TROVATO L’UOVO DI PASSERA PER ACCONTENTARE IL PATONZA - RECEPITO IL MESSAGGIO LANCIATO IERI DA SILVIO (“A CHI VOLETE POSSA INTERESSARE UNA FREQUENZA?”): NIENTE BEAUTY CONTEST, FREQUENZE CONGELATE E TRA UN PO’ DI TEMPO UN’ASTA APERTA SOLO AI GRUPPI TELEFONICI (CHE POCHI MESI FA SI SONO SVENATI PER IL 4G) - ANCHE DALLA RAI SEGNALI DI DISINTERESSE (“NON ABBIAMO LE RISORSE PER GAREGGIARE”) - COSÌ NESSUNO DISTURBERÀ RAISET E IL GOVERNO DI GOLDMONTI AZZERA LA PROCEDURA E PRENDE TEMPO PER LA SOLUZIONE MIGLIORE…

Carlo Tecce per "il Fatto Quotidiano"

La farsa del beauty contest è finita, niente frequenze gratuite ai gruppi televisivi con l'imbarazzante concorso di bellezza: il più forte, vince. E finisce pure la speranza di aprire il mercato a nuovi concorrenti. Perché il ministro dello Sviluppo, Corrado Passera, ha trovato il compromesso più tecnico possibile per non favorire Mediaset senza farle male.

Al ministero studiano il piano più indolore e spendibile con i cittadini, i partiti e il Cavaliere: "Fermiamo subito la gara e ci riprendiamo le frequenze, un bene collettivo da sfruttare per il Paese. Aspettiamo qualche mese, al massimo tre, e poi chiamiamo a raccolta gli operatori telefonici per ampliare la banda larga e le connessioni veloci con una vera asta.

Non possiamo correre perché pochi mesi fa queste società hanno speso quasi 4 miliardi di euro per potenziarsi con un'altra asta del governo".

E le televisioni? "Fuori. Non c'è un motivo valido per incrementare le proprietà di aziende che detengono un putiferio di canali. Il beauty contest è inaccettabile: per il momento azzeriamo la procedura così ci prendiamo del tempo per la soluzione migliore".

Il ministro Passera ha toccato il punto sensibile di Silvio Berlusconi, il suo impero mediatico e industriale. L'istinto del Cavaliere ha prodotto decine di dichiarazioni e criptici segnali di guerra: "Questa è un'imboscata contro di me". Fra un governo precario e un Cavaliere ferito, però, il risultato è pari e patta.

E dunque il compromesso accontenta tutti. Può suonare strano, ma Berlusconi dice mezze verità, a volte: "A chi volete possa interessare una frequenza?". Implicitamente, nemmeno a Mediaset che controlla quattro multiplex (pacchetti di frequenze) e ha utilizzato in via sperimentale un multiplex da assegnare. Non interessa a viale Mazzini: "Siamo entranti nel beauty contest perché c'erano gli altri . Non abbiamo le risorse per gareggiare", spiega Giancarlo Leone, vicedirettore generale Rai.

Telecom Italia Media (La7) ci spera supinamente: "Mi auguro che nel 2012 ci sia un mercato televisivo un po' diverso. Non più bloccato", esprime il suo desiderio, al brindisi natalizio, l'amministratore delegato Gianni Stella. Le televisioni generaliste partecipano al beauty contest per paura dei nuovi concorrenti, di qualcuno che possa destabilizzare il monopolio di Mediaset ammorbidito da un pizzico di Rai e di La7, mica per aumentare il proprio patrimonio. Lo fanno per congelare il passato temendo il futuro.

Passera conosce i rischi: può annullare il beauty contest con una delibera immediata, ma non può convocare un'asta per le televisione chiedendo soldi a Mediaset. Anche perché il ricorso del Biscione arriverebbe un istante dopo. L'ideatore del beauty contest, predecessore di Passera e suo consulente, Paolo Romani, avverte l'umore del Cavaliere: "Sono sempre più sconcertato e preoccupato. Questa mossa del governo va contro la Commissione europea e l'Autorità di garanzia nelle Comunicazioni che, insieme, approvarono il nostro progetto. E siamo a pochi giorni, credo, dal giudizio dei commissari e da una graduatoria imparziale. Passera non può far finta di nulla, le reazioni di Mediaset, di Rai e La7 mi sembrano intuibili".

