salvini

SI SALVINI CHI PUÒ – IL PIÙ ORTODOSSO DEI GRILLINI, NICOLA MORRA: ''VEDREMO SE SALVINI STACCHERÀ LA SPINA DOPO LE ELEZIONI EUROPEE. PER ORA CI RUBA CONSENSI. SE È DIFFICILE COMPETERE CON LUI A DESTRA, DOVREMMO ALMENO PRESIDIARE L'ELETTORATO DI SINISTRA, CHE CI LASCIA PERCHÉ È INSOFFERENTE VERSO L'ALLEANZA CON LA LEGA. MA DI MAIO NON C'È, SI AFFIDA SOLO A CASALINO, LASCIAMO PERDERE - L'ALTRO GIORNO C' È STATO IL SIPARIETTO TRA ALBERTO BAGNAI, L'ECONOMISTA DI SALVINI, E IL MINISTRO GIOVANNI TRIA. IL PRIMO UNA RICETTA SPUMEGGIANTE, TUTTA BOLLICINE. IL SECONDO LA SOLITA ACQUA PUTRIDA"

Augusto Minzolini per il Giornale

 

CONTE E SALVINI

Giovedì pomeriggio, nei saloni di Palazzo Madama dove aleggiano dubbi e timori a 5stelle, il più ortodosso dei grillini, Nicola Morra, scruta la nuova stagione politica insieme al più intransigente dei paladini dei consumatori, Elio Lannutti.

 

nicola morra

Anche lui senatore pentastellato. «Stiamo nei guai!», esclama Morra: «Vedremo se Salvini staccherà la spina dopo le elezioni europee. Per ora ci ruba consensi o ce li fa perdere. Se è difficile competere con lui a destra, dovremmo almeno presidiare l' elettorato di sinistra, che ci lascia perché è insofferente verso l' alleanza con la Lega. Ma Di Maio non c' è si affida solo a Casalino lasciamo perdere. E noi paghiamo le contraddizioni del governo. L' altro giorno c' è stato il siparietto tra Alberto Bagnai, l' economista di Salvini, e il ministro Giovanni Tria. Il primo una ricetta spumeggiante, tutta bollicine. Il secondo la solita acqua putrida. La Lega osa. Di Maio, invece, per fare risultati nei suoi ministeri dovrà aspettare. E fino ad allora che fa? Sta in Africa? Mentre in Italia si vota!».

luigi di maio elio lannutti

 

Lannutti non è meno pessimista ma immagina un altro epilogo. «Tria come Monti», si lamenta. «L' unica nostra speranza aggiunge - è che l' opinione pubblica vada in over dose di Salvini. Lui, però, non andrà al voto, punterà a fare un governo con il centrodestra». Fuori campo lo storico Aldo Giannuli, grillino deluso, è ancora più tranchant sull' ultima ipotesi, quella che Salvini si innamori della maggioranza gialloverde per sempre: «Ci crede solo Di Maio!».

 

SALVINI DI MAIO

È diventata una fissazione, tutti tentano di capire cosa abbia in mente Salvini, quali saranno le sue mosse. Una fobia che i partner di governo cioè i grillini, condividono anche con l' opposizione e la mezza opposizione. «Ormai è una consuetudine racconta l' azzurro Enrico Costa i salviniani su ogni cosa ci dicono: accontentatevi, non esagerate, perché i grillini vogliono fare anche di peggio Ci prendono per il naso».

 

salvini di maio

Mentre il capo dei senatori della Meloni, Stefano Bertacco, sussurra: «Di Maio non esiste: a maggio, lo do per sicuro, Salvini va a Palazzo Chigi con una maggioranza di centrodestra più i refrattari alle elezioni».

 

Ora il problema non sono tanto i propositi futuri del leader della Lega, o le sue promesse da marinaio, ciò che colpisce è come tutti pendano dalle sue labbra, come Salvini sia diventato il «dominus» dell' attuale fase politica. Ci sarà pure che lui si è proposto come «maschio alfa» del governo, che Di Maio è ancora un vicepremier in cerca d' autore, ma se vogliamo restare al lessico tradizionale della politica, senza ricorrere all' antropologia o alla psicologia, basterebbe dire che Salvini ha conquistato la «centralità», quella condizione particolare che piaceva tanto ai democristiani, a Berlusconi o a Prodi.

 

DELVOX TRIA SALVINI DI MAIO

Il che può apparire a prima vista paradossale, per non dire assurdo: il più populista di tutti, il più estremista di tutti, che diventa centrale? Sembra una contraddizione in termini. Ma in realtà è la conseguenza di quanto è cambiata la società italiana (e con lei la geografia della politica). Di fatto il portato di un' intuizione che aveva avuto in passato il Cav: «Qui i più arrabbiati sono i moderati!». E che Salvini ha coltivato.

