CHI TOCCA LO ZAR MUORE (O VA IN GALERA) - ARRESTATO (E RILASCIATO CON L’OBBLIGO DI RESTARE A MOSCA) CON UN BLITZ D’ALTRI TEMPI SERGHEY UDALTSON, LEADER DELL’OPPOSIZIONE DI SINISTRA A PUTIN: E’ SOSPETTATO DI AVER PIANIFICATO DISORDINI E ATTACCHI TERRORISTICI - GHENNADY GUDKOV, EX UFFICIALE DEL KGB, ESPULSO DALLA DUMA DOPO ESSERE PASSATO ALL’OPPOSIZIONE - XENIA SOBCHAK, EX STAR DELLA TV, SENZA LAVORO…

Mark Franchetti per "la Stampa"

Sette mesi dopo il ritorno di Vladimir Putin al Cremlino per un terzo mandato presidenziale da record, il giro di vite contro ogni forma di dissenso politico in Russia è in pieno svolgimento. Mercoledì scorso a Mosca poliziotti armati e con i passamontagna neri a coprirgli i volti, hanno fatto irruzione nell'appartamento di Serghey Udaltson, irriducibile (e controverso) leader dell'opposizione di sinistra diventato uno dei protagonisti di spicco delle massicce manifestazioni anti-Cremlino. L'appartamento di Udaltsov è stato perquisito, e lui preso in custodia e interrogato fino a notte tarda. La polizia lo sta indagando per il sospetto di aver progettato l'organizzazione di disordini e perfino di attacchi terroristici. In seguito è stato rilasciato con il divieto di abbandonare Mosca. Se condannato, rischierebbe diversi anni di prigione. Se ascoltate il Cremlino vi sembrerà che la polizia e i magistrati stiano solo facendo il loro lavoro. Ma la peculiarità della politica russa sotto il Putin 3.0 è che appena qualcuno critica il presidente, a velocità di record viene accusato di crimini indicibili. Sette mesi dopo il ritorno ufficiale di Putin al timone, è difficile trovare un solo oppositore che non abbia avuto seri problemi con la legge.

 

L'umore politico dell'opposizione non è mai stato così nero. Alexey Navalny, l'avvocato e blogger anti-corruzione che divenne famoso per aver soprannominato il partito di Putin «partito dei ladri e dei cialtroni», è sotto indagine e con il divieto di lasciare Mosca già dall'estate. Viene accusato di aver rubato fondi a una compagnia statale. «Sono vecchi trucchi sovietici», ha detto Navalny mercoledì commentando l'indagine contro Udaltsov. «Le autorità stanno seguendo la strada della Bielorussia: repressione e incarcerazione con diversi pretesti». Sia Navalny che Udaltsov non hanno dubbi: il Cremlino ha già deciso di metterli in prigione per anni per imporgli il silenzio. Quando l'appartamento di Navalny è stato perquisito, quest'estate, per 13 ore, i poliziotti hanno sequestrato perfino i file con le foto dei suoi bambini. Poi è arrivato il caso di Ghennady Gudkov, ex ufficiale del Kgb, stimato membro del Parlamento che aveva fatto parte del Comitato per la difesa. Nella vita del compagno Gudkov tutto andava bene fino a che non ha commesso l'errore di passare pubblicamente con l'opposizione, partecipando alle proteste di massa in piazza, le più numerose dalla fine del comunismo. Prima è stato costretto ad abbandonare il suo business di security, e poi, in un voto senza precedenti, la Duma ha deciso di togliergli il mandato da deputato con la scusa che i membri del Parlamento non possono avere interessi d'affari.

 

Mai prima il Parlamento aveva votato contro uno dei suoi membri. L'accusa suona particolarmente ridicola perché la maggior parte dei deputati della Duma hanno interessi d'affari. «E' una cattiva notizia, perché ci stiamo tagliando le mani da soli, ma c'era troppo pressione dal Cremlino. Non avevamo scelta. E questo crea per tutti noi un precedente pericolosissimo», ha commentato un deputato filo-Cremlino, che peraltro è anche un multimilionario. Xenia Sobchak, la più famosa celebrity russa, figlia del mentore politico di Putin, guadagnava circa due milioni di dollari l'anno come presentatrice televisiva. Ma da quando si è unita all'opposizione, ha scoperto che nessun canale tv di Stato vuole più assumerla. E' diventata persona non grata perfino nei talk-show, perché i produttori temono che un invito per lei possa venire letto da quelli al potere come una dichiarazione politica. Anche il suo appartamento è stato perquisito da poliziotti mascherati. Una trasmissione d'indagine in tv è stata chiusa l'altra settimana dopo aver mandato in onda un'intervista alla madre di Sobchak in cui lei si lasciava sfuggire un commento critico sul presidente. Decine di giornalisti considerati non sufficientemente leali hanno perso il loro lavoro dopo il ritorno di Putin al potere. Mai prima nella Russia post-comunista i proprietari dei media hanno applicato un controllo così rigido sul lavoro dei loro dipendenti. In una tendenza che sta preoccupando l'opposizione, il Parlamento ha scodellato una serie di leggi che impongono restrizioni a Internet, restituiscono lo status di crimine alla diffamazione e limitano pesantemente l'operato delle Ong. Ogni organizzazione russa che riceve fondi dall'estero ora viene obbligata per legge a dichiararsi «agente straniero».

 

Diversi manifestanti dell'opposizione rischiano pene detentive con l'accusa di aver provocato disordini a una manifestazione il 6 maggio scorso. Un giro di vite sull'opposizione pesante, e destinato a diventare sempre più aggressivo. La linea del fronte è stata tracciata e la tensione da entrambi i lati della barricata sta crescendo. Due cose colpiscono in modo particolare. La portata della repressione rivela l'insicurezza che il sistema costruito da Putin prova di fronte anche al più minimo dei cambiamenti. Al Cremlino il livello di paranoia di fronte a qualsiasi dissenso è paragonabile solo alle illusioni dell'opposizione sulla sua propria popolarità a livello nazionale. Il secondo aspetto a colpire è che, dopo più di un decennio di stagnazione e apatia politica, almeno a Mosca e tra le élite, la politica è tornata al centro dell'attenzione. Due decenni dopo l'implosione dell'Unione Sovietica e dopo dodici anni di regno di Putin, la Russia è di nuovo in transizione. Le sue placche tettoniche si stanno muovendo di nuovo. I metodi repressivi contro il dissenso restano quelli di una volta, ma il risultato che produrranno a lungo termine è imprevedibile.

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