donald trump e la nato - vignetta by vukic

DONALD, TE C’HANNO MAI MAN-NATO? TRUMP CONTINUA A MINACCIARE UN’USCITA COMPLETA DEGLI STATI UNITI DALLA NATO, MA SI TRATTEREBBE DI UNO SCENARIO IMPROBABILE – WASHINGTON PERDEREBBE L’ACCESSO A BASI STRATEGICHE IN EUROPA, FONDAMENTALI PER OPERAZIONI MILITARI GLOBALI – SPOSTARE SOLDATI, FAMIGLIE, MEZZI E LA COSTRUZIONE DI NUOVE BASI ALTROVE COSTEREBBE “CENTINAIA DI MILIARDI DI DOLLARI E ANNI DI LAVORO – ULTIMO, GLI USA PERDEREBBERO MOLTISSIMI VANTAGGI ECONOMICI: L’ALLEANZA ATLANTICA GARANTISCE ENORMI COMMESSE ALLE INDUSTRIE AMERICANE: UN’USCITA METTEREBBE A RISCHIO ESPORTAZIONI PER CIRCA 240 MILIARDI DI DOLLARI L’ANNO…

Estratto dell’articolo di Giuseppe Sarcina per il "Corriere della Sera"

donald trump e la nato - vignetta by vukic

 

Da diversi mesi, ormai, il Segretario generale della Nato, Mark Rutte, ripete ai leader dei Paesi europei: cerchiamo di assecondare il più possibile Donald Trump, perché le sue reazioni potrebbero essere imprevedibili. […]

 

 Trump ha prima annunciato che ritirerà 5 mila soldati statunitensi dalla Germania; poi ieri ha aggiunto che potrebbero essere anche di più. La stessa sorte può toccare a Italia e Spagna. […] Il leader della Casa Bianca potrà anche ordinare un leggero ridimensionamento della presenza militare americana che, al 31 dicembre 2025, stando alle cifre ufficiali diffuse dal Pentagono, era composta da 68 mila unità. Ma Trump non si spingerà al punto da abbandonare completamente la Nato. Per quale ragione?

 

Ce ne sono almeno tre. La prima è la più evidente e anche la più importante. Gli Stati Uniti possono contare su numerose basi e installazioni militari nel Vecchio Continente, nel quadro della Nato e/o a uso esclusivo degli interessi americani. È difficile immaginare che, una volta usciti dalla Nato, Washington possa continuare a operare in queste basi con la stessa efficienza e, soprattutto, con la stessa collaborazione da parte dei Paesi ospitanti. […]

donald trump - nato

 

La seconda ragione non è così vitale, ma ha comunque un certo peso. Quanto costerebbe al bilancio degli Stati Uniti smantellare anche solo una parte del presidio europeo? Il generale Mark Hertling, già comandante delle forze armate Usa in Europa e che in quel ruolo ha gestito il rientro di truppe Usa dal 2003 al 2011, ha scritto sui Social che ci vorrebbero «centinaia di miliardi di dollari» e almeno «quattro anni di pianificazione». Una stima esagerata?

 

Può darsi. Tuttavia bisogna calcolare che non vanno trasferiti solo i soldati, ma anche le loro famiglie e il personale di supporto. Sempre intorno a Ramstein, giusto per rimanere in Germania,ruota la «Kaiserslautern Military Community», formata da 54 mila americani. Inoltre, vanno considerati altri possibili costi, come il trasporto di mezzi e di attrezzature sofisticate. […] Andrebbero costruite altre basi, altri presidi. Sì, ma dove? In ogni caso sarebbero spese in più.

 

DONALD TRUMP E MARK RUTTE - VERTICE NATO AJA

Infine, ci sono quelli che vengono definiti «i dividendi nascosti» della Nato. Sono gli ordinativi, le commesse per le industrie americane. La voce più ovvia e più consistente è quella delle armi. L’indiscussa, almeno per ora, egemonia delle aziende Usa si fonda chiaramente sui grandi contratti come quelli per costruire i caccia F-35, i missili a lungo raggio o le batterie di difesa Patriot.

 

Ma non basta. È molto importante anche il reticolo di 1.300 accordi tra i 32 Paesi membri che fissano gli standard degli ordigni e delle dotazioni Nato: si va dal calibro delle munizioni, fino al diametro dei serbatoi. Sono requisiti a suo tempo imposti da Washington e che favoriscono, in larga misura, non solo l’apparato industriale militare degli Stati Uniti, ma anche i settori che offrono circa 5.500 prodotti «dual use», per utilizzo sia bellico e civile: l’elettronica, i computer, i laser, il nucleare e altro ancora.

 

donald trump - nato

Il Csis, il Center for Strategic & International Studies di Washington, calcola che l’uscita degli Stati Uniti dalla Nato metterebbe a rischio esportazioni verso i partner per un totale di 240 miliardi di dollari, all’anno.

 

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