PERCHÉ FINI NON È DIVENTATO MARINE LE PEN - VITTORIO FELTRI: “LA FRANCESE NON SI È MAI AGGANCIATA A NESSUN CARRO. FINI DOPO AVER RAGGIUNTO IL 15% DEI VOTI, SI È MONTATO LA TESTA. E L’HA PERSA”

Vittorio Feltri per "il Giornale"

C'era una volta una destra un po' becera, fascistoide, abbastanza razzista, che in Francia era rappresentata da Jean-Marie Le Pen, un uomo duro e consapevole di doverlo essere perché il suo partito, per quanto rimediasse sempre qualche successino, combatteva contro una maggioranza sinistroide dominante.

In Italia lo stesso tipo di destra era capitanato da Giorgio Almirante, abile oratore che presto cedette lo scettro a Gianfranco Fini, dovendo fare un passo indietro per motivi di salute. L'erede aveva una caratteristica in comune con colui che lo aveva promosso e sponsorizzato: un notevole talento dialettico e la capacità di cavarsela brillantemente nei dibattiti televisivi, nei comizi, in ogni circostanza nella quale fosse richiesta lingua lunga.

Mi riferisco agli anni Ottanta e Novanta, quando i principali avversari della sinistra erano gli ex fascisti, considerati gente di serie B, ignoranti e privi di charme. Andiamo oltre. Col passare del tempo, il vecchio Le Pen si ritirò e lasciò alla figlia Marine il compito di condurre il partito. Un partito solido, ma minoritario e condannato a rimanere tale. Così almeno sembrava.

L'uscita di scena di Almirante favorì l'ascesa di Fini, che, tuttavia, col suo Msi non pareva attrezzato per sfondare il tetto del 5-6 per cento dei consensi. Da quei tempi molta acqua è scorsa sotto i ponti. Siamo arrivati al XXI secolo ed è giunto il momento di fare un consuntivo sugli ex fascisti.

Ebbene, Marine Le Pen, avendo rinnovato la linea politica paterna, trascinandola fuori dal «recinto nero» e cavalcando un nazionalismo razionale e un antieuropeismo avveduto e fondato su elementi concreti, sta trionfando in Francia, al punto di essere in procinto di conquistare la maggioranza.

Fini, viceversa, pur essendosi mosso da una buona posizione grazie all'apparentamento con Forza Italia, guidata da Silvio Berlusconi, è pressoché scomparso, lui e il gruppone di Allenza nazionale, figlia del Msi. Domanda: perché Marine è decollata e Gianfranco si è inabissato? Un motivo ci sarà, stante il fatto che la situazione italiana e quella francese non sono poi tanto diverse. Cerchiamo di capire.

Madame Le Pen non si è mai agganciata a nessun carro. Ha creduto nella propria forza, nelle proprie idee, ed è andata avanti per la sua strada sicura di avere davanti a sé delle praterie da invadere. E le ha invase con tenacia, interpretando i sentimenti dei transalpini in modo corretto.

Ovvero: ostilità verso un'Europa unita che, di fatto, unita non è; lotta all'immigrazione clandestina indiscriminata; nazionalismo moderato;protezione dell'economia nazionale; difesa della patria; nessuna concessione alle mode progressiste. Insomma, irrobustimento dello spirito francese in opposizione all'euroentusiasmo della sinistra bancaria e finanziaria.

Risultato: il Fronte nazionale ha marciato speditamente diventando protagonista della competizione politica transalpina. Esagero: si è attrezzato per vincere ed imporre la propria visione politica. Piaccia o non piaccia, questo è il concetto.

Fini, poveraccio, è rimasto a secco. Peggio: non esiste più, scomparso, travolto dai propri errori macroscopici. Egli infatti, dopo aver raggiunto il 15 per cento circa dei voti, si è montato la testa. E l'ha persa. Pur di andare al governo si è associato a Berlusconi, col contributo del quale ha ottenuto poltrone ministeriali e di sottogoverno, è diventato vicepresidente del Consiglio e successivamente presidente della Camera.

Un'ottima performance sotto il profilo dell'occupazione del potere. Nel momento in cui Alleanza nazionale confluì nel Popolo della libertà, cioè nel partito unico di centrodestra, Fini si persuase di poter menare il torrone a piacimento. E tentò di esautorare il Cavaliere piazzandosi al suo posto o almeno di condizionarne l'attività, spostando a sinistra l'asse politico. Velleità. Errore tattico e strategico.

Anziché continuare a essere avversario della sinistra, egli mirò a compiacerla allo scopo di stabilire con essa una sorta di tacita alleanza. In pratica Fini desiderava - ingenuamente - far fuori Berlusconi onde ingraziarsi gli ex comunisti, senza la cui benedizione in Italia non sei legittimato a fare politica.

