VENDE-RAI! CEDENDO AI PRIVATI LA TV DI STATO ENTREREBBERO IN CASSA ALMENO 3 MILIARDI

Maurizio Belpietro per Libero

In Grecia la tv di Stato è morta,ma anche la nostra non si sente tanto bene. Non che rischi il decesso dalla sera alla mattina, come è successo ad Atene, dove il governo, per risparmiarsi un po' di quattrini, ha deciso di spegnere la televisione e mandare a casa all'improvviso tutti i dipendenti. No: per quanto il suo bilancio faccia acqua da tutte le parti, la Rai è ancora viva e destinata a rimanere a lungo fra noi.

Il problema è che se non si trova una soluzione, la permanenza in vita di quello che un tempo fu un servizio pubblico e con il tempo è diventato un servizio per i partiti ci costerà parecchi soldi. Anna Maria Tarantola e Luigi Gubitosi, rispettivamente presidente e direttore generale di viale Mazzini, ce la stanno mettendo tutta per rimettere ordine nei conti,ma l'impresa è quasi disperata.

Lo scorso anno l'esercizio si è chiuso con 244 milioni di perdite nonostante un taglio di parecchi milioni di investimenti. E a riequilibrare il calo degli introiti pubblicitari non è bastato neppure l'aumento del canone, che nelle casse della tv pubblica ha portato circa quaranta milioni in più.

Gubitosi ha promesso quest'anno di fare meglio, prevedendo di mandare in pensione tutti quelli che ci possono andare: per questo è stata aperta una trattativa nella sede dell'Unione industriali di Roma. Tuttavia l'uscita di qualche centinaio di dipendenti difficilmente risolverà i problemi della Rai, anche perché per ogni operatore che se ne va ce ne sono decine pronte a subentrargli. Si tratta di precari, gente che da anni lavora senza certezze per la televisione di Stato e ora ambisce al posto fisso.

Dunque è assai difficile mettere a dieta il pachiderma, che per quanto riguarda le maestranze, con i suoi 13 mila dipendenti è la più grande fabbrica della Capitale. Se poi si considerano l'influenza della politica, gli intrecci con il sottobosco che bazzica i partiti e i loro affari, se ne conclude non solo che è difficile, ma diremmo che è addirittura impossibile.

Perciò, se non si vuole continuare a pagare, non soltanto il canone ma anche i disavanzi che si accumulano, non resta che una via: vendere. Soffiare la Rai agli onorevoli, mettendola sul mercato e cedendola al miglior offerente, non è ovviamente un gioco da ragazzi. Innanzi tutto perché questi sono tempi in cui pochi hanno soldi da spendere e se li hanno è solo perché sono talmente indebitati da costringere le banche a dargliene altri, cosicché il cerchio dei potenziali acquirenti è ristretto.

In secondo luogo perché ai politici fa comodo avere una televisione al guinzaglio, da poter usare con comodo a seconda delle necessità, perciò sono da mettere in conto mille obiezioni alla vendita, non ultima quella che in una democrazia il servizio pubblico è indispensabile come l'acqua. In realtà indispensabile dovrebbe essere il rispetto del portafogli degli italiani, già provato dai salassi decisi da Mario Monti in combutta con Angela Merkel.

I contribuenti che non evadono il canone ogni anno versano più di un miliardo e settecento milioni nelle casse di Viale Mazzini, soldi di tutti noi che potrebbero non diciamo restare nelle tasche di chi li ha guadagnati, ma almeno essere spesi diversamente. Evitando ad esempio l'aumento dell'Iva previsto per la fine del mese. Oppure finanziando i famosi sgravi fiscali per i nuovi assunti.

Non solo: cedendola tv di Stato, oltre a risparmiare sull'odioso balzello imposto a chiunque possegga un televisore o anche solo un computer, si potrebbe incassare un po' di quattrini. Quanti? Difficile dirlo con precisione, stante la crisi, ma un paio di anni fa chi provò a fare i conti stimò che da una cessione di tutte le tre reti oltre che dei vari canali satellitari non potesse venire meno di una cifra fra i 2 e i 4 miliardi.

Diciamo per comodità che l'ipotesi più credibile sta in mezzo e che almeno 3 miliardi si potrebbero portare a casa. Una somma più o meno equivalente a quella che si ottiene dall'Imu sulle abitazioni principali. Dunque per finanziare l'abolizione dell'Imposta municipale non servirebbero soluzione astruse, tipo la tassa di solidarietà sulle pensioni d'oro, ma sarebbe sufficiente la vendita ai privati della Rai.

Di più: la messa all'asta dell'azienda che per oltre sessant'anni ha rappresentato il servizio pubblico consentirebbe di evitare al ministero dell'Economia di ripianare annualmente i buchi di bilancio dell'ente, con un risparmio stimabile tra i 400 milioni e il mezzo miliardo, che andrebbero dunque ad aggiungersi al resto. Insomma, da qualsiasi parte la si veda, vendere la Rai porta solo vantaggi. Anche alle coronarie di molti italiani: i quali guardando le trasmissioni più faziose e politicamente corrette avrebbero almeno il sollievo di sapere che non sono loro a finanziarle.

 

ANNA MARIA TARANTOLA DAVANTI AL CAVALLO DI VIALE MAZZINI MAURIZIO BELPIETRO viale mazzini medium Merkel e Monti

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