IO SVOLAZZO E TU PAGHI: ALLA FACCIA DELLA SOBRIETA’, GLI AEREI DI STATO NON SI FERMANO MAI

Emiliano Luzzi per "Il Fatto Quotidiano"

Dalle 4.070 ore di volo dell'ultimo anno di Berlusconi alle 2.885 di Monti. Sono passi avanti, ma la lotta agli sprechi è ancora lunga. Ogni volta che si tocca il tema dell'austerità, infatti, i governanti di turno si pongono il problema dei voli di Stato. Perché costano, costano tantissimo alla presidenza del consiglio dei ministri, ma pare siano davvero inevitabili.

È vero, il Cavaliere usava l'aereo della presidenza per andare in Sardegna con le olgettine di turno. Una volta venne fotografato anche Apicella che, chitarra in mano, scendeva dalla scaletta sulla pista dell'aeroporto Costa Smeralda di Olbia. Inchieste, interrogazioni, bufere mediatiche. Tutto legittimato.

Ma il rigore di Monti non è che abbia dato un taglio da spending review: la percentuale della riduzione è al di sotto di quel 30 % che il governo dell'austerità professata voleva ottenere. La flotta è rimasta invariata, i costi di manutenzione pure: 22 milioni di euro ogni anno, anche se gli aerei rimanessero a terra. Cifra che diventa di un centinaio di milioni, tra personale di aria, terra, tariffe aeroportuali e carburante, quando si vola. E accidenti se si vola: Berlusconi nel 2010 fissò il record assoluto: 8.500 ore di volo. Ridotto l'anno successivo della metà.

Il tutto avviene sotto gli occhi dei contribuenti, che pagano. Ma il dubbio rimane: è un lusso indispensabile o può essere coperto dai mezzi di linea? È utile una flotta che potrebbe far concorrenza a una piccola compagnia commerciale? Anche perché oltre ai dieci jet extralusso del 31° stormo (3 Airbus e 7 Falcon), vengono destinati ai voli dei sottosegretari e dei ministri quasi venti Piaggio P180, le "Ferrari dei cieli" con motori a turboelica, considerati gioielli di tecnica, meccanica e comfort.

Un'operazione trasparenza già Berlusconi l'aveva annunciata: pubblichiamo sul sito del governo i voli in tempo reale. Ma poi non lo fece mai. Meglio è andata con Monti, anche se ogni tanto il sito non viene aggiornato. E non tutti sono tenuti a dire se e dove volano.

Durante il governo Monti, Giulio Terzi di Sant'Agata è stato i recordman, ha volato per lungo e per largo. Ovvio, era il ministro degli esteri. Un po' meno ovvi i suoi risultati: vedi il caso dei due marò. Quello che salta agli occhi, sempre durante la gestione Monti, è come gli aerei di Stato in questo anno abbiano volato molto frequentemente a gennaio e molto meno a febbraio, il mese delle elezioni.

A gennaio il record è il giorno 17: 4 aerei decollati da o per Roma. Quel giorno Anna Maria Cancellieri tornava da Dublino; l'onorevole Michele Vietti, vice presidente del Csm invece era in partenza per Herat; l'allora guardasigilli Paola Severino incrociava nei cieli la collega Cancellieri sulla rotta per Dublino, in direzione opposta; infine il ministro Terzi faceva Roma-Bruxelles-Roma. A fine mese 34 aerei impiegati per voli a medio e lungo raggio. Il mese successivo 23 voli, tra i quali un Roma-San Diego chiesto da una prefettura a scopo umanitario.

Chi non si è fermato un attimo, come detto, è stato Terzi: Monaco, Parigi, Bruxelles, Vilnius. Corrado Passera invece a febbraio ha effettuato un solo volo: Milano-Atene e ritorno il 13 febbraio. Corrado Clini infine è partito per Washington il 28, a governo già ‘superato' dalle elezioni.

