pasquale tridico 2

TRIDICO E NON LO NEGO – STIAMO QUI A SCANDALIZZARCI PER 150MILA EURO, MA VI RICORDATE LO STIPENDIO DI MASTRAPASQUA (1,2 MILIONI)? – TRIDICO NON SI DIMETTE PER IL CASINO DEL RADDOPPIO DI STIPENDIO. DEL RESTO, SE NON LO HA FATTO PER IL BONUS FURBETTI O PER AVER LASCIATO PER MESI MIGLIAIA DI PERSONE SENZA CASSA INTEGRAZIONE... – DI MAIO ACCORRE IN SUO SOCCORSO E SALVINI PRENDE LE DISTANZE, MA LA DECISIONE RISALE ALL’EPOCA DEL GOVERNO GIALLOVERDE...

1 – TRIDICO, LA RABBIA E LA DECISIONE: «NULLA DA CHIARIRE, NON MI DIMETTO»

Enrico Marro per il “Corriere della Sera”

 

PASQUALE TRIDICO E IL CASINO SUL SITO DELL'INPS

«Sto bene e sto andando a messa». Come fosse una domenica normale, mentre per Pasquale Tridico è forse la più difficile della sua vita da quando, giovane professore di economia all'Università Roma Tre, sconosciuto ai più, fu lanciato alla ribalta da Luigi Di Maio alla vigilia delle elezioni politiche del 2018, con l'inserimento nella squadra dei candidati al governo (ministero del Lavoro) presentata dall'allora capo dei 5 Stelle.

 

luigi di maio pasquale tridico

Mancano pochi minuti alle 11 di ieri mattina quando il presidente dell'Inps, Pasquale Tridico, taglia corto al telefono. Il tono è arrabbiato. E allo stesso tempo determinato: prima di chiudere la conversazione conferma, rispondendo alla domanda che si fanno tutti, che non si dimetterà. Per lui non c'è nulla da chiarire, «ha già detto tutto il comunicato della direzione del personale dell'Inps»: nessun arretrato è stato corrisposto a Tridico in seguito all'aumento di stipendio da 62 mila a 150 mila euro lordi, disposto dal governo con un decreto interministeriale (Lavoro-Economia).

 

L'aumento di stipendio, dice Tridico, decorre, come ha chiarito una nota dello stesso ministero del Lavoro, dall'insediamento del consiglio di amministrazione, di cui lo stesso Tridico è presidente, cioè dal 15 aprile 2020, e non è interpretabile come decorrente dalla nomina a presidente dell'Inps il 22 maggio 2019, cioè ben prima della riforma della governance che ha reintrodotto il cda nell'istituto.

 

mastrapasqua

Un punto, questo della data di decorrenza dell'aumento di stipendio, sul quale aveva chiesto formali chiarimenti il collegio sindacale dello stesso Inps, poiché il decreto interministeriale firmato da Nunzia Catalfo (M5S) e Roberto Gualtieri (Pd) parlava di decorrenza dalla «data di nomina».

 

Sulla base di queste due note, della direzione del personale Inps e del ministero del Lavoro, Tridico ritiene appunto che il caso non ci sia. «Mancano i fatti», dice. Primo, non c'è mai stata retroattività in quanto, sostiene, con la costituzione del consiglio di amministrazione lui è diventato presidente del consiglio di quest' organo il 15 aprile scorso.

 

AUDIZIONE DI PASQUALE TRIDICO SUL BONUS AI PARLAMENTARI 1

Secondo, aggiunge, nessuno nell'Inps ha mai disposto il pagamento di arretrati a suo favore (che nel caso fossero scattati dal maggio 2019, sarebbero ammontati a circa 100 mila euro). Tanto basta a Tridico per ritenere chiusa la questione. Anche se sa benissimo che non sarà così. Perché non ci sono solo gli attacchi scontati dell'opposizione, ma anche le critiche che vengono dall'interno della maggioranza (Italia viva) e «l'approfondimento» sull'intera vicenda avviato dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte.

 

ROBERTO GUALTIERI GIUSEPPE CONTE

Al centro del quale ci sarà il verbale del consiglio di amministrazione Inps del 22 aprile. È in questa riunione (la prima dopo l'insediamento del 15 aprile) che viene approvata la delibera numero 2 sulla «Determinazione degli emolumenti del presidente, del vicepresidente e dei componenti del consiglio di amministrazione». Nel testo si legge che, sulla scorta delle indicazioni ricevute dal ministero del Lavoro (150 mila euro per il presidente, 40 mila per il vice, estensibile fino a 100 mila sulla base delle deleghe e 23 mila per i componenti del cda), si recepiscono tali compensi, individuandone la copertura, come richiesto dalla legge, in risparmi strutturali di bilancio, così determinati: 522 milioni, di cui 261 milioni sulle spese di manutenzione e noleggio impianti e macchine e 261 sulle spese postali e telefoniche.

 

PASQUALE TRIDICO NUNZIA CATALFO

La delibera, sei pagine in tutto, si conclude con un paragrafo sulla «decorrenza dei sopra citati emolumenti», la quale viene rinviata al decreto interministeriale Lavoro-Economia, necessario per concludere la pratica. In realtà, la questione della decorrenza sarebbe dovuta essere pacifica, come poi rileverà il collegio sindacale, perché è una legge, la numero 75 del '99, a stabilire che essa scatta dalla data dell'insediamento, in questo caso il 15 aprile 2020, e non dalla nomina (Tridico è presidente Inps da ben prima, il 22 maggio 2019).

