UN TERRORE CHIAMATO GRILLO - GUARDARE I SONDAGGI E LE PIAZZE GREMITE AL SEGUITO DI BEPPE SPINGE I BUROSAURI A FARE QUADRATO - DOPO AVERNE DETTE DI TUTTI I COLORI SU PD-SEL, ADESSO MONTI FA LE FUSA A CULATELLO: “PENSO CHE BERSANI POSSA GOVERNARE MOLTO BENE” E AUSPICA “UNA GRANDE COALIZIONE DOPO IL VOTO” - ANCHE IL BANANA ORA MIAGOLA DI “LARGHE INTESE” E PROPONE LA RIELEZIONE DI NAPOLITANO AL COLLE…

1 - MONTI: "BERSANI PUÃ’ GOVERNARE BENE"
Da Repubblica.it

Dopo l'ennesima piazza gremita di folla per un comizio di Beppe Grillo, la necessità di cercare un confronto con il suo movimento irrompe nell'ultima fase della campagna elettorale. "Governare con Grillo? Non so, credo che sia difficile", dice a Radio Anch'io il presidente del Consiglio Mario Monti, che però avverte: "Quelle energie è fondamentale non trascurarle e snobbarle ma convogliarle in un modo di trasformare la politica".

Secondo il premier, "quello delle piazze è un importantissimo serbatoio che Grillo riempie anche con funzione utile di segnalazione di rabbia e insoddisfazione per la politica tradizionale, ma è una protesta da cui è difficile vedere emergere una proposta. Grillo - prosegue Monti - potrebbe essere un ministro tecnico, i suoi candidati non so valutare che tipo di approccio di governo possano avere ma la forza di Grillo sono gli elettori che lo voterebbero".

Alle 10.30 il presidente del Consiglio sarà ospite di un video-forum su Repubblica Tv nel corso del quale risponderà, tra l'altro, alle domande dei nostri lettori. Sempre parlando a Radio Anchi'io, Monti prosegue poi nella politica della doccia scozzese verso il centrosinistra.

Se l'altro giorno aveva garantito di non avere nulla in comune con l'alleanza Pd-Sel, oggi il premier ammette che "penso che Bersani possa governare molto bene, ma al di là dei ministeri che ha retto in passato, anche lui non è comprovato, e dovrà essere comprovato come presidente del Consiglio. Bisognerà vedere se è nella condizione o no".

Il presidente del Consiglia torna anche sulla possibilità di un suo futuro ruolo istituzionale. "Mi dicono che se io me ne stessi tranquillo sarei tra i più accreditati a diventare presidente della Repubblica. Ho fatto una grande rinuncia e non ho idea se ci siano ancora delle possibilità", sostiene Monti.

2 - MONTI: UNA GRANDE COALIZIONE DOPO IL VOTO
Francesco Bei per "la Repubblica"

Soltanto Monti ne parla apertamente, tutti gli altri se ne ritraggono inorriditi. Eppure, se le urne non dovessero portare a un risultato chiaro, è proprio l'ipotesi di un nuovo governo di salute pubblica a tenere banco in queste ore. D'altronde, la gravità della situazione economica e finanziaria italiana è tutta lì. «È importante - ha ricordato ieri il capo dello Stato - che si ristabilisca dopo il voto, se si fosse annebbiata in queste settimane, la piena consapevolezza dei problemi da affrontare».

Se i problemi restano così grandi, anche la maggioranza che li dovrà affrontare dovrà essere altrettanto estesa? Il leader di Scelta Civica ne è convinto. «Io - ha dichiarato ieri al Messaggero Tv - finora sono l'unico che in Italia ha governato una grande coalizione. Non so se mi verrà richiesto di fare la stessa cosa. Ho sempre avuto la visione che per risolvere i gravissimi problemi dell'Italia serva un consenso piuttosto largo».

Alla proposta di Monti il Pdl ufficialmente risponde picche. «Abbiamo un programma di riduzione fiscale che non è compatibile con Bersani e Monti», dice Angelino Alfano. Dal Pd stessa musica. Beppe Fioroni rifiuta di considerare l'ipotesi di un governissimo: «So bene che c'è una spinta di tanti mondi verso un esito di questo tipo, ma non esistono margini per un coinvolgimento di Berlusconi né per il governo, né per le cariche istituzionali». Tutto chiaro dunque? Non proprio.

Perché lo stesso Berlusconi, se da una parte definisce «impossibile» la grande coalizione per il governo, in realtà apre a un accordo con il Pd su tutto il resto: «Su una modifica della Costituzione - ha dichiarato ieri al Corriere tv - sarei felice di potermi accordare con le altre forze politiche». Nei corridoi Berlusconi e Bersani si sono stretti anche la mano e il segretario Pd l'ha salutato con il suo tormentone: «Una smacchiatina?».

Ma il piano del Cavaliere, alla luce di un risultato negativo per la sua coalizione, è anche più ardito. Negli ultimi giorni, di fronte a sondaggi che registrano lo stallo del centrodestra, Berlusconi ha iniziato infatti a ragionare su uno scenario diverso. Di limitazione del danno. Un piano che passa anzitutto per l'elezione del nuovo capo dello Stato, primo passo verso un accordo onnicomprensivo con il centrosinistra.

Per rientrare nei giochi in caso di sconfitta e, nel contempo, evitare che sul Colle vada Prodi, il Cavaliere avrebbe infatti in mente di proporre al Pd la rielezione di Napolitano. Una bomba nello stagno, visto che l'offerta metterebbe in grave imbarazzo Bersani e compagni. Il fatto è che l'ipotesi di un Napolitano-bis troverebbe immediata accoglienza positiva tra i centristi di Monti. Proprio il premier è stato il primo ad uscire allo scoperto un paio di settimane fa: «Se fosse per me, voterei ancora Napolitano».

Il favore di Monti per l'attuale inquilino del Colle non deve sorprendere. Se infatti si facesse strada l'idea di una riconferma di Napolitano, anche i giochi per palazzo Chigi si riaprirebbero. Una situazione di stallo al Senato, ragionano dentro Scelta Civica, potrebbe portare al congelamento degli attuali assetti istituzionali. Lo status quo riporterebbe Napolitano al Quirinale e Monti a palazzo Chigi.

Per una legislatura che magari non durerà a lungo: un governo a termine per tornare di nuovo al voto dopo aver riformato la legge elettorale e aver condotto il paese fuori dalla crisi. Certo, al momento si tratta di ipotesi lontane e tutto resta legato ai risultati di lunedì. Inoltre il Pd sente aria di vittoria e si mostra autosufficiente. «Se facciamo un governo con Monti - ha affermato Francesco Boccia alla trasmissione "Un giorno da pecora" - vi prometto che vengo qui a chiedere scusa».

Anche Fioroni, forzando la sua natura, stavolta è ottimista: «Vinciamo sia alla Camera che al Senato. E non siamo più quelli del 2006, allora l'Ulivo sembrava come Biancaneve e i sette nani, stavolta è diverso: siamo una coalizione di governo credibile». Sarà così. Ma se gli elettori la dovessero pensare diversamente, il governo di grande coalizione, passando per la riconferma di Napolitano, potrebbe essere l'unica alternativa al ritorno alle urne.

 

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