WASHINGTON, ABBIAMO UN PROBLEMA CHE SI CHIAMA WEB - IL DUELLO TV NEGLI STATES APPARTIENE AL SECOLO SCORSO. LA POLITICA SI GUARDA COL PC ACCESO - ALEC ROSS: “I NUOVI MEDIA HANNO CAMBIATO LA CORSA DEI CANDIDATI: DEVI CONTINUAMENTE DAR CONTO AI CITTADINI. LA GENTE IN DIRETTA TI ANALIZZA, DISCUTE, PARTECIPA” - “PENSATE ALLA CORRUZIONE. INTERNET VUOL DIRE TRASPARENZA. IL WEB COSTRINGE I GOVERNI A RISPONDERE…”

Angelo Aquaro per "la Repubblica"

«Il dibattito tv? Ma ormai l'America ragiona su due schermi aperti. Guardi la tv e dall'altra parte hai lo smartphone o il computerino acceso. Il dialogo con i media è continuo. Non è più come una volta». Una volta? Ma scusi: proprio lei quattro anni fa guidò la rivoluzione web che trascinò Barack Obama alla Casa Bianca. «Cambiato tutto: anche rispetto a quattro anni fa. La gente in diretta ti analizza, discute, partecipa».

E questo cambierà anche il risultato della campagna elettorale? Alec Ross, 41 anni, il technoguru di Hillary Clinton, guarda al duello tv col distacco che oggi si impone: il consigliere per l'Innovazione del segretario di Stato non può immischiarsi di politica attiva. Altri ruoli, altri doveri. Così stamane indosserà la casacca del Dipartimento di Stato e scenderà sul campo dell'ambasciata d'Italia a Washington per scontrarsi con il columnist del Washington Post David Ignatius, l'anima di Huffington Post- Live Ahmed Shibab-Eldin, il capo supremo della comunicazione Onu Deborah Seward e il nostro ambasciatore Claudio Bisogniero per tracciare i confini di "Diplomacy 2.0": percorso iniziato proprio in Italia con il ministro Giulio Terzi.

Lei dice che i nuovi media stanno rivoluzionando tutto, dalla politica alla diplomazia. Ma come possono cambiare la corsa?
«Hanno già cambiato la corsa dei candidati: devi continuamente dar conto ai cittadini. Quattro anni fa Twitter era un fenomeno d'élite: oggi c'è l'americano medio».

E questo dialogo in diretta scavalca giornali e tv?
«Ormai si legge più il New York Times elettronico che cartaceo. La distinzione tra media nuovi e tradizionali non vuol dire nulla. Al contrario: tutti i media si stanno ritrovando su una piattaforma comune».

Con quale caratteristica?
«L'interattività. La differenza oggi è questa. La gente vuole discutere».

E i nuovi media cambiano anche i rapporti di forza?
«Dai governi alle grandi company di media le gerarchie hanno perso potere: i cittadini e i network dei cittadini lo stanno acquistando. Internet è il grande facilitatore».

Internet ha favorito anche la Primavera araba. Ma poi?
«Sono rimasto in contatto con tanti blogger. Mi dicono: Internet ci ha aiutato a fare la rivoluzione ma non sembra capace di aiutarci a costruire un modello di governo. Col web è più facile tirar giù che costruire».

E che cosa risponde?
«Pensate alla corruzione. Internet vuol dire trasparenza. Il web costringe i governi a rispondere».

A proposito del film anti-Islam, Joseph Nye dice: "Internet può portare la democrazia ma può anche distruggerla".
«sì, Internet di per sé ha valore neutro. Dice Hillary Clinton: il nostro network è come la forza nucleare. Può portare energia e può distruggere".

Ci vuole più controllo?
«No, siamo stati noi, la nazione più potente della terra, a inventare il web nei laboratori della nostra Difesa: ma non possiamo controllarlo».

Però poi, scusi, c'è un caso come quello di Amanda, la ragazzina suicida dopo la denuncia su YouTube del pedofilo conosciuto sul web. Arrivano gli hacker di Anonymous e mettono in rete il nome del pedofilo. Neppure di fronti a questi eccessi...
«I governi non possono controllare Internet. Gli abusi devono essere isolati e condannati però no: non potrà mai essere un signore in giacca e cravatta a decidere come funziona il web. O vogliamo fare come Cina e Iran?».

 

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