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“COSÌ DECIDEMMO LA MISSIONE CONTRO GHEDDAFI” - STEFANO STEFANINI, EX CONSIGLIERE DIPLOMATICO DI NAPOLITANO, RACCONTA LA SUA VERSIONE SULL’INTERVENTO IN LIBIA: “IL 19 MARZO BERLUSCONI MANIFESTÒ A NAPOLITANO LE SUE ESITAZIONI MA FU IL SUO STESSO CONSIGLIERE DIPLOMATICO, BRUNO ARCHI, A CONVINCERLO CHE NON POTEVAMO TIRARCI INDIETRO…”

Stefano Stefanini per “la Stampa”

 

stefano stefaninistefano stefanini

Il peso dell' immigrazione dalla Libia sull'opinione pubblica italiana può forse spiegare il dibattito sulla partecipazione italiana all' operazione Nato Unified Protector che si risolse con la caduta di Muammar Gheddafi. Molta acqua è passata sotto i ponti in Libia, in Nord Africa e nel Mediterraneo - e in Italia. E' tuttavia fuorviante l' idea che le decisioni prese allora dal governo italiano siano state determinanti delle sorti della Libia e di Gheddafi. Il dado era già tratto.

 

napolitano berlusconinapolitano berlusconi

Nel marzo 2011 la Libia era investita dall' ondata delle primavere arabe che in pochi mesi spazzarono la regione. Nessuno dei Paesi dove sono passate (Tunisia, Egitto, Libia, Siria, Yemen) è rimasto lo stesso. L' ancien régime è rimasto in sella solo a Damasco: a che prezzo? Gheddafi aveva perso il controllo della Cirenaica; si preparava a riacquistarlo manu militari contro la popolazione civile, non diversamente da quanto avrebbe fatto Assad a Aleppo. Nel caso della Libia, con l' assenso tacito (astensione in Consiglio di Sicurezza) della Russia, la comunità internazionale decise d' intervenire.

 

NAPOLITANO E GHEDDAFI 2NAPOLITANO E GHEDDAFI 2

La partecipazione italiana all' intervento militare dell' Alleanza Atlantica fece seguito a due risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, la 1970 del 26 febbraio e la 1973 del 17 marzo. Fu una decisone politicamente importante - per l' Italia. Fece poca differenza per la Libia. I giochi erano fatti sia in termini di legittimità internazionale Onu che di esito militare.

 

Contro una Nato che vedeva in prima fila Francia e Regno Unito, con pieno appoggio americano, il dittatore libico non aveva possibilità di farcela. Era solo questione di tempo.

BRUNO ARCHIBRUNO ARCHI

Per l' Italia l' alternativa non era se «salvare» o meno Gheddafi. Si sarebbe potuto salvare da solo se avesse accettato il dettato delle due risoluzioni Onu; la prima, la 1970, non autorizzava ancora l' intervento militare; gli lasciava una porta aperta. Ma Gheddafi la rigettò. Era ormai indifendibile. Molti dei suoi stessi ambasciatori lo disertarono.

 

Di fronte a questo scenario, per l' Italia l' alternativa era se partecipare o fare da spettatore ad un' operazione intrapresa dai nostri alleati storici, nelle nostre immediate vicinanze, con tutti i crismi della legittimità internazionale. Nel marzo del 2011 ero Consigliere Diplomatico del Presidente della Repubblica e sono stato testimone del processo che portò alla scelta italiana. Non fu una decisione facile.

gheddafi napolitano gheddafi napolitano

 

Solo sette mesi prima Gheddafi era stato in visita a Roma accolto con tutti gli onori e le premure dal presidente del Consiglio. Anche da questo discendevano le riluttanze e le esitazioni di Silvio Berlusconi. Ma alla fine anch' egli si arrese all' impossibilità per l' Italia di estraniarsi dalla vicenda. I passaggi decisivi furono due.

 

Il primo fu la riunione del Consiglio Supremo di Difesa (Csd) del 9 marzo. Alla vigilia seppi che, fra gli altri, il ministro degli Esteri, Franco Frattini, e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Gianni Letta, avevano ben presente l' esigenza di mantenere l' Italia strettamente legata all' Onu e alla Nato. Parigi e Londra spingevano per l' intervento militare, anche al di fuori di un quadro multilaterale alleato.

rolando mosca moschinirolando mosca moschini

 

Trasmisi queste preoccupazioni al Presidente Napolitano La mattina dopo, prima della riunione del Csd, egli mi convocò, assieme al Consigliere Militare, generale Rolando Mosca Moschini per discutere di come il Csd potesse esprimere una posizione che ancorasse fermamente l' Italia alla legittimità internazionale «delle Nazioni Unite, dell' Unione Europea e dell' Alleanza Atlantica». Questa linea fu poi pienamente accolta ed è testualmente rispecchiata nel comunicato finale del Consiglio, cui partecipavano il presidente del Consiglio, il ministro della Difesa e il ministro dell' Interno. Se avevano riserve non mi risulta le abbiano espresse in quella riunione.

 

Il 9 marzo l' intervento militare non era stato ancora autorizzato. Divenne praticamente scontato solo dopo il 17 marzo con la risoluzione 1973. Nell' incontro improvvisato al Teatro dell' Opera del 19 marzo il presidente del Consiglio manifestò effettivamente al Presidente Napolitano le sue esitazioni ad associare l' Italia all' operazione militare.

berlusconi e il rais muammar gheddafiberlusconi e il rais muammar gheddafi

 

Ma fu il suo stesso Consigliere Diplomatico, Bruno Archi, oggi parlamentare di Forza Italia, a convincerlo che non potevamo tirarci indietro, sia per solidarietà alleata che per tenere a freno in un alveo Nato l' irruenza di Parigi e di Londra. Il presidente Berlusconi non potè che convenirne. Archi, mio collega ed amico, mi fece più volte stato della sua fermezza in tale occasione - di cui andava giustamente fiero. Non tutti hanno questo genere di coraggio.

 

La decisione italiana di partecipare all' intervento Nato in Libia fu una decisione di coerenza atlantica e internazionale, presa dal presidente del Consiglio e dal governo. Faticosamente, ma senza ripensamenti in corso d' opera. Sei anni dopo non si possono creare «fatti alternativi» .

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