1- IL 24 FEBBRAIO 2011 E POI ANCORA IL 14 MARZO, DAVANTI AI PM NAPOLETANI CHE INDAGANO SULLA P4, VIENE ASCOLTATO ITALO BOCCHINO. SONO GIORNI CALDISSIMI. SOLO POCHE ORE PRIMA, TRA GLI ALTRI, SONO SFILATI CON LE LORO PRESUNTE VERITÀ ANCHE LUCA CORDERO DI MONTEZEMOLO, MAURO MASI E IL PREFETTO DI ROMA, PECORARO 2- DOPO AVER SPUTATO FALSITA’ SU DAGO (A SMENTIRLE CI HA PENSATO LA MOGLIE LASCIANDOLO), AL CASALESE CHE VOLEVA DIVENTARE DE GAULLE ED È RIMASTO BOCCHINO, I PM FANNO ASCOLTARE L’AUDIO DELLE INTERCETTAZIONI. E LÌ, GIOCARE CON LA LINGUA NON SI PUÒ PIÙ. COSÌ BOCCHINO OPTA PER UNA CONFUSIONE PARTENOPEA, IN CUI TUTTO È IL CONTRARIO DI TUTTO. IL RISULTATO È INDIGESTO MA ILLUMINA SULL’ETERODIREZIONE DI UN PARLAMENTARE DELLA REPUBBLICA ELETTO DAGLI ELETTORI, TRASFORMATO NEL TEATRINO ITALIA IN BURATTINO MANOVRATO DA UN PUPARO, LUIGI BISIGNANI

DAGOREPORT
Il 24 febbraio 2011 e poi ancora il 14 marzo, davanti ai Pm napoletani che indagano sulla P4, viene ascoltato Italo Bocchino. Sono giorni caldissimi. Solo poche ore prima, tra gli altri, sono sfilati con il loro carico di presunte verità anche Luca Cordero di Montezemolo, l'allora Dg della Rai Mauro Masi e il prefetto di Roma, Giuseppe Pecoraro.

Bocchino è seduto. Un bicchiere d'acqua davanti. Gli inquirenti. Il tunnel da affrontare a fari spenti. Quella tra il politico di Futuro e Libertà e i magistrati è una conversazione intervallata dalle telefonate. Una dopo l'altra, tutte quelle in cui Bocchino è presente o evocato tagliano la stanza. Bocchino prova a spiegarle e a volte, l'esegesi è puro materiale per il cabaret.

Tra burocrazie «Prendo atto del contenuto dei progressivi...» e campionati mondiali di arrampicata sugli specchi, l'uomo folgorato da Sabina Beganovic, produce un sinistro rumore di niente. Prima si parla di Roberto D'Agostino. Bocchino non esita a lanciare un'accusa grave e soprattutto falsa (basta compulsare l'archivio): «D'Agostino chiede a Bisignani se pubblicare o meno le notizie e rilevo tuttavia che Bisignani in qualche modo blocca D'Agostino che voleva attaccarmi...».

Dopo aver insinuato il fantasioso ricatto ai suoi danni per interposta persona (L'ex moglie Gabriella Bontempo, allora importantissima, ma poi sacrificata sull'altare di un'estate da gagà), Bocchino passa alle cose serie. I magistrati fanno scorrere l'audio sul computer. E lì, giocare non si può più. Così Bocchino opta per una confusione partenopea, in cui tutto è il contrario di tutto. Il risultato è indigesto ma illumina sull'eterodirezione di un Parlamentare della Repubblica eletto dagli elettori, trasformato nel teatrino Italia in burattino manovrato da un puparo.

Il 4 novembre 2010, con un sms Bisignani scriveva a Bocchino: «Sui parchi mi raccomando in commissione, ora». E Bocchino si premurava di rassicurarlo in tempo reale (non si capisce esattamente a che titolo e con quale diritto): «Tranquillo». Si parla dell'emendamento Fallica. Questione a nove zeri (molto a cuore a Stefania Prestigiacomo, intima di Bisignani) di cui a rigor di logica, l'ex giornalista dell'Ansa Gigi, non avrebbe dovuto occuparsi.

