volodymyr zelensky

ZELENSKY NON PIACE AGLI OCCIDENTALI PERCHÉ RICORDA LORO IL PREZZO DELLA LIBERTÀ: LA RESISTENZA È UN LAVORO LUNGO, SPORCO E FATICOSO – FRANCESCA MANNOCCHI RICOSTRUISCE LA “METAMORFOSI” DEL PRESIDENTE UCRAINO, CHE QUATTRO ANNI FA VIDE IL PROPRIO PAESE INVASO E RIFIUTÒ L’ESFILTRAZIONE AMERICANA (DISSE: “MI SERVONO MUNIZIONI, NON UN PASSAGGIO”) – "HA ATTRAVERSATO UNA METAMORFOSI CHE ASSOMIGLIA A QUELLA DELLE DEMOCRAZIE OCCIDENTALI SOTTO STRESS, UN INSIEME DI SOCIETÀ CHE SI EMOZIONANO DAVANTI ALL'INGIUSTIZIA E POI CERCANO UN MODO PER ARCHIVIARLA; CHE CHIEDONO VIRTÙ A CHI COMBATTE E PRAGMATISMO A CHI INVADE” – “HA COSTRETTO L'OCCIDENTE A GUARDARE LA GUERRA OGNI GIORNO. ADESSO COSTRINGE L'OCCIDENTE A GUARDARE SÉ STESSO" - VIDEO

 

Estratto dell’articolo di Francesca Mannocchi per “La Stampa”

 

volodymyr zelensky a cernobbio 7

Nel febbraio 2022 Volodymyr Zelensky era, per molta parte dell'Occidente, ancora un esperimento: un presidente arrivato dalla televisione, un attore diventato capo dello Stato, un uomo che aveva vinto le elezioni promettendo normalità e si era ritrovato, nel giro di poche ore, a dover incarnare l'opposto: la guerra totale.

 

La sua leadership, in questi quattro anni, non è stata soltanto la gestione di un'invasione; è stata una lunga negoziazione con le aspettative altrui - soprattutto americane ed europee - e con il bisogno, quasi fisico, di tenere insieme un Paese che rischiava di frantumarsi sotto le bombe.

 

VOLODYMYR ZELENSKY NELLA SERIE SERVITORE DEL POPOLO

Il gesto fondativo del "personaggio Zelensky" - quello che ha sigillato l'immagine prima ancora della realtà - è il rifiuto dell'evacuazione da Kyiv: «I need ammunition, not a ride».

 

[…] Ma la forza di quella risposta, vera o ricostruita che fosse, ha funzionato come funzionano le frasi che servono: ha trasformato un presidente in un simbolo e ha dato all'Occidente un copione comprensibile - resistenza, coraggio, Davide contro Golia - dentro cui incanalare armi, soldi, consenso.

 

volodymyr zelensky e vladimir putin 3

[…] Zelensky ha imparato presto che la guerra moderna si combatte anche dentro i parlamenti: che ogni pacchetto di armi è anche un voto, ogni pacchetto di aiuti è anche una coalizione domestica da tenere in piedi, ogni "sì" è condizionato da un elettorato che cambia umore.

 

La Casa Bianca di Biden ha costruito una filiera di sostegno - politica, militare, diplomatica - che ha reso possibile la sopravvivenza dello Stato ucraino nei mesi in cui l'ipotesi del crollo era, per molti, una previsione ragionevole. In quel periodo Zelensky è stato, soprattutto, un leader della comunicazione che si è dovuto fare leader della Storia.

 

URSULA VON DER LEYEN VOLODYMYR ZELENSKY

Ha usato la voce come un'arma: discorsi ai parlamenti, video quotidiani, una presenza quasi ossessiva costruita per impedire la rimozione. Ha capito che l'Occidente è solidale finché guarda, e che l'attenzione è una risorsa più scarsa delle munizioni. Nel bene, questa capacità di tenere l'Ucraina al centro del campo visivo ha retto più del previsto; nel male, ha creato una dipendenza strutturale dall'"essere ascoltati", una forma di diplomazia che, col tempo, ha iniziato a somigliare a una supplica rituale: necessaria, ma umiliante.