 

Il resto lo ha fatto una certa capacità manovriera per non dire spregiudicatezza - del personaggio, l' insipienza del vertice grillino, l' immobilismo della supposta opposizione di Forza Italia e gli errori del Pd. In fondo la settimana tipo del leader leghista è più o meno questa: nel tradizionale lunedì di Arcore, ventila per il futuro al Cav un possibile cambio di maggioranza che riporti il centrodestra al governo; il martedì a Palazzo Chigi fa immaginare a Conte e Di Maio un lungo sodalizio; il mercoledì torna a promettere alla Meloni la presidenza del Copasir, o qualcosa giù di lì; il giovedì lancia la prima proposta che gli viene mente, che fa infuriare Saviano, Santoro e Vauro, ma manda in visibilio due terzi degli italiani.

 

MATTEO SALVINI LUIGI DI MAIO

Risultato: è centrale non solo negli equilibri politici, ma anche nell' immaginario collettivo. Ad esempio, i «rom» che inveiscono contro lo sgombro del loro «campo», non se la prendono con il governo ma direttamente con Salvini, mentre gli abitanti del quartiere lo applaudono.

 

di maio conte salvini

Com' è potuto accadere? Una legge elettorale che di fatto ha consegnato la «golden share» del centrodestra alla Lega: proposta da Salvini a Renzi, e accettata dal Cav. Ed ancora, l' ok, sia pure strappato a denti stretti, di Berlusconi al governo giallo-verde per evitare le elezioni. Ed infine, l' incredibile fragilità e la disarmante incompetenza grillina.

 

luigi di maio giuseppe conte matteo salvini

Ieri, ad esempio, per evitare critiche nell' assemblea dei deputati 5stelle Di Maio ha invitato i suoi ad evitare discussioni politiche, ma «a lavorare»: parafrasando, così, involontariamente, un cartello che nel ventennio capeggiava in tutti gli uffici pubblici.

Solo che gli uffici pubblici non sono organismi politici. Per non parlare dell' incapacità dimostrata dai 5stelle in tutte le trattative.

 

Ad esempio, nel duello con la Lega sui vertici Cassa Depositi e Prestiti, hanno accettato il candidato delle Fondazioni per la presidenza, Massimo Tononi; poi hanno lanciato Fabrizio Palermo; fallita l' operazione hanno contrapposto a Massimo Sarmi, il candidato di Salvini al ruolo di amministratore, il nome di Dario Scannapieco, ultimo dei Ciampi boys.

luigi di maio matteo salvini

 

Regista dell' operazione per i grillini, Stefano Buffagni, che, non sapendo che pesci prendere, ha eseguito tutti i desideri di Giuseppe Guzzetti, padre e padrone delle fondazioni bancarie. Cioè, il numero uno del sistema finanziario del Paese. In sintesi: se Salvini ha convertito pezzi di establishment (vedi Sarmi), i grillini sono stati convertiti dall' establishment.

 

Insomma, tra il leghista e i grillini non c' è partita. Mentre la tentazione delle altre opposizioni è quella di non entrare in partita, di temporeggiare: un atteggiamento che lascia fin troppo campo libero al leghista. Eppure di cose ce ne sarebbero da dire, se in sette riunioni del consiglio dei ministri il governo, oltre alle direttive Ue (il colmo per un esecutivo sovranista), ha approvato solo un decreto che allunga dei termini dei processi al tribunale di Bari, finito, per la sede pericolante, in una tendopoli.

luigi di maio matteo salvini

 

Ma il Cav predica ai suoi cautela, un giorno sì e un altro pure. Tanta prudenza. Fin troppa. L' altro giorno, nella «chat» dei senatori di Forza Italia, all' ennesimo messaggio di Francesco Giro, che riportava le ultime gesta del leader leghista, l' ex sindaco di Pietrasanta, Massimo Mallegni, è sbottato: «Francesco non ne posso più di leggere questi incensamenti di Salvini! Io sono di Forza Italia, sto all' opposizione e amo Berlusconi».

 

luigi di maio e matteo salvini

E anche sul versante Pd, si prende tempo. «L' errore ha spiegato Renzi ai suoi lo ha fatto Berlusconi. Io per ora sto a casa, posso aspettare: ho 43 anni. Presto quei due andranno a sbattere. E Salvini si sfracellerà prima di Di Maio». Previsione azzeccata, o speranza malriposta?

 

Lo dirà la storia. Ma i leghisti dell' era Salvini non si fanno tanti problemi, né con gli oppositori, né con gli alleati di oggi ma forse nemici di domani. «Se le cose andranno bene è la teoria che il sottosegretario all' interno, Candiani, espone da settimane - noi ci prenderemo il merito. Se andranno male, diremo che i grillini non sono stati all' altezza».