Questo bizzarro interesse però con Bocchino, diventa la normalità. Ecco la spiegazione (imbarazzante) fornita ai magistrati di Napoli: «Prendo atto del contenuto dei progressivi conversazioni nel corso delle quali mi veniva caldeggiato da Bisignani Luigi l'impegno per far approvare alcuni emendamenti alla finanziaria relativi ai parchi nazionali e relativi al finanziamento del Ministero per l'Ambiente, "cosiddetto emendamento Fallica ".

Rispondo che effettivamente Bisignani si fece portatore degli interessi politici della Prestigiacomo avendo buoni rapporti con la stessa e in questo caso non ebbi difficoltà ad accogliere le sue indicazioni poiché coincidevano con l'interesse politico che il Gruppo Futuro e Libertà e cioè mettere in difficoltà il Pdl, facendone venire a galla i contrasti interni. Nel merito la questione venne risolta in qualche modo in quanto i Parchi vennero finanziati.

L'emendamento Fallica invece venne ritirato. Quanto al passaggio che mi viene letto nel quale dico testualmente "dimmi tutto dei tuoi che bisogna far mettere" le spiego subito cosa intendevo dire: Bisignani caldeggiava gli interessi di alcuni ministri non "tremontiani", cioè la Gelmini, Prestigiacomo e Frattini. Dunque proprio nella prospettiva di mettere in difficoltà il Pdl dissi al Bisignani di farmi sapere tutti gli eventuali emendamenti che si potevano proporre nell'interesse dei predetti ministri in quanto il mio Gruppo li avrebbe sostenuti ....... ".

Con Bocchino però l'inequivocabile diventa sfumato. I contorni si confondono. L'uomo che voleva diventare De Gaulle ed è rimasto Bocchino aveva il vizio del telefono. Tra Bisignani e Bocchino i contatti erano frequentissimi. L'11 novembre l'alfiere di Fli rivolto a Bisignani, recitava da statista in pectore. Discutendo di Berlusconi argomentava: «si deve dimettere... mò deve decidere lui, come e quando» e intanto non ai quadri del suo partito ma a un privato garantiva: «Risolvo Tremonti e Prestigiacomo».

Risolveva e, secondo Bisignani, commetteva reati, Italo Bocchino. Lo si evince dall'interrogatorio del lobbista stesso: "Un giorno l'onorevole Bocchino, mio caro amico, mi disse di avere appreso che Papa era indagato e che a Napoli c'era una indagine e delle intercettazioni che riguardavano alcune schede procurate e diffuse da Papa. In quel frangente anzi mi chiese se anche io avessi avuto uso di tali schede».

Poi il tentativo di distinguere, debole, tenuto conto anche della capacità persuasiva e dialettica di Bisignani stesso: «Bocchino parlò espressamente di un'indagine di Napoli, ma non fece mai il nome dei magistrati. Io rappresentai immediatamente tale circostanza a Papa e lui successivamente fece ulteriori accertamenti verificando la fondatezza di tale notizia».

Una difesa da parte del suo «caro amico» così poco convinta, tale da costringere Bocchino a smentire timidamente: «L'affermazione del Bisignani risulta imprecisa ...Bisignani ha riassunto più colloqui... mi limitai a dire al Bisignani che vi erano semplicemente delle voci generiche e vaghe su talune attenzioni giudiziarie sull'onorevole Papa da parte della procura di Napoli».

Basta spostare le date, gettare fumo, negare. Anche in un confronto. Anche «davanti alla legge». È fatta per essere aggirata e se resterà qualcosa, sarà presto dimenticato, archiviato, superato da nuove urgenze mediatiche. Bocchino lo sa. «Ricordo invece che della vicenda delle schede intercettate io parlai con il Bisignani successivamente, dopo che tale notizia era uscita sui giornali».

I giornali. Le tempistiche. Il senso della propria missione. «Occorre liberare questo stato da coloro che lo detengono» scriveva Leonardo Sciascia. Non aveva conosciuto Italo Bocchino. Chissà in quale categoria antropologica lo avrebbe collocato il suo Don Mariano. Se tra gli uomini o tra i quaquaraquà.

 

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