SPRECHING REVIEW - SE NON SARÀ PATRIMONIALE, SAREMO COMUNQUE COTTARELLI A PUNTINO: POSSIBILI TAGLI A SUSSIDI ALLE IMPRESE, ACQUISTI DELLA P.A. E TRASFERIMENTI ALLE REGIONI

Alessandro Barbera per "la Stampa"

Sui social network ieri era un sol coro: «Se iniziano dalle tasse iniziano male». Si potrebbe argomentare che ci sono tasse e tasse, che il problema italiano è l'eccesso di pressione fiscale su redditi e lavoro - Renzi promette di abbassarla - rispetto alle rendite finanziarie come i titoli di Stato. Ma la domanda che val la pena porsi è un'altra: anche ammettendo un riequilibrio delle tasse, che ne è dei tagli di spesa?

Che ne è di Carlo Cottarelli e dei grandi risparmi promessi dall'ormai ex ministro Fabrizio Saccomanni? Il commissario alla revisione della spesa (tre anni di contratto al riparo dai frequenti cambi di governo) ha pronto il dossier da qualche giorno, e attende il nuovo ministro Piercarlo Padoan per consegnargli il malloppo. Una prima bozza, benché non completa, l'aveva esposta a Enrico Letta poco prima che lasciasse Palazzo Chigi.

E in effetti, in «Impegno Italia», il programma che avrebbe dovuto rilanciare il suo esecutivo, l'ex premier aveva indicato tre miliardi di tagli possibili già nel 2014. In realtà la stima contenuta nel dossier Cottarelli è molto più ambiziosa, e vale da un minimo di 4,5 fino a sei miliardi di risparmi quest'anno, 12 nel 2015, fino a 20 nel 2016, 30 a regime, nel 2017. Fondi che, nelle intenzioni di Letta (e confermate da Renzi) dovrebbero servire a finanziare una riduzione della pressione fiscale.

Prima legittima obiezione: quale che sia il progetto di Cottarelli, dovrà essere valutato dal comitato interministeriale (ora guidato da Renzi) e solo a quel punto la politica deciderà se passare dai numeri ai fatti. Seconda obiezione: possibile che nel Paese dei tagli annunciati e quasi mai realizzati si possa risparmiare sei miliardi in dieci mesi? La risposta è nella composizione dei tagli possibili.

Dopo un lungo check up dell'elefante pubblico, il dietologo Cottarelli è giunto alla stesse conclusioni del predecessore Enrico Bondi: una fonte enorme di sprechi si annida alla voce «consumi intermedi», ovvero spese rapide da comprimere. Da una revisione delle modalità di acquisto di carta, computer, mobili, servizi di manutenzione, ad esempio spingendo al massimo su maxi-gare presso la Consip, Cottarelli calcola che è possibile risparmiare 2,5 miliardi quest'anno, cinque dal 2015.

Un'altra voce che potrebbe dare rapide soddisfazioni agli italiani stufi di uno Stato troppo costoso è quella dei «sussidi alle imprese», che possiamo definire tali solo ricordando che questi fondi sono distribuiti anzitutto e in gran parte ad aziende pubbliche come Fs, Poste, Anas o all'industria della difesa.

Ebbene, da questa voce - oltre trenta miliardi di trasferimenti annui, cinque dei quali per le sole Ferrovie - Cottarelli conta di risparmiare già da quest'anno 1,5 miliardi di euro. Non sono i dieci ipotizzati dal piano Giavazzi, ma nemmeno le poche decine di milioni tagliati dal governo Monti. La novità rispetto all'ultima ricognizione è che Cottarelli è entrato nella zona d'ombra di quella spesa, ovvero i 15 miliardi trasferiti alle venti Regioni italiane e distribuiti a pioggia attraverso mille e più leggi di spesa delle Regioni stesse.

Le altre quattro grandi voci che potrebbero garantire da quest'anno altri due dei possibili sei miliardi sono quattro: costi della politica, stipendi dei funzionari pubblici, auto blu, formazione professionale. La prima è la più odiata dagli italiani, e ormai sappiamo tutti cosa contiene: dai costi di Camera e Senato ai rimborsi per i partiti, già peraltro rivisti (per il futuro molto prossimo) dalla nuova legge sul finanziamento pubblico.

La seconda voce è quella che sta scatenando il panico ai piani alti delle burocrazie ministeriali, e passa essenzialmente dalla riduzione degli stipendi di direttori generali, dirigenti e capi di gabinetto. Uno studio recente dell'Ocse su dati del 2011 ha calcolato che i dirigenti pubblici italiani sono i meglio pagati al mondo, con uno stipendio triplo della media dei 34 Paesi più ricchi.

Poi c'è il capitolo auto blu, una delle usanze che hanno più colpito Cottarelli al rientro da Washington: per lui l'obiettivo a regime è «un'auto per ministero» come accade normalmente in giro per l'Europa. Infine i fondi distribuiti nelle Regioni per orientare giovani e disoccupati e diventati - soprattutto al Sud - una mangiatoia per la politica locale e i sindacati.

 

COTTARELLI carlo cottarelliDELRIO ALLA LEOPOLDA MATTEO RENZI GIURA AL QUIRINALE DA NAPOLITANOAutoblu ARTICOLO DI REPUBBLICA SUGLI SPRECHI NELLO STAFF DI DE MAGISTRIS

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