 

attacco russo a kiev - 27 dicembre 2025

E quando, tra 2023 e 2024, il sostegno americano si è inceppato nelle frizioni di Capitol Hill e nella polarizzazione interna, Zelensky ha sperimentato la legge non scritta di Washington: l'alleanza non è mai un sentimento, è sempre un rapporto di forze.

 

Il rapporto con l'Europa, in parallelo, è stato più ambiguo e più rivelatore. Zelensky ha costretto l'Unione a ricordarsi cosa significhi geopolitica, cioè che non basta essere un mercato ma bisogna diventare anche una potenza, possibilmente unita soprattutto in politica estera.

 

Ha spinto l'Europa a trasformare parole in strumenti - sanzioni, fondi, addestramento, produzione militare - e insieme ne ha esposto i limiti: la lentezza decisionale, le differenze tra capitali, la tentazione periodica di trattare la guerra come un dossier e non come un trauma continentale.

 

VOLODYMYR ZELENSKY - JOE BIDEN - MEME BY OSHO

La sua leadership, per la Nato, ha avuto un effetto simile, perché ha reso l'Alleanza di nuovo un dispositivo di deterrenza e non solo un'eredità della Guerra Fredda, ma ha anche messo a nudo la contraddizione centrale - l'Ucraina come avamposto che difende l'Europa senza essere Europa fino in fondo, che protegge la Nato senza essere Nato.

 

È in questa terra di mezzo che Zelensky ha costruito, con ostinazione, la richiesta più realistica e più disperata: garanzie di sicurezza credibili, non promesse, non formule. Anche oggi continua a ripetere che un accordo dignitoso deve poggiare su garanzie robuste e durature, e chiede un orizzonte lungo (anni, decenni), perché sa che un cessate il fuoco senza architettura è solo una pausa operativa per l'aggressore.

 

RUSTEM UMEROV - KYRILO BUDANOV - VOLODYMYR ZELENSKY - DONALD TRUMP

Per l'Europa, Zelensky è stato insieme specchio e catalizzatore. Ha costretto l'Unione a confrontarsi con la propria vulnerabilità strategica, ha accelerato decisioni che per anni erano rimaste sospese: sanzioni, fondi comuni, riarmo, cooperazione industriale nella difesa.

 

Chiedere garanzie, per un paese invaso, è una condizione di sopravvivenza.

 

Ed è qui che la traiettoria Zelensky cambia tono con l'avvento della seconda amministrazione Trump. Se con Biden la relazione era un patto - faticoso, negoziato, ma leggibile - con Trump diventa un braccio di ferro sul linguaggio stesso della guerra […].

 

VOLODYMYR ZELENSKY NELLA SERIE SERVITORE DEL POPOLO

[…]  Zelensky ha fatto qualcosa che non è solo tattica ma identità politica, ha provato a inchiodare pubblicamente la contraddizione, dicendo in sostanza che la pace non può essere una richiesta unilaterale rivolta a chi subisce l'aggressione. È il rischio calcolato di esporsi, irritare l'alleato indispensabile, ma anche provare a salvare la guerra dall'essere riscritta come una "crisi tra due parti" e non come un'invasione.

 

Questa è stata, forse, la qualità più stabile della sua leadership, la capacità di dare una forma morale a ciò che accade, senza però poterla sostenere da solo. Zelensky ha interpretato il ruolo del presidente in tempo di guerra come un patto di presenza, un patto in cui ha scelto di restare, parlare, farsi vedere. Ma ogni presenza, col tempo, si consuma.

 

francesca mannocchi

E negli anni la sua figura ha dovuto reggere anche la gestione del potere sotto legge marziale, la compressione inevitabile di pluralismo e conflitto politico, e soprattutto la questione che in Ucraina è più corrosiva della propaganda russa: la corruzione. Ovvero tutto ciò che logora dall'interno.

