trump pasdaran iran

TRUMP FA IL GIOCO DELLE TRE CARTE AI PASDARAN: ANNUNCIA CHE LA GUERRA È FINITA (E L’HA VINTA LUI), MA INVIA ALTRE MIGLIAIA DI MARINES E PARACADUTISTI IN MEDIO ORIENTE – LA PROPOSTA DEGLI USA IN QUINDICI PUNTI PREVEDE LA RINUNCIA TOTALE AL PROGRAMMA ATOMICO MILITARE (MA NON CIVILE) E UN RIDIMENSIONAMENTO DI QUELLO MISSILISTICO. TEHERAN QUESTA VOLTA HA IL COLTELLO DALLA PARTE DEL MANICO: HA IN MANO IL CONTROLLO DELLO STRETTO DI HORMUZ E VUOLE TENERSELO STRETTO – L’OPZIONE HOUTHI: INIZIARE A COLPIRE ANCHE IL MAR ROSSO, PER PARALIZZARE IL MONDO E COSTRINGERE TRUMP A CEDERE, IN GINOCCHIO…

DONALD TRUMP CON LA CHITARRA

IRAN: AXIOS, PENTAGONO LAVORA A 4 PIANI CON INVASIONI TERRA

(AGI) - Il Pentagono sta lavorando a opzioni militari per un "colpo finale" in Iran che potrebbe includere l'uso delle forze di terra e una massiccia campagna di bombardamenti. Lo riferisce Axios citando due funzionari statunitensi e due fonti a conoscenza del dossier.

 

Quattro gli scenari elencati da Axios. "Invadere o bloccare l'isola di Kharg, il principale hub di esportazione di petrolio dell'Iran" oppure l'isola di Larak, fondamentale per il controllo dello stretto di Hormuz, "avamposto strategico che ospita bunker iraniani, imbarcazioni d'attacco in grado di far saltare in aria navi da carico e radar che monitorano i movimenti nello stretto".

 

I COLLOQUI DI DONALD TRUMP CON L IRAN - VIGNETTA

Terza possibilita', prendere il controllo dell'isola "di Abu Musa e di due isole minori, che si trovano vicino all'ingresso occidentale dello stretto" di Hormuz contese tra Iran ed Emirati Arabi Uniti. Infine, "bloccare o sequestrare navi che stanno esportando petrolio iraniano sul lato orientale dello stretto di Hormuz". Secondo alcuni nell'amministrazione, "una dimostrazione schiacciante di forza" servirebbe sia a creare "piu' leva nei colloqui di pace" sia a dare al presidente Donald Trump qualcosa "per dichiarare la vittoria".

 

IRAN NEGOZIATI FANTASMA

Estratto dell’articolo di Alberto Simoni per “la Stampa”

 

DONNA PIANGE DI FRONTE A UN PALAZZO DISTRUTTO DALLE BOMBE A TEHERAN - FOTO LAPRESSE

«Se l'Iran non accetta la realtà, ovvero la sconfitta militare, il presidente scatenerà l'inferno, non sta bluffando». Karoline Leavitt, portavoce di Donald Trump si muove in un ginepraio di domande sui negoziati, sugli obiettivi, sulle truppe di terra, su Hormuz nel consueto briefing alla Casa Bianca consegnando poche certezze, ma confermando la narrazione che l'Amministrazione da giorni persegue.

 

Ovvero che la Repubblica islamica non ha più armi, navi, difesa antiaerea, comunicazione e che quindi è stata annientata. «Siamo vicini al raggiungimento degli obbiettivi», ha detto Leavitt sottolineando che la finestra delle «grandi operazioni militari resta quella di 4-6 settimane come detto all'inizio».

 

mohammad baqer ghalibaf 9

Sembrerebbero condizioni per arrivare a quella «resa incondizionata» che Trump aveva preteso ormai due settimane fa e che anziché materializzarsi si è tramutata nella chiusura di Hormuz, nell'attacco iraniano a raffinerie e campi petroliferi nei Paesi del Golfo e a colpire le basi americane e gli asset Usa in mare.

 

L'Amministrazione diffonde la narrazione che ci sono negoziati in corso, e che i «colloqui sono produttivi». Quello che dietro le quinte però filtra è un malessere diffuso.

Dal team di Witkoff – apprende La Stampa – escono commenti del tipo: «Siamo senza opzioni, non sappiamo cosa fare».  [..]

 

PALAZZI DISTRUTTI DALLE BOMBE A TEHERAN - FOTO LAPRESSE

AVANZANO LE TRATTATIVE L’IRAN NEGA MA CONSEGNA CINQUE RICHIESTE AGLI USA

Estratto dell’articolo di Paolo Mastrolilli per “la Repubblica”

 

L'Iran ha rifiutato le condizioni americane per porre fine alla guerra, ma ha risposto avanzando le proprie. La Casa Bianca dice che i colloqui vanno avanti, […] anche se i paracadutisti hanno ricevuto l'ordine di prepararsi a partire per il Golfo Persico. […]

 

Martedì il capo della Casa Bianca aveva detto che le conversazioni andavano bene, con un interlocutore autorevole e credibile ma rimasto anonimo, che i media avevano identificato come il leader del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf. Quindi era circolato un piano in 15 punti, che fra le altre cose comprendeva la rinuncia a costruire armi atomiche, la consegna dell'uranio arricchito ancora nelle mani di Teheran, la limitazione dei missili e la riapertura di Hormuz.

 

meme su mojtaba khamenei

Ieri mattina la Repubblica islamica ha smentito, per bocca del portavoce militare Ebrahim Zolfaqari, sfottendo Trump: «Sta negoziando con se stesso. Saremo noi a decidere quando finiremo la guerra, non lui».

