lockdown all italiana

IL ''LOCKDOWN ALL'ITALIANA'' SCATENA LA FAIDA FAMILIARE DEI VANZINA - LISA CONTRO ENRICO: ''CAVALCA NON SOLO LA MORTE DI MIO MARITO PER FARSI PUBBLICITÀ MA IL DOLORE DI MILIONI DI PERSONE TRAVOLTE DA UN DRAMMA EPOCALE'' - SI PUÒ SCHERZARE SUL COVID A PANDEMIA ANCORA IN CORSO? ECCO COSA NE PENSANO MATTIA FELTRI, ANTONELO PIROSO E FABRIZIO BIASIN

 

 

Lisa e Carlo Vanzina

1.LISA VANZINA: ''IL FILM SUL LOCKDOWN? DOVETE VERGOGNARVI''

Lisa Vanzina, vedova di Carlo, ha accolto la notizia del film girato dal cognato Enrico con un post su Instagram:

 

''Questa è un altra VERGOGNA di questo paese che distribuisce uno schifo del genere . Approfittarsi di un periodo storico drammatico che ha causato e continua a causare morti , famiglie senza più affetto , persone senza più un lavoro , il moltiplicarsi in fila alla Caritas per un pasto non ha ragione di esser visto ma disprezzato nel suo intento di cavalcare non solo la morte di mio marito per farsi pubblicità ma il dolore di milioni di persone travolte da un dramma epocale . VERGOGNA !! ''

 

steno la mostra carlo e enrico vanzina foto andrea arriga

 

 

2.“NON SI SCHERZA SUL COVID”: È SUBITO POLEMICA SUL PRIMO CINEPANETTONE FIRMATO ENRICO VANZINA

Maria Berlinguer per www.lastampa.it

 

Due coppie scoppiate e in procinto di separarsi costrette, recluse, in casa dal lockdown, alle prese con le varie attività che hanno caratterizzato le settimane di quarantena ovvero smart working e faccende domestiche, ma anche giardinaggio e palestra (per chi se lo è potuto permettere). 

 

LOCKDOWN ALL ITALIANA

Della trama non se ne sa molto di più ma «Lockdown all’italiana», il film che segna il debutto dietro alla cinepresa di Enrico Vanzina a due anni dalla morte prematura del fratello Carlo, sta già scatenando un diluvio di polemiche. In sala è atteso il 15 ottobre ma l’uscita rischia di non essere trionfante. Almeno stando a quanto riportano i social. A far infuriare è soprattutto la locandina che presenta il film, in scia assoluta con le tante commedie natalizie della premiata ditta Vanzina. Ezio Greggio, Paola Marescotti, Martina Stella e Ricky Menphis sono immortalati nelle varie attività che hanno caratterizzato le giornate di tanti italiani nel periodo più acuto della pandemia ovvero in attività di giardinaggio, in formato mezzobusto per il lavoro agile ma anche in versione mutanda sotto e giacca sopra per i collegamenti via Skype con i quali in tanti hanno cercato di mantenere un contatto con l’esterno.

 

ENRICO VANZINA EZIO GREGGIO PAOLA MINACCIONI

L’intento è come in tutti i cinepanettoni che si rispettino quello di attingere all’attualità e di trarne motivi di comicità. Ma la ciambella non sembra riuscita. E la sola idea di poter raccontare in un film comico la grande tragedia sanitaria che solo in Italia ha provocato 35mila vittime ha suscitato reazioni indignate. «35.645 morti dovrebbe bastare per provare vergogna», scrive MissNiky. «Si poteva fare nel 1987 Pierino a Cernobyl o Natale a Birkenau», rincara un altro. «Non credo ci si debba indignare è lecito scherzare e fare satira su tutto anche sulla pandemia, detto questo è un film Vanzina sarà una cagata di sicuro», commenta «Il triste mietitore».  «A parte chiedersi come e quando hanno trovato il tempo di girarlo montarlo e farne la post produzione… ma non vi vergognate neanche un po’? Di tutte le persone che lavorano a Medusa a nessuno è venuto in mente che stavate a fare una stronzata?», scrive un altro, chiamando in causa la società che lo produce.

 

«Non bastavano più di 35mila morti, il lavoro e un’economia distrutta per ricordarci quali e quanti disastri ha fatto questo maledetto virus ci voleva anche l’ennesima cialtronata di Vanzina a farci capire che non se ne sentiva la necessità?» C’è poi anche chi passa alle maniere spicce con gli  attori. «Martina Stella a 40 anni si fa pagare per fare la ragazzina per fare la ragazzina con ormoni adolescenziali, Ezio Greggio che a 100 pensa ancora di far ridere facendo la parte del vecchio che se la fa con una ragazzina, i film italiani che rovinano il cinema italiano», l’impietoso cinguettio di Jay. Vedremo se il botteghino sarà altrettanto impietoso.