Non migliore - almeno per adesso - è la situazione per il governo di Enrico Letta. È vero che un mese è troppo poco per valutare. Ma ogni giorno, a maggio, neanche il tempo di insediarsi, c'era già un velivolo della flotta di Stato nei cieli. Necessità, spiega la presidenza del consiglio dei ministri. Chi non si è fermato un attimo è il ministro della difesa Mario Mauro. Non ha fatto in tempo ad ambientarsi invece il ministro Josefa Idem: un solo volo per lei all'attivo, il 16 maggio per Rotterdam e ritorno.

Insomma, l'attività deve ancora entrare nel vivo. Una circolare del 10 maggio scorso, del segretario generale di palazzo Chigi, spiega che d'ora in avanti "sarà necessario assicurare che ogni istanza per la concessione di un volo di Stato sia corredata da documentazione attestante le circostanze che rendono indispensabile ed eccezionale l'utilizzo del mezzo aereo (inderogabilità, urgenza, motivazioni istituzionali, mancanza di mezzi di trasporto alternativi, ecc.)". Vedremo.

Il nuovo presidente della Camera , Laura Boldrini, in questo campo ha dato una lezione di rigidità a tutti: quando può si sposta tra Roma e Milano in treno. In realtà, vista la carica che ricopre, non sarebbe neppure obbligata a comunicare i suoi spostamenti aerei. Non sono tenuti nemmeno il presidente del Senato, il presidente del consiglio, quello della corte costituzionale e il capo dello stato. Tutto per motivi di sicurezza. Ad ogni modo il treno è ancora nelle sensibilità di pochi.

C'è un altro aspetto non trascurabile: tutte le spese vengono anticipate dall'Aeronautica e la presidenza del consiglio deve al corpo militare 200 milioni di euro di arretrati. E non sempre tornano indietro a tempo record. Anzi. Un rischio già sottolineato qualche anno fa dall'allora capo di stato maggiore , generale Camporini: "L'aeronautica fa il possibile e fornisce le risorse finanziarie per il servizio. L'importante sarebbe che entro la fine dell'anno gli oneri siano coperti".

 

 

Aerei di Stato ItalianiBERLUSCONI CON FEDE SU AEREO DI STATOORE DI VOLO AEREI DI STATO da L espressoApicella scende dall'aereo di StatoAnnaMaria Cancellieri Corrado Passera Laura Boldrini x IL MINISTRO CORRADO CLINI

Ultimi Dagoreport

meloni la russa

IL CO-FONDATORE DI FRATELLI D’ITALIA E SECONDA CARICA DELLO STATO, IL POCO PALUDATO PRESIDENTE DEL SENATO IGNAZIO LA RUSSA, LEGGE DAGOSPIA E NON SI TROVA PER NULLA D’ACCORDO SU QUANTO SCRIVIAMO SUL SUO RAPPORTO NON IDILLIACO (EUFEMISMO) CON GIORGIA MELONI (DALLE DIMISSIONI DELLA PITONESSA SANTANCHE’ AL CANDIDATO ALLE PROSSIME COMUNALI DI MILANO, CASINI IN SICILIA COMPRESI) E CI SCRIVE UNA ZUCCHEROSA, A RISCHIO DIABETE, LETTERINA: ‘’CARO D'AGOSTINO, POSSIBILE CHE QUANDO (SPESSO) TI OCCUPI DI ME NON NE AZZECCHI UNA? FANTASCIENZA ALLO STATO PURO UN ANCORCHÉ MINIMO DISSENSO CON GIORGIA MELONI CHE PER ME È E RESTERÀ SEMPRE, UNA SORELLA MINORE SUL PIANO AFFETTIVO E UNA LEADER INIMITABILE SUL PIANO POLITICO - SE VUOI SONO SEMPRE PRONTO A DARTI NOTIZIE CHE RIGUARDANO ME, CORRETTE E DI PRIMA MANO. MA FORSE NON TI INTERESSANO” (CIAO CORE...)

