“UMBERTO BOSSI NON RAGIONAVA MAI NEL PICCOLO, MA SULLE GRANDI DINAMICHE GLOBALI” – LUCA ZAIA: “HA SAPUTO DARE VOCE A TERRITORI E CITTADINI CHE FINO AD ALLORA NON RIUSCIVANO A FARSI ASCOLTARE IN UN SISTEMA CENTRALISTA. I GESTI ECLATANTI, COME LA PROCLAMAZIONE DELLA SECESSIONE DEL NORD, SERVIVANO A FISSARE UN PUNTO POLITICO. L'OBIETTIVO È SEMPRE STATO IL FEDERALISMO. IN ANNI SENZA SOCIAL MEDIA, LUI UTILIZZAVA LA PROVOCAZIONE PER COMUNICARE E SMUOVERE IL DIBATTITO - AVEVA UN LEGAME FORTISSIMO CON IL POPOLO, CHE SENTIVA DI RAPPRESENTARE. DICEVA CHE IL POPOLO È ‘LA FORESTA CHE CRESCE E NON FA RUMORE’…”
Estratto dell’articolo di Francesco Moscatelli per “la Stampa”
LUCA ZAIA - UMBERTO BOSSI - MATTEO SALVINI
«L'avevo sentito dopo le elezioni regionali, intorno a dicembre: mi aveva chiamato lui, nonostante le difficoltà nell'eloquio dovute alla sua condizione. Ma la lucidità era disarmante. Aveva una visione politica chiarissima, anche a livello internazionale. Non ragionava mai nel piccolo, ma sulle grandi dinamiche globali».
Luca Zaia risponde al telefono poco dopo aver saputo della morte di Umberto Bossi. […] «[…] Ricordo la prima volta che l'ho visto negli anni Novanta in un comizio contro i confinati obbligatori mandati dal Sud nei piccoli comuni del Nord. E poi i fine serata con sigaro toscano e Coca Cola: se non ci fosse stato lui non mi sarei mai messo in politica» racconta. […]
Qual è stato il suo contributo più importante?
«Ha saputo dare voce a territori e cittadini che fino ad allora non riuscivano a farsi ascoltare nei palazzi romani, in un sistema fortemente centralista. Ha imposto all'attenzione nazionale la "questione settentrionale", ma trasformandola in un tema che riguardava l'intero Paese. La sua intuizione sul federalismo resta ancora oggi attuale: un Paese più autonomo è un Paese più forte».
Anche le sue provocazioni hanno segnato un'epoca…
«Facevano parte del suo modo di fare politica. Gesti eclatanti, come la proclamazione della secessione del Nord, servivano a fissare un punto politico. L'obiettivo è sempre stato il federalismo. In anni senza social media, lui utilizzava la provocazione per comunicare e smuovere il dibattito […]».
Qual è stato il suo successo più concreto?
«[…] Ha portato nelle istituzioni persone fuori dai circuiti tradizionali della politica e ha contribuito a cambiare mentalità. […]».
Che tipo di leader era?
«Aveva un legame fortissimo con il popolo, che sentiva visceralmente di rappresentare. Diceva che il popolo è "la foresta che cresce e non fa rumore". Ha sempre cercato di interpretare la volontà degli elettori e di dare voce a chi non ne aveva».
[…] Un ricordo personale che la lega a lui?
«Ha avuto il coraggio di affidarmi l'incarico di Ministro dell'Agricoltura quando, a livello nazionale, ero ancora poco conosciuto. Venivo da esperienze locali, ma non ero certo una figura di primo piano. Questo racconta bene la sua capacità di vedere nelle persone il potenziale, al di là dei percorsi tradizionali». […]