 

 

 

 

 

 

Ultimi Dagoreport

elly schlein giuseppe conte giorgia meloni rocco casalino

DAGOREPORT - QUESTA VOLTA, ROCCO CASALINO HA RAGIONE: ELLY SCHLEIN SULLA QUESTIONE ATREJU “HA SBAGLIATO TUTTO” - LA GRUPPETTARA DEL NAZARENO, CHIEDENDO UN FACCIA A FACCIA CON GIORGIA MELONI, HA DIMOSTRATO DI ESSERE ANCORA UNA VOLTA UN’ABUSIVA DELLA POLITICA. HA SERVITO SUL PIATTO D’ARGENTO ALLA DUCETTA L’OCCASIONE DI FREGARLA, INVITANDO ANCHE GIUSEPPE CONTE PER UN “THREESOME” IN CUI LA PREMIER AVREBBE SPADRONEGGIATO – IN UN CONFRONTO A TRE, CON ELLY E PEPPINIELLO CHE SI SFANCULANO SULLA POLITICA INTERNAZIONALE, DAL RIARMO ALL’UCRAINA, E FANNO A GARA A CHI SPARA LA “PUTINATA” O LA “GAZATA” PIÙ GROSSA, LA DUCETTA AVREBBE VINTO A MANI BASSE – QUEL FURBACCHIONE DI CONTE NON SI TIRA INDIETRO: NONOSTANTE LA DEM SI SIA SFILATA, LUI CONFERMA LA SUA PRESENZA AL DIBATTITO: "MI DISPIACE DEL FORFAIT DI ELLY, PER ME È IMPORTANTE CHE CI SIA UN CONFRONTO E POTEVAMO FARLO ANCHE INSIEME. POTEVAMO INCALZARE LA PREMIER..."

alessandro giuli beatrice venezi gianmarco mazzi

DAGOREPORT - A CHE PUNTO SIAMO CON IL CASO VENEZI? IL GOVERNO, CIOÈ IL SOTTOSEGRETARIO ALLA CULTURA GIANMARCO MAZZI, HA SCELTO LA STRATEGIA DEL LOGORAMENTO: NESSUN PASSO INDIETRO, “BEATROCE” IN ARRIVO ALLA FENICE DI VENEZIA NEI TEMPI PREVISTI, MENTRE I LAVORATORI VENGONO MASSACRATI CON DISPETTI E TAGLI ALLO STIPENDIO. MA IL FRONTE DEI RESISTENTI DISPONE DI UN’ARMA MOLTO FORTE: IL CONCERTO DI CAPODANNO, CHE SENZA L’ORCHESTRA DELLA FENICE NON SI PUÒ FARE. E QUI STA IL PUNTO. PERCHÉ IL PROBLEMA NON È SOLO CHE VENEZI ARRIVI SUL PODIO DELLA FENICE SENZA AVERE UN CURRICULUM ADEGUATO, MA COSA SUCCEDERÀ SE E QUANDO CI SALIRÀ, NELL’OTTOBRE 2026 - CI SONO DUE VARIABILI: UNA È ALESSANDRO GIULI, CHE POTREBBE RICORDARSI DI ESSERE IL MINISTRO DELLA CULTURA. L’ALTRA È LA LEGA. ZAIA SI È SEMPRE DISINTERESSATO DELLA FENICE, MA ADESSO TUTTO È CAMBIATO E IL NUOVO GOVERNATORE, ALBERTO STEFANI, SEMBRA PIÙ ATTENTO ALLA CULTURA. IL PROSSIMO ANNO, INOLTRE, SI VOTA IN LAGUNA E IL COMUNE È CONTENDIBILISSIMO (LÌ LO SFIDANTE DI SINISTRA GIOVANNI MANILDO HA PRESO UNO 0,46% PIÙ DI STEFANI)

emmanuel macron friedrich merz giorgia meloni donald trump volodymyr zelensky vladimir putin

DAGOREPORT – ET VOILA', ANCHE SULLA SCENA INTERNAZIONALE, IL GRANDE BLUFF DI GIORGIA MELONI È STATO SCOPERTO: IL SUO CAMALEONTISMO NON RIESCE PIÙ A BARCAMENARSI TRA IL TRUMPISMO E IL RUOLO DI PREMIER EUROPEO. E L'ASSE STARMER-MACRON-MERZ L'HA TAGLIATA FUORI – IL DOPPIO GIOCO DELLA "GIORGIA DEI DUE MONDI" HA SUPERATO IL PUNTO DI NON RITORNO CON LE SUE DICHIARAZIONI A MARGINE DEL G20 IN SUDAFRICA, AUTO-RELEGANDOSI COSÌ AL RUOLO DI “ORBAN IN GONNELLA”,  CAVALLO DI TROIA DEL DISGREGATORE TRUMP IN EUROPA - DITE ALLA MELONA CHE NON È STATO SAGGIO INVIARE A GINEVRA IL SUO CONSIGLIERE DIPLOMATICO, FABRIZIO SAGGIO… - VIDEO

