maradona sorrentino

''CON LUI ERAVAMO TUTTI NAPOLEONE" - PAOLO SORRENTINO: ''MARADONA, COME TUTTI I TALENTI SUPERDOTATI, ERA SPUDORATO, FRAGILE E COMMOVENTE. UN AMORE SCOMPOSTO TRASFORMATO IN IDOLATRIA MA CHE CI HA RESI LIBERI DAL VITTIMISMO - LUI ERA DISINVOLTO E, DUNQUE, LIBERO. E ANCHE NOI. ADOLESCENTI,  GIOVANI, ADULTI E ANZIANI CHE RITROVARONO UNA NUOVA, INATTESA FANCIULLEZZA, ALMENO DI DOMENICA'' - QUELLA SCENA REALMENTE ACCADUTA ANTICIPATA DAL FILM "YOUTH"...

 

paolo sorrentinobn c

Grazie Maradona, con te eravamo tutti Napoleone

Paolo Sorrentino per La Repubblica

 

IL MARADONA DI SORRENTINO IN YOUTH

Tutto quello che so è quello che mi ricordo. E io mi ricordo che c'è stata una stagione irripetibile, un momento in cui la disinvoltura ha avuto una precisa corrispondenza con la libertà. Valeva per la giovinezza della mia generazione e di quelle limitrofe. Valeva per Maradona. Lui era disinvolto e, dunque, libero. E anche noi.

 

Adolescenti, ragazzi, giovani, adulti e anziani che ritrovarono una nuova, inattesa fanciullezza, almeno di domenica. Mio padre, amareggiato e deluso da quando avevano licenziato l'allenatore Vinicio, suo idolo, non aveva più messo piede al San Paolo. Tornò allo stadio dopo anni, per vedere la prima partita di Maradona. Io andai con lui. Pioveva a dirotto.

 

IL MARADONA DI SORRENTINO IN YOUTH SI METTE A PALLEGGIARE

Arrivò dalle nuvole un pallone a campanile, intriso d'acqua, pesante come un tavolino da salotto. Maradona lo incollò sul piede come se fosse una cosa di routine. Gli avversari non si mossero, rimasero tutti a guardare. Era meglio imparare che provare a contrastare. Avevano appreso in un istante la lezione di Amiel che tutti dimenticano: "Ogni resistenza diretta sfocia in un disastro".

 

 

IL MARADONA DI SORRENTINO IN YOUTH SI METTE A PALLEGGIARE

 

Con altrettanta disinvoltura, Maradona passò il pallone in un corridoio impossibile. Non si mosse nessun compagno, perché nessun giocatore di calcio, all'epoca, credeva che si potesse fare una cosa del genere. Il genio era solo, come sempre. Mio padre si irritò. Disse: "Non lo capiscono" e, di nuovo, non mise più piede allo stadio. 

 

Era l'inizio, ma sarebbe andata quasi sempre così. Non lo capivamo. Perché veniva da un altrove. O troppo lontano o troppo vicino. Poi, le altre domeniche, appuntamento all'angolo alle tredici con un compassato, autorevole ingegnere di nome Giampaolo Galluzzi. Durante la settimana professionista irreprensibile. La domenica un pazzo incontenibile.

IL MARADONA DI SORRENTINO IN YOUTH

 

Ci infilavamo in sei nella sua 850, che a me è sempre parsa la macchina più bella del mondo, con quello strano contachilometri ad arco e spie colorate grandi come piccoli televisori. Giunti a Fuorigrotta, si passava a prendere l'amante del nonno di Giampaolo Galluzzi. Doveva venire alla partita con noi. Portava fortuna.