Per evitare pasticci giuridici e conseguenze legali, i tre commissari evocati da Romani, nominati per decidere a chi distribuire le frequenze, aspettano un ordine dal governo. Che Passera discute in queste ore con i suoi collaboratori: "Non ci sono dubbi: il beauty contest non esiste più, le televisioni non meritano regali, adesso ragioniamo su cosa fare. E allestiamo un'asta per gli operatori telefonici". Che hanno più soldi da spendere.

 

CORRADO PASSERA SILVIO BERLUSCONI GIANCARLO LEONEGiovanni Stella

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni elly schlein giuseppe conte antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT - LA LEGGE ELETTORALE BY MELONI-FAZZO È PRONTA E C’È UNA SORPRESA: SECONDO RUMORS RACCOLTI DA DAGOSPIA, LA RIFORMA NON PREVEDEREBBE IL NOME DEL PREMIER SUL SIMBOLO ELETTORALE, COME INVECE SOGNAVA LA SORA GIORGIA (AVENDO FALLITO IL PREMIERATO, “MADRE DI TUTTE LE RIFORME”, PROVAVA A INTRODURLO DI FATTO) – FORZA ITALIA E LEGA HANNO FATTO LE BARRICATE, E LA DUCETTA HA DOVUTO TROVARE UN COMPROMESSO - MA TUTTO CIO'  NON TOGLIE DALLA TESTA DI GIUSEPPE CONTE, DALL'ALTO DI ESSERE STATO DUE VOLTE PREMIER, LA FISSA DELLE PRIMARIE PER LA SCELTA DEL CANDIDATO PREMIER DEL CENTROSINISTRA UNITO - ALL'INTERNO DI UN PARTITO, LE PRIMARIE CI STANNO; PER LE COALIZIONI VIGE INVECE IL PRINCIPIO DEL PARTITO CHE OTTIENE PIU' VOTI (VALE A DIRE: IL PD GUIDATO DA ELLY SCHLEIN) - NEL "CAMPOLARGO" INVECE DI CIANCIARE DI PRIMARIE, PENSASSERO PIUTTOSTO A TROVARE I VOTI NECESSARI PER RISPEDIRE A CASA I “CAMERATI D'ITALIA” DELL’ARMATA BRANCA-MELONI…

giancarlo giorgetti - foto lapresse

FLASH! – UN “TESORO” DI RUMORS: I RAPPORTI TRA IL MINISTRO DELL’ECONOMIA, GIANCARLO GIORGETTI, E IL SUO PARTITO, LA LEGA, SEMBRANO GIUNTI AL CAPOLINEA – IL “DON ABBONDIO DEL CARROCCIO”, QUALCHE GIORNO FA, PARLANDO DEL CASO VANNACCI, SI SAREBBE SFOGATO IN PARLAMENTO CON UN CAPANNELLO DI COLLEGHI LEGHISTI (TRA CUI ANCHE QUALCHE FRATELLINO D’ITALIA), MOSTRANDO TUTTA LA SUA DISILLUSIONE - LA SINTESI DEL SUO RAGIONAMENTO? “NON MI SENTO PIÙ DELLA LEGA, CONSIDERATEMI UN MINISTRO TECNICO…”

donald trump emmanuel macron charles kushner

DAGOREPORT – NEL SUO DELIRIO PSICHIATRICO, DONALD TRUMP STAREBBE PENSANDO DI NON PARTECIPARE AL G7 DI EVIAN, IN FRANCIA, A GIUGNO - SAREBBE UNA RITORSIONE PER L'''AMMONIMENTO'' DATO DAL DETESTATISSIMO MACRON ALL’AMBASCIATORE USA, CHARLES KUSHNER (CHE DEL TYCOON E' IL CONSUOCERO), CHE SE NE FREGA DI FORNIRE SPIEGAZIONI AL MINISTRO DEGLI ESTERI, BARROT, SUI COMMENTI FATTI DA WASHINGTON SULLA MORTE DEL MILITANTE DI DESTRA, QUENTIN DERANQUE - PER LO STESSO MOTIVO ANCHE GIORGIA MELONI, DIMENTICANDO CHE L'ITALIA E' NELL'UE E HA MOLTO DA PERDERE, HA IMBASTITO UNA GUERRA DIPLOMATICA CON MACRON - È UNA COINCIDENZA O C’È UNA STRATEGIA COMUNE TRA LA DUCETTA E TRUMP?