOLO EMANUELE MERLINO (UOMO DI FAZZOLARI) IL COMPITO DI ''BADANTE'' DEL MINISTRO GIULI-VO – IL CAOS IN SICILIA, TRA INCHIESTE SULLA GIUNTA, I SEGRETI “SCOTTANTI” MINACCIATI E MAI RIVELATI DA MANLIO MESSINA E LA DEBOLEZZA DEL TAJANEO SCHIFANI CHE SENTE IL FIATO SUL COLLO DI GIORGIO MULE' (CARO AI BERLUSCONI), CHE PUNTA A PRENDERE IL SUO POSTO E CHIEDE DI COMMISSARIARE FORZA ITALIA IN SICILIA, DOPO IL PESSIMO RISULTATO AL REFERENDUM...

marina berlusconi antonio tajani fulvio martusciello

DAGOREPORT - LA PRESA DI TAJANI SU FORZA ITALIA SI È RIDOTTA DOPO IL SILURAMENTO DEI SUOI "DIOSCURI", BARELLI E GASPARRI. IL PARTITO ORA È IN EBOLLIZIONE: VOGLIONO RIMUOVERE FULVIO MARTUSCIELLO DA CAPOGRUPPO DI FORZA ITALIA A BRUXELLES. AL SUO POSTO, SI FANNO AVANTI LETIZIA MORATTI E MASSIMILIANO SALINI - E IL "MAGGIORDOMO CIOCIARO" DI CASA MELONI, CHE FA? RESTA IN TRINCEA BLOCCANDO LA NOMINA DI FEDERICO FRENI ALLA CONSOB PER FORZARE IL GOVERNO A TROVARE UNA SISTEMAZIONE AL SUO CONSUOCERO BARELLI E ALLA SUA FEDELISSIMA CHIARA TENERINI, LANCIATA CONTRO LA DEBORA BERGAMINI DI MARINA…

giuseppina di foggia giorgia meloni arianna claudio descalzi terna eni

CHE FIGURA DI TERNA PER GIORGIA! – NELL’APRILE 2023 MELONI SI VANTAVA DELLA NOMINA DI GIUSEPPINA DI FOGGIA ALLA GUIDA DI TERNA: “È LA PRIMA DONNA AD DI UNA GRANADE PARTECIPATA PUBBLICA” – CHISSA COME SI SARÀ PENTITA DI QUELLA SCELTA, SPONSORIZZATA DALLA SORELLA ARIANNA, ORA CHE LA MANAGER HA DECISO DI INCASSARE FINO ALL’ULTIMO EURO DELLA SUA BUONUSCITA DA 7,3 MILIONI, ALLA FACCIA DELLA CRISI ENERGETICA, ED È PRONTA A RINUNCIARE ALLA PRESIDENZA DI ENI CHE LE È STATA OFFERTA COME “PARACADUTE”, PUR DI TENERE IL PUNTO – DI FOGGIA PRETENDEVA DI ESSERE CONFERMATA IN TERNA O DI AVERE COMUNQUE UN RUOLO OPERATIVO IN UN ALTRO COLOSSO STATALE: SA BENE CHE LA POLTRONA DA PRESIDENTE DEL CANE A SEI ZAMPE È DI RAPPRESENTANZA, DAL MOMENTO CHE IN CASA ENI TUTTO PASSA PER L’AD CLAUDIO DESCALZI – IL VERBALE DI TERNA CHE INGUAIA PALAZZO CHIGI

borsa italiana dario scannapieco fabrizio testa cdp cassa depositi e prestiti

DAGOREPORT - PERCHE' ALLA BORSA ITALIANA COMANDANO I FRANCESI? – INFURIA LA BATTAGLIA SULLA CONFERMA DI FABRIZIO TESTA ALLA GUIDA DI BORSA ITALIA, IMPOSTA DALLA FRANCESE EURONEXT E CONTESTATA DA CDP (ENTRAMBI AZIONISTI ALL’’8,08%). SECONDO LA CASSA, NON SAREBBE STATO RISPETTATO IL PATTO PARASOCIALE – EPPURE LA CONSOB, NEL SUO “ACCERTAMENTO” SU BORSA ITALIANA DELLO SCORSO NOVEMBRE, ERA STATA CHIARA: HA RILEVATO UNA “RIPETUTA VIOLAZIONE DELLE REGOLE DEL GOVERNO SOCIETARIO”, HA ACCERTATO CHE “TESTA NON HA DATO LA NECESSARIA INFORMATIVA AL CDA DI BORSA ITALIANA SUI PROGETTI O LE MODIFICHE ALLA STRUTTURA COMMISSIONALE”, “MORTIFICANDO IL RUOLO DEL CDA” – L’ASSEMBLEA DEI SOCI DI BORSA ITALIANA È CONVOCATA PER IL 29 APRILE PER RINNOVARE CDA E VERTICI MA LA GUERRA LEGALE POTREBBE ESSERE MOLTO PIU’ LUNGA...