 

L'ingegnere le metteva in mano due pacchi di sale che, al momento dell'entrata in campo delle squadre, lei doveva lanciare sulla folla. La gente, inondata di sale nella schiena, tra i capelli, protestava e ci insultava. Galluzzi, rischiando il linciaggio, urlava senza pietà: "Seccie, iettatori", ci credeva veramente e continuava a scagliare, con una violenza da invasato prossimo all'infarto, manciate di sale grosso. Noi ridevamo e ci nascondevamo, terrorizzati dalla rissa che si sfiorava ogni domenica. Questa, si è chiamata spensieratezza o, se preferite, felicità.

 

MARADONA

Napoli, anni ottanta. Rivedo commosso, sgranate dall'usura del vhs, i pirotecnici rotolamenti di gioia di quegli anni. Eravamo proprio così, disinvolti, liberi, a nostro agio, infiltrati in un'estatica sospensione, ingenui ed aggrappati a scomodi sellini di motorini Piaggio con e senza variatore. Vespe truccate e rumorose.

 

Qualcuno aveva il Caballero, un'orgia chiassosa, lo possedevano solo spostati importanti. Smog dappertutto. Furti, urla, risse e vacanze a basso costo. Messe in scena volgari e sublimi. Il sopruso dietro l'angolo, incauto, sempre impunito. Eppure non si poteva fare a meno di essere immersi nella vita. E unici. La gente di Napoli, parliamoci chiaro, si è sempre sentita unica ed esclusiva.

diego armando maradona santo

 

Snob o popolare, furba o menomata, veloce o indolente, ma sempre attraversata da una ferrea, stravagante, consapevolezza di essere un mondo a parte.

 

I napoletani lo dicono in continuazione: "Noi napoletani...", il resto della frase sottende sempre lo stesso concetto: voi altri non siete napoletani, dunque siete solo gente comune, appiattita, prevedibile, onesta, convenzionale.

 

Solo che questa presunta consapevolezza non aveva da anni una cassa di risonanza adeguata, non travalicava il casello autostradale di Caserta. E, dunque, diventava una sterile ostentazione da matti, come quelli che ripetevano in manicomio: "Io sono Napoleone".

 

MARADONA BOSS GIULIANO

Quando arrivò Maradona, trovammo la nostra cassa di risonanza. Lui, a ogni passo, a ogni strattone di qualche ragazzo esaltato, confuso e assordato, per strada o su un campo di calcio, con un sorriso timido e antico, sembrava dirci: "Farò sapere a tutto il mondo che voi napoletani siete unici, esclusivi e bellissimi. Siete tutti Napoleone".

 

Noi ci abbiamo creduto e ci crediamo ancora. Forse per questo lo abbiamo amato così tanto. Ci ha fatti uscire dal manicomio e ci ha resi, allo stesso tempo, fantasmagorici e possibili. O forse ci ha illusi. Ma non ha nessuna importanza. Questa è una distinzione inutile, oziosa, che i moralisti ammalati di realismo non possono comprendere neanche con la buona volontà e i master nelle università importanti. Perché Maradona ci ha instillato un'arte complessa, disumana e inafferrabile: l'eterea, fragorosa, irrinunciabile sapienza del gioco.

 

napoli ricorda maradona 22

Spiegandoci dal primo momento che arte, vita e illusione sono la stessa cosa. E che difetto e fragilità, velocità di pensiero e adduttori grandi come condutture, ignoranza e intelligenza, sono tutti parte dello stesso, meraviglioso, immensamente perdonabile e inestimabile groviglio chiamato avventura umana.

 

Maradona, come tutti i talenti superdotati, era spudorato, fragile e commovente. Volevamo abbracciarlo tutti e lui si portava addosso il peso mostruoso, insaziabile, di tutti i nostri abbracci. Un'altra forma di solitudine. Un'altra forma di dolore, appesantita da un amore scomposto che, in un baleno, si fece idolatria.