 

Da un lato Zelensky ha costruito una narrazione di "tolleranza zero" e ha autorizzato epurazioni e dimissioni eccellenti […]. Dall'altro, la corruzione è rimasta un rumore di fondo capace di diventare improvvisamente esplosione: il caso Energoatom e le dimissioni/siluramenti di ministri nel 2025, e l'allargarsi nel 2026 di indagini che sfiorano livelli alti dell'apparato, hanno rimesso in discussione non solo la moralità di singoli, ma lo stile di governo, le reti di fedeltà, la capacità dello Stato di riformarsi mentre combatte. In una guerra lunga, la corruzione non è un tema interno, ma una falla strategica, perché erode fiducia, rallenta la macchina, fornisce munizioni politiche a chi in Europa e negli Stati Uniti vuole disimpegnarsi.

 

donald trump accoglie volodymyr zelensky alla casa bianca 1

Che tipo di leader è stato, allora, Zelensky? È stato un presidente che ha convertito la propria biografia  […] in un dispositivo di resistenza nazionale, un leader che ha capito il potere della scena e l'ha usato non per recitare la guerra, ma per impedire che la guerra diventasse un rumore lontano.

 

È stato un leader capace di trasformare una scelta individuale (restare a Kyiv) in una psicologia collettiva (resistere), e di tenere aperto il canale con l'Occidente per anni, cosa che nessun generale avrebbe potuto fare da solo. Ma è stato anche un leader intrappolato nella dipendenza dagli alleati e nei limiti strutturali del suo Stato, costretto a negoziare ogni giorno con l'America […] e con un'Europa che sostiene l'Ucraina, ma raramente riesce a reggerne il peso al posto di Washington.

 

volodymyr zelensky nella serie servitore del popolo

Oggi, nel quarto anniversario dell'invasione, Zelensky appare insieme più esperto e più esposto: meno icona e più politico, meno unanimemente celebrato e più apertamente contestato, dentro e fuori. E forse questa è la misura più precisa dei suoi quattro anni: aver tenuto in piedi l'Ucraina abbastanza a lungo da costringere il mondo a scegliere, ma non abbastanza da liberarla dall'umiliazione di dover chiedere, ancora, la stessa cosa - garanzie, armi, tempo - mentre qualcuno prova a trattare la pace come se fosse un favore e non un diritto.

 

volodymyr zelensky visita un ospedale a kiev

In questi quattro anni Zelensky ha attraversato una metamorfosi che assomiglia a quella delle democrazie occidentali sotto stress, un insieme di società che si emozionano davanti all'ingiustizia e poi cercano un modo per archiviarla; che sostengono l'aggredito e insieme ne controllano la purezza; che chiedono virtù a chi combatte e pragmatismo a chi invade.

 

Zelensky si trova nel punto esatto in cui queste contraddizioni prendono voce. È diventato uno specchio: specchio di un'Ucraina che ha scoperto una coesione inattesa, ma anche le proprie fragilità strutturali; specchio di un'Europa che ha riscoperto la geopolitica e deve ancora misurare il prezzo pieno della propria sicurezza; specchio di un'America che resta decisiva e insieme più imprevedibile, più interna, più elettorale.

 

volodymyr zelensky

In questo senso il suo profilo coincide con il profilo del nostro tempo: un tempo in cui la guerra torna nel cuore d'Europa e l'Europa scopre il prezzo della propria sicurezza; un tempo in cui l'America, decisiva, appare meno prevedibile; un tempo in cui la parola "pace" diventa contendibile, e il rischio più grande consiste nel trasformarla in una procedura, separata dalla responsabilità.

 

Se nel febbraio 2022 Zelensky offriva all'Occidente un'immagine rassicurante - la resistenza come storia lineare - oggi offre un'immagine più disturbante e più vera perché incarna la resistenza come lavoro lungo, impuro, costoso, pieno di errori e di necessità, che chiede agli alleati qualcosa di più difficile dell'entusiasmo: continuità, coerenza, memoria.

