cartellone greco - grecia

EURO-PARAGURI – LA SLAVINA DEL DEBITO SI POTEVA EVITARE – IN SEI ANNI 500 MILIARDI DI DEBITI E CINQUE SALVATAGGI, MA NEL 2010 C’ERANO SOLO 100 MILIARDI DI BUCO, CHE POTEVANO ESSERE SPALMATI SULLA COMUNITÀ INTERNAZIONALE – DUE TERZI DEI FONDI D’EMERGENZA SONO FINITI ALLE BANCHE TEDESCHE E FRANCESI

Eugenio Occorsio per “la Repubblica

 

tsipras junckertsipras juncker

Il “pre-default” dell’altra notte verso il Fmi, innescato dal mancato saldo della rata da 1,6 miliardi dovuta dalla Grecia all’istituzione di Washington a fine giugno, rischia di non restare senza conseguenze. Ieri, a margine della riunione dell’Eurogruppo, il Fondo salvastati (l’Efsf trasformato in European stability fund), che ha 142 miliardi di crediti verso Atene a fronte dei 21 dell’Fmi, ha reso noto che si riserva di valutare se considerare la Grecia insolvente anche verso di esso, e quindi attivare tutte le procedure del caso, dall’esazione forzata all’accorciamento delle scadenze.

 

È solo l’ultima tegola che piomba sulle spalle del Paese in questa lunghissima crisi debitoria cominciata il 23 aprile 2010 quando i Paesi europei accordarono alla Grecia i primi 110 miliardi di prestiti bilaterali (poco meno di 10 l’Italia). Poche settimane prima il premier socialista George Papandreou aveva dato a denti stretti l’annuncio: i conti dei governi precedenti erano truccati e anziché il 5 il deficit era del 12% del Pil (alla fine per il 2009 sarà del 15,6).

 

varoufakis e tsiprasvaroufakis e tsipras

Le agenzie di rating avevano abbassato senza esitazione la quotazione dei buoni del Tesoro fino al livello dei junk-bond e il 3 marzo 2010 Papandreou si era presentato contrito e pallido in Parlamento dando l’annuncio: «Il Paese è a rischio di bancarotta». A meno che, aggiunge, divenga operativo un pacchetto draconiano di misure di risanamento: tagli nella paga dei dipendenti pubblici con la riduzione del 30% dei bonus di Natale e Pasqua (un antico retaggio), aumento dell’Iva del 2% fino al 21 per la maggior parte dei beni, tasse più alte su alcol, tabacco, auto potenti, yacht, congelamento delle pensioni.

 

Era il primo di una serie infinita di piani di austerity (sette compreso quello discusso ieri dall’Eurogruppo) e la premessa all’appello alla solidarietà internazionale accolto dall’Europa con l’appoggio della Bce e dell’Fmi. Oggi la Grecia deve ai creditori internazionali poco meno di 330 miliardi di euro, ma considerando i prestiti nel frattempo condonati o “ristrutturati”, cioè ridotti ( e i pochissimi restituiti), si sfiora l’asticella dei 500 miliardi. È questo il costo complessivo della crisi greca. Finora.

l grecia italia samaras big l grecia italia samaras big

 

Nessuno aveva allora in mente quello che economisti autorevoli, da Stiglitz a Krugman, ripetevano: bastava prendersi in carico l’indebitamento iniziale, poco più di 100 miliardi spalmati sull’intera comunità internazionale, e la partita si sarebbe chiusa lì. Invece il 2 maggio 2010 i ministri dell’Eurozona accordano alla Grecia altri 120 miliardi di prestiti. I round di finanziamenti saranno quattro in tutto, con una serie di versamenti scaglionati nel tempo. È rimasto in sospeso solo l’ultimo da 7 miliardi. Il 7 maggio 2010 un summit straordinario crea un fondo di salvataggio europeo strutturato, l’Efsf, Fondo europeo di stabilità finanziaria, sede in Lussemburgo e dotazione anticrisi di 750 miliardi di euro. Si parla di eurobond ma i tedeschi fanno muro.

 

Basta un anno per constatare che i soldi non bastano. Il 24 giugno 2011 altro summit e altro salvataggio. Il dosaggio viene aumentato e si raggiunge l’accordo per 120 miliardi freschi per Atene, in massima parte a carico dell’Efsf, che intanto ha aperto linee di credito minori a favore di Irlanda e Portogallo. Saranno chiuse nel 2012 con la restituzione per intero di un’ottantina di miliardi. Per Atene invece siamo in pieno panico: il 21 luglio 2011, mentre si respira la paura per la tenuta dell’euro, si decide un nuovo piano di salvataggio per la Grecia da 109 miliardi.

varoufakis lagardevaroufakis lagarde

 

Le paure di crollo dell’euro penalizzano le economie più esposte come quella italiana: lo spread Btp-Bund raggiunge il record di 575 e porta alla caduta del governo Berlusconi il 9 novembre. Ma torniamo in Grecia. I debiti continuano ad accumularsi, e a complicare la situazione i fondi d’emergenza finiscono per due terzi a pagamento dei debiti con le banche tedesche e francesi, che hanno ingenti finanziamenti bloccati in Grecia, anziché all’economia reale del Paese.

 

Ma in quel momento pochi sembrano notarlo e la centrifuga greca continua a drenare denaro da ogni parte. Il 27 ottobre 2011 parte il primo haircut sulle spalle dei governi (Bce e Fmi conservano il diritto di rimborso pieno): viene tagliato del 50%, in parte cancellato e in parte convertito in titoli a lunghissima scadenza (fino a 45 anni), un pacchetto di 150 miliardi di debiti. Un altro haircut seguirà a breve: senza queste misure il debito sarebbe al 240% del Pil e invece è “solo” al 175.

christine lagardechristine lagarde

 

Il 30 marzo 2012 a Copenaghen l’Eurogruppo vara l’Esm, European Stability Mechanism, dotando la nuova cortina protettiva di 800 miliardi. La Grecia sottoscrive il secondo memorandum d’impegni e parte il quinto round di finanziamenti da 100 miliardi complessivi, erogati per il 93%, che è scaduto l’altra notte. All’inizio le cose si mettono bene: il 10 aprile 2014 la Grecia festeggia il ritorno sui mercati internazionali collocando 3 miliardi di titoli al 4,7%. Il decennale scende dal 44 al 5,7%. Ma è un’illusione. La macchina s’inceppa ancora una volta e all’inizio di quest’anno con l’arrivo di Syriza tutto si blocca.

 

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni carlo nordio fabio pinelli sergio mattarella ugo zampetti

DAGOREPORT – COSA, E CHI, HA CONVINTO SERGIO MATTARELLA A PRESIEDERE, PER LA PRIMA VOLTA IN 11 ANNI AL QUIRINALE, IL PLENUM DEL CSM? - LA MISURA ERA COLMA: NON SOLO PER IL DELIRIO DI CARLO NORDIO SUL SISTEMA “PARA-MAFIOSO” DEL CSM, LIQUIDATO AL PARI DI UN'ASSOCIAZIONE A DELINQUERE, MA ANCHE PER IL VIDEO RINGHIANTE DI GIORGIA MELONI CHE, DOPO AVER CHIESTO DI ABBASSARE I TONI AL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA, IERI SERA E' TORNATA ALLA CARICA CON UN VIDEO CONTRO I MAGISTRATI - BENCHE' NOMINATO VICEPRESIDENTE DEL CSM DALLA DESTRA, IL LEGHISTA FABIO PINELLI NON POTEVA NON REAGIRE: SI È “COORDINATO” CON UGO ZAMPETTI, SEGRETARIO GENERALE DEL COLLE, E I DUE HANNO PREGATO MATTARELLA DI METTERE FINE ALL’ESCALATION DI TENSIONE – E NORDIO ABBASSO' LA CRESTA: “MI ADEGUERÒ” - VIDEO

