VANNACCI E’ UNA MINA VAGANTE! IL GENERALE, CHE VENERDÌ SARÀ ALL’ARISTON, INVITATO “DA AMICI” AL FESTIVAL DI SANREMO”, È PRONTO A DAR FILO DA TORCERE AL CENTRODESTRA SU “BATTAGLIE IDENTITARIE” - L’OBIETTIVO DELL’EX PARA’ DI OTTENERE DA QUI ALLE ELEZIONI A UN RICONOSCIMENTO DA PARTE DI GIORGIA MELONI, NONOSTANTE IL VETO DI SALVINI. MA LE DISTANZE AL MOMENTO SONO INCOLMABILI VISTI I PALETTI FISSATI DA FAZZOLARI, BRACCIO DESTRO DI MELONI, SULL’APPOGGIO ALL’UCRAINA ALL’INSEGNA DEL RAGIONAMENTO CHI NON STA CON KIEV È FUORI DALLA COALIZIONE...
Marco Cremonesi,Simone Canettieri per il “Corriere della Sera” - Estratti
Blitz romano del «generale volante». Roberto Vannacci l’altra sera ha portato a cena i suoi tre deputati — Rossano Sasso, Edoardo Ziello ed Emanuele Pozzolo — per festeggiare, a base di carne alla brace e vino rosso, l’ingresso in Europa nella famiglia di AfD e pianificare insieme l’operazione «mina vagante».
CARLO CONTI E ROBERTO VANNACCI - MEME BY DAGOSPIA
A partire dalla prossima settimana il leader di Futuro nazionale inizierà a presentare emendamenti al decreto Sicurezza. Poi si presenterà al cospetto della stampa estera, il 5 marzo, giovedì, per spiegare ai giornalisti il suo progetto. Non ancora domo pungolerà la maggioranza con una serie di iniziative a favore della famiglia tradizionale.
In queste 24 ore romane Vannacci ha parlato con i suoi fedelissimi della linea politica da tenere. L’idea è quella di una doppia azione: in Italia punta ad allargare il perimetro del centrodestra, e intanto lanciare la campagna acquisti sui territori. Spera da qui alle elezioni a un riconoscimento da parte di Giorgia Meloni, nonostante il veto di Matteo Salvini. «Già il nostro 3 o 4 per cento può essere prezioso per la presidente del Consiglio, anche perché non vorremmo mai far vincere la sinistra», dice Sasso.
roberto vannacci - parlamento europeo
Le distanze al momento sono incolmabili visti i paletti fissati da Giovanbattista Fazzolari, braccio destro di Meloni, sull’appoggio all’Ucraina all’insegna del ragionamento chi non sta con Kiev è fuori dalla coalizione. «Speriamo che nel 2027 la guerra in Ucraina sia finita», dice ancora il deputato ex leghista, molto critico sulla battuta di Fazzolari a proposito di Putin che voterebbe no al referendum.
Ma queste sono schermaglie perché l’ordine di Vannacci ai suoi tre colonnelli è stato un altro: differenziamoci dalla maggioranza con proposte di ultra destra, d’accordo, ma intanto iniziamo la campagna acquisti sui territori. Oggi a Napoli saranno presentati i nuovi arrivi: un manipolo di amministratori locali campani, provenienti dalla Lega, gestiti da Lello Di Capua, ufficiale di collegamento. L’ex numero due di Salvini dice di voler aprire la prima sede di Futuro nazionale nella Capitale e intanto annuncia che venerdì sarà all’Ariston perché invitato «da amici» al Festival di Sanremo. Una mina vagante, certo. Ma pur sempre nazionalpopolare.
ROBERTO VANNACCI - FUTURO NAZIONALE
Pronto a dar filo da torcere alla destra su «battaglie identitarie». Ecco, allora stupito per «il voto degli europarlamentari di FI sulla risoluzione con cui il Parlamento Ue si impegna a chiedere all’Onu di riconoscere come donna il trans».
Dalle parti della Lega, ci si attiene alla esplicita richiesta che avrebbe fatto Matteo Salvini durante l’ultimo Consiglio federale del partito: «Non parlate di Vannacci nemmeno se vi fanno la domanda». E dunque, il partito accantona qualsiasi dubbio potesse avere sulla postura italiana riguardo all’Ucraina. Ieri lo ha certificato il capogruppo al Senato Massimiliano Romeo: «La Lega voterà a favore del decreto Ucraina.
Perché nella fase negoziale in corso un eventuale mancato sostegno all’Ucraina diminuirebbe il potere contrattuale del popolo ucraino: sedersi a un tavolo senza avere il sostegno dei paesi europei vuol dire farlo in una posizione indebolita, che non avrebbe veramente senso e sarebbe un suicidio». Poi, però, Romeo la lascia cadere: «Questo dovrebbero saperlo tutti, generali compresi», tra lo scrosciar di applausi del gruppo leghista.
ROBERTO VANNACCI - FUTURO NAZIONALE
Sulla possibile consistenza del futuro consenso per il Generale i leghisti sono abbastanza divisi. C’è chi dice «poca roba, da qui alle Politiche si sgonfierà» (ma lo dicevano anche prima delle elezioni del 2022 riguardo a Fratelli d’Italia) e chi invece ne è sicuro: «Prenderà voti». I due orientamenti si ritrovano, però, su un punto: «Il problema è che per far perdere il centrodestra potrebbe bastare un due per cento».