Comprendo la debolezza dell'erede di Almirante, ma ne condanno la condotta. In effetti i progressisti hanno sostenuto Fini finché questi si è battuto per sfasciare il Pdl, facendo il loro gioco; ma quando il centrodestra è stato costretto ad abbandonare il governo, i partiti di sinistra, soddisfatti, hanno scaricato l'«infiltrato » non avendo più bisogno di lui.

Oggi, l'ex presidente della Camera ed ex numero due del Pdl è fuori dal Parlamento: uno zero assoluto. Ha fatto una fine miserrima e difficilmente potrà risorgere. Mentre la sua omologa, Marine, che non ha mai mirato alle poltrone, bensì all'affermazione dei propri ideali - giusti o sbagliati che siano - sta strappando risultati mirabolanti. La coerenza e la fedeltà ai princìpi pagano. Purtroppo si pagano anche le deviazioni utilitaristiche: e il debito di Fini in questo senso è enorme, impossibile da saldarsi. La spiegazione di un successo e di un fallimento è tutta qui. Chi non si aggiorna è un perdigiorno e si dissolve. Addio Fini. Brava Marine.

 

fini e berlusconiLA CASA DELLE LIBERTA FINI CASINI FITTO BUTTIGLIONE BOSSI BERLUSCONI Gianfranco Fini giovane durante una manifestazione contro il generale polacco Jaruzelski Da Libero MARINE LE PEN b c ee afccb d c ffd f d cf a abc b ab a lepen jeanmarie 02lepen jeanmarie 03GIANFRANCO FINI CON JEAN MARIE LE PEN GIANFRANCO FINI CON JEAN MARIE LE PEN ALL ASSEMBLEA MSI

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni magistratura giudici

DAGOREPORT – MALEDETTO IL GIORNO CHE E' STATO PROMOSSO 'STO CAZZO DI REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA! - GIORGIA MELONI E' FINITA IN UN CUL DE SAC, ATTANAGLIATA DALL'AMLETICO DUBBIO: METTERCI O NON METTERCI LA FACCIA? - DAVANTI ALLA CRESCENTE RIMONTA DEL "NO", LA DUCETTA SA DI ESSERE L’UNICA A POTER TRASCINARE AL VOTO GLI INDECISI, MA TEME IL CONTRACCOLPO. SE L'ELETTORATO MODERATO, CHE HA GONFIATO DI VOTI FDI FINO AL 30%, NON PARE GRADIRE PER NIENTE LA RISSA INSCENATA DAI NORDIO E APPLAUDE LA SAGGEZZA DEL CAPO DELLO STATO, SERGIO MATTARELLA, LA DESTRA EX MISSINA, GIUSTIZIALISTA PER DNA, STA CON I MAGISTRATI - E POI NON CONTERÀ SOLO CHI LA VINCE, MA SOPRATTUTTO IN QUALE MISURA SARA' LA VITTORIA: 40%? 50%? 60% - COMUNQUE VADA, IL RAPPORTO DELL'ARMATA BRANCA-MELONI CON LA CASTA DEI MAGISTRATI SARA' PER SEMPRE COMPROMESSO - NORDIO E MANTOVANO POSSONO INVENTARSI TUTTE LE SEPARAZIONI DELLE CARRIERE E I CSM A SORTEGGIO CHE VOGLIONO MA FINCHE' SARA' IN VIGORE L'ART. 112 DELLA COSTITUZIONE, CHE IMPONE L’OBBLIGATORIETA' DELL’AZIONE PENALE, SARA' IMPOSSIBILE METTERE LA GIUSTIZIA SOTTO IL TALLONE DELLA POLITICA...