 

Nello stesso tempo però ha pubblicato le proprie cinque condizioni che porterebbero alla fine del conflitto, tra cui l'impegno a non attaccarla più e la sovranità sullo Stretto, dove chi passa dovrebbe pagare una tassa di un paio di milioni per nave.

 

[…]  La leva di pressione della forza è stata confermata dall'ordine dato a circa mille paracadutisti della 82nd Division di prepararsi a partire per il Golfo, mentre arrivano i marines che potrebbero occupare il terminale petrolifero di Kharg, la costa di Hormuz o sequestrare l'uranio arricchito. […]

 

[…] Il segretario generale dell'Onu Guterres ha però commentato che «la guerra è andata già troppo avanti». Lo sa o lo teme il premier israeliano Netanyahu, che avrebbe ordinato ai suoi militari di accelerare nelle prossime 48 ore i bombardamenti per distruggere la maggior parte possibile delle strutture e capacità militari iraniane. […]

 

Sergei Lavrov Abbas Araghchi

LA GUERRA DELLE BOZZE IL FRAGILE DIALOGO SI DECIDE SU NUCLEARE E HORMUZ

Estratto dell’articolo di Filippo Santelli per “la Repubblica”

 

[…] Il fronte tutto nuovo […] è il blocco di Hormuz, l'arma con cui il regime è riuscito ad alzare a dismisura il prezzo del conflitto, per i vicini del Golfo che da lì devono esportare gas e petrolio e per tutto il mondo che li deve comprare. Per evitare che il ricatto si riproponga in futuro gli Stati Uniti vogliono che l'Iran assicuri ora e per sempre libero transito attraverso le acque internazionali.

 

Teheran invece alza l'asticella e reclama il riconoscimento della sua sovranità sullo Stretto, "diritto naturale e legale" con cui riscuotere pedaggio. È una richiesta irricevibile, per tutto il mondo.

 

BENJAMIN NETANYAHU BURATTINAIO DI DONALD TRUMP

[…] La carota che Trump mette sul piatto è quella economica, da sempre suo cavallo di battaglia. Tra i 15 punti per il cessate il fuoco c'è la cancellazione delle sanzioni che soffocano l'Iran. Il regime ha disperato bisogno di risorse, viste le enormi spese per la ricostruzione che dovrà affrontare. Ma anche qui rilancia, chiedendo pure il pagamento dei danni di guerra.

 

[…]  Vero è che in ogni negoziato le richieste iniziali vanno lette in chiave tattica. Specie quelle pubbliche di Teheran, che prova a proiettare dentro e fuori un'immagine di forza per strappare più concessioni, sperando che Trump abbia più urgenza di lei di chiudere il conflitto.

 

SOCCORRITORI DOPO UN ATTACCO A TEHERAN

Tattica a parte però, immaginare un compromesso complessivo che soddisfi le linee rosse di tutti gli attori, compresi Israele e i Paesi del Golfo, e restituisca un grado minimo di stabilità al Medio Oriente, appare davvero difficile. Un'intesa solo parziale eviterebbe ulteriori escalation, lo scenario peggiore e non certo impossibile.

Ma rischierebbe di collassare al primo soffio di vento.

 

 

IL REGIME SEGUE IL «MODELLO HOUTHI»: RILANCI E ATTACCHI PER SOPRAVVIVERE A OLTRANZA

Estratto dell’articolo di Greta Privitera e Guido Olimpio per il “Corriere della Sera”

 

L’ Iran insiste con la strategia del rilancio. […] L’ultima minaccia è che potrebbero estendere il conflitto a Bab el-Mandeb — lo stretto tra Yemen, Gibuti ed Eritrea — dove contano sulla complicità degli amici Houthi, le milizie sciite yemenite non ancora intervenute […]: «Se gli americani intendono intervenire su Hormuz, dovrebbero fare attenzione a non aggiungere un altro Stretto alle loro sfide. Siamo preparati a inasprire la situazione».

HOUTHI ATTACCANO PETROLIERA GRECA

 

[…]  Come nota l’esperto Hamidreza Azizi, la Repubblica islamica non reagisce più solo d’istinto, non si accontenta di incassare e restituire il colpo. Sta riscrivendo le regole del gioco, dilatando il campo di battaglia e dando vita a una strategia in metamorfosi, che trasforma il divario militare in un’arma letale. [….]

 

L’Iran sta adottando il «modello» Houthi, al quale ha contribuito con i pasdaran nella veste di consiglieri. Quel conflitto nel Mar Rosso è stato un poligono di prova perfetto: armi testate sul campo, lezione su come strangolare il traffico navale con due soli trucchi, attacchi diretti o semplice minaccia.

 

VIGNETTA ELLEKAPPA - NETANYAHU TIENE AL GUINZAGLIO TRUMP

I missili, i droni, i barchini esplosivi, le mine marine sono lo stesso arsenale, potenziato, che i Guardiani sfoderano oggi nel Golfo. Anche il passaggio selettivo utilizzato dagli Houthi è stato applicato.

 

Quel che si è visto nel Mar Rosso ha acceso negli ayatollah l’ambizione di trasformare Hormuz nel nuovo Canale di Suez. Sognano che diventi un pedaggio marittimo da intascare, una voce preziosa per le casse del governo, come è stato Suez per l’Egitto. Certo, Hormuz non è Stretto solo loro — il corridoio lambisce Emirati e Oman — ma Teheran ci prova lo stesso. […]

RAID DI ISRAELE CONTRO GLI HOUTHI IN YEMEN missile degli houthi cade in israelemissile degli houthi colpisce aeroporto di tel aviv

 

HOUTHI ATTACCANO PETROLIERA GRECA

 

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