SVENDOLATA SU MONTI - “UN POLITICO DI RAZZA. Sì, DI RAZZA PADRONA” - A MELFI CON MARPIONNE, L’ATTACCO ALLA CGIL, L’APPOGGIO AD ALBERTINI, NIKITA ELENCA GLI ULTIMI GESTI POLITICI DI MONTIMER E LO INCENERISCE: “SE VA BENE GLI DANNO IL 12 PER CENTO MA VUOLE CONTARE IL 100 PER CENTO”. L’AGENDA DI GOVERNO? “NON PUO’ ESSERE LA SUA PERCHE’ LUI E’ L’ÉLITE. MA VINCEREMO ANCHE AL SENATO E NON CI SARÀ BISOGNO DI LUI”…

Annalisa Cuzzocrea per "La Repubblica"

Usa una categoria antica, Nichi Vendola, per rispondere a caldo alle parole di Mario Monti. «Si mostra subito come un politico di razza: razza padrona», scrive in un tweet il leader di Sel. Poi, a sera, mette in fila i gesti del professore. Evoca i simboli: la Melfi di Sergio Marchionne, l'attacco alla Cgil, l'appoggio a Gabriele Albertini a Milano. Tira le somme: «Monti vuole partecipare alle elezioni, se va bene gli danno il 12 per cento, ma vuole contare il 100 per cento. Tutta l'agenda di governo non può che essere quella che scrive lui. Perché? Perché lui è l'élite».

L'ex premier ha detto di essere per le riforme, contro la conservazione incarnata da lei e da Stefano Fassina.
«L'insieme dei gesti politici che ha inanellato Mario Monti nelle ultime settimane equivalgono a un'autentica epifania: sono la rivelazione dell'animo liberal, quello sì conservatore, che attraverso l'ideologia della tecnica cerca di sublimare la natura delle scelte che compie. C'è stata una battuta assolutamente rivelatrice di Pier Ferdinando Casini, quando dice che Bersani non può fare il premier se non vince in tutte e due le Camere. Una dichiarazione ingegnosa da parte di chi sponsorizza come premier uno che non vincerà in nessuna delle due Camere».

Li ritiene attacchi strumentali?
«Per Monti difendere le ragioni del mondo del lavoro significa essere conservatori, per lui gli innovatori hanno tutti quanti il profumo dei mercati finanziari, di una certa élite tecnocratica. E chissà perché, si deve intendere per innovazione un processo sociale che peggiora le condizioni di vita e i diritti delle persone. Chissà perché io - che parlo la stessa lingua di Martin Schulz e di François Hollande- vengo considerato un'anomalia da chi si vanta di conoscere bene ogni angolo d'Europa. In cosa consiste il mio essere antieuropeista? Io sono un critico severo di questa livida deriva dell'utopia di Altiero Spinelli. Penso che bisogna rimettere l'Europa al centro di una nuova stagione delle sinistre, che l'Europa muore se muore il suo welfare, la sua idea di democrazia fondata sull'esercizio di diritti individuali e sociali».

E quindi, destra e sinistra non sono categorie superate?
«Monti esprime un'idea che è quella della sublimazione della politica nell'economia. Non esistono destra e sinistra nel senso che la destra economica si presenta come se fosse la natura della terra, l'agenda del pensiero unico. La sua non è una banale casta, è una sublime élite».

L'appoggio ad Albertini è un altro simbolo?
«È assolutamente coerente. Monti sceglie Albertini rispetto ad Ambrosoli. È come quando Berlusconi scelse Fini a Roma. Altro che non c'è né destra né sinistra».

La piega che sta prendendo la campagna elettorale preclude collaborazioni future?
«Nessuno di noi è fuori dalla realtà, o ignora quale sia la condizione della finanza pubblica in Italia. Nessuno di noi pensa che ci dobbiamo presentare come le cicale che vanno al potere dopo la stagione delle formiche. Il punto è che il rigore è stato esercitato nella direzione sbagliata, non sulle rendite e sulle ricchezze finanziarie, ma tagliando la carne viva dei servizi e dei redditi dei ceti popolari».

Sta dicendo che con Monti ci si può alleare se l'agenda economica la dettate voi?
«Monti non chiede un'alleanza, propone un reclutamento».

Parla di redistribuzione però.
«Le paginette di Monti in alcuni passaggi sembrano la radiografia di un senso di colpa, per il resto sono un menu abbastanza mediocre. Nessuna cultura moderna oggi può evitare di prendere la parola su fondamentali diritti di libertà e di cittadinanza che in Italia vengono negati e feriti. C'è uno spread di diritti, uno spread di civiltà tra l'Italia e tanta parte d'Europa. Uno dei misuratori di quello spread ha a che fare con la storia dei centristi in Italia».

Cosa succede se il centrosinistra non vince al Senato?
«È incredibile il tentativo di inquinare la contesa politica piegandola alla discussione su uno degli scenari del dopo elezioni. Francamente, non il più probabile. Abbiamo il diritto di chiedere all'Italia di farci vincere e di proporci per vincere. Molti poteri reali del Paese si stanno mobilitando nel tentativo di condizionare, ipotecare o dimezzare la vittoria, ma questi tentativi - io credo - sortiranno l'effetto contrario ».

 

 

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