AFGHANISTAN COME IL VIETNAM, UNA SCONFITTA CAMUFFATA DA VITTORIA – OBAMA COSTRETTO A TRATTARE CON I TALIBAN

Vittorio Zucconi per "La Repubblica"

Quarant'anni dopo gli accordi di Parigi del 1973 tra gli Usa e il Vietnam, che coprirono la ritirata americana nel Sud Est asiatico, Washington ripercorre la stessa strada con i Taliban in Afghanistan.

Ammette che la guerra è perduta e la chiama vittoria. L'annuncio che il governo americano siederà al tavolo del negoziato con la setta dei jihadisti più inflessibili dai quali avrebbe voluto disinfestare l'Afghanistan e il mondo non significa necessariamente che un accordo sia imminente o anche possibile. Ma il valore simbolico di quelle delegazioni che si siederanno l'una di fronte all'altra rappresentando due mondi formalmente inconciliabili è troppo evidente per essere mimetizzabile da formule diplomatiche.

Trattare con coloro che sono costati duemila e quattrocento vite di soldati americani, più altri mille fra le forze alleate italiani compresi, riconoscere dignità di interlocutore a quel famigerato "Mullah Omar", il leader dei Taliban, che venne deriso e dato per morto dozzine di volte, dice semplicemente che dell'Afghanistan gli Usa vogliono lavarsi le mani. Dopo avere capito, come da più di due millenni, da Alessandro il Macedone a George Bush il Texano hanno dovuto ammettere, che nessuna potenza straniera ha mai controllato e può controllare quella terra e quelle genti.

La fiction della «democrazia esportata» con la forza, del governo di un funzionario come Hamid Karzai che non controllava nulla e persino gli americani irridevano come «il sindaco di Kabul», della afganizzazione della guerra, tutto riproduce in maniera abbagliante la ingloriosa fine dell'avventura nel Sud Est asiatico. Anche allora la exit strategy concepita con il suo leggendario cinismo da Henry Kissinger, fu un exit e basta, un'uscita che soltanto il periodo di attesa concesso da Hanoi sembrò rendere meno umiliante. Agli Stati Uniti sarà almeno risparmiata la vergognosa fuga dell'Armata Rossa richiamata da Gorbaciov in rotta attraverso il passo di Kyber.

Se una speranza esiste di salvare l'impresa afgana da un disastro è che il prezzo di vite straniere quanto locali (anche ieri 17 morti per un'esplosione a Kabul) e il costo in tesoro pubblico - miliardi di dollari e di euro bruciati in dodici anni - è che il sacrificio eviti almeno l'effetto domino che espanda il fanatismo e il terrorismo ad altre nazioni e stati mussulmani barcollanti.

Ma questo non dipenderà dagli Usa, dalla Nato, dall'Onu che aveva messo il proprio inutile sigillo ufficiale sull'operazione "Enduring Freedom" nella quale la sola cosa duratura sono stati i morti. Dipenderà dal nemico di ieri divenuto l'interlocutore di oggi. Dalla ragionevolezza degli irragionevoli.

E' stato dimenticato, nel furore e nel terrore del dopo 11 settembre, che tra il governo degli integralisti di Kabul e gli interessi petroliferi e strategici americani era in corso già un flirt semi-segreto, che culminò nella visita di una delegazione afgana negli Usa. La tragedia dell'aggressione di Al Qaeda a New York e a Washington e il rifiuto del governo di consegnare Osama Bin Laden e di espellere i campi di addestramento precipitarono un'invasione che il Pentagono, e la Forze Armate americane, non sostennero mai.

La liberazione dell'Afghanistan e il rovesciamento del regime furono affidate alla Cia, alle forze speciali e all'aviazione americana che martellò il cosiddetto esercito afgano permettendo la facile avanzata dei capi clan dai monti sulla capitale. Il pallino è oggi dove in realtà è sempre stato. Nelle mani dei Servizi segreti pakistani, l'Isi, a Est dell'Afghanistan, che è sempre stato il burattinaio dei Taliban e dell'Iran, a ovest, che i Taliban ha sempre detestato, nella loro concorrenza alla purezza islamista.

All'Occidente, che si era illuso di essere portatore di una verità irresistibile, quella dei diritti umani che, come diceva Gandhi, sarebbe bene cominciare a praticare anche a casa nostra, interessa andarsene e proteggere qualche interesse economico attraverso oleodotti, gasdotti e terminali verso l'Oceano Indiano. I morti, come sempre, seppelliranno i morti, l'America sventolerà bandierine e nastrini cercando di non dimenticare i feriti e i mutilati. «Chiamatela vittoria e andatevene» suggeriva Kissinger.