meloni la russa manlio messina cannella dell'utri

DAGOREPORT - IL PROBLEMA PIÙ OSTICO PER LA MELONA AZZOPPATA NON È CONTE NÉ SCHLEIN: SI CHIAMA FRATELLI D'ITALIA, A PARTIRE DA LA RUSSA – IL PRESIDENTE DEL SENATO BRIGA, METTE BOCCA, PRETENDE LA SCELTA DEL SINDACO DI MILANO: LA PROVA SI È AVUTA OGGI CON LA NOMINA DEI SICILIANI GIAMPIERO CANNELLA E MASSIMO DELL’UTRI A SOTTOSEGRETARI - ‘GNAZIO VOLEVA UNA “COMPENSAZIONE” PER IL TRASLOCO DEL "SUO" GIANMARCO MAZZI AL TURISMO, PER NON LASCIARE AL SOLO EMANUELE MERLINO (UOMO DI FAZZOLARI) IL COMPITO DI ''BADANTE'' DEL MINISTRO GIULI-VO – IL CAOS IN SICILIA, TRA INCHIESTE SULLA GIUNTA, I SEGRETI “SCOTTANTI” MINACCIATI E MAI RIVELATI DA MANLIO MESSINA E LA DEBOLEZZA DEL TAJANEO SCHIFANI CHE SENTE IL FIATO SUL COLLO DI GIORGIO MULE' (CARO AI BERLUSCONI), CHE PUNTA A PRENDERE IL SUO POSTO E CHIEDE DI COMMISSARIARE FORZA ITALIA IN SICILIA, DOPO IL PESSIMO RISULTATO AL REFERENDUM...

marina berlusconi antonio tajani fulvio martusciello

DAGOREPORT - LA PRESA DI TAJANI SU FORZA ITALIA SI È RIDOTTA DOPO IL SILURAMENTO DEI SUOI "DIOSCURI", BARELLI E GASPARRI. IL PARTITO ORA È IN EBOLLIZIONE: VOGLIONO RIMUOVERE FULVIO MARTUSCIELLO DA CAPOGRUPPO DI FORZA ITALIA A BRUXELLES. AL SUO POSTO, SI FANNO AVANTI LETIZIA MORATTI E MASSIMILIANO SALINI - E IL "MAGGIORDOMO CIOCIARO" DI CASA MELONI, CHE FA? RESTA IN TRINCEA BLOCCANDO LA NOMINA DI FEDERICO FRENI ALLA CONSOB PER FORZARE IL GOVERNO A TROVARE UNA SISTEMAZIONE AL SUO CONSUOCERO BARELLI E ALLA SUA FEDELISSIMA CHIARA TENERINI, LANCIATA CONTRO LA DEBORA BERGAMINI DI MARINA…

giuseppina di foggia giorgia meloni arianna claudio descalzi terna eni

CHE FIGURA DI TERNA PER GIORGIA! – NELL’APRILE 2023 MELONI SI VANTAVA DELLA NOMINA DI GIUSEPPINA DI FOGGIA ALLA GUIDA DI TERNA: “È LA PRIMA DONNA AD DI UNA GRANADE PARTECIPATA PUBBLICA” – CHISSA COME SI SARÀ PENTITA DI QUELLA SCELTA, SPONSORIZZATA DALLA SORELLA ARIANNA, ORA CHE LA MANAGER HA DECISO DI INCASSARE FINO ALL’ULTIMO EURO DELLA SUA BUONUSCITA DA 7,3 MILIONI, ALLA FACCIA DELLA CRISI ENERGETICA, ED È PRONTA A RINUNCIARE ALLA PRESIDENZA DI ENI CHE LE È STATA OFFERTA COME “PARACADUTE”, PUR DI TENERE IL PUNTO – DI FOGGIA PRETENDEVA DI ESSERE CONFERMATA IN TERNA O DI AVERE COMUNQUE UN RUOLO OPERATIVO IN UN ALTRO COLOSSO STATALE: SA BENE CHE LA POLTRONA DA PRESIDENTE DEL CANE A SEI ZAMPE È DI RAPPRESENTANZA, DAL MOMENTO CHE IN CASA ENI TUTTO PASSA PER L’AD CLAUDIO DESCALZI – IL VERBALE DI TERNA CHE INGUAIA PALAZZO CHIGI