 

CONTE DI MAIO SALVINI

Che bisogno c'era allora di scrivere nella delibera del cda dell'Inps che la decorrenza degli emolumenti verrà stabilita nel decreto interministeriale? E perché poi in questo stesso decreto, varato il 7 agosto, «vista la delibera» 2 del cda dell'Inps, si afferma che la decorrenza scatta «dalla data di nomina»? Una svista o un pasticcio innescato da quanto discusso nella riunione del cda del 22 aprile? Sono questi i punti da chiarire.

 

A rasserenare Tridico ha contribuito solo la dichiarazione di Di Maio che in tv, a Che tempo che fa , ha detto di non aver perso la fiducia nel presidente dell'Inps, mentre il giorno prima aveva sorpreso un po' tutti dicendo di aver chiesto chiarimenti sulla vicenda. Tridico si schermisce e ieri mattina sosteneva di non essere stato chiamato né da Conte né da Di Maio: «Non ho parlato con nessuno».

 

di maio e tridico

Sicuramente è rimasto in stretto contatto con la ministra Catalfo. I 5 Stelle lo difenderanno, benché molto indeboliti dopo il brutto risultato ottenuto nelle elezioni regionali. Ma anche il Pd, dopo l'iniziale tentazione di affondare il coltello, ha concluso che non gli conviene, perché ci sarebbe il rischio di favorire l'implosione dei 5 Stelle e la caduta del governo.

 

2 – STIPENDIO DI TRIDICO ACCUSE TRA I PARTITI CONTE NON LO DIFENDE

Niccolò Carratelli per “la Stampa”

 

PASQUALE TRIDICO - ILLUSTRAZIONE DI EMANUELE FUCECCHI PER TPI

Molti chiedono chiarimenti, altri pretendono le dimissioni, nessuno però si prende la responsabilità o rivendica la decisione di aver aumentato lo stipendio del presidente dell'Inps Pasquale Tridico. Il premier Giuseppe Conte, quando è esploso il caso, ha detto che voleva «approfondire la vicenda», poi è rimasto in silenzio.

 

LUIGI DI MAIO A CHE TEMPO CHE FA

Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio aveva annunciato verifiche, ora dice di «non aver perso la fiducia in Tridico, né nei ministri Gualtieri e Catalfo che seguono il dossier. Una cosa sarebbe stata discutere la questione un anno fa - spiega - un'altra è adesso». Ragionamento che non convince Giorgia Meloni: «Il provvedimento è uscito dal ministero del lavoro guidato da Di Maio, con una nota del giugno 2019, inviata per conoscenza anche al premier - dice la leader di Fratelli d'Italia - quelli che chiedono spiegazioni in realtà sono i primi responsabili».

salvini meloni

 

Per ovvi motivi, Meloni sorvola sul fatto che all'epoca al governo, come vicepremier, ci fosse anche il suo alleato Matteo Salvini. Il leader della Lega nega qualsiasi responsabilità, perché «la decisione è stata presa il 7 agosto 2020, da questo governo - assicura - e comunque Tridico deve dimettersi non per l'aumento di stipendio, ma perché è indegno che siamo arrivati a fine settembre e ci siano centinaia di migliaia di padri e madri di famiglia che aspettano la cassa integrazione dalla scorsa primavera».

 

pasquale tridico luigi di maio

Al di là del giudizio sull'operato del presidente dell'Istituto di previdenza, chi ha davvero deciso la lievitazione della sua busta paga? Il 12 giugno del 2019, con una nota del capo di gabinetto del ministro del Lavoro, è stato proposto l'adeguamento dei compensi del nuovo Cda dell'Inps, che si stava costituendo: 150 mila euro all'anno al presidente, 100 mila euro al vicepresidente e 23 mila euro ai tre consiglieri.

 

SALVINI PAPEETE

Non sono passati nemmeno due mesi e la crisi partita dal Papeete ha congelato sia la nomina del Cda che l'aumento degli stipendi. La ratifica è arrivata più di un anno dopo, lo scorso 7 agosto, con un decreto interministeriale firmato dai ministri dell'Economia, Roberto Gualtieri, e del Lavoro, Nunzia Catalfo.

 

Va ricordato che lo stesso trattamento è stato riservato al presidente dell'Inail, Franco Bettoni, al vicepresidente e ai consiglieri dell'Istituto che si occupa degli infortuni sul lavoro. Tra l'altro la Direzione Risorse umane dell'Inps ha smentito l'ipotesi di retroattività: gli arretrati vanno calcolati solo a partire dalla metà di aprile, quando il Cda si è effettivamente insediato.

FRANCO BETTONI

 

Ma il centrodestra compatto continua a chiedere le dimissioni, il Partito democratico assiste con un certo imbarazzo e il Movimento 5 stelle imbastisce la difesa d'ufficio. «Tridico non è certamente una persona alla ricerca di soldi - dice il senatore Nicola Morra - è una questione nata male, perché se il presidente dell'Inps deve guadagnare 62 mila euro lordi, credo che in tante posizioni apicali di amministrazioni pubbliche verrebbe la tremarella».

 

 

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