antonio tajani friedrich merz ursula von der leyen manfred weber

DAGOREPORT – A FORZA DI FARE IL "MAGGIORDOMO" DI CASA MELONI, ANTONIO TAJANI È FINITO IN CUL DE SAC (E NON C’ENTRA SOLO L'ANTI-TRUMPISMO DI MARINA BERLUSCONI): TRATTATO DALLA DUCETTA COME UN VOYEUR E SPEDITO A WASHINGTON ALLA RIUNIONE DEL ''BOARD OF PEACE'' A FARE L'"OSSERVATORE", IL MINISTRO DEGLI ESTERI FA INCAZZARE IL PARTITO POPOLARE EUROPEO, DI CUI È VICEPRESIDENTE – DA WEBER A MERZ, IL ''BOARD OF PEACE'' È L'ENNESIMO SCHIAFFO DI TRUMP AI VALORI DELLA DEMOCRAZIA – IL TENTATIVO DISPERATO E FALLITO DELLA MELONA DI COINVOLGERE MERZ PER NON LASCIARE TAJANI AD ESSERE L'UNICO MINISTRO PRESENTE DEI GRANDI PAESI DELL'UNIONE EUROPEA - IL CONTATTO TRA CONSIGLIERI DIPLOMATICI SULL’ASSE ROMA-BERLINO: I TEDESCHI HANNO RICORDATO A PALAZZO CHIGI LE "PERPLESSITA'" SULL'''OPERAZIONE COLONIALISTA'' DI TRUMP ESPRESSE DALLA SANTA SEDE DI PAPA LEONE...

giorgia meloni matteo salvini gian marco chiocci roberto sergio bruno vespa giampaolo rossi

FLASH! – IERI È STATO SVENTATO IL PROPOSITO DI GIAMPAOLO ROSSI DI DIMETTERSI DAL VERTICE DEL BORDELLONE RAI, NON CERTO IMPIOMBATO DALL’INESISTENTE OPPOSIZIONE, BENSÌ DEVASTATO DALLE FAIDE E LOTTE TRA I TELE-MELONIANI – “IL FILOSOFO DI COLLE OPPIO” HA RICEVUTO LE RICHIESTE RASSICURAZIONI: SEI IL NUMERO UNO E TUTTI I CHIOCCI E I SERGIO SON NESSUNO. DUNQUE STRINGI I DENTI E RESISTI FINO A MAGGIO QUANDO CON IL VARO DEL DECRETO DI RIFORMA RAI CADRÀ IL CDA E TUTTE LE DIREZIONI…

john elkann repubblica

ALTISSIMA TENSIONE SULLA ‘’TRATTATIVA ESCLUSIVA” TRA JOHN ELKANN E THEO KYRIAKOU PER LA VENDITA DEL GRUPPO GEDI – LE PROBABILITÀ CHE L’OPERAZIONE VADA A PUTTANE AUMENTANO AL PARI DELLE PERDITE DI ‘’REPUBBLICA’’ E ‘’STAMPA’’ - SE SALTA, PRENDE IL FARDELLO GEDI E LO METTE ALL’ASTA? RICICCIA LEONARDINO DEL VECCHIO? – FINORA, TUTTO ERA ANDATO IN DISCESA PER ELKANN: L’ACQUISIZIONE NEL 2020 DE “LA REPUBBLICA” E “LA STAMPA”, DA SEMPRE QUOTIDIANI DI RIFERIMENTO DEL PARTITO DEMOCRATICO, È STATA UN’ABILE MOSSA NON SOLO PER SQUAGLIARE LA FIAT IN STELLANTIS SENZA ROTTURE DI COJONI MEDIATICHE E SINDACALI, MA ANCHE PER PORTARE A TERMINE TRANQUILLAMENTE LA CESSIONE DELLE GRANDI AZIENDE ITALIANE DELLA HOLDING EXOR: DA MAGNETI MARELLI A IVECO – RESTAVA GEDI PRIMA DI VOLARE SOTTO IL CIUFFO DEL PREDILETTO TRUMPONE. MA, A VOLTE, NON TUTTE LE CIAMBELLE RIESCONO COL BUCO…

giuseppe conte stefano patuanelli

DAGOREPORT – ANCHE NEL MOVIMENTO 5 STELLE TIRA UNA BRUTTA CORRENTE: L’EX MINISTRO DELLO SVILUPPO ECONOMICO, STEFANO PATUANELLI, È IN DISACCORDO CON GIUSEPPE CONTE SULLE “TEMPISTICHE” DEL CAMPO LARGO. L’INGEGNERE TRIESTINO (E ANCHE UN PO’ TRISTINO) VUOLE ACCELERARE E SANCIRE IL PRIMA POSSIBILE L’ALLEANZA CON PD E ALTRI “PROGRESSISTI”, PER ORGANIZZARE LA CAMPAGNA ANTI-MELONI – PEPPINIELLO APPULO, INVECE, TEMPOREGGIA. IL MOTIVO? NON HA MAI ABBANDONATO IL SOGNO DI TORNARE A PALAZZO CHIGI…