ALTRO CHE “TIGRE DI CARTA”. LA NATO HA CAMBIATO L’OCCIDENTE – A TRUMP, CHE HA USATO PAROLE SPREZZANTI SULL’ALLEANZA ATLANTICA (“MI DISGUSTA, NON SONO MIA STATO CONVINTO”), SERVIREBBE UNA LEZIONE DI STORIA – L’AMBASCIATORE STEFANINI: “CHE LA NATO SIA ‘L’ALLEANZA MILITARE DI MAGGIOR SUCCESSO NELLA STORIA’ (COME DISSE HILLARY CLINTON) È UNA FRASE FATTA MA VERA. GIOCÒ UN RUOLO ESSENZIALE NELLA GUERRA FREDDA, CONCLUSASI NON IN UNA VITTORIA MILITARE MA IN UN TRIONFO POLITICO E CULTURALE AMERICANO E OCCIDENTALE, CHE TRUMP NE SIA CONVINTO O MENO. E PUTIN, COME I SUOI PREDECESSORI SOVIETICI, NON VEDE L'ORA DI LIBERARSI DELL'ALLEANZA...”
Estratto dell’articolo di Stefano Stefanini per “La Stampa”
La Nato è «l'alleanza più efficace del mondo», ha detto ieri il premier britannico. Che l'Alleanza Atlantica sia «l'alleanza militare di maggior successo nella storia» (Hillary Clinton, 2016) è una frase fatta. Ripetuta troppo spesso finisce con lo svalutarsi. Ma vera, parlano i fatti. E ieri ci stava tutta.
Infatti, Keir Starmer rispondeva a Donald Trump che si era appena detto «mai convinto della Nato… tigre di carta e lo sa anche Putin». La storia dell'alleanza, ottantotto anni dalla firma dopodomani, dice esattamente il contrario.
putin e trump ad anchorage, alaska. foto lapresse
Dice che la Nato giocò un ruolo essenziale nella Guerra Fredda fra Usa e Urss, conclusasi non in una vittoria militare ma in un trionfo politico e culturale americano e occidentale – che l'attuale Presidente degli Stati Uniti ne sia convinto o meno.
E che Vladimir Putin, come i suoi predecessori sovietici da Joseph Vissarionovich Stalin in poi, uniche eccezioni di Mikhail Gorbacev e Boris Eltsin che trovarono un modus vivendi, non vede l'ora di liberarsene. Un mondo senza Nato è il sogno inseguito pervicacemente dagli inquilini del Cremlino.
La storia dice un'altra cosa specificamente sull'Italia: l'ingresso nella Nato, da membro fondatore nel 1949, appena quattro anni dopo la Liberazione (25 aprile 1945), tre dopo il referendum repubblica-monarchia (2-3 giugno 1946), uno e mezzo dopo l'approvazione della Costituzione (22 dicembre 1947), fu il passaporto che fece uscire «l'Italia della disfatta» dall'isolamento internazionale.
Dovette aspettare il 1955 per la Conferenza di Messina sull'integrazione europea e le Nazioni Unite. Ma l'essere nella Nato dal 1949 ci rendeva già internazionalmente rispettabili e rispettati.
la presenza militare americana in europa
Ieri, non solo Starmer rispondeva all'ennesimo attacco di Trump, peraltro, anche di sapore vagamente coloniale – «andatevi a prendere il vostro petrolio». Si ricollegava idealmente al clima strategico in cui affondano le radici dell'Alleanza: il discorso del 5 marzo 1946 di Winston Churchill sulla «cortina di ferro… da Stettino nel Baltico a Trieste nell'Adriatico», eravamo già entro i confini di un'alleanza ancora da concepire e nascere.
E questo discorso, il Primo Ministro britannico non lo fece a Londra o a Parigi fresca di liberazione. Lo fece a Fulton, Missouri, nel cuore profondo dell'America.
Churchill capiva che lo spartiacque ideologico e fisico calato sull'Europa richiedeva un'alleanza duratura e permanente attraverso l'Atlantico.[…]
Se gli europei stremati e devastati dalla Seconda Guerra Mondiale non potevano difendersi da soli, neanche gli Stati Uniti potevano contenere l'Urss senza gli europei. Dovevano mettere in comune sicurezza e difesa. La Nato sta tutta lì.