 

TALEBANI SUL FURGONE SOLDATO AMERICANO IN AFGHANISTAN SOLDATO AMERICANO IN AFGHANISTAN SOLDATI AMERICANI IN AFGHANISTAN SOLDATI AMERICANI IN AFGHANISTAN OBAMA E KARZAI I TALEBANI DANNO IL BENVENUTO AD OBAMA BENVENUTI IN AFGHANISTAN TOMBA DEGLI IMPERI

Ultimi Dagoreport

leonardo maria del vecchio

FLASH! - SIAMO QUASI A NOVEMBRE E TUTTE LE SOCIETÀ, QUOTATE E NON, HANNO COMPILATO E RESO PUBBLICI I LORO BILANCI 2025 – SEBBENE IL CODICE CIVILE PREVEDA CHE SIANO PRESENTATI ENTRO 120/180 GIORNI DALLA CHIUSURA DELL’ESERCIZIO (31 DICEMBRE), LMDV CAPITAL DI LEONARDINO DEL VECCHIO, NON L’HA ANCORA RESO DISPONIBILE, PUR ESSENDO LA SUA HOLDING DI PARTECIPAZIONI (TWIGA, QN, IL GIORNALE, LEONE FILM GROUP, IMPREDO, ACQUA FIUGGI, ETC.) AL CENTRO DEL FAMILY-OFFICE DELL’EREDE LUXOTTICA – COME MAI TALE RITARDO? FORSE TROPPO IMPEGNATO A FARE LE PULCI AL “FATTO QUOTIDIANO”?

papa leone xiv javier milei viaggio argentina arcivescovo paul richard gallagher

DAGOREPORT - DOPO LA RECENTE OPERAZIONE PER L’ASPORTAZIONE DI UN CANCRO AL POLMONE, CHE ARIA TIRA IN VATICANO INTORNO A ROBERT PREVOST? - ALLA VIGILIA DEL SUO  VIAGGIO IN AMERICA LATINA, CHE SOSTEGNO RICEVE DAL SUO MINISTRO DEGLI ESTERI, L'ARCIVESCOVO PAUL RICHARD GALLAGHER? - SENTITE CON QUANTA MALCELATA SODDISFAZIONE, PARLANDO NELLA SEDE DELLA STAMPA ESTERA, IL CARDINALE BRITANNICO SI È ESPRESSO SULLO STATO DI SALUTE DI LEONE XIV: IL CANCRO DEL PAPA RAPPRESENTA UN "CAMBIO DI PARADIGMA" - GALLAGHER HA COSÌ GLOSSATO IL ‘’GAMECHANGER’’: L’ETÀ RELATIVAMENTE GIOVANE E LA BUONA CONDIZIONE FISICA AVEVANO INDOTTO ALCUNI CATTOLICI A CONSIDERARLO UN ’’PAPA SUPERMAN’’. LA MALATTIA HA PERÒ MOSTRATO CHE È ‘’UN POVERO MORTALE, PROPRIO COME TUTTI NOI’’ (AMEN) - EPPURE IL VIAGGIO CHE PAPA LEONE SI ACCINGE A FARE HA UNA TAPPA ESTREMAMENTE DELICATA: L’ARGENTINA DI QUELLA MOTOSEGA DI XAVIER MILEI, DOVE I CATTOLICI ERANO IL 90% NEGLI ANNI ‘60 E SONO OGGI RIDOTTI AL 57%, E PAPA BERGOGLIO VIENE BOLLATO ANCORA DI “COMUNISMO” - RIUSCIRÀ PREVOST A FARE LA PACE TRA ARGENTINI E LA CHIESA CATTOLICA?

malago galliani calcagno ulivieri

DAGOREPORT - NELLA CORSA ELETTORALE PER LA PRESIDENZA FIGC, L’ASSOCALCIATORI (AIC) E L’ASSOALLENATORI (AIAC) SONO PRONTE A SCARICARE MALAGÒ, CANDIDATO DELLA LEGA A, PER ACCODARSI A BEPPE MAROTTA E SOSTENERE IL SENATORE FORZISTA ADRIANO GALLIANI - COME GIUSTIFICHERANNO IL REPENTINO VOLTAFACCIA AI LORO STESSI ASSOCIATI? L’AIC DI UMBERTO CALCAGNO NELLA STORIA RECENTE È STATA SOSTENITRICE DELLE DECISIONI DELLA SERIE A, COME L’ASSOALLENATORI DI RENZO ULIVIERI CHE LO SCORSO LUNEDÌ AVEVA DICHIARATO: “LA NOSTRA IDEA RESTA QUELLA DI ESSERE AL FIANCO DELLA LEGA DI SERIE A. ASPETTEREMO DUNQUE QUELLO CHE DECIDERANNO LORO” - L’ASSOCALCIATORI DEVE FRONTEGGIARE UN CRESCENTE NUMERO DI OPPOSITORI INTERNI CHE DANNO BATTAGLIA SUL FONDO DI FINE CARRIERA: “DOVE SONO I NOSTRI SOLDI?” - L’ASSOALLENATORI E' IN PIENA LOTTA DI SUCCESSIONE PER IL POST-ULIVIERI...