 

E forse proprio qui sta il suo significato politico più netto. Zelensky ha costretto l'Occidente a guardare la guerra ogni giorno. Adesso costringe l'Occidente a guardare sé stesso: come tratta chi viene invaso, che linguaggio usa quando la solidarietà diventa fatica, quale parte della colpa prova a redistribuire per rendere sopportabile una storia che, all'inizio, appariva semplice.

volodymyr zelensky in copertina su timeDONA AL TRUMP - MEME SU VOLODYMYR ZELENSKY BY EMILIANO CARLI meme incontro tra donald trump e zelenskyvolodymyr zelensky giorgia meloni foto lapresse 3volodymyr zelensky in collegamento con il bundestag STUDIO OVILE - MEME BY EMILIANO CARLI donald trump accoglie volodymyr zelensky alla casa bianca 18 agosto 2025 foto lapresse 15VOLODYMYR ZELENSKY AL FRONTE TRA I SOLDATIZELENSKY A SANREMO - MEME BY EMILIANO CARLI volodymyr zelensky. volodymyr zelenskyvolodymyr zelensky giorgia meloni volodymir zelensky alla conferenza sulla sicurezza di monaco 4mario draghi olaf scholz emmanuel macron 2 volodymyr zelensky alla base di bakhmut volodymyr zelenskyVOLODYMYR ZELENSKY onorificenza ucraina per boris johnson VOLODYMYR ZELENSKY - DONALD TRUMP VOLODYMYR ZELENSKY DONALD TRUMP il video fake delle strisce di cocaina sul tavolo di volodymyr zelensky

Ultimi Dagoreport

vecchione renzi ranucci sgrena mancini draghi conte gabrielli carlo parolisi

TRA LE PIEGHE DELL’AFFAIRE LAVITOLA-RANUCCI, RICICCIA UNO DEI TANTI MISTERI ALL’ITALIANA: IL FAMOSO SERVIZIO DI ‘’REPORT’’ DEL MAGGIO 2021 SULL’INCONTRO IN AUTOGRILL TRA MATTEO RENZI E MARCO MANCINI, UNO DELLE FIGURE PIÙ CONTROVERSE DELL’INTELLIGENCE ITALIANA - ALL’ORIGINE DEL RENDEZ-VOUS AUTOSTRADALE, FORSE C’ENTRA DI PIÙ IL FATTO CHE STAVA CADENDO IL SECONDO GOVERNO CONTE, A CAUSA DEL RITIRO DALL'ESECUTIVO DI ITALIA VIVA. QUALCUNO DEVE AVER SCOMMESSO SULLE DOTI AFFABULATORIE DI NEGOZIATORE DI MANCINI PER CONVINCERE RENZI A TROVARE UNA QUADRA PER MANTENERE IN PIEDI CONTE – UNA VOLTA CHE LA MISSIONE E' ANDATA A VUOTO, PERCHE' RANUCCI MANDO' IN ONDA IL SERVIZIO RENZI-MANCINI BEN CINQUE MESI DOPO LA SEPOLTURA DEL GOVERNO CONTE II? A CHI GIOVAVA? - BEN SAPENDO DI QUANTO MANCINI SIA DETESTATO DAI SUOI COLLEGHI, RENZI DEFINI' LO SCOOP UN "REGOLAMENTO DI CONTI INTERNO AI SERVIZI SEGRETI" – GLI ''ADDETTI AI LIVORI'' AGGIUNGONO ALTRE DUE IPOTESI: CHI PARTENDO DAL BURRASCOSO RAPPORTO TRA RENZI E RANUCCI, CHI CONSIDERANDO LA VOGLIA DI CONTE DI REGOLARE I CONTI CON COLUI CHE SI VANTA DI AVERLO SLOGGIATO DA PALAZZO CHIGI E DI AVER CONVINTO DRAGHI A PRENDERE IL SUO POSTO… 

