ANCHE DIO È OFF-SHORE! - DOPO IL FANGO SPARSO DAI CORVI, IL VATICANO NON PUÒ PERMETTERSI UN’ALTRA FIGURACCIA COME LA BOCCIATURA SULLA TRASPARENZA FINANZIARIA - ECCO PERCHÉ IL DUO GOTTI TEDESCHI-NICORA S’È ATTIVATO PER INASPRIRE LA LEGGE ANTI-RICICLAGGIO - IL DECRETO A GENNAIO ERA STATO “AMMORBIDITO”, SUBORDINANDOLO ALLA COMMISSIONE PONTIFICIA E ALLA SEGRETERIA DI STATO DI BERTONE…

Gian Guido Vecchi per il "Corriere della Sera"

All'inizio del mese il Dipartimento di Stato Usa che inserisce la Santa Sede nell'elenco dei Paesi che destano «preoccupazione» in tema di riciclaggio. Poi la notizia, data ieri dal Sole 24 Ore, che la filiale milanese della banca Jp Morgan ha deciso di chiudere «dal 30 marzo 2012» il conto «numero 1365» che lo Ior aprì nel 2009 perché l'istituto vaticano non avrebbe risposto a richieste di informazione su alcuni pagamenti e viene quindi considerato «a rischio».

Oltretevere si mostrano tranquilli, l'«operazione trasparenza» procede e si è appena conclusa la seconda visita «concordata» degli esperti di «Moneyval», il comitato del Consiglio d'Europa che «a luglio» preparerà il rapporto per decidere sulla richiesta della Santa Sede di ingresso nella lista dei Paesi virtuosi contro il riciclaggio, la «white list» dell'Ocse.

Però ci sono questi «segnali» recenti e sottotraccia qualcosa si sta muovendo: ai piani alti del Vaticano c'è chi lavora a un'ulteriore modifica della legge antiriciclaggio al centro delle valutazioni internazionali, per riportarla a una versione più simile alla prima stesura. Si dice ci stia pensando lo stesso cardinale Attilio Nicora, presidente dell'«Autorità di informazione finanziaria». Di certo il confronto interno non è finito. «Non possiamo restare inerti e rischiare magari una bocciatura», sospira un'alta personalità vaticana.

La legge antiriciclaggio «CXXVII» (127) del 30 dicembre 2010 era entrata in vigore il 1° aprile 2011. Ma il 25 gennaio di quest'anno, per «urgente necessità», è stata «modificata e integrata» con il decreto «CLIX» (159). Non sono mancate discussioni e dubbi: a cominciare dal cardinale Nicora, preoccupato perché «la nuova versione riforma in toto l'assetto istituzionale del sistema antiriciclaggio, ridefinendo compiti e ruoli dell'Autorità», aveva scritto. Di qui il timore espresso allora dal responsabile dell'Autorità: «Dall'esterno, anche se erroneamente, potrebbe essere visto come un passo indietro».

Preoccupazioni condivise tra l'altro dal presidente dello Ior, Ettore Gotti Tedeschi. Una discussione interna, peraltro normale, poi esasperata dai «corvi» che ne hanno diffuso alcune lettere riservate.

Anche dopo il «compromesso» voluto dal Segretario di Stato Tarcisio Bertone e l'entrata in vigore del decreto, comunque, i dubbi sono rimasti: specie riguardo ai poteri di controllo effettivi dell'Authority sulle operazioni finanziarie dei vari enti vaticani, Ior compreso. La nuova versione della legge conferma «autonomia e indipendenza operative» dell'Autorità e tuttavia aggiunge ad esempio (articolo 2 septies b) che «le ispezioni sono disciplinate con regolamento dalla pontificia Commissione per lo Stato della Città del Vaticano».

Anche i protocolli d'intesa con «analoghe autorità» avvengono ora «con il nulla osta della Segreteria di Stato». C'è poi la questione della «non retroattività» della legge: che succede se dei magistrati chiedono informazioni sul passato? Per la Santa Sede è un falso problema: si dice che comunque è superiore e fa testo la legge sulla trasparenza in vigore dal 2010 con il motu proprio del Papa.

Resta il fatto che la legge antiriciclaggio torna in discussione: il decreto del 25 gennaio, per la «legge fondamentale» della Città del Vaticano, dev'essere «confermato» entro «90 giorni» dalla commissione cardinalizia (di cui fa parte anche Nicora) che nello Stato esercita il potere legislativo. Quindi può ancora essere corretto: sarà il tema delle prossime settimane.

 

 

TARCISIO BERTONEjp morganVaticanoGOTTI TEDESCHI

Ultimi Dagoreport

mario orfeo mirja cartia dasiero theodore kyriakou

DAGOREPORT – PERCHÉ MARIO ORFEO HA DETTO ADDIO A “REPUBBLICA”? DIETRO ALLE DIMISSIONI C’È UNA FRATTURA INSANABILE CON IL NUOVO EDITORE, IL GRECO THEO KYRIAKOU, E LA NUOVA AD, MIRJA CARTIA D’ASERO – “PONGO” SI È OFFESO PERCHÉ I NUOVI PADRONCINI DI LARGO FOCHETTI HANNO DATO MANDATO AI CACCIATORI DI TESTE DI INDIVIDUARE UN PROFILO ADATTO A GUIDARE LA “CNN ITALIANA” CHE SOGNA IL MAGNATE GRECO. MA COME, È STATA LA RAMPOGNA DI ORFEO, IO SONO STATO DIRETTORE DI DUE TG (TG1 E TG3) E DG RAI, E QUELLI MI IGNORANO? SENTITOSI SCAVALCATO IRRIMEDIABILMENTE, ORFEO VOLA TRA LE MUNIFICHE BRACCIA DI LEONARDINO DEL VECCHIO – PER LA “CNN” DI KYRIAKOU DOVREBBE ARRIVARE IL DESTRISSIMO ANDREA PUCCI, ALLA FACCIA DEL CDR SOVIET DI “REP”…

