CHI TOCCA IL PD MUORE: PROSSIMA VITTIMA ENRICO LETTA - DIREZIONE ALL’ULTIMO SANGUE IN VISTA

Car.Ber. per "la Stampa"

C'è chi lo dice apertis verbis, come la Bindi e chi nei colloqui riservati di queste ore lo va teorizzando, come i «giovani turchi» o alcuni dirigenti vicini a Franceschini, ma alla vigilia del discorso di insediamento di Napolitano l'umore che sembra prevalente nel Pd è una diffusa resistenza ad accollarsi la premiership del futuro governo. Per evitare di legarsi troppo e dare in mano al Cavaliere un'arma formidabile, quella di azzoppare e far cadere un esecutivo a guida Pd.

«Ho grande stima di Enrico Letta e credo che sarebbe molto capace e saprebbe guidare un governo», dice la presidente dimissionaria intervistata da Maria Latella su Sky. «Ma se noi dovessimo mettere il vice segretario del Pd a premier, non è questo il momento e verremmo meno alla linea politica che il partito ha assunto in questa fase difficile». Una posizione che coincide di fatto con quella dei «turchi» che in camera caritatis non danno per scontato neanche lo sbocco di un governo insieme al Pdl.

Tanto che il voto di fiducia al prossimo governo sarà il primo banco di prova della ipotetica scissione del partito. Posto che Sel, malgrado gli impegni nero su bianco della coalizione "Italiabenecomune" di rispettare le decisioni assunte a maggioranza nei gruppi, difficilmente ingoierà il boccone di un governo con il Pdl. Certificando così la rottura di un'alleanza già franata sui voti per il Capo dello Stato.

Altra questione però è la presenza di ministri del Pd in un esecutivo che potrebbe essere politico più che tecnico: e qui il dibattito è tutto aperto. Se Bersani non crede molto ad una premiership in capo al suo partito, altri suoi fedelissimi come il capogruppo Speranza sembra siano propensi a non ostacolare un coinvolgimento pieno del Pd in un governo forte e così pare anche una parte dei renziani. Anche se non è un mistero che il sindaco di Firenze vede bene un esecutivo che abbia vita non troppo lunga, quindi che duri magari un anno per andare poi alle elezioni.

In ogni caso il Pd domani riunirà la Direzione e lì si porranno una serie di questioni che andranno decise con un voto. La prima, se rinnovare o meno la fiducia a Bersani come vanno chiedendo in molti, da Franceschini a Fassino, ad Epifani, per garantire un timone saldo che accompagni il partito fino al congresso.

Un congresso che tutti concordano andrebbe anticipato, compatibilmente con le procedure lunghe e tortuose previste dallo statuto e che sarà convocato però dall'assemblea nazionale, riunita a Roma tra una decina di giorni.

Ma l'ipotesi che sia rinnovata una fiducia a Bersani già in Direzione si scontra con la richiesta di renziani e «turchi» di avere una gestione «collegiale» aprendo a tutti le porte della stanza dei bottoni e non lasciando il timone in mano al «tortello magico» degli emiliani vicini a Bersani.

Quindi è possibile un compromesso che garantisca le due esigenze, cioé un Bersani dimissionario ancora al timone, «commissariato» però da tutte le correnti; così come è possibile che Bersani non ceda al pressing e tenga ferme le sue dimissioni.

Secondo nodo da sciogliere, legato al primo: chi andrà alle consultazioni con Napolitano e con quale mandato? È probabile che se le dimissioni del leader resteranno «irrevocabili» sarà Enrico Letta, in quanto vice, a guidare la delegazione dei capigruppo del partito, Speranza e Zanda.

In quanto al mandato, pochi si fanno illusioni che non sia «fare quel che Napolitano ci chiederà di fare», per usare una felice sintesi di un alto dirigente Dem. In tutto ciò lo scontro e i veleni di questi giorni hanno lasciato morti e feriti sul campo: la portavoce di Prodi, Sandra Zampa, si autosospende chiedendo sia fatta luce sui «101 traditori» che hanno «accoltellato Bersani e ammazzato il partito. Stavolta non si può fare finta di niente, non si può chiuderla così dopo quello che è successo, andrò avanti fino a che i 101 che non hanno votato per Prodi non avranno detto chi sono e perché l'hanno fatto».

 

Enrico Letta rosy bindi x franceschini MATTEO ORFINI bersani renzi RENZI-BERSANI

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