 

BIANCHI MARADONA

È andata come è andata, ma Maradona ci ha liberati, a noi napoletani, con un sorriso triste, dalla camicia di forza e ci ha resi leggeri almeno per un po'. Lui sfiorava il pallone con nonchalance, indulgenza ed eleganza e ci consegnava, agli occhi dell'eternità e dell'universo, la stessa illusione: la disinvoltura. Questo potentissimo sinonimo di libertà. Lui era noi perché noi eravamo da sempre come lui, solo che gli altri, lassù, in quello sterminato nord del mondo, operoso, laborioso ed efficiente, non lo sapevano. Ora, grazie a Maradona, erano tenuti a saperlo. Non potevano sottrarsi alla conoscenza di una novità sinistra, inquietante: a Napoli eravamo felici.

 

maradona napoli juve

Perché un maestro geniale, debole, umano, troppo umano, ci raccontava ogni settimana, con grazia, quello che sapevamo ma che, prima di lui, non eravamo in grado di vedere: la forza prorompente dello spettacolo, la grazia del ballo col pallone, l'eroismo delle cadute nel fango, la tentazione della strafottenza, la liberazione dal vittimismo, la possibilità di vincere non per poter dire di essere arrivati primi ma per poter avere la legittima giustificazione di gioire, senza colpe, per un tempo indeterminato, autorizzati ad abbandonarci sugli scogli come in una lunghissima estate senza biglietto di ritorno, addirittura ci legittimava a bazzicare a piccole dosi la retorica, facendoci sentire un popolo. Uniti. Alto e basso. Ricchi e poveri. Afflitti e spensierati. L'arte non ammette distinzioni tra i suoi ammiratori. Eravamo tutti uguali. Eravamo tutti Napoleone. Piccoli e imprevedibili come l'imperatore Maradona, liberi e irresponsabili, disinvolti e sorridenti.

napoli ricorda maradona 26

 

La conosco l'obiezione: eravate felici perché eravate giovani. No, non è così. Eravamo pienamente ragazzi, perché tra noi c'era un altro ragazzo che si chiamava Maradona. Ora, la nostra giovinezza è svanita tanto tempo fa, solo ratificata, ufficializzata dalla sua morte. Straziata dalla sua fatica di vivere. Ma non fa niente. Perché noi rimarremo per sempre commossi dal suo grande, timido sorriso, che non se ne andrà mai più.

paolo sorrentinopaolo sorrentino in boris la seriepaolo sorrentino

Ultimi Dagoreport

pier silvio marina berlusconi antonio tajani enrico costa deborah bergamini paolo barelli maurizio gasparri

AR-CORE NON SI COMANDA! TAJANI, PRIMO ZOMBIE DI FORZA ITALIA - AZZOPPATO AL SENATO (GASPARRI) E SBARELLATO ALLA CAMERA (BARELLI), PER NON PERDERE DEL TUTTO LA FACCIA, RIESCE A SPUNTARLA SULLA NOMINA A CAPOGRUPPO DI DEBORAH BERGAMINI, CARA A MARINA BERLUSCONI, MA DOVRÀ SUBIRE L’INVESTITURA DI ENRICO COSTA, CHE DI SICURO NON È UN TAJANEO - DI PIÙ: E' RINVIATO IL CONGRESSO NAZIONALE PER EVITARE CHE TAJANI SI BLINDI NEL PARTITO E LA BERLUSCONINA POSSA COSI' SCEGLIERE LEI I CANDIDATI AL VOTO DEL 2027 - TENSIONE ANCHE SUL RUOLO DI FRANCESCA PASCALE: PER IL CIOCIARO, GLI ATTACCHI DELL’EX DI "PAPI SILVIO" SAREBBERO ISPIRATI DALLA FAMIGLIA – IL “COMMISSARIAMENTO” DI FATTO DEL SUO “AIUTO-CAMERIERE” CIOCIARO PEGGIORA LO STATO DEGLI OTOLITI DELLA MELONI CHE VEDE I "PADRONI" DI FORZA ITALIA COME NEMICI E NON VUOLE ULTERIORI SCOSSE ALLA MALCONCIA STