1- UN’ESTATE DI MEDITAZIONE, INCONTRI E STRATEGIE. VOLETE SAPERE PERCHÉ L’ITALIA NON HA UNA POLITICA INDUSTRIALE? PRIMO, PERCHÉ IN CASSA NON C’È UN EURO. SECONDO, PERCHÉ IL MINISTRO DEPUTATO STAREBBE PENSANDO AL PROPRIO SVILUPPO FUTURO 2- “LIBERO” DEDICA UN PAGINONE GUASTAFESTE AI SOGNI DELL’AIRONE DI COMO: “A OTTOBRE FORZA PASSERA PER NEUTRALIZZARE VENDOLA. IN AUTUNNO IL TITOLARE DELLO SVILUPPO PRONTO A LASCIARE IL GOVERNO. OBIETTIVO: GUIDARE IL LISTONE CIVICO NAZIONALE CON UDC E FLI E ALLEARSI CON IL PD. STACCANDO NICHI VENDOLA DA BERSANI”

Fausto Carioti per "Libero"

Partiamo da Twitter, come va di moda adesso. Il tweet di Ferruccio de Bortoli, direttore del Corriere della Sera, è delle 13.05 di ieri: «Ha ragione Folli sul Sole-24 Ore. C'è un'area moderata, montiana, che appare senza sintesi politica, ma dalla quale dipende l'esito del 2013». Folli di nome fa Stefano, è un ex direttore del Corriere e ieri sul quotidiano di Confindustria, in un'analisi che più montiana non si può (titolo: «Dal premier né una
gaffe né una provocazione», in riferimento alla sparata sullo spread a 1.200 punti che aveva fatto incavolare il Pdl), ha scritto che «il mondo moderato è in fase di ridefinizione e pre- sto sarà chiamato a dare un contributo al governo politico del Paese. Magari in ab- binata con il Pd di Bersani».

Poi c'è Pier Ferdinando Casini, che su questo progetto ha puntato tutte le carte: assieme a Gianfranco Fini, dice, sta lavorando a «un nuovo contenitore» aperto a «politici seri e uomini nuovi». Soprattutto, come vedremo tra poco, c'è Corrado Passera, pronto a gesti clamorosi. Mentre pare proprio che non ci sarà Luca Cordero di Montezemolo. Tanta roba in movimento.

STERILIZZARE SEL
Le cause del fermento sono due. La prima è quella che indicano Folli e de Bortoli: la convinzione che esista un'area decisiva, moderata e montiana «senza sintesi politica». Che significa, soprattutto, priva di qualcuno che la rappresenti (Silvio Berlusconi è considerato morto e sepolto: a lui smentirli). La seconda ragione al momento è indicibile, ma è importante almeno quanto la prima: bisogna de-vendolizzare Pier Luigi Bersani, probabile vincitore delle elezioni, ma con una maggioranza risicata, sotto ricatto degli imbarazzanti alleati di Sel coagulati con l'ala sinistra del Pd.

Occorre fare di tutto affinché, nel prossimo parlamento, Nichi Vendola e il suo partito non siano decisivi per la stabilità del governo. Lo vogliono gli imprenditori, lo vuole ciò che resta di quei "poteri forti" che si identificano nel Corriere della Sera e nel Sole-24 Ore e che puntano a confermare l'"esperienza Monti", se possibile tramandandola alle future generazioni.

Lo vuole Giorgio Napolitano, il quale ha già detto che il prossimo governo dovrà andare avanti sul solco tracciato dall'esecutivo dei professori: cosa che, con Vendola sul ponte di comando, non sarebbe possibile. Lo vogliono il Vaticano e la Cei, per evidenti motivi. Lo vuole Casini, lo vuole Fini (l'alternativa, per lui, è il pensionamento anticipato) e lo vuole mezzo Partito democratico.

Resta da capire chi sarà l'uomo nuovo. O la donna. Il leader che, seguendo l'ardita trama che altri hanno già scritto, si metterà alla guida di un listone civico nazionale composto, oltre che dagli attuali terzopolisti, da esponenti del mondo delle imprese e dell'accademia, proverà a caricarsi sulle spalle la rappresentanza dell'elettorato moderato, si alleerà dopo il voto con il Pd di Bersani, spunterà gli artigli di Vendola e sposterà al centro l'asse del prossimo governo. Rendendo così possibile - nonostante Sel - la piena adesione dell'Italia al fiscal compact e la sostanziale prosecuzione del programma montiano.