borsa italiana dario scannapieco fabrizio testa cdp cassa depositi e prestiti

DAGOREPORT - PERCHE' ALLA BORSA ITALIANA COMANDANO I FRANCESI? – INFURIA LA BATTAGLIA SULLA CONFERMA DI FABRIZIO TESTA ALLA GUIDA DI BORSA ITALIA, IMPOSTA DALLA FRANCESE EURONEXT E CONTESTATA DA CDP (ENTRAMBI AZIONISTI ALL’’8,08%). SECONDO LA CASSA, NON SAREBBE STATO RISPETTATO IL PATTO PARASOCIALE – EPPURE LA CONSOB, NEL SUO “ACCERTAMENTO” SU BORSA ITALIANA DELLO SCORSO NOVEMBRE, ERA STATA CHIARA: HA RILEVATO UNA “RIPETUTA VIOLAZIONE DELLE REGOLE DEL GOVERNO SOCIETARIO”, HA ACCERTATO CHE “TESTA NON HA DATO LA NECESSARIA INFORMATIVA AL CDA DI BORSA ITALIANA SUI PROGETTI O LE MODIFICHE ALLA STRUTTURA COMMISSIONALE”, “MORTIFICANDO IL RUOLO DEL CDA” – L’ASSEMBLEA DEI SOCI DI BORSA ITALIANA È CONVOCATA PER IL 29 APRILE PER RINNOVARE CDA E VERTICI MA LA GUERRA LEGALE POTREBBE ESSERE MOLTO PIU’ LUNGA...

procuratore milano viola procura milano luigi lovaglio - francesco gaetano caltagirone - giancarlo giorgetti - milleri - alberto nagel - philippe donnet mediobanca mps giorgia meloni

DAGOREPORT - SDENG! ANCHE IL ‘’SOVRANISMO BANCARIO’’ È FINITO NEL CESTINO DELLE CAZZATE DELL’ARMATA BRANCA-MELONI – A CANCELLARE IL DISEGNO DEL ‘GRANDE POLO DEL RISPARMIO TRICOLORE', A CAVALLO DI CALTAGIRONE & C., OBIETTIVO GLI 800 MILIARDI DI GENERALI, CI HANNO PENSATO IN TANTI: DALLE PERPLESSITÀ DI BCE ALLA CONTRARIETÀ DEI FONDI INTERNAZIONALI PER LA LEGGE CAPITALI (RIVELATASI UN BOOMERANG PER CALTA CHE L’AVEVA ISPIRATA) - MA IL RIBALTONE NON SAREBBE AVVENUTO SENZA L’ENTRATA IN CAMPO DELLA PROCURA DI MILANO - L’ISCRIZIONE NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI DI CALTA-MILLERI-LOVAGLIO PER PRESUNTO “CONCERTO OCCULTO” SULLA SCALATA DI MEDIOBANCA, IN DUPLEX CON LA BIZZARRA VENDITA “OVERNIGHT” DEL 15% DI MPS DA PARTE DEL TESORO DI GIORGETTI, E' STATO IL PRIMO SEGNALE DI ALLARME PER I GENI DI PALAZZO CHIGI PER I POSSIBILI (E AMARI) STRASCICHI GIUDIZIARI - MA LA GOCCIA CHE HA FATTO INFINE TRABOCCARE IL VASO, SPINGENDO MELONI, DELFIN E BPM AD ABBANDONARE AL SUO DESTINO L’EX ALLEATO CALTARICCONE, È STATA LA VITTORIA DEL “NO” AL REFERENDUM, SENZA LA QUALE L’INCHIESTA DELLA PROCURA DI MILANO CHISSA' IN QUALE CASSETTO SAREBBE FINITA...