IL RICCO S’AVVI-CINA - NELLA FU TERRA DI MAO CI SONO PIÙ DI UN MILIONE DI MILIONARI, ARRICCHITI GRAZIE ALL’INFLAZIONE IMMOBILIARE - MA APPENA POSSONO, FUGGONO: MANDANO I FIGLI A STUDIARE IN AUSTRALIA O IN CANADA, MENTRE PER EMIGRARE SCELGONO GLI STATI UNITI - VISTO CHE IL GOVERNO NON PERMETTE DI PORTARE CON SÉ PIÙ DI 6300 €, C’È CHI USA L’IDENTITÀ DEI POVERACCI PER FARE TRASFERIMENTI O CHI ARRIVA A HONG KONG CON VALIGIE PIENE DI SOLDI…

Ilaria Maria Sala per "La Stampa"

Più di un milione di milionari: secondo l'ultimo Hurun Report, pubblicato ieri a Shanghai assieme al Gruppo M Knowledge, che fa la fotografia dei ricchi cinesi, quest'anno il Paese registra il più alto numero di milionari mai visto. Hanno superato il milione raggiungendo quota 1,020,000, un aumento del 6,3% rispetto al 2011. Ovvero, dice Hurun, un cinese ogni 1300 è milionario: il tetto minimo per entrare in classifica è fissato a 10 milioni di yuan, pari a 1.3 milioni di euro, e comprende tutta la fortuna dei diretti interessati, in beni mobili, immobili e liquidi. Ci sono anche i super-ricchi, ovvero quelli con più di 100 milioni di yuan - una fortuna di 130 milioni di euro o più - che hanno raggiunto quota 63,500: di nuovo, un discreto aumento: 5,3% in più dello scorso anno.

Nell'ordine, le città interessate da questo fiorir di milionari sono Pechino, con 179,000 (e 10,500 superricchi), poi l'intera regione urbana del Guangdong che ne vanta 167,000 (di cui 9,500 super-ricchi) e terza arriva Shanghai, con 140,000 milionari e 8,200 multimilionari (Hong Kong, Macao e Taiwan non rientrano nello studio).

Queste fortune sono state fatte nella stragrande maggioranza nell'immobiliare, e l'aumento dei paperoni cinesi è dovuto all'inflazione immobiliare, che non ha risentito significativamente dei tentativi del governo centrale di riportarne i prezzi a più miti consigli. Secondo l'Ufficio nazionale di Statistica cinese, infatti, nel corso del 2011 l'immobiliare è aumentato del 13,7% in tutto il paese, e del 21% per i prezzi dell'immobiliare di lusso, consentendo quindi a chi ha investito nel mattone di vedersi aumentare il capitale a sua disposizione senza aver bisogno di fare nulla. La metà dei ricchi possiede un'azienda (non è specificato in quale settore) e l'altra metà vive di investimenti - in Borsa e nel mercato immobiliare, per l'appunto. Ma c'è anche un gruppo chiamato dei «colletti d'oro», o executives di alto livello.

Il sondaggio cerca di analizzare chi sono e cosa amano fare i ricchi cinesi, e ci mostra che al primo posto per i consumi dei ricconi ci sono i viaggi: in patria, in particolare nell'isola tropicale di Hainan, e nelle terre pre-himalayane e sub-tropicali dello Yunnan (ai confini con Vietnam, Laos e Birmania) e Hong Kong. All'estero si riconfermano le mete ambite degli scorsi anni: la Francia, dove i cinesi accorrono per acquistare alta moda, vini famosi (e l'occasionale vigneto) e familiarizzarsi con la migliore cucina francese, seguita dagli Usa e dall'Australia, queste ultime due privilegiate anche per l'educazione dei figli. Infatti, l'85% dei ricchi manda o manderà i figli a studiare all'estero, una percentuale che sale al 90% se si interpellano i ricchissimi.

Per studiare si spedisce la prole in America, in Canada e in Gran Bretagna, seguite dall'Australia. Per vivere, ed emigrare in modo più permanente, si scelgono invece gli Stati Uniti, Singapore (dove il regime d'immigrazione nei confronti dei cinesi al momento è piuttosto aperto), e il Canada (dove sono state già imposte alcune restrizioni, dopo un iniziale entusiasmo). Tornando agli investimenti e alle spese, però, di nuovo è l'immobiliare che la fa da padrone: il 60% dei ricchi cinesi lo reputa il miglior posto per piazzare la ricchezza.

La fiducia dei ricconi cinesi nel proprio Paese non è ai massimi livelli, se consideriamo che il 16% di loro è già emigrato, o ha iniziato i preparativi per farlo, e il 44% ha intenzione di farlo quanto prima: un bel 60% del totale dei milionari che vuole lasciare la Cina. Questo si accompagna a un investimento all'estero crescente, che di nuovo privilegia l'immobiliare, e che in alcuni dei luoghi prediletti dai cinesi sta portando a significative tensioni con i locali, che si ritrovano a gestire un'inflazione crescente esportata dalla Cina, fenomeno visibile in particolare a Singapore e Hong Kong.

Questo malgrado il divieto ufficiale a esportare più di 50,000 yuan (circa 6300 euro) l'anno a persona - ma i ricchi che vogliono fare le cose in modo legale «acquistano» il numero di carta di identità dei meno abbienti, prendendo a prestito il potere di esportazione di contante da chi il contante non ce l'ha, e trasferendo fondi. Molti altri, invece, arrivano a Hong Kong con valigie piene di soldi, e da lì vedono come sbrigarsela.

Del resto, i ricchi cinesi, che abbiano la valigia in mano o meno, sono piuttosto preoccupati dell'andamento economico nazionale: soltanto il 28% di essi si è detto ottimista al riguardo: nel 2011, gli ottimisti erano il 54%.

 

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