marco bucci gianluigi aponte michele brambilla andrea malaguti il secolo

FLASH! - ALL'INDOMANI DEL VIOLENTO SCAZZO CON QUERELA TRA IL GOVERNATORE DELLA LIGURIA MARCO BUCCI, CHE HA UN'IDEA DELLA LIBERTA' DI STAMPA PARI A QUELLA DI TRUMP, E IL DIRETTORE DEL "SECOLO XIX", MICHELE BRAMBILLA, ANCHE IL RAPPORTO DELL'EDITORE DEL QUOTIDIANO GENOVESE, L'ARMATORE DEI 7 MARI GIANLUIGI APONTE CON IL GOVERNATORE HA COMINCIATO A DECLINARE - PER RISOLVERE LA SITUAZIONE, APONTE HA INCARICATO IL GENERO PIERFRANCESCO VAGO, PRESIDENTE DI MSC CROCIERE, DI PROPORRE LA DIREZIONE ALL'EX DIRETTORE DE "LA STAMPA", ANDREA MALUGUTI (CORTEGGIATO ANCHE DA LEONARDINO DEL VECCHIO PER IL POLO EDITORIALE QN)....

lirio abbate mario orfeo la repubblica

FLASH! – LIRIO ABBATE LASCIA “REPUBBLICA”! - CON LA DIREZIONE DI MARIO ORFEO, NON CI SAREBBERO PIÙ LE “CONDIZIONI PROFESSIONALI” PER CONTINUARE IL LAVORO NEL GRUPPO: “UNA DECISIONE DOLOROSA, MA CHE CONSIDERO INEVITABILE” – NELLA LETTERA DI DIMISSIONI, L'AUTORE DI BOMBASTICHE INCHIESTE ANTI-MAFIA, GIA' DIRETTORE DE “L’ESPRESSO”, FA CAPIRE CHE NON C’È PIÙ SPAZIO PER UN PROGETTO PROFESSIONALE COERENTE CON IL SUO LAVORO - NON C’ENTRA IL CAMBIO DI EDITORE (AL GRECO INTERESSA SOLO LA TV), MA LA DIREZIONE DI ORFEO CHE HA  AZZERATO LO SPAZIO PER INCHIESTE, APPROFONDIMENTI E LAVORI PIÙ STRUTTURATI…

gualtieri rocca metropolitan zingaretti carocci

DAGOREPORT - QUELLO CHE CAROCCI NON DICE! CI SONO PASSAGGI SOTTACIUTI, OMISSIONI E CLAMOROSI “NON DETTI” NEGLI AFFONDI DI VALERIO CAROCCI SULLA QUESTIONE DELLA RICONVERSIONE DELL’EX CINEMA METROPOLITAN, CHIUSO DAL 2010, CHE DIVENTERÀ UN'ATTIVITÀ COMMERCIALE. QUELLA CHE VIENE DESCRITTA PIGRAMENTE COME “UNA SPECULAZIONE”, PREVEDE IL MANTENIMENTO DI UNA SALA DA 100 POSTI, IL RECUPERO DI DUE CINEMA STORICI COME "L'AIRONE" E "L'APOLLO" E GARANTISCE 60 NUOVI POSTI DI LAVORO - ALLA FACCIA DELL’IDEOLOGIA, QUI SI PARLA DI CREARE LAVORO, RIQUALIFICARE AREE DEL CENTRO STORICO, TEMI CHE IL “PRINCIPE ROSSO SUL PISELLO”, ORA CHE SI CANDIDA A UN RUOLO POLITICO SFIDANDO GUALTIERI, DOVREBBE AVERE A CUORE - VA INOLTRE RICORDATO CHE…

giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT- LA DUCETTA È NEI GUAI. VANNACCI STA RISVEGLIANDO L'ANIMA FASCISTA DI UN PEZZO D'ITALIA, A PARTIRE DAGLI ELETTORI DI FRATELLI D’ITALIA CHE SI SENTONO TRADITI DAL CENTRISMO DELLA MELONI PREMIER - CON LA LEGA AL 5% E FORZA ITALIA AL 7%, NEI PALAZZI ROMANI SONO TANTI CHE DANNO PER CERTO, O QUASI PROBABILE, CHE LA NUOVA LEGGE ELETTORALE FINIRÀ NEL CESTINO - MELONI NON HA PERÒ ALTRA SCELTA CHE INTESTARDIRSI PER FAR PASSARE LO “STABILICUM”: CON IL SISTEMA ELETTORALE VIGENTE, LA BATOSTA SAREBBE NON PROBABILE MA CERTA - CHE FARE: PORTE APERTE ALLA “VERA DESTRA” DI VANNACCI PER NON PERDERE LA CUCCAGNA DI PALAZZO CHIGI? - INTANTO, UN INGRESSO NELLA MAGGIORANZA DI FUTURO NAZIONALE NON CONVIENE AL GENERALE. MA IL PIÙ GROSSO OSTACOLO PER MELONI SI CHIAMA…