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TAGLE E PAROLIN, OCCHIO: CHI ENTRA DA PAPA NEL CONCLAVE, NE ESCE CARDINALE – L’ELEZIONE E’ PIENA DI TRAPPOLE E NEL SEGRETO DELLA SISTINA ANCHE SE SI PARTE DA FAVORITI SI PUO’ VENIRE UCCELLATI – IL SOGLIO DI PIETRO NEL 1978 SEMBRAVA ESSERE PROMESSO A UNO DEI DUE CARDINALI ITALIANI PIÙ QUOTATI, GIUSEPPE SIRI E GIOVANNI BENELLI, MA NEUTRALIZZANDOSI A VICENDA, FU ELETTO A SORPRESA IL PATRIARCA DI VENEZIA ALBINO LUCIANI, CON IL NOME DI GIOVANNI PAOLO I – IL CASO ANGELO SCOLA, FAVORITO DOPO LE DIMISSIONI DI BENEDETTO XVI CHE FU BRUCIATO DA BERGOGLIO E LA GAFFE DELLA CEI...

Agostino Paravicini Bagliani per "la Repubblica"  - Estratti

 

papa francesco con angelo scola foto lapresse.

Il famoso detto popolare romano “chi entra da papa nel conclave, ne esce cardinale” segnala con arguzia che i giochi del conclave sono imprevedibili. Quello del 1978 sembrava essere promesso a uno dei due cardinali italiani più quotati, Giuseppe Siri e Giovanni Benelli, ma neutralizzandosi a vicenda fu eletto a sorpresa il patriarca di Venezia Albino Luciani, con il nome di Giovanni Paolo I.

 

Un caso veramente insolito avvenne la sera del secondo giorno di conclave nel 2013. Quel mercoledì 13 marzo, alle 20,24, nello stesso momento in cui Jorge Mario Bergoglio apparve sulla loggia della Basilica di San Pietro come neoeletto papa Francesco, la Cei diede notizia, in una mail ai giornalisti accreditati, «dell’elezione del cardinale Angelo Scola a successore di Pietro». Si trattò di un clamoroso errore di «copia-incolla » che il segretario generale della Conferenza episcopale italiana si affrettò a rettificare, anche se la gaffe rimarrà a lungo negli annali dei conclavi degli ultimi decenni.

 

papa francesco con angelo scola foto lapresse.

Anche in passato cardinali che avevano fin dall’inizio un altissimo consenso non giunsero al traguardo per i motivi i più diversi. Al conclave che si aprì dopo la morte di Calisto III (6 agosto 1458) sembrava che mancasse soltanto un voto perché il cardinale francese Guglielmo d’Estouteville raggiungesse la maggioranza dei due terzi. Eppure, la mattina del 19 agosto, allo spoglio delle schede ottenne soltanto sei voti, mentre nove andarono a Enea Silvio Piccolomini, che prese il nome di Pio II.

 

Anche il cardinale inglese Reginald Pole era entrato da favorito nel conclave apertosi per la morte di Paolo III Farnese (10 novembre 1549): lo dicevano anche le scommesse dei romani, che puntavano tutte su di lui. Al primo scrutinio (il 5 dicembre) ottenne infatti solo due voti in meno della maggioranza dei due terzi. L’ambasciatore francese Claude d’Urfé si precipitò però subito alla porta del conclave e convinse i cardinali ad attendere i loro colleghi francesi assenti.

papa francesco con angelo scola foto lapresse 2

 

Il consenso a Pole non riuscì allora più a salire e il 7 febbraio, al sessantunesimo scrutinio, l’alleanza fino allora impensabile tra la fazione francese, quella imperiale e l’appoggio dei Farnese elesse all’unanimità Giovanni Maria Ciocchi del Monte, che prese il nome di Giulio III. Alla morte di Paolo V Borghese (28 febbraio 1621) il Cardinal nipote Scipione Borghese – si deve a lui la costruzione di Villa Borghese – sostenne senza sosta il suo favorito, il cardinale Pietro Campori, il quale, già prima dell’apertura del conclave, poteva contare su un forte consenso. Quando però, alla prima riunione (8 febbraio) si tentò di farlo eleggere per acclamazione molti cardinali favorevoli disertarono.

 

(...)

La tempestività non è mai stata buona consigliera. Se ne accorse il cardinale Alessandro Farnese, partito con un evidente vantaggio fin dall’inizio del conclave del 1585 – Gregorio XIII Boncompagni era deceduto il 10 aprile – grazie alla neutralità di Filippo II. Quando però si apprese che il Farnese aveva fatto circolare la falsa voce della sua elezione, due giorni dopo il conclave elesse il francescano Felice Peretti, che prese il nome di Sisto V.

 

cardinal siri

Il conclave del 1740, apertosi con la morte di Clemente XII (6 febbraio), durò sei mesi. Verso la fine di giugno il consenso in favore del cardinale napoletano Pompeo Aldrovandi apparve tanto sicuro da far convocare il muratore per aprire il conclave e da far preparare le vesti liturgiche destinate al nuovo papa

 

In effetti, allo scrutinio del 3 luglio gli mancarono soltanto tre voti. Anche dopo trentasei giorni di votazioni poté contare su 30-31 elettori favorevoli, sempre troppo pochi: “Aldrovandi siede sull’orlo del pontificato e non vi poté salire”, si scrisse allora. Il 16 agosto ritirò la sua candidatura e il giorno dopo Prospero Lambertini fu eletto papa Benedetto XIV.

 

albino luciani.

L’ingerenza delle grandi potenze si manifestò solennemente ancora nel conclave del 1903, apertosi alla morte di Leone XIII. Il candidato più in vista era un nobile Siciliano, il Segretario di Stato Mariano Rampolla del Tindaro: al primo scrutinio (1° agosto) ottenne infatti 24 voti e 29 al secondo. Il giorno dopo, il cardinale di Cracovia, Jan Maurycy Puzyna, lesse però il testo dell’“esclusiva” con la quale l’imperatore d’Austria, in virtù di un antico privilegio, pronunciava il veto contro Rampolla, che da allora non riuscì a ottenere più nessun nuovo voto. Il 4 agosto, con 50 preferenze, fu eletto papa Pio X il cardinale e patriarca di Venezia Giuseppe Sarto.

 

papa francesco e il cardinale Luis Antonio Tagle

“Chi entra da papa nel conclave, ne esce cardinale”. Lo hanno dimostrato i recenti conclavi del 1978 e del 2013. Ma anche in tempi più antichi, dopo avere ottenuto quasi tutti i voti necessari o essere rimasti a lungo i favoriti, non sono mancati cardinali che hanno dovuto cedere il passo per nuove alleanze interne, forti ingerenze esterne o per un’incauta tempestività.

LUIS ANTONIO TAGLE CANTA IMAGINELuis Antonio TaglePIETRO PAROLIN CON DIEGO PADRON E NICOLAS MADURO pietro parolin papa francesco con angelo scola foto lapresse

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