VIETTI, CHE ASPETTI? - IERI VERTICE AL QUIRINALE CON BELLA NAPOLI, SI E’ PARLATO (ECCOME) DI UNA NUOVA LEGGE BAVAGLIO - TOCCHERA’ ALLA SEVERINO IL COMPITO DI STABILIRE UNA “MAGGIORE TUTELA” PER CHI SI TROVA AD ESSERE INTERCETTATO PUR NON ESSENDO INDAGATO (VI VIENE IN MENTE QUALCUNO?) - PER VIETTI LA PRIORITA’ E’ “TUTELARE I SOGGETTI TERZI CHE VENGONO INTERCETTATI, MA SI TROVANO FUORI DAL PROCESSO…”

Sara Nicoli per il "Fatto quotidiano"

Io lo so - dice Michele Vietti, vicepresidente del Csm - che la complessità della materia di una legge sulle intercettazioni impedirà a una legge organica sull'argomento di vedere la luce: troppe volte si è annunciata la decisione politica, troppe volte è stata disattesa". Ora, però, a premere per un'accelerazione di un nuovo "bavaglio" non sono più solo Berlusconi e il Pdl, per questioni di bottega.

Al coro di chi vuole regolamentare una materia che dopo l'esplosione dell'affaire Quirinale-Procura di Palermo si è fatto più urticante, sono diventati parecchi. Ieri mattina, durante la cerimonia del Ventaglio al Senato, persino Renato Schifani ha chiesto ufficialmente al governo tecnico di "fare il miracolo" e portare a casa la legge. "Ho detto alla Severino - ha affermato Schifani - che un ministro tecnico come lei può mettere attorno al tavolo tutti gli attori per trovare un giusto equilibrio tra esigenze di indagine, quelle dell'informazione e tutela della privacy".

Peccato che la realtà sia un po' diversa. E che la vera emergenza, ora, non sia più quella di solo un anno fa, quando di questi tempi alla Camera si dibatteva anche sulla necessità di stringere le corde ai polsi della magistratura per rendere più difficile l'uso delle intercettazioni a scopo investigativo. C'è la necessità di chiudere per sempre alla possibilità che le intercettazioni finiscano sulle pagine dei giornali. Soprattutto che ci finisca qualcuno. E sul come raggiungere l'obiettivo, i lavori sono in corso.

Proprio ieri, Michele Vietti è stato al Quirinale. Una visita "doverosa" al Capo dello Stato prima della chiusura estiva del Csm "dove ci sono da riorganizzare le commissioni - ci ha detto Vietti - e dovevo informare il Presidente di tutte le novità". Però, è chiaro, il colloquio non è stato solo su questo.

E per quanto Vietti voglia mantenere la massima riservatezza sui temi trattati al Colle, alla fine la sua opinione su come si potrebbe districare la materia intercettazioni ce la dice: "Premetto che tutto quello che ho detto, anche precedentemente sull'argomento, era in pieno accordo con la Presidenza della Repubblica - argomenta - ma ora credo che sia venuto il momento, non riuscendo a trovare un accordo di ‘sistema', di andare avanti per approssimazioni successive".

Ovvero? "Andare avanti per priorità - prosegue Vietti - e la priorità che individuo adesso è senza dubbio quella di tutelare i soggetti terzi che vengono intercettati, ma si trovano fuori dal processo". "In poche parole - è sempre il pensiero di Vietti - la cosa più importante sarebbe quella di trovare una misura che, a un certo punto dell'iter d'indagine, obblighi a tutelare i soggetti terzi, senza intaccare né le indagini, né la possibilità di pubblicazione degli atti riguardanti un procedimento. Anche perché, è chiaro, dire che non si può pubblicare nulla è impraticabile, dunque che almeno si trovi il modo di far uscire di scena subito chi non c'entra".

Vietti, giusto qualche giorno fa, aveva ricordato che oggi è già prevista un'udienza filtro nella quale le parti decidono cosa lasciare nel fascicolo processuale e cosa, invece, non utilizzare. Spesso però viene disattesa. Fino a quando qualcuno non deciderà di intervenire direttamente sulla legge, ora alla Camera, per modificare questa parte divenuta, adesso, la più "sensibile" dell'intera materia. Ed è molto probabile che sia proprio la ministra Severino, attraverso degli emendamenti del governo, a chiedere una forma di tutela ad hoc per "chi è fuori dal processo". A settembre, di sicuro, ci sarà la svolta.

Ma il collegamento tra queste nuove urgenze sulle intercettazioni e il conflitto d'attribuzione sollevato da Napolitano proprio perché intercettato in quanto "soggetto terzo", desta non pochi sospetti. Che Vietti, com'è naturale, nega con forza. "Ci vorranno mesi prima che la Corte si esprima, ma non v'è dubbio che anche solo in caso di accoglimento del ricorso, ci saranno delle ricadute su più fronti, ecco perché credo che sia meglio trovare un accordo ora, proprio per approssimazione, piuttosto che decidere sulla base di suggestioni". Suggestioni che volano molto alto.

 

MICHELE VIETTI Michele Vietti LA SEDE DELLA PROCURA DI PALERMO 2giu parata31 schifani napolitanoANTONINO INGROIA E FRANCESCO MESSINEO

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