MADIA RETTA A ME, TORNA A CASA! IL WEB SPERNACCHIA LA MARIANNA SVAMPITA CHE NEGA DI AVER SCAMBIATO ZANONATO PER GIOVANNINI - E LA “REPUBBLICA” DEI RENZIANI LA DIFENDE: “CAPITA A TUTTI DI SBAGLIARE PALAZZO”

1. PORTONI GIREVOLI
Massimo Gramellini per ‘La Stampa'

Com'è volgare e sessista la tempesta che si è abbattuta su Marianna Madia, fresca responsabile del lavoro nel Pd renziano, che alla sua prima uscita ha sbagliato portone e anziché dal ministro del Lavoro si è fatta ricevere da quello dell'Industria.

Entrambi i ministeri si trovano in via Veneto: è facile sbagliarsi, anche perché si tratta di una via piuttosto lunga. A noi risulta che Madia, sedutasi davanti a Zanonato (Industria), lo abbia immediatamente riconosciuto come tale.

Secondo Il Tempo, invece, la laboriosa democratica avrebbe animatamente discusso con Zanonato della sua materia (sua della Madia) e si sarebbe accorta dell'equivoco solo quando il titolare dell'Industria ha pronunciato la più italiana delle frasi «Non è di mia competenza»: in questo caso con qualche ragione. Zanonato l'avrebbe quindi accompagnata alla finestra: «Il ministero del Lavoro è dall'altra parte della strada. Hai sbagliato indirizzo». E ministro: quello giusto si fa chiamare Giovannini.

È da ieri che la Rete, sadica, si sganascia dalle risate. Una mortificazione immeritata: Madia ha ricevuto da Renzi la delega al Lavoro, non ai navigatori satellitari. Non è tenuta a orientarsi tra i palazzi del potere: che poi, si sa, sono tutti uguali.

Ad aggiungere confusione ulteriore, il ministero del Lavoro adesso si chiama «del Welfare», chiaramente per fare un dispetto a lei. E poi, in un Paese dove il direttore di un carcere non si accorge di avere tra i detenuti un serial killer, Madia si è invece subito resa conto che Zanonato era Zanonato. Non sapeva cosa ci facesse lì, è vero. Ma qualche volta, a giudicare dai risultati del governo, non lo sappiamo nemmeno noi.

2. L'IRONIA DELLA RETE PER LA GAFFE DELLA MADIA
Sebastiano Messina per "la Repubblica"

Può capitare a tutti di sbagliare palazzo. È uno di quegli errori che a Roma, la città dei mille palazzi, si perdonano a chiunque. A meno che tu non sia una deputata giovane e bella con una rapidissima carriera alle spalle e un posto appena conquistato nella segreteria di Matteo Renzi.

Se n'è accorta Marianna Madia, trentatreenne neoresponsabile del Lavoro del Partito democratico, che da ieri mattina è per tutti la protagonista della gaffe del giorno: avrebbe scambiato il ministro dello Sviluppo Economico, Flavio Zanonato, per quello del Lavoro, Enrico Giovannini.

Avrebbe: perché lei nega. Eppure il racconto dell'equivoco, apparso sul Tempo di ieri, era piuttosto circostanziato. La giovane "ministra-ombra" renziana sarebbe apparsa senza appuntamento nell'anticamera di Zanonato, che l'avrebbe fatta accomodare subito nella sua stanza, restando però "tra il sorpreso e il divertito" - scrive il cronista del Tempo- quando la Madia gli ha chiesto "dettagli sulle politiche del lavoro".

"Sopresa e divertimento" da una parte, "sorpresa e imbarazzo" dall'altra, quando Zanonato avrebbe garbatamente fatto presente alla giovane deputata che lui non aveva competenza su quella materia. «Ma scusa, ministro, non sei te che ti occupi del Lavoro?» avrebbe a quel punto domandato la giovane deputata, vedendosi indicare per tutta risposta il ministero che si trova dall'altra parte di via Veneto: quello del Lavoro, appunto.

E qui, conclude perfidamente il cronista del Tempo, «il candido pallore della Madia si è trasformato in un rossore mortificato». L'interessata però nega. Nega risolutamente. «Ho solo sbagliato palazzo, perché sono uno di fronte all'altro, in via Veneto. Palazzo, non ministro! Sono entrata per sbaglio al ministero per lo Sviluppo, anziché al ministero del Lavoro. Ma non ho scambiato Zanonato per Giovannini, che conosco benissimo perché lo vedo spesso in commissione».

Una versione che viene confermata anche dallo staff di Zanonato. Il ministro avrebbe incontrato la Madia per strada, e vedendola imboccare l'ingresso del suo ministero le avrebbe chiesto: «Ma che ci fai da queste parti? Cercavi me?». Dopodiché, appreso che la deputata credeva di salire le scale del ministero di Giovannini, la avrebbe detto che era il palazzo sbagliato, e che doveva bussare dall'altra parte della strada.

E anche in questo caso bisogna dire «avrebbe», perché come siano andate effettivamente le cose in questo equivoco buffo del ministero scambiato, non è proprio chiarissimo. Da una parte il dettagliatissimo racconto del giornale, dall'altra le telegrafiche precisazioni dei protagonisti.

Fatto sta che ieri contro la Madia si è scatenata tutta l'ironia del popolo di Twitter. «Gaffe terrificante». «Sbaglia ministro e ministero. Segni particolari: non è un genio». «Io non ci credo: sarà il ministero che si è spostato». «Se parli per mezz'ora con un ministro al posto di un altro, non è la geografia che ignori». «Renzi sì che sa premiare il merito e scegliere bene!».