 

LOCKDOWN ALL ITALIANA

 

 

3.QUEI BRAVI RAGAZZI

Mattia Feltri per ''La Stampa''

 

A pensarci bene, fa ridere. Niente mi fa ridere - e sono bergamasco: infame al cubo! - quanto questa furente sommossa contro il film di Enrico Vanzina sul lockdown. Non si ride di una tragedia da trentacinquemila morti, dicono e scrivono con profusione di punti esclamativi e neretti, a rendere l'indignazione graficamente, e a me, scusate la sconvenienza, viene da ridere.

 

Mi viene da ridere come con Enrico la Talpa, di Silver, che si scoprì gay e fondò i Bravi Ragazzi e ne disegnò il simbolo paro paro a quello delle Brigate Rosse, come con gli ebrei di Mel Brooks torturati e uccisi a massicce dosi di musical, come con le Sturmtruppen, i nazisti di Bonvi, come con Fantozzi che diserta dall'esercito giapponese e ripara in una tranquilla cittadina di campagna, Hiroshima, come col Grande dittatore di Charlie Chaplin col baffetto più da Hitler che da Charlot, e la Grande guerra di Mario Monicelli, e il meraviglioso M.A.S.H. di Robert Altman sulla carneficina di Corea.

LOCKDOWN ALL ITALIANA

 

Eh no, non si ride delle tragedie. Quando mai si è riso delle tragedie? Boh, non lo so: rido. Rido insieme a quel generale cieco d'un occhio che seguiva la battaglia dall'alto di una collina e una scheggia di mortaio lo colpì all'occhio buono, e il generale salutò gli attendenti: signori, buonanotte!

 

Ma no, accidenti, non si ride delle tragedie, neanche delle proprie, ed è una delle più tragiche affermazioni della storia dell'umanità e, scusate, a sentirla non mi tengo del ridere. Se non hai tragedia, non hai commedia, disse uno evidentemente pazzo, convinto che la tragedia sono quelli che non sanno ridere della tragedia, e sono già una commedia.

 

 

 

 

antonellopiroso7

 

Il cinema di #vanzina può piacere o meno. Ma giudicare un film (senza peraltro averlo visto) in base all'assunto "non si scherza sulle tragedie" #COVID19 #lockdown #lockdownallitaliana fa ridere.

LOCKDOWN ALL'ITALIANA

Agli #indignados in servizio permanente effettivo vorrei chiedere: ma voi durante il lockdown non giocavate con i vostri figli, non ridevate, non scherzavate, non mangiavate, non facevate l'amore, non invadevate i social con i vostri filmati in cui facevate ginnastica per mantenervi in forma o vi facevate una cantatina? No? Stavate in gramaglie dalla mattina alla sera, a piangere i lutti (degli altri)? Poi finito il lockdown non siete usciti la sera, fatto cene allegre con gli amici, non siete andati al mare a svacanzare? Tutti sempre chiusi in casa a disperarsi per i lutti (e la disoccupazione) altrui?

 

Be' visto che a me tra il 22 aprile e il 17 maggio sono morti papà e mamma, vi dispiacerebbe portare la vostra ipocrisia da un'altra parte?

#grazie

#sepolcriimbiancati

piroso

(Ps oggi moriranno come ogni giorno 1700 nostri concittadini, ancora di #covid, purtroppo, ma la più parte di #tumore, #infarto, #ictus e perfino suicidi: a proposito di questi ultimi, proporrei di bruciare tutte le copie del romanzo di #nickhornby #nonbuttiamocigiù, e quelle del fim commedia con #piercebrosnan)

 

 

Fabrizio Biasin per ''Libero Quotidiano''

 

(…) Che questo film rischi di non passare alla storia è piuttosto evidente, che un certo tipo di comicità non funzioni da almeno 15 anni è altrettanto evidente, che l'utilizzo del termine «lockdown» nel titolo possa essere stato indelicato ci può anche trovare d'accordo (soprattutto perché bastava utilizzare l'italianissimo «isolamento»), ma da lì a trasformare Vanzina e i suoi collaboratori in mostri insensibili, francamente, ce ne passa.

 

biasin

Questo film proverà a portare al cinema tutti noi che, in fondo, non ci siamo fatti troppi problemi a mostrare le nostre straordinarie pizze fatte in casa su Instagram, tutti noi che abbiamo fatto i minchioni sul balconcino, tutti noi che abbiamo organizzato agghiaccianti video-aperitivi con lo zio e la nonna. Difficilmente invaderemo le sale, ma non per una questione di «mancanza di rispetto», più che altro per assuefazione a un tipo di cinema (la commedia italiana) che, tranne in rarissimi casi, ha smesso di farci ridere.

MARTINA STELLA LOCKDOWN ALL'ITALIANAMARTINA STELLA LOCKDOWN ALL'ITALIANA

 

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