volodymyr zelensky donald trump vladimir putin

SULL’UCRAINA QUALCOSA SI MUOVE, MA NON I NEGOZIATI: SONO I MISSILI RUSSI – IL PRESIDENTE ZELENSKY HA AVUTO UN COLLOQUIO TELEFONICO CON TRUMP, IN VISTA DEL BILATERALE DI OGGI A GINEVRA. PUTIN HA RISPOSTO BOMBARDANDO KIEV CON 420 DRONI E 39 MISSILI – IL PREMIER UNGHERESE VIKTOR ORBAN, CHE RISCHIA DI PERDERE LE ELEZIONI DI APRILE, CON IL SUO VETO BLOCCA DI NUOVO GLI AIUTI ALL’UCRAINA, CON LA SCUSA DELLA CHIUSURA DELL’OLEODOTTO DRUZHBA, MA È UNA STRONZATA…

ATTACCO AEREO SU KIEV CON MISSILI E DRONI

volodymyr zelensky donald trump conferenza stampa a mar a lago foto lapresse 2

(ANSA) - Un attacco aereo è stato lanciato nella notte su Kiev da parte delle forze armate russe. Missili balistici e droni sono segnalati sopra la città e sono state udite delle esplosioni. I cittadini sono stati invitati a recarsi nei rifugi. Attacchi simili sono in corso anche su Zaporizhia e Kharkiv.

 

L'attacco su Zaporizhia ha provocato un morto e otto feriti. Lo scrive su Telegram Ivan Fedorov, capo dell'Amministrazione militare regionale (Ova) di Zaporizhzhia, facendo un primo bilancio dell'attacco notturno lanciato sull'Ucraina dalle forze armate russe.

 

ZELENSKY, MOSCA HA LANCIATO 420 DRONI E 39 MISSILI NELLA NOTTE

(ANSA-AFP) - La Russia ha lanciato 420 droni e 39 missili contro l'Ucraina nella notte. LO ha affermato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Negli attacchi sono state danneggiate infrastrutture energetiche, poche ore prima dell'incontro tra funzionari ucraini e statunitensi a Ginevra per i colloqui.

 

attacchi russi in ucraina foto lapresse 2

"Ieri sera, la Russia ha nuovamente dichiarato guerra alle infrastrutture critiche e agli edifici residenziali ordinari", ha detto Zelensky, aggiungendo che decine di persone sono rimaste ferite in attacchi in otto regioni, con infrastrutture prese di mira in diverse aree, anche fuori Kiev.

 

ORBAN SCRIVE A ZELENSKY, 'RIAPRA SUBITO L'OLEODOTTO DRUZHBA'

(ANSA) - In una lettera aperta al presidente ucraino Volodymyr Zelensky pubblicata su X, il primo ministro ungherese Viktor Orban chiede di "riaprire immediatamente l'oleodotto dell'Amicizia" e di "astenersi da ulteriori attacchi alla sicurezza energetica dell'Ungheria".

   

volodymyr zelensky donald trump conferenza stampa a mar a lago foto lapresse

"Per quattro anni - scrive il premier - non è stato in grado di accettare la posizione del governo sovrano ungherese e del popolo ungherese riguardo alla guerra tra Russia e Ucraina. Per quattro anni ha lavorato per costringere l'Ungheria a entrare nella guerra tra il suo Paese e la Russia. In questo periodo, ha ricevuto il sostegno di Bruxelles e si è assicurato l'appoggio dell'opposizione ungherese".

   

"Vediamo anche che lei, Bruxelles e l'opposizione ungherese state coordinando gli sforzi per portare al potere in Ungheria un governo filo-ucraino. Negli ultimi giorni avete bloccato l'oleodotto "Amicizia", ;;fondamentale per l'approvvigionamento energetico dell'Ungheria" prosegue ancora Orban, bollando come "contrarie agli interessi" nazionali le azioni di Zelensky perché "mettono a rischio la sicurezza e l'accessibilità dell'approvvigionamento energetico delle famiglie ungheresi".

   

attacchi russi in ucraina foto lapresse 3

"La invito - conclude - a cambiare la sua politica anti-ungherese! Noi, il popolo ungherese, non siamo responsabili della situazione in cui si trova l'Ucraina. Siamo solidali con il popolo ucraino, ma non desideriamo partecipare alla guerra. Non vogliamo finanziare lo sforzo bellico e non vogliamo pagare di più per l'energia".

 

ZELENSKY SENTE DONALD: «SÌ A INCONTRI TRA LEADER» ORBÁN ALZA LA TENSIONE

Estratto dell’articolo di Francesca Basso per il “Corriere della Sera”

 

La tattica non è nuova — opporsi a ogni decisione Ue sull’Ucraina — ma ora il premier ungherese Viktor Orbán sta portando all’estremo la sua strategia anti-Kiev nel tentativo di rimontare nei sondaggi in vista delle elezioni del 12 aprile. Per la prima volta in sedici anni il leader magiaro rischia di perdere alle urne.

attacchi russi in ucraina foto lapresse 1

 

Poco importa, quindi, che ancora ieri la Commissione europea abbia ribadito che «in questa fase, non vi è alcun rischio immediato per la sicurezza dell’approvvigionamento» di petrolio da parte di Budapest e Bratislava, nonostante il non funzionamento dell’oleodotto Druzhba messo fuori uso dai droni russi il 27 gennaio, perché «la Croazia ha confermato che greggio non russo viene trasportato attraverso l’oleodotto Adria verso Ungheria e Slovacchia» ed entrambe «dispongono di riserve di petrolio».

 

[…]  Per il premier ungherese la chiusura di Druzhba è stata causata da «motivi politici, non tecnici»: «Vedo che l’Ucraina sta preparando ulteriori azioni per interrompere il funzionamento del sistema energetico ungherese», ha aggiunto.

 

VOLODYMYR ZELENSKY DONALD TRUMP

La scusa della sicurezza energetica viene usata da Budapest per bloccare il prestito Ue da 90 miliardi di euro, di cui Kiev ha disperatamente bisogno, e il 20esimo pacchetto di sanzioni contro Mosca, boicottato anche da Bratislava.

 

[…] La Commissione insiste che il prestito sarà sbloccato perché la decisione è stata presa a Ventisette ma come non l’ha ancora chiarito. Non va sottovalutato il potere di moral suasion che potrebbe esercitare il presidente degli Stati Uniti Trump. Washington ha tutto l’interesse che sia l’Ue a mettere i soldi per Kiev, per il sostegno militare o per la ricostruzione.

SOLDATI UCRAINI

 

Qualcosa di muove. Ieri sera il presidente ucraino Zelensky ha riferito di avere avuto un colloquio con Trump sulle questioni che i rispettivi team affronteranno oggi nel bilaterale a Ginevra, ma soprattutto dei «preparativi» per il prossimo incontro negoziale «al completo in formato trilaterale all’inizio di marzo», quindi anche con i russi.

 

L’aspettativa è che «l’incontro offra l’opportunità di portare i colloqui a livello di leader. Il presidente Trump sostiene questa sequenza di passi — ha spiegato Zelensky —. È l’unico modo per risolvere tutte le questioni complesse e delicate e porre finalmente fine alla guerra».

 

VOLODYMYR ZELENSKY - DONALD TRUMP

Intanto l’Assemblea generale dell’Onu ha adottato una risoluzione che riafferma il sostegno all’Ucraina, nonostante le obiezioni degli Usa che si sono astenuti perché volevano un voto separato sulla parte del testo che ribadisce l’integrità territoriale dell’Ucraina «all’interno dei suoi confini riconosciuti a livello internazionale».

 

Inoltre due giorni fa l’ambasciatrice ucraina presso gli Usa, Olha Stefanishyna, ha fatto sapere che in novembre funzionari del dipartimento di Stato si sono lamentati che le forze ucraine avessero danneggiato il porto russo di Novorossiysk e l’oleodotto che trasporta petrolio Usa, kazako e russo dal Kazakistan al Mar Nero.

Ultimi Dagoreport

netanyahu bin salman donald trump ghalibaf iran xi jinping

DAGOREPORT – TRUMP HA DETTO UNA MEZZA VERITÀ NEL SOLITO MARE DI STRONZATE: UN NEGOZIATO CON L’IRAN C’È ED È BEN AVVIATO. IL GUAIO È CHE DOVEVA RIMANERE SEGRETO, COME SEMPRE QUANDO CI SONO TRATTATIVE COSÌ DELICATE – IL RUOLO DEL MEDIATORE SPETTA AL PAKISTAN, POTENZA NUCLEARE IN OTTIMI RAPPORTI CON L’ARABIA SAUDITA DI BIN SALMAN (CHE VUOLE ANNIENTARE IL REGIME IRANIANO) – IL TYCOON È PRONTO A SPEDIRE IL VICE JD VANCE: SAREBBE UN MESSAGGIO ALLA BASE CONTRARIA ALLA GUERRA (VANCE È UN’ISOLAZIONISTA) – NETANYAHU HA ABBASSATO LE PENNE DOPO CHE I MISSILI BALISTICI DEGLI AYATOLLAH HANNO BUCATO L’IRON DOME E SONO ARRIVATI A UN PASSO DALL’IMPIANTO NUCLEARE DI DIMONA, SU INDICAZIONE DELL’INTELLIGENCE CINESE …

putin trump orban zelensky droni ucraina

DAGOREPORT – IL MONDO È CONCENTRATO SULLE BOMBE DI TRUMP E NETANYAHU IN IRAN E SI È DIMENTICATO DEI POVERI UCRAINI: IERI PUTIN HA LANCIATO MILLE DRONI SU TUTTO IL PAESE, GLI USA CONTINUANO CON IL LORO PRESSING SU KIEV PER LA RESA E IL PRESTITO DA 90 MILIARDI DALL'UNIONE EUROPEA È BLOCCATO PER IL VETO DI ORBAN (IL 12 APRILE SI VOTA A BUDAPEST E FINO A QUEL GIORNO NON SE NE PARLA) – ZELENSKY SI SBATTE COME UN MOULINEX PER FAR CAPIRE AL TYCOON CHE IL FRONTE È UNICO (RUSSIA E IRAN SONO ALLEATI) MA QUELLO NON CI SENTE – L’ESERCITO UCRAINO IN QUATTRO ANNI DI GUERRA È DIVENTATO UNO DEI PIÙ AVANZATI AL MONDO: È L’UNICO CHE SA COME ABBATTERE I DRONI IRANIANI, E STA ADDESTRANDO I PAESI DEL GOLFO...

