TERZA REPUBBLICA SUL PRIMO BINARIO - ECCO LA NUOVA COSTITUZIONE: 20% DI DEPUTATI E SENATORI IN MENO, MONOCAMERALISMO, MAGGIORE POTERE AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E SFIDUCIA COSTRUTTIVA - UNA RIFORMA, PROPOSTA DAI TRE PARTITI MAGGIORI, CHE SA DI PRESA IN GIRO - PARISI: “NON CONOSCIAMO LA CREATURA IN GESTAZIONE, MA CONOSCIAMO AHINOI I GENITORI... è UN ACCORDO TRA CAPIPARTITO PER RESTAURARE LA PARTITOCRAZIA” - IL PIDIELLINO QUAGLIARELLO, TRA I FIRMATARI, è NERVOSO: “MEGLIO DI NIENTE”...

Ugo Magri per "la Stampa"

Entro fine mese sarà pronta la bozza di nuova Costituzione. Verrà sottoscritta dai tre partiti maggiori, forse anche da quelli minori. I cambiamenti riguarderanno la seconda parte della Carta repubblicana.

In sintesi: taglio di deputati e senatori pari al 20 per cento circa del totale; monocameralismo funzionale, cosicché una legge approvata in un ramo del Parlamento potrà essere richiamata dall'altra Camera solo in certi casi limitatissimi; più poteri al presidente del Consiglio, che potrà revocare i ministri e rivolgersi al Capo dello Stato per sollecitare lo scioglimento delle Camere; sfiducia costruttiva, in pratica non sarà consentito di mandare a casa un governo se prima non verrà allo scoperto una maggioranza alternativa.

Durante il weekend pare siano maturate ulteriori convergenze. Riguardano, a quanto filtra, i Regolamenti parlamentari e l'articolo 117 della Costituzione, dove si ripartiscono le competenze tra Stato centrale e Regioni. Sullo sfondo (ma l'accordo è ancora solo per grandi linee) un nuovo sistema elettorale a base proporzionale, con soglia di sbarramento e «premio» per i partiti più grossi. Ce n'è abbastanza per chiedersi dove si sta andando. Se la Terza Repubblica sarà più simile alla Prima o invece più alla Seconda. Ma soprattutto, se sarà una vera rivoluzione o un'occasione, l'ennesima, buttata al vento.

RIECCO I PARTITI...
Vista nella prospettiva di Arturo Parisi, questa riforma è un mesto ritorno all'antico. Sembra fatta su misura per restituire peso a «lorsignori», cioè alle forze politiche e ai rispettivi leader, in danno dei cittadini. E', al fondo, il punto di vista referendario, bipolarista, maggioritario che vent'anni fa si sarebbe definito «nuovista». Osserva dunque Parisi, già ministro della Difesa con Prodi: «Non conosciamo ancora bene la creatura in gestazione, ma conosciamo ahinoi i genitori... Siamo in presenza di un accordo tra capipartito volto a restaurare la partitocrazia».

Quei poteri aggiuntivi al premier, per esempio, sarebbero poco più di una messinscena. Idem la richiesta al Presidente della Repubblica perché sciolga le Camere e mandi tutti a casa. La stessa sfiducia costruttiva è vista nel pianeta referendario con grande sospetto, quasi come una legittimazione delle manovre parlamentari e dei trasformismi. Scuote la testa Parisi: «Dopo tutto lo sforzo che abbiamo fatto per immaginare un Senato in sintonia con le tessiture federaliste, dov'è che andiamo a parare? A un bicameralismo "eventuale", giustificato al momento solo dalla difesa delle poltrone». In sintesi, questa futura Terza Repubblica «somiglia tanto alla fase ultima e senile della Prima...».

DOV'È IL DISEGNO?
Lo domanda scettico Giuseppe Pisanu, uomo politico cui certo non difetta l'esperienza della stagione democristiana (fu tra gli stretti collaboratori di Aldo Moro, poi di Berlusconi ma nella più grande autonomia di giudizio). «Qui non vedo», spiega al telefono, «uno sforzo di elaborazione che ci faccia cogliere in cosa consiste la novità. Al massimo», pesa le parole, «noto rattoppi all'edificio costituzionale che vengono portati qua e là.

Del resto partiti disorientati, divisi e non disposti a dialogare sul serio, come possono pervenire a un progetto degno di questo nome? Perciò si limitano a piccoli aggiustamenti sui quali è scontato il consenso di tutti. E non è un caso che questa mini-riparazione arrivi storicamente dopo il fallimento di tentativi organici di rivedere la Costituzione, dalla Commissione Bozzi a quella D'Alema...». Tira le somme Pisanu con una bocciatura sonora: «I paragoni con la Prima Repubblica mi sembrano fuori luogo. E parlare di Terza addirittura risibile».

"Sempre meglio di niente". C'è un filo di irritazione nella voce solitamente calma di Gaetano Quagliariello, tra gli ingegneri della nuova bozza (con Luciano Violante, con Italo Bocchino, con Ferdinando Adornato, con Gianclaudio Bressa). «Ci sono due atteggiamenti estremi altrettanto sbagliati: il massimalismo di chi vuole la grande rivoluzione, e il minimalismo di chi considera le istituzioni irrilevanti. Non dicano che nulla cambierebbe».

Esemplifica: «Il solo fatto di garantire tempi certi all'esame delle misure governative, con i nuovi Regolamenti, avrebbe un impatto dirompente; razionalizzare la discussione degli emendamenti significherebbe una quantità di tempo risparmiato e soprattutto più trasparenza.

Si voleva un Senato federale? Il mondo sta andando in un'altra direzione, guardiamoci intorno... Dare al premier la possibilità di cacciare un ministro serve a renderlo, anche simbolicamente, il capo del governo. Cioè lo rafforza. Idem la sfiducia costruttiva. Stiamo costruendo un sistema più stabile e più elastico. Che sarebbe comunque il primo cambiamento importante dal 1948 ad oggi. Sempre, si capisce, che ci riusciamo...».

 

ANGELINO ALFANO E PIERLUIGI BERSANI ANGELINO ALFANO PIERFERDINANDO CASINI GAETANO QUAGLIARIELLOArturo Parisi - Copyright PIzziBEPPE PISANU - copyright pizzi ITALO BOCCHINO FERDINANDO ADORNATO

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