Il 4 aprile 1949 Stati Uniti, Regno Unito, Canada, Francia, Belgio, Paesi Bassi, Lussemburgo, Portogallo, Italia, Norvegia, Islanda, Danimarca, firmano il Trattato di Washington del Patto Atlantico, che entra in vigore il 24 agosto successivo – ratifiche in tempo record.
Le alleanze non sono una novità storica. Ma nella Nato si fondono tre rare intuizioni. Innanzitutto, che il versante militare vada integrato da quello politico: ecco l'alleanza politico-militare in cui l'organo decisionale, il Consiglio Atlantico, è un foro politico che opera normalmente a livello ambasciatori e, nei vertici, sale a quello dei leader.
Il cappello politico accompagna e rafforza integrazione e interoperabilità delle strutture militari. La seconda, geopolitica difensiva, lega Nordamerica ed Europa nel contenimento dell'Unione Sovietica ed esige che, a differenza di quanto avvenuto dopo la Grande Guerra, gli americani "restino" in Europa.
DONALD TRUMP E MARK RUTTE - VERTICE NATO AJA
La "missione" della Nato si riassume nel mai dimenticato tenere the Americans in, the Russians out, the Germans down – in ordine di priorità. Molto presto (1955) la Germania Ovest entra nell'Alleanza sulla base della terza fondamentale intuizione di fondare l'alleanza non solo sulla convenienza geopolitica e strategica ma anche sulla condivisione valoriale: «Democrazia, libertà individuali, Stato di diritto».
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Questa Nato che, con l'aggiunta di Grecia e Turchia (1952) e Spagna (1982), superando la crisi interna dell'espulsione da Parigi del 1966 e svariate tensioni esterne, come quella degli "euromissili" del 1979-1983 che vide in primo piano l'Italia di Giulio Andreotti, Bettino Craxi, Francesco Cossiga, arriva al traguardo della fine della Guerra Fredda, fra il novembre 1989, con la caduta del Muro di Berlino, e lo scioglimento formale dell'opposto blocco militare, il Patto di Varsavia, nel luglio 1991.
La successiva dissoluzione dell'Unione Sovietica fu piuttosto una conseguenza non voluta – i rapporti della Nato con l'Urss di Gorbacëv erano passati al bel tempo – ma frutto di dinamiche interne inarrestabili.
Grazie a un forte impegno difensivo e di deterrenza, la Nato aveva traghettato, con pieno successo, Stati Uniti ed Europa attraverso la Guerra Fredda senza farne una guerra calda. Inizia qui la seconda stagione.
Ci pensano le guerre balcaniche della ex-Jugoslavia a rispondere alla domanda latente se sia ancora necessaria. Dopo vari massacri, culminati in Srebrenica, cui gli europei assistono impotenti è la Nato a mettere fine alla guerra in Bosnia nel 1995. Poi in Kosovo nel 1999.
vladimir putin donald trump anchorage, alaska. foto lapresse
Poi l'ardua impresa dell'Afghanistan, l'impegno militare più lungo dell'Alleanza (2003-2021), di fatto una missione di solidarietà agli Stati Uniti dopo l'11 settembre. L'obiettivo era la stabilizzazione politica e la difesa dei diritti umani, specie della donna: mancò la fortuna non il valore.
Contemporaneamente, con gli allargamenti in parallelo con l'Unione europea – Polonia, Repubblica ceca, Ungheria (1995); Bulgaria, Estonia, Lettonia, Lituania, Romania, Slovacchia, Slovenia (2004); Albania e Croazia (2009); Montenegro (2017); Macedonia del Nord (2020) – l'Alleanza colmava il vuoto di potere che altrimenti si sarebbe creato nell'Europa centro-orientale.
Portava avanti anche un rapporto cooperativo con la Russia cui diede un importante contributo l'Italia di Silvio Berlusconi. Quest'ultimo si incrina nel 2008 con la mini-invasione della Georgia; si rompe nel 2014 con la prima crisi ucraina e l'annessione russa della Crimea; precipita con l'invasione del 2022.
DONALD TRUMP E MARK RUTTE - VERTICE NATO AJA
Di qui la corsa all'ingresso nell'Alleanza di due grandi europei fino ad allora neutrali: Finlandia (2023) e Svezia (2024). Per il semplice motivo che cercano la definitiva protezione. Tigre di carta? I vicini di Mosca non la pensano così.




