MA LA LEGA DI BOSSI ERA DAVVERO, COME DISSE D'ALEMA, UNA COSTOLA DEL MOVIMENTO OPERAIO? VELTRONI RICORDA IL SENATUR E IL CARROCCIO DELLE ORIGINI: “BOSSI NON ERA UN UOMO DI SINISTRA. MA È VERO CHE LA SUA FORMAZIONE PROGRESSISTA E L’IDEA DEL RADICAMENTO SOCIALE DEL SUO MOVIMENTO HANNO PESATO NELLA SUA ESPERIENZA DI LEADER DELLA LEGA NORD” - QUEL "RIBALTONE" CHE FAVORÌ L’ULIVO E FECE CADERE IL GOVERNO NEL 1994: "UNA MANOVRA POLITICA DELLA QUALE FURONO PROTAGONISTI D’ALEMA E BUTTIGLIONE, ROBA DA RAGAZZI SE PARAGONATA A QUELLO CHE È ACCADUTO PIÙ RECENTEMENTE…” – LE ACCUSE "DI MAFIA" AL CAV E LA ROTTURA CON SALVINI: “NON HA MAI AMATO LA SUA SCELTA DI TRASFORMARE IL SUO PARTITO IN SOGGETTO NAZIONALE”
Walter Veltroni per il “Corriere della Sera” - Estratti
SILVIO BERLUSCONI E UMBERTO BOSSI
«Mai con i fascisti», la famosa frase di Umberto Bossi, segna in qualche modo l’origine della Lega Nord. Quando quel movimento nacque, riunendo vari soggetti dell’autonomismo, Bossi gli impresse un carattere di forza popolare legata al malessere crescente che stava accompagnando il tramonto della prima Repubblica e dei suoi partiti.
La sua esperienza di militante della sinistra pesava nella concezione del partito politico come strumento ben radicato nella società. Quando nacque, la Lega sembrò essere un movimento di protesta che rivendicava, ad un tempo, un nuovo federalismo e una profonda riforma della politica.
umberto bossi e roberto maroni nel 2005 foto lapresse
Lo faceva con un linguaggio diretto e semplificato, talvolta ripugnante come fu l’esposizione del cappio nell’aula di Montecitorio durante il tempo di Tangentopoli. Bossi sosteneva la doppia identità del suo movimento che da un lato cavalcava, quasi da «sinistra», l’ingiustizia sociale vissuta dai cittadini e dai ceti sociali più poveri del Nord dando la prospettiva di un federalismo, fino a imbracciare la linea della secessione e, al tempo stesso edificava, a partire dalla discesa in campo di Berlusconi, quella alleanza che porterà alla vittoria della destra nel 1994.
Siamo chiari: Bossi non era un uomo di sinistra, sostenerlo sarebbe una forzatura strumentale. Ma è certo vero che la sua formazione progressista e l’idea del radicamento sociale del suo movimento hanno pesato nella sua esperienza di leader della Lega Nord.
UMBERTO BOSSI VERSA L'ACQUA DEL PO
Certamente lui e Roberto Maroni, pur nelle differenze tra loro, hanno sempre pensato, al di là degli slogan roboanti, che la Lega si dovesse collocare saldamente in quelle istituzioni che Maroni si troverà, da ministro dell’Interno, a rappresentare con dignità.
A Bossi non mancava il fiuto politico e lo usò, nel 1994, quando, pochi mesi dopo la nascita del primo governo Berlusconi, fece cadere quel gabinetto e la sua maggioranza e si rese disponibile a sostenere, con il governo Dini, la transizione che poi porterà la Lega Nord a presentarsi da sola alle elezioni del 1996 consentendo così la vittoria dell’Ulivo. Una manovra politica della quale furono protagonisti D’Alema e Buttiglione e che fu chiamata «ribaltone», roba da ragazzi se paragonata a quello che è accaduto più recentemente.
Bossi era rispettato tra le forze politiche e anche quando usava le sue sparate più ad effetto tipo «C’è sempre tempo per prendere i fucili» si capiva che erano espedienti retorici per sostenere il suo movimento.
UMBERTO BOSSI DURANTE UN COMIZIO
La Lega nel 1996, dopo lo strappo con Berlusconi, aveva ottenuto il dieci per cento ma, al successivo turno elettorale del 2001, era scesa vertiginosamente al quattro dopo aver avversato i governi di centrosinistra ed essersi di nuovo alleata, nella Casa delle libertà, con Berlusconi che pure aveva senza mezzi termini accusato, sulle colonne de La Padania , di avere rapporti con la mafia.
Uomo politico scaltro e con forti radici popolari, a cominciare dalla sua estrazione familiare, Bossi, anche dopo la malattia che ne ha sostanzialmente concluso l’esperienza di leader, ha sempre continuato a coltivare la propria idea di Lega come forza popolare e autonomista.
Non ha mai amato la scelta di Salvini di trasformare il suo partito in soggetto «nazionale», convinto com’era che la forza del movimento fosse nel malcontento del Nord e che questo dovesse essere usato per livelli di sovranità ai limiti dell’autogoverno delle regioni settentrionali.
UMBERTO BOSSI DOPO L'ICTUS
UMBERTO BOSSI DURANTE UN COMIZIO
roberto maroni silvio berlusconi umberto bossi 2007 foto lapresse
LUCA ZAIA - UMBERTO BOSSI - MATTEO SALVINI
roberto maroni umberto bossi 1990 foto lapresse
ARMANDO COSSUTTA -WALTER VELTRONI - MICHELE SERRA
umberto bossi e roberto maroni 2003 foto lapresse
umberto bossi e roberto maroni foto lapresse
walter veltroni
UMBERTO BOSSI
UMBERTO BOSSI IN CANOTTA
UMBERTO BOSSI