barigelli cairo

DAGOREPORT - PANDEMONIO ALLA "GAZZETTA DELLO SPORT"! IL DIRETTORE DELLA “ROSEA” STEFANO BARIGELLI VIENE CONTESTATO DAL COMITATO DI REDAZIONE PER LE PRESSIONI ANTI-SCIOPERO ESERCITATE SUI GIORNALISTI – LA SEGRETARIA GENERALE FNSI DENUNCIA: “I COLLEGHI DELLA 'GAZZETTA' CHE VOGLIONO SCIOPERARE VENGONO RINCORSI PER I CORRIDOI DAI LORO CAPIREDATTORI E MINACCIATI: ‘NON TI FACCIO FARE PIÙ LA JUVENTUS…” - BARIGELLI AVREBBE RECLUTATO UNA VENTINA DI GIORNALISTI PER FAR USCIRE IL GIORNALE SABATO E DIMOSTRARE COSI' ALL’EDITORE URBANETTO CAIRO QUANTO CE L’HA DURO – LA VICE-DIRETTRICE ARIANNA RAVELLI AVREBBE PURE DETTO IN MENSA A BARIGELLI: “STIAMO ATTENTI SOLO CHE NON CI SPUTTANI DAGOSPIA...” - VIDEO

luigi lovaglio giuseppe castagna giorgia meloni giancarlo giorgetti francesco gaetano caltagirone milleri monte dei paschi di siena

DAGOREPORT - È VERO, COME SOSTENGONO "CORRIERE" E “LA REPUBBLICA”, CHE L’OPERAZIONE MPS-MEDIOBANCA È “PERFEZIONATA E IRREVERSIBILE”? PIU' SAGGIO ATTENDERE, CON L'EVENTUALE AVANZAMENTO DELL'INCHIESTA GIUDIZIARIA MAGARI (IERI ED OGGI SONO STATI PERQUISITI GLI UFFICI DEGLI INDAGATI), QUALE SARÀ LA RISPOSTA DEGLI INVESTITORI DI PIAZZA AFFARI (GIA' MPS E' STATA MAZZOLATA IN BORSA) - POTREBBERO ANCHE ESSERCI RIPERCUSSIONI SUL COMPAGNO DI AVVENTURE DI CALTARICCONE, FRANCESCO MILLERI, CHE GUIDA L'HOLDING DELFIN LA CUI PROPRIETÀ È IN MANO AI LITIGIOSISSIMI 8 EREDI DEL DEFUNTO DEL VECCHIO - MA IL FATTO PIÙ IMPORTANTE SARA' IL RINNOVO AD APRILE 2026 DELLA GOVERNANCE DI GENERALI (PER CUI È STATA ESPUGNATA MEDIOBANCA) E DI MPS DEL LOQUACE CEO LUIGI LOVAGLIO (VEDI INTERCETTAZIONI) - INFINE, PIÙ DI TUTTO, CONTANO I PASSI SUCCESSIVI DELLA PROCURA DI MILANO, CHE PUÒ SOSPENDERE L’OPERAZIONE DELLA COMBRICCOLA ROMANA FAVORITA DA PALAZZO CHIGI SE INDIVIDUA IL RISCHIO DI REITERAZIONE DEI REATI (DA PIAZZA AFFARI SI MOLTIPLICANO LE VOCI DI NUOVI AVVISI DI GARANZIA IN ARRIVO PER I "FURBETTI DEL CONCERTINO''...)

putin witkoff marco rubio donald trump zelensky

DAGOREPORT – SI ACCENDE LA RIVOLTA DEL PARTITO REPUBBLICANO CONTRO TRUMP - I DANNI FATTI DA STEVE WITKOFF (SOTTO DETTATURA DI PUTIN), HANNO COSTRETTO L’IDIOTA DELLA CASA BIANCA A METTERE IN CAMPO IL SEGRETARIO DI STATO MARCO RUBIO CHE HA RISCRITTO IL PIANO DI PACE RUSSIA-UCRAINA - CON IL PASSARE DELLE ORE, CON UN EUROPA DISUNITA (ITALIA COMPRESA) SUL SOSTEGNO A KIEV, APPARE CHIARO CHE PUTIN E ZELENSKY, TRA TANTE DISTANZE, SONO IN SINTONIA SU UN PUNTO: PRIMA CHIUDIAMO LA GUERRA E MEGLIO È…