bettini schlein conte fratoianni bonelli meloni

DAGOREPORT – A UN MESE DAL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA, INEVITABILMENTE DIVENTATO IL GIORNO DEL GIUDIZIO PER L’ARMATA BRANCA-MELONI, AVETE NOTIZIE SULLO STATO DELL’OPPOSIZIONE? - A UN ANNO DALLE POLITICHE CHE AVRANNO IL SUPREMO COMPITO DI ELEGGERE NEL 2029 IL SUCCESSORE DI MATTARELLA, CHE FINE HA FATTO IL FATIDICO “CAMPOLARGO” CHE DOVEVA FEDERARE LE VARIE E LITIGIOSE ANIME DEL CENTROSINISTRA? - DOMANI A ROMA, PER PROMUOVERE IL NUOVO NUMERO DI ‘’RINASCITA’’, GOFFREDONE BETTINI CI RIPROVA A FAR DIVENTARE REALTÀ IL SOGNO DI UN CENTROSINISTRA UNITO IN UNA COALIZIONE: “E’ L’ORA DELL’ALTERNATIVA, PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI” – AD AFFIANCARE IL BUDDHA DELLE STRATEGIE DEM, SONO ATTESI ELLY SCHLEIN, ROBERTO GUALTIERI, MASSIMO D’ALEMA, ALESSANDRO ONORATO E, COME POTEVA MANCARE PER GOFFREDONE, GIUSEPPE CONTE IN VIDEO - L’ATTESA È TANTA. MA VISTO CHE L’EGO DI OGNI LEADER DELL’OPPOSIZIONE È TALMENTE PIENO DI SÉ CHE POTREBBE STARE TRE MESI SENZA MANGIARE, RIUSCIRANNO I NOSTRI EROI A CEMENTARE LE LORO FORZE PER RISPEDIRE A VIA DELLA SCROFA I “CAMERATI D’ITALIA” CHE DA 3 ANNI E MEZZO SPADRONEGGIANO DA PALAZZO CHIGI?

luigi lovaglio francesco milleri gaetano caltagirone generali

DAGOREPORT - MENTRE LA PROCURA DI MILANO, DOPO AVER ISCRITTO SUL REGISTRO DEGLI INDAGATI CALTAGIRONE, MILLERI E LOVAGLIO PER IL PRESUNTO "CONCERTO" ORCHESTRATO PER LA SCALATA DI MEDIOBANCA, PROSEGUE LE SUE INDAGINI, ORA DA FRANCOFORTE SI FA VIVA LA BCE CON UN INVITO ALLA “DISCONTINUITÀ” SULLA NUOVA GOVERNANCE DI MPS – UNA RACCOMANDAZIONE DIRETTA AL CEO DI MPS, LUIGI LOVAGLIO, IN VISTA DEL SUO MANDATO TRIENNALE AD APRILE? - IN TREPIDA ATTESA DEGLI EVENTI GIUDIZIARI, LA VERA DOMANDA DA FARSI PERO' E' UN'ALTRA: CHE SUCCEDERÀ IL 23 APRILE ALL'ASSEMBLEA DI GENERALI, I CUI PRINCIPALI AZIONISTI SONO MEDIOBANCA-MPS, DELFIN DI MILLERI E GRUPPO CALTAGIRONE? - (PERCHÉ CHI PROVA A ESPUGNARE IL LEONE DI TRIESTE RISCHIA DI RESTARE FULMINATO…)

giorgia meloni camillo ruini

FLASH – PERCHÉ GIORGIA MELONI HA UN INFERMIERE CHE ABITUALMENTE VA DA LEI? IL CARDINAL CAMILLO RUINI, NELL’INTERVISTA RILASCIATA A CAZZULLO, HA FATTO UNA RIVELAZIONE “DELICATA”: “CON GIORGIA MELONI C’È UN’AMICIZIA VERA, CI MANDIAMO SEMPRE A SALUTARE. L’INFERMIERE CHE VIENE DA ME PER CURARMI VA ANCHE DA LEI”. ORA, È NORMALE CHE UN 95ENNE DALLA SALUTE FRAGILE ABBIA BISOGNO DI UN CONTINUO SOSTEGNO SANITARIO. MA LA PREMIER, 49ENNE? HA ANCORA GLI OTOLITI IN FIAMME?

giorgia meloni carlo nordio fabio pinelli sergio mattarella ugo zampetti

DAGOREPORT – COSA, E CHI, HA CONVINTO SERGIO MATTARELLA A PRESIEDERE, PER LA PRIMA VOLTA IN 11 ANNI AL QUIRINALE, IL PLENUM DEL CSM? - LA MISURA ERA COLMA: NON SOLO PER IL DELIRIO DI CARLO NORDIO SUL SISTEMA “PARA-MAFIOSO” DEL CSM, LIQUIDATO AL PARI DI UN'ASSOCIAZIONE A DELINQUERE, MA ANCHE PER IL VIDEO RINGHIANTE DI GIORGIA MELONI CHE, DOPO AVER CHIESTO DI ABBASSARE I TONI AL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA, IERI SERA E' TORNATA ALLA CARICA CON UN VIDEO CONTRO I MAGISTRATI - BENCHE' NOMINATO VICEPRESIDENTE DEL CSM DALLA DESTRA, IL LEGHISTA FABIO PINELLI NON POTEVA NON REAGIRE: SI È “COORDINATO” CON UGO ZAMPETTI, SEGRETARIO GENERALE DEL COLLE, E I DUE HANNO PREGATO MATTARELLA DI METTERE FINE ALL’ESCALATION DI TENSIONE – E NORDIO ABBASSO' LA CRESTA: “MI ADEGUERÒ” - VIDEO