meloni salvini tajani

DAGOREPORT – CON UN PARTITO IN DISCESA LIBERA E SEMPRE PIU' SPAPPOLATO DAI "LEGHISTI DEL NORD", NESSUNO, NEMMENO IL SUO "IDEOLOGO" E FUTURO SUOCERO DENIS VERDINI, RIESCE A FAR RAGIONARE MATTEO SALVINI - L’ULTIMA DELLE TANTE USCITE FUORI DI SINAPSI DEL "BOLLITO LOMBARDO'' SAREBBE AVVENUTA NEI GIORNI SCORSI, L'IPOTESI DI FDI DI VOTO CON BALLOTTAGGIO, L'AVREBBE TALMENTE "ALTERATO" DA CHIAMARE GIORGIA MELONI, SBRAITANDO: “TOLGO LA FIDUCIA AL GOVERNO!” - E DOMENICA 20 SETTEMBRE, A PONTIDA, POTREBBE SUCCEDERE DI TUTTO, SE SALVINI NON TROVA UN ACCORDO CON LA FRONDA CAPEGGIATA DA FONTANA E ROMEO – ALLA LEGA DEL CAOS, LA ''PREMIER DURACELL'' DEVE AGGIUNGERE LO STATO DI GUERRIGLIA IN FORZA ITALIA, DOVE IL “MAGGIORDOMO DI CASA MELONI", ANTONIO TAJANI , GIACE NEL TRITACARNE DEGLI OCCHIUTO, ZANGRILLO, MULÈ, ETC. – MA SE LA DUCETTA RICOMPATTA GLI ALLEATI E SFANGA LA LEGGE ELETTORALE, POTREBBE ARRIVARE LA DISCESA: L’ITALIA HA OTTIME PROBABILITÀ DI USCIRE DALLO STATO DI INFRAZIONE DEL 3%. E CON UNO SPOSTAMENTO DI BILANCIO NELLA FINANZIARIA, GIORGIA SI TRAVESTIRÀ DA BEFANA E CI INONDERÀ DI BALOCCHI E PROFUMI...

mattarella renzi conte schlein bonelli fratoianni

DAGOREPORT - DAJE E RIDAJE, I GALLETTI DEL CAMPOLARGO HANNO FINALMENTE DECISO DI SMETTERE DI BECCARSI MASOCHISTICAMENTE TRA LORO E DI FARE SQUADRA CONTRO L'ARMATA BRANCA-MELONI - IL NODO POLITICO PIÙ DIFFICILE DA SCIOGLIERE, LA PRESENZA DELL'INFIDO RENZI NELLA ALLEANZA, SI E' DISSOLTO IN UN INCONTRO A QUATTR'OCCHI SCHLEIN-CONTE: LA DUCETTA DEL NAZARENO, CHE HA UN PATTO CON MATTEONZO CHE SI CHIAMA CASA RIFORMISTA, HA TIRATO FUORI GLI ATTRIBUTI E A CONTE NON E' RIMASTO CHE SIBILARE: ELLY LO VUOLE ED IO NON POSSO FARCI NIENTE... (SEMPRE CHE RENZI RIESCA A MANTENERE LA PROMESSA DI FARE UN PASSO INDIETRO) – LA PIPPA DELLE PRIMARIE SI FARA', MA COME L'INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER SUL PROGRAMMA ELETTORALE, NON SERVIRA' A UN CAZZO: A DECIDERE IL PREMIER SARÀ, COME SEMPRE, SERGIO MATTARELLA – PER RISOLVERE L'ETERNO SCAZZO SULLA POLITICA ESTERA, E SULL'UCRAINA IN PARTICOLARE, A ELLY E CONTE BASTA UNA SUPERCAZZOLA LINGUISTICA, CHE SI PUÒ RIASSUMERE CON LO SLOGAN: "NO AL RIARMO NAZIONALE, SÌ ALLA DIFESA EUROPEA"...