E già che c'è, qualcuno ricorda la penultima puntata della Madia-story, l'accusa della bersaniana direttrice di Youdem, Chiara Geloni, di aver cambiato corrente troppo disinvoltamente, e soprattutto troppo spesso. Riassume su Twitter Marco Esposito: «Prima Veltroni, poi D'Alema, poi i giovani turchi. Alle parlamentarie con Fassina, ora con Renzi».

E stavolta nessuno ricorda la lettera di solidarietà a Marianna di 26 deputate, né la gelida risposta da lei data de visuall'accusatrice Geloni: «Avrei voluto chiamare mia figlia Chiara, ma ora purtroppo dovrò cambiare nome».

Troppa attenzione per un semplice equivoco? Può darsi, ma forse è il pegno che devi accettare di pagare se diventi capolista del Pd alla Camera a 25 anni - confessando candidamente nell'occasione la tua "inesperienza politica" - se hai attraversato il Pd come una meteora, e dopo aver vinto le ultime primarie hai disinvoltamente rivelato che «nel Pd ci sono vere e proprie associazioni a delinquere, sul territorio». Va a finire che poi c'è troppa gente, che aspetta di coglierti in fallo alla prima gaffe.

3 - LA MADIA «ESPERTA» DI LAVORO NON SA CHI È IL MINISTRO DEL LAVORO
M. G. per "Libero"

«Metterò la mia meravigliosa inesperienza al servizio del Paese», aveva detto presentandosi agli italiani nel 2008, quando era stata appena eletta deputata nel Pd di Walter Veltroni. E c'è da dire che Marianna Madia - giovane parlamentare del Partito democratico già veltroniana, dalemiana, lettiana ed ora passata con Matteo Renzi che la ha ricambiata piazzandola in Segreteria - ha mantenuto la coerenza: cinque anni e rotti dopo, è ancora lì a mettere a servizio del Paese la sua meravigliosa inesperienza.

Con esiti esilaranti. Antefatto: da qualche giorno, come accennato, la Madia è entrata a far parte della squadra del segretario rottamatore, che le ha affidato la delicata e cruciale delega del Lavoro. E siccome nel Pd renziano dei giovani e del rinnovamento non si batte la fiacca, Marianna è partita in quarta, mettendo subito la testa sui dossier più urgenti per poi andarli a discutere con il ministro del Lavoro in persona. Fine dell'antefatto. La scena che segue l'ha raccontata Il Tempo, ed è deliziosa.

La Madia arriva a via Veneto, varca il portone del ministero, declina le generalità e - pur senza appuntamento, ma cosa si vorrà che sia - si fa accompagnare nella stanza del ministro. Il quale la riceve, la ascolta pazientemente disquisire di disoccupazione giovanile, precariato e politiche europee. Fino al punto in cui, con una punta di imbarazzo, si vede costretto ad interromperla: «Cara Marianna, sono contento del vigore e dell'entusiasmo con cui mi chiedi supporto. Ma di questo avresti dovuto parlare col collega ministro del Lavoro, Enrico Giovannini».

È solo in quel momento che la Madia capisce di avere sbagliato ministro. Davanti a lei c'è Flavio Zanonato, ministro dello Sviluppo economico. Che con le politiche del lavoro c'entra fino ad un certo punto e che, soprattutto, non è Enrico Giovannini. «Ma scusa», fa lei con un filo di voce, «non sei tu che ti occupi di lavoro?».

Ebbene no. L'ex sindaco di Padova (col quale tocca complimentarsi vivamente, ché non scoppiare a ridere in situazioni come questa è impresa titanica) prende dunque sottobraccio la giovane ed imbarazzata collega, la porta vicino alla finestra dello studio e le indica un palazzo dall'al - tra parte della strada: «Vedi, il ministero del Lavoro è in quel palazzo lì. Hai sbagliato indirizzo».

La affranta Marianna, a quel punto, può solo salutare e togliere il disturbo. Se, una volta uscita dal ministero di Zanonato, abbia attraversato via Veneto per andare ad esporre anche al ministro giusto le proprie ponderate riflessioni sul mondo del lavoro o se abbia preferito tornare in ufficio a ripassarsi la lista dei ministri sul sito del governo non è dato sapere.

Quel che è certo è che la missione di Renzi sul lavoro parte sotto i peggiori auspici. Delegati dal rottamatore a mettere a punto il famoso Job Act (che ancora non si è visto e che già sta facendo perdere il sonno a una Cgil mai a memoria d'uomo così maldisposta nei confronti di un segretario del Pd) sono infatti la Madia stessa e la testa d'uovo della mozione Civati, Filippo Taddei.

Cioè una che è talmente addentro alle politiche del lavoro da non sapere chi è il ministro competente in carica e uno che è talmente un pozzo di scienza da essere stato recentemente bocciato al concorso di abilitazione scientifica per diventare professore associato di Politica economica. Se per giocarsi la partita della vita con la Camusso sull'arti - colo 18 Renzi ha davvero intenzione di mettersi in mano a sherpa di tanto spessore, a corso Italia possono stare tranquilli.

 

 

Maria Elena Boschi e Marianna Madia Marianna Madia Marianna Madia Flavio Zanonato Flavio Zanonato Nicoletta Alessi Enrico Giovannini e Michele Alessi Enrico Giovannini Enrico Giovannini

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