edouard philippe melenchon le pen hollande glucksmann

DAGOREPORT! LO SPETTRO DEL BALLOTTAGGIO LE PEN-MELENCHON AGITA LA FRANCIA (E L’EUROPA) – PER QUESTO LA BORGHESIA PARIGINA È IN SOMMOVIMENTO, COME L’EX PRESIDENTE, FRANCOIS HOLLANDE. IL VISPO “BUDINO SCOPAIOLO” NON AVREBBE INTENZIONE DI SCENDERE DIRETTAMENTE IN CAMPO, MA STA LAVORANDO COME “EMINENZA GRICIA”: AVREBBE GIÀ INCONTRATO IL RIFORMISTA GLUCKSMANN, PER CERCARE DI CONVINCERLO A TROVARE UN’INTESA CON IL CENTRISTA EDOUARD PHILIPPE – L’IDEA E’ QUELLA DI LANCIARE PER LA CORSA ALL’ELISEO PHILIPPE, EX PREMIER MACRONIANO, ESPERTO E MOLTO POPOLARE NEL PAESE CON GLUCKSMANN CHE FAREBBE IL PREMIER. OBIETTIVO: EVITARE LA TRAGEDIA DI UN BALLOTTAGGIO LE PEN-MÉLENCHON, ARRIVARE AL SECONDO TURNO E GIOCARSELA CONTRO LA ZARINA SOVRANISTA. CE LA FARANNO I NOSTRI EROI?

meloni tajani crosetto garavaglia giorgetti salvini conte

DAGOREPORT - NON SOLO SALVINI MA ANCHE I COSIDDETTI ''RIBELLI LEGHISTI'' APPARTENGONO ALL'IMMORTALE COMMEDIA ITALIANA: SCALPITANO, BRIGANO, ANNUNCIANO, MA NEL MOMENTO DELLA VERITÀ SI DIMOSTRANO SEMPRE I MEJO “CAGHETTA” DELLA PADANIA - IL CONGRESSO STRAORDINARIO DELLA LEGA, CHE HA MANTENUTO AL VERTICE IL MALCONCIO SALVINI, È L’ULTIMO, LAMPANTE ESEMPIO - TUTTO IL CORAGGIO DI GIORGETTI E' STATO QUELLO DI MANDARE ALLO SBARAGLIO IL FIDO GARAVAGLIA: SE FEDRIGA NON SI E' NEMMENO PRESENTATO (SCUSA CRESIMA DEL FIGLIO), QUEL CUOR DI CONIGLIO DI ZAIA SI E' LIMITATO A FARE CIAO-CIAO CON LA MANINA: COSI', GARAVAGLIA SI E' RITROVATO AL FIANCO SOLO FONTANA (E ROMEO) – LA SPARATA ANTI-UCRAINA DI SALVINI (“DIRÒ STOP ALLE ARMI A KIEV”) DEFLAGHERA' NEL PROSSIMO CDM CHE DOVRA' DARE IL VIA AL PACCHETTO DI AIUTI A ZELENSKY DI 4 MILIARDI, FERMI DA GIUGNO – SUL RIPETUTO NO DI SALVINI, LA MELONI NICCHIA, MENTRE TAJANI PREME PER VOTARLA - TANTA FIBRILLAZIONE, PUR ESSENDO L'ITALIA IN FONDO ALLA CLASSICA DEI CONTRIBUTORI EUROPEI DI AIUTI ALL'UCRAINA, LA SVELO' CROSETTO IN UN'INTERVISTA ALLA BBC: "LA MAGGIORANZA DELL'OPINIONE PUBBLICA ITALIANA E' CONTRARIA A SOSTENERE L'UCRAINA" - E MICA SOLO A DESTRA: SE IL M5S DI CONTE DA SEMPRE SBERTUCCIA I "CESSI D'ORO" DI ZELENSKY, ANCHE PER IL 70% DEGLI ELETTORI DEL PD SERPEGGIA UNA FORTE INSOFFERENZA (EUFEMISMO) PER LE SORTI DELLA DISGRAZIATA UCRAINA... - VIDEO

julianne moore tilman fertitta

FLASH – L’AMBASCIATORE AMERICANO IN ITALIA, TILMAN FERTITTA, HA SCAPOCCIATO CON I VERTICI DELLA FESTA DEL CINEMA DI ROMA: IL MILIARDARIO, AMICO PERSONALE E FINANZIATORE DI TRUMP, SOGNAVA DI INCONTRARE LA DIVA JULIANNE MOORE, NELLA CAPITALE PER PARTECIPARE AL FESTIVAL. LA GRANDE ATTRICE SI È RIFIUTATA, ESSENDO UN’ANTI-TRUMPIANA DI FERRO – FERTITTA SE LA SAREBBE PRESA DIRETTAMENTE CON L’INCOLPEVOLE SALVO NASTASI, PRESIDENTE DELLA FONDAZIONE CINEMA PER ROMA, CHE AVREBBE DOVUTO ORGANIZZARE, SECONDO FERTITTA, UN’IMBOSCATA ALL'ATTRICE PREMIO OSCAR…