giorgia meloni tajani nordio salvini delmastro bartolozzi conte schlein santanche la russa

DAGOREPORT - LA CADUTA DEI MELONI NEL VOTO (A PERDERE) - DOPO UNA SCONFITTA, PER UN LEADER SI APRONO DUE STRADE: O SI DIMETTE O RAFFORZA LA SUA LEADERSHIP - MELONI HA SCELTO DI RESTARE INCOLLATA ALLA POLTRONA DI PALAZZO CHIGI, MA ANZICHÉ GUARDARSI ALLO SPECCHIO E AMMETTERE L’ARROGANTE BULIMIA DI POTERE DOMESTICO E IL VASSALLAGGIO ESTERO-TRUMPIANO, HA DECISO DI FAR PIAZZA PULITA DEGLI INDAGATI BARTOLOZZI, DELMASTRO, SANTANCHE’ - E METTENDO AL MURO LA PANTERATA MINISTRA DEL TURISMO, IL BERSAGLIO NON PUÒ ESCLUDERE IL VOLTO MEFISTOFELICO DEL CO-FONDATORE DI FRATELLI D’ITALIA, NONCHE' BOSS DELLA PRIMA REGIONE ITALIANA PER PIL, IL SICULO-LOMBARDO LA RUSSA (CHI SCEGLIERÀ NEL ’27 IL CANDIDATO A SINDACO DI MILANO, ‘GNAZIO O GIORGIA?) - AL TEMPO STESSO, IL VOTO DI LUNEDÌ FA RIALZARE LA CRESTA AI DUE GALLETTI DEL “CAMPOLARGO”, SCHLEIN E CONTE, CHE S’ILLUDONO CHE I “NO” INCASSATI AL REFERENDUM SI POSSANO TRASFERIRE IN BLOCCO SUL CENTROSINISTRA - MA IL DRAMMA È UN ALTRO: 'STA ELLY CON ESKIMO È IN POSSESSO DELLE CAPACITÀ DI FARE LA PREMIER? E COME VIENE PERCEPITA DALL’OPINIONE PUBBLICA UNA CHE GRIDA SLOGAN CICLOSTILATI NEGLI ANNI ’70 INVECE DI PROPORRE L’IDEA DI UN “PAESE NORMALE”?

piperno stefanelli sala

DAGOREPORT: L’IRAN E LE ANIME BELLE DELLA SINISTRA - UN TEMPO C’ERANO I GRANDI MAÎTRE À PENSER FILOARABI E PRO RIVOLUZIONE ISLAMICA. CINQUANT’ANNI DOPO ABBIAMO LE VARIE ALESSIA PIPERNO, CECILIA SALA, BARBARA STEFANELLI CHE CI INONDANO SU “CORRIERE” E “FOGLIO” DI ARTICOLI, LIBRI, POST E PODCAST SULLE RIVOLUZIONARIE RAGAZZE IRANIANE OPPRESSE DAL VELO E DAL REGIME, PRONTE ALLA RIVOLUZIONE…  SCOPPIA LA GUERRA E IN PIAZZA, A TEHERAN, CI SONO SOLO DONNE VELATE CHE INNEGGIANO AI GUARDIANI DELLA RIVOLUZIONE, BRUCIANO BANDIERE USA E DI ISRAELE E INNEGGIANO AI MARTIRI DELL’ISLAM - MA LE RAGAZZE IRANIANE DOVE SONO?

edmondo cirielli marta schifone gennaro sangiuliano

DAGOREPORT – LA PIU’ GRANDE BATOSTA PER FRATELLI D’ITALIA AL REFERENDUM E’ ARRIVATA IN CAMPANIA, DOVE IL “NO” E’ ARRIVATO AL 65,2% - UNA REGIONE NON “ROSSA” (IL CENTRODESTRA HA VINTO CON RASTRELLI E CALDORO) DOVE SPADRONEGGIANO EDMONDO CIRIELLI E GENNARO SANGIULIANO – I DUE, CONSIDERATI INTOCCABILI NONOSTANTE LE SCARSE PERFORMANCE ELETTORALI, FANNO GIRARE I CABASISI ALLA DESTRA NAPOLETANA CHE LI VEDE COME CORPI ESTRANEI (E INFATTI NON VA A VOTARE) – AI DUE SI E’ AGGIUNTA MARTA SCHIFONE, CARA AD ARIANNA MELONI, DIVENUTA COMMISSARIO PROVINCIALE DEL PARTITO...