TASSA(RA) SENZA FINE – DAL 2008 AL SETTEMBRE 2013 LA FINANZIARIA DI ROMAIN ZALESKI PERDE 2,4 MILIARDI – E DAL FISCO ARRIVA UN’ALTRA TEGOLA…

Andrea Montanari per "Mf"

Una voragine che non pare destinata a chiudersi in tempi rapidi e che solo le banche, esposte per oltre 2 miliardi, continuano a sanare. Con l'accordo definito lo scorso 23 dicembre, la Carlo Tassara è stata messa in sicurezza fino al 31 dicembre 2016. Si tratta del rinnovo, il secondo di fila, dello standstill definito nel 2008 e poi rinnovato nel maggio 2011 (con scadenza al dicembre 2013).

Un'opzione che consente alla finanziaria presieduta da Pietro Modiano di navigare più tranquilla nonostante i 2,39 miliardi di perdite cumulate dal 2008, l'anno peggiore per la crisi globale dei listini, alla data del 30 settembre 2013, quando l'assemblea dei soci ha approvato la copertura delle perdite cumulate (907,7 milioni, dei quali 383 milioni nel 2012 e 48,3 milioni nei nove mesi del 2013). Disavanzi dovuti soprattutto agli oneri finanziari pagati (2,86 miliardi nei cinque anni) e alle svalutazioni di partecipazioni (2,5 miliardi).

La copertura del rosso è avvenuta con l'utilizzo delle riserve disponibili (323 milioni), l'abbattimento del capitale (175 milioni) attraverso la riduzione del valore nominale delle azioni (da 3 a 1 euro) e l'utilizzo immediato per 409,6 milioni dei 650 milioni di strumenti partecipativi emessi dalla Tassara e sottoscritti dalle banche (457 milioni dalla sola Intesa Sanpaolo, esposta per oltre 1 miliardo).

Compiuto questo passo decisivo, la holding bresciana che fa riferimento al finanziere Romain Zaleski continua a presentare una situazione finanziaria complessa, e non solo dal punto di vista dell'indebitamento, sceso dai 2,243 miliardi di fine 2012 ai 2,067 miliardi di fine settembre.

Va sottolineato che per quanto riguarda il solo portafoglio di titoli italiani, la minusvalenza latente tra valori di carico al 30 settembre scorso e gli attuali prezzi, resta elevata: quasi 400 milioni. Al momento solo la storica partecipazione in Mittel (15%), la più strategica, resta vicina alla parità (solo 42 mila euro la minusvalenza). Tutte le altre - si va dall'1,73% di Intesa all'1,4% di Mps, dall'1,17% di Mediobanca all'1,42% di Ubi, dall'1,47% di Cattolica Assicurazioni al 2,5% di A2A - presentano un saldo in rosso che non consente facili e redditizie cessioni. Come invece avvenuto lo scorso luglio per il pacchetto di oltre 10 milioni di azioni Generali, cedute per 156 milioni con una plusvalenza netta di 1 milione.

A ben guardare, quindi, oltre alle estere Eramet (12,8%), Comilog (7%), Apac (2,94%), Shougang Tech (2,97%), partecipazioni che non garantiscono al momenti forti plusvalenze, l'opzione più semplice per fare cassa e rimettersi in carreggiata è accelerare sulla vendita del 36% di Alior Bank, istituto polacco in carico a valori alquanto bassi (89 milioni) a fronte delle attuali valutazioni alla borsa di Varsavia (486 milioni).

Alla quota potrebbero mirare banche tedesche o russe. Oltre a queste posizioni, l'accordo-ter con le banche creditrici prevede la cessione dell'intero portafoglio di partecipazioni quotate a Piazza Affari. Ma visti gli attuali corsi di borsa, vendere non conviene. Salvo, forse, la partecipazione in Mittel (15%), finanziaria milanese che dopo la fusione con Hopa e l'arrivo di un nuovo management potrebbe puntare a un'integrazione con altre boutique.

Intanto, un'altra tegola si è abbattuta sulla rinnovata gestione Modiano: l'Agenzia delle Entrate ha messo al setaccio i bilanci dal 2007 al 2010 ed effettuato una serie di verifiche fiscali sulle imposte dirette e indirette versate. Solo per primo anno d'indagine, il 2007, la Tassara di recente ha sanato la posizione, pagando più di 5 milioni.

 

IL FINANZIERE ROMAIN ZALESKIRomain ZaleskiAlfano Vespa e Renzi Laura Boldrini e Eugenio Scalfari LA CONDANNA DI BERLUSCONI PELLEGRINAGGIO A PALAZZO GRAZIOLI ROBERTO FORMIGONI

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