leonardo del vecchio giorno

FLASH! - COSA FRULLA NELLA TESTA DI LEONARDINO? - DEL VECCHIO JR HA CAPITO CHE, ALL'OMBRA DELLA MADUNINA, IL MERCATO EDITORIALE È SATURO: POSSEDERE DUE TESTATE MILANESI, COME "IL GIORNALE" (DI CUI HA IL 30%) E "IL GIORNO" NON SERVE GRANCHÈ - PER DIVERSIFICARE, LEONARDINO HA INTENZIONE DI TRASFORMARE "IL GIORNO" IN UN QUOTIDIANO FINANZIARIO, MOLTO PIÙ UTILE PER I SUOI AFFARI, IN GRADO DI FARE CONCORRENZA A "SOLE 24 ORE" E "MILANO FINANZA" - DEL VECCHIO, CHE HA RIANIMATO IL MERCATO DEI GIORNALISTI, UN SETTORE CHE SEMBRAVA ORMAI MORTO E SEPOLTO, DOVREBBE CONFERMARE AGNESE PINI ALLA DIREZIONE DI "QUOTIDIANO NAZIONALE" (LA TESTATA CHE RIUNISCE "LA NAZIONE", "IL RESTO DEL CARLINO" E "IL GIORNO")

bettini ruffini gabrielli schlein renzi conte onorato

DAGOREPORT – CON SALVINI ALLE CORDE, TAJANI ALLO SBANDO, VANNACCI IN AGGUATO, BASTEREBBE UNA SPINTARELLA TUTTI INSIEME E, PLUF!, L'ARMATA BRANCA-MELONI NON CI SAREBBE PIU' - INVECE, IL CAMPO LARGO E' SEMPRE AL PUNTO ZERO DEL "VAFFA": PRIMARIE SÌ O NO? SCHLEIN O CONTE? E COME TENERE INSIEME I GRILLINI CON L'INFIDO RENZI? - QUALCOSA NEI PROSSIMI GIORNI POTREBBE MUOVERSI: ERNESTO MARIA RUFFINI DOVREBBE FORMALIZZARE LA TRASFORMAZIONE DEL SUO MOVIMENTO “PIÙ UNO”, FORMATO DA UNA RETE DI GRUPPI CATTOLICI, IN UN PARTITO - AD AFFIANCARE RUFFINI, SAREBBE PRONTO FRANCO GABRIELLI, GIOVANILE DEMOCRISTIANA, COMPAGNO DI SCUOLA DI ENRICO LETTA, EX CAPO DELLA POLIZIA E DEI SERVIZI, GIA' SOTTOSEGRETARIO DEL GOVERNO DRAGHI - L’OBIETTIVO? DIVENTARE I FRONTMAN “ISTITUZIONALI” DI CASA RIFORMISTA, CON RENZI DEFILATO E IL VOLTO AUTOREVOLE E SECURITARIO DI GABRIELLI A GUIDARE IL CENTRONE - COME LA PRENDERA' IL ''CONTE TRAVAGLIO'' LA PRESENZA DEL DRAGHIANO GABRIELLI? E COME REAGIRA' LA DUCETTA DEL NAZARENO ALL'ANNUNCIO DELL'"ONORATO BETTINI DI PRESENTARSI ALLE PRIMARIE? AH, SAPERLO...

conservative political action conference cpac donald trump giorgia meloni arianna francesco giubilei emanuele merlino sara kelany susanna ceccardi

AMERICÀ, FACCE TARZAN! – IL CONSERVATORISMO TRUMPIANO SBARCA A ROMA E DIVENTA SUBITO ROBA DA NANDO MERICONI INTERPRETATO DA SORDI – NEMMENO IL TEMPO DI APPARECCHIARE I TAVOLI DELLA CENA DELLA “CONSERVATIVE POLITICAL ACTION CONFERENCE” (CPAC), CHE SUBITO DEFLAGRANO GLI SCAZZI NELLA DESTRA CACIO E PEPE – CI SONO ARIANNA MELONI, SARA KELANY, LA LEGHISTA SUSANNA CECCARDI E IL PREZZEMOLINO FRANCESCO GIUBILEI. MA NON GLI ATTESI LUCA CIRIANI, ITALO BOCCHINO ED EMANUELE MERLINO – IL CLIMA È TESO SULLE TESTE DEI MAL-DESTRI DE' NOANTRI: TRUMP È CONSIDERATO POLITICAMENTE TOSSICO E IL CPAC “ITALIANO” DEL 2027 VIENE CONSIDERATO UN POTENZIALE INTRALCIO, FONTE DI POLEMICHE E IMBARAZZI NELL’ANNO DELLE ELEZIONI…