giuseppe conte mario draghi

VOLETE LA CRISI? CACCIATE I SOLDI - I DIS-ONOREVOLI GRILLINI RISCHIANO DI PAGARE 35MILA EURO - SE LA LEGISLATURA SI INTERROMPESSE OGGI, I PARLAMENTARI, PER AVER DIRITTO ALLA PENSIONE, DOVREBBERO RISCATTARE (DI TASCA PROPRIA) 10 MESI DI CONTRIBUTI PAGANDO 35MILA EURO ALLO STATO - UN DANNO OLTRE ALLA BEFFA DI RINUNCIARE AD ALTRI 10 MESI DI STIPENDIO - SE INVECE LA LEGISLATURA SI INTERROMPESSE A SETTEMBRE LA PENSIONE SAREBBE SALVA...

Pasquale Napolitano per “il Giornale”

 

CONTE DRAGHI

«Non chiamatelo Papeete 2, per favore. La Lega era al 34% e voleva capitalizzare il consenso andando ad elezioni anticipate. Noi stiamo solo ponendo questioni serie». Anna Bilotti, parlamentare al primo mandato, consegna al Giornale, tra i corridoi di Montecitorio, il proprio sfogo. È da pochi minuti terminata la riunione del Consiglio nazionale del M5S: nessuna decisione è presa. L'organo di vertice del Movimento sarà aggiornato in serata per sciogliere il nodo. I Cinque stelle tengono sulla graticola il governo Draghi.

 

GIUSEPPE CONTE DOPO L INCONTRO CON MARIO DRAGHI

L'astensione sul voto al Decreto aiuti, chiamato all'ultimo passaggio in Senato, aprirebbe la strada alle dimissioni del premier. Tra i gruppi di Camera e Senato, si caricano i cannoni per spaventare Draghi. Il leader Giuseppe Conte impone il silenzio. A Montecitorio prevale la linea dura. Nel bel mezzo delle trattative piomba il «fattore soldi». Se la legislatura si interrompesse oggi, i parlamentari, per aver diritto alla pensione, dovrebbero riscattare (di tasca propria) 10 mesi di contributi.

giuseppe conte dopo l'incontro con draghi

 

Il calcolo è veloce: si tratta di una somma pari a 35mila euro che ogni parlamentare grillino dovrebbe versare allo Stato. Il danno (economico) oltre la beffa di andare a casa con 10 mesi di anticipo. Se invece la legislatura si interrompesse a settembre la pensione sarebbe salva. Senza alcun esborso di tasca propria. Ecco, dunque, che l'obiettivo di Conte sarebbe quello di arrivare a settembre prima di staccare la spina. Per consentire alle «maschere grilline» di portare a casa la pensione.

giuseppe conte dopo l'incontro con draghi 1

 

Intanto però, i Cinque stelle fanno gli spavaldi: «Abbiamo ascoltato ieri sera (martedì) la conferenza del presidente Draghi. Ha fatto l'apertura sul salario minimo. Nulla di concreto. Siamo stanchi di esser presi in giro» - fa notare un altro parlamentare che si aggira tra buvette e poltroncine della sala lettura in Transatlantico. Traboccano di rabbia quando si tocca il nervo scoperto del reddito di cittadinanza, altro terreno di scontro tra il Movimento e l'esecutivo. «Ieri sera ho ricevuto la telefonata di una signora disabile a cui è stato revocato il reddito. Cosa dobbiamo rispondere?» - si chiede la deputata grillina Bilotti.

GIUSEPPE CONTE E MARIO DRAGHI

 

Molto attivo tra i «pontieri» Stefano Buffagni che fa la spola tra Montecitorio e «casa Conte». Nel pomeriggio si intravede Gilda Sportiello, una fedelissima del presidente della Camera Roberto Fico. È annoverata tra i falchi, non distoglie un attimo gli occhi dal cellulare. È schierata per la linea dura. Sta preparando il terreno in vista dell'assemblea congiunta che si terrà in serata. Carica a pallettoni i colleghi. Un altro bluff. A Montecitorio la maggioranza (a parole) è per lo strappo. L'unica voce fuori dal coro arriva dal parlamentare Francesco Berti, che ha già votato in dissenso al gruppo sul Dl Aiuti e che ieri ha annunciato l'addio al M5S. Anche al Senato non si vuole la resa.

 

giuseppe conte dopo l'incontro con draghi 2

Linea confermata dalle prime votazioni in commissione al Senato: il M5S si astiene in tutti i passaggi. I riflettori ora sono puntati su Palazzo Madama. I senatori minacciano di sfilarsi se dovesse arrivare l'ordine di votare il Decreto Aiuti. Si teme sulla tenuta del gruppo. Al Senato, infatti, dove i 5 Stelle contano al momento 62 eletti, siedono i grillini più battaglieri, quelli che vedono la permanenza nel governo Draghi come fumo negli occhi. Una quarantina sarebbero infatti contrari a votare la fiducia, di questi una decina barricadero sarebbero addirittura pronti alla spallata, ovvero a votare contro.

 

INCONTRO DRAGHI CONTE - VIGNETTA BY ROLLI

Difficile ora convincere i senatori ad andare oltre, votando il decreto che ha già visto l'astensione dei 5 Stelle in Consiglio dei ministri per la contestata norma sull'inceneritore a Roma. Con il passare delle ore la forbice tra i parlamentari (contrari ad una retromarcia) e i governisti (che spingono per il Sì al Decreto aiuti) si allarga. Deputati e senatori sono letteralmente tempestati di telefonate da parte di ministri e sottosegretari grillini che non vogliono lo strappo.

 

L'ex ministro della Giustizia Alfonso Bonafede si sfila. Bonafede cerca una via d'uscita al Csm nella quota riservata ai laici. Se salta la maggioranza, addio poltrona al Csm. L'ex Guardasigilli valuta il salto con Di Maio. Ma il rischio è troppo alto. È in preda a una crisi identità. Carlo Sibilia, sottosegretario all'Interno, riunisce la sua corrente (un tempo si chiamava Parole Guerriere) e impone il Sì alla fiducia. In molti si ribellano e aspettano l'ordine contiano. Nel Movimento sembra scattata l'ora del «liberi tutti». La vigilia della fine.

GIUSEPPE CONTE DOPO L INCONTRO CON MARIO DRAGHI A PALAZZO CHIGI

Ultimi Dagoreport

tilman fertitta yacht boardwalk

FERTITTA, CARO CI COSTI! – L’AMBASCIATORE DI TRUMP IN ITALIA CONTINUA IL SUO GIRO DEL MEDITERRANEO IN YACHT, CHE COSTEREBBE ALLO STATO ITALIANO LA SOMMETTA DI 115MILA EURO AL GIORNO, PER SCORTA E SICUREZZA, PER UN TOTALE DI OLTRE 5 MILIONI (IL TOUR INIZIATO IL 13 GIUGNO A CIVITAVECCHIA SI CONCLUDERA’ IN SARDEGNA A META’ AGOSTO) – NELLE SCORSE SETTIMANE IL FIGLIO DELL'AMBASCIATORE, PATRICK FERTITTA, AVREBBE INIZIATO A STUDIARE IL "DOSSIER LAZIO" IN VISTA DI UNA PROPOSTA DI ACQUISIZIONE DEL CLUB DI LOTITO - L'EMISSARIO DI TRUMP, TEXANO CON ANTENATI SICILIANI, È TRA I BUSINESSMEN PIÙ RICCHI D'AMERICA: 11 MILIARDI DI PATRIMONIO, CONTROLLA UN COLOSSO DELLA RISTORAZIONE E CASINÒ, È PROPRIETARIO DEGLI HOUSTON ROCKETS, FRANCHIGIA DI BASKET NBA, ACQUISITI PER 2,2 MILIARDI....

sara soldati leonardo maria del vecchio

DAGOREPORT - A LEONARDINO DEL VECCHIO NON BASTAVANO GLI INFINITI SCAZZI FAMILIARI, NÉ IL RINVIO A GIUDIZIO PER IL DOSSIERAGGIO DEI CYBER-SPIONI DI ‘’EQUALIZE’’. ORA, PER LA SERIE “ANCHE I RICCHI PIANGONO”, SI RITROVA SULLA CAPOCCIA UNA QUERELA PER ‘’VIOLENZA PRIVATA’’ E UNA DENUNCIA PER ‘’SOTTRAZIONE DI MINORE’’, PRESENTATA DALLA MODELLA E INFLUENCER SARA SOLDATI, MADRE DI BIANCA, LA BAMBINA DI UN ANNO NATA DALLA LORO RELAZIONE - MALGRADO UN DOVIZIOSO ASSEGNO MENSILE (50MILA EURO?) ALLA SOLDATI, CHE LA TRISTE ISTORIA SAREBBE FINITA A PESCI IN FACCIA ERA FACILMENTE PREVEDIBILE, ALMENO DA UN MESE, DA QUANDO LEONARDINO GLI AVEVA BLOCCATO LE CARTE DI CREDITO - ESSENDO LE DISGRAZIE COME LE CILIEGIE, UNA TIRA L’ALTRA, IL LEGALE DELLA MODELLA E’ L’IMMANCABILE ANNAMARIA BERNARDINI DE PACE, UN “MASTINO CON LA TOGA” CHE DI SICURO FARÀ VEDERE I SORCI VERDI A LEONARDINO…

roberto vannacci giorgia meloni

DAGOREPORT - L’ESPLOSIVA DISCESA IN CAMPO DI ROBERTO VANNACCI STA FOTTENDO L’ARMATA BRANCA-MELONI – SENZA FUTURO NAZIONALE, IL CENTRODESTRA NON SOLO RISCHIA DI PERDERE PALAZZO CHIGI MA DEVE DIRE ADDIO AL SOGNO DI ESPUGNARE ROMA E MILANO ALLE COMUNALI DELLA PRIMAVERA 2027 - I DATI DEGLI ULTIMI SONDAGGI RISERVATI REGISTRANO QUANTO VANNACCI STIA PRENDENDO PIEDE, A SPESE DI FDI, A MILANO (7/8%) E A ROMA (6,8%) – SENTITA PUZZA DI SCONFITTA, LA RUSSA, DA QUEL POLITICO SCALTRO ED ESPERTO CHE È, HA SCARICATO LUPI E BALILLA, MOLLANDO LA PATATA BOLLENTE DELLA SCELTA DEL CANDIDATO NELLE MANINE DELLE SORELLE MELONI – A ROMA LA SCELTA DELLO SFIDANTE DI GUALTIERI SARÀ SVELATA SOLO ALL’INDOMANI DEL RITIRO DELL’INDIGESTA AUTO-CANDIDATURA DI FABIO RAMPELLI. L’ARDUO INCARICO DI FAR TORNARE SUI SUOI PASSI L’INGOMBRANTE EX TUTOR DI GRAN PARTE DEI MELONIANI OGGI AL POTERE, È STATO AFFIDATO A FRANCESCO LOLLOBRIGIDA, TORNATO IN GRAN SPOLVERO…

giorgia meloni marina berlusconi antonio tajani

DAGOREPORT – A PALAZZO CHIGI ALEGGIA DAVVERO UN CLIMA DA FINE IMPERO - AL VERTICE DI MARTEDÌ SCORSO IL NERVOSISMO DI GIORGIA MELONI HA SUPERATO LA SOGLIA DI GUARDIA, ACCUSANDO PESANTEMENTE SALVINI E TAJANI DI “TRADIMENTO” SULLE PREFERENZE (SE L’EMENDAMENTO VENISSE BOCCIATO ANCHE AL SENATO, LA “SFI-DUCETTA” DELLA CAMERA DIVENTEREBBE UNA CATASTROFICA "SFI-DUCIONA") - IL LEGHISTA HA SUBITO SMOLLATO LA PATATONA BOLLENTE SU FORZA ITALIA. L’EX MONARCHICO DI FERENTINO, FINO A IERI FEDELE ‘’CAMERIERE’’ DELLA DUCETTA, HA RIFILATO IL SOLITO BLA BLA DI SUPERCAZZOLE CON SCAPPELLAMENTO AI “VALORI DEL BERLUSCONISMO DA DIFENDERE'' – LA VERITÀ È CHE NÉ SALVINI NÉ TAJANI RIESCONO A CONTROLLARE I LORO PARLAMENTARI, AL PUNTO CHE LA MELONI, DISPERATA, AVREBBE CHIAMATO MARINA BERLUSCONI - LIQUIDATA DALLA ''CAVALIERA'' CON “NON HO AUTORITÀ SULLE SCELTE DEL PARTITO”, “IO SO’ GIORGIA” AVREBBE CHIUSO CON UN MINACCIOSO: “ME LO RICORDERÒ…”

ministero della giustizia giusi bartolozzi

FLASH – LA “ZARINA” È SEMPRE DI CASA A VIA ARENULA! PARE CHE QUESTA MATTINA GIUSI BARTOLOZZI, EX CAPO DI GABINETTO DI CARLO NORDIO, GIUBILATA DA MELONI DOPO LA SCONFITTA AL REFERENDUM, SIA TORNATA A FAR VISITA AI SUOI EX COLLEGHI AL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA. E NON SAREBBE LA PRIMA VOLTA, NELLE ULTIME SETTIMANE – LA BARTOLOZZI, A QUANTO SPIFFERANO GLI “ADDETTI AI LIVORI”, SI SAREBBE INTRATTENUTA CON IL VICE-CAPO DI GABINETTO DEL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, VITTORINO CORASANITI, E CON LA RESPONSABILE DEL DIPARTIMENTO DELL’ORGANIZZAZIONE GIUDIZIARIA, LINA DI DOMENICO. DI COSA DOVEVANO PARLARE I DUE FUNZIONARI CON L'EX CAPETTA DI VIA ARENULA?