I nomi di cui si parla nelle foresterie delle associazioni e nelle cene carbonare cui partecipano centristi, industriali tentati dal salto in politica, politologi a borderò ed editorialisti dei quotidiani amici, si sono ridotti a tre: l'ex leader di Confindustria Emma Marcegaglia, il segretario della Cisl Raffaele Bonanni e il ministro per lo Sviluppo, l'ex banchiere Corrado Passera.

Ce ne sarebbe stato un quarto, ma Luca Cordero di Montezemolo il 25 luglio ha convocato i coordinatori regionali di Italia Futura - per lo più imprenditori tra i 40 e i 50 anni - per annunciare che non intende correre alle elezioni. Alcuni di questi avevano investito tempo e cifre importanti nell'operazione che avrebbe dovuto portarli in Parlamento: non l'hanno presa benissimo.

Con lui, sembra tramontare anche l'ipotesi di candidare l'economista Irene Tinagli: una suggestione, raccontano adesso i montezemoliani, mai stata sul punto di concretizzarsi. Probabile, a questo punto, che la rete creata in questi anni dal delfino dell'Avvocato finisca per appoggiare un altro dei protagonisti di questa storia. La signora Marcegaglia, terminato l'incarico in viale dell'Astronomia, è libera da impegni.

Le aziende di famiglia si erano abituate ad andare avanti senza di lei e possono continuare a farlo tranquillamente. La voglia di darsi un ruolo politico di primo piano c'è tutta. Oggi ha un capitale di visibilità da mettere a frutto, domani chissà: il treno del 2013, per lei, potrebbe essere il primo e anche l'ultimo.

Il mandato di Bonanni scade invece nel 2014 e anticipare di un anno l'uscita dalla Cisl non sarebbe una bestemmia. Lui ci sta facendo più di un pensiero. Il primo passo lo ha compiuto a Todi lo scorso ottobre, organizzando quel seminario di due giorni nel convento di Montesanto dal quale uscirono tre futuri ministri: Lorenzo Ornaghi, Passera e Andrea Riccardi (il quale non partecipò all'evento, ma ne disegnò la strategia politica). Finito il conclave, a nome di tutti Bonanni chiese a Berlusconi di dimettersi per lasciare spazio a un esecutivo di larghe intese. Fu esaudito dopo poco. Allora Bonanni rifiutò un posto da ministro, ma deve ancora ritagliarsi un ruolo per il domani.

Passera, invece, la decisione l'ha già presa. Confermando quello che si sapeva, martedì ha detto in televisione che «è improbabile», finita la sua esperienza al governo, un ritorno alle mansioni di banchiere. La comparsata a Uno Mattina non era casuale: la campagna di visibilità è iniziata. Anche perché sinora il ministro dello Sviluppo, vero oggetto misterioso del governo, non ha combinato molto, arrivando per questo più di una volta ai ferri corti con Monti. «Meglio lui, che si è visto poco, che la Fornero, che si è vista tanto e ha combinato solo guai», riassume uno degli amici di Passera, e il ragionamento sembra filare.

I sondaggi (bipartisan) gli danno ragione: la berlusconiana Alessandra Ghisleri lo fotografa come il più popolare tra i ministri, con un indice di notorietà del 74,9%, mentre Ipr, per Repubblica.it, lo mette al secondo posto nella classifica della fiducia, che gli viene accordata dal 48% degli interpellati.

CHI TRAMA E CHI PREGA
Ma il meglio è previsto per l'autunno. Dei suoi progetti ha parlato in famiglia e con un ristrettissimo gruppo di persone. L'intenzione è quella di mollare gli ormeggi a ottobre: lasciando il governo e mettendosi al timone della lista civica nazionale auspicata dal Corriere e dal Sole.

Nell'entourage del ministro la cosa è data per certa, anche se ciò che accadrà da qui ad allora ovviamente avrà il suo peso. Per quella data comunque dovrà essere tutto pronto e il lavoro tessuto anche per lui da Casini - il quale punta alla presidenza del Senato, ma non esclude il Quirinale - serve proprio a questo.

Sotto il Cupolone attendono in preghiera. Qualche mese fa un noto esponente del Pdl, non più così vicino a Berlusconi, si recò motu proprio in Vaticano a caldeggiare il nome di Passera presso alcuni influenti monsignori. Con argomenti solidissimi: «È ancora giovane, è onesto, è cattolico, ha una splendida moglie, una buona immagine e non combina guai né con le donne né con gli uomini. Che volete di più?». «Sta a lui fare il primo passo», gli fu risposto con un sorriso. A ottobre, se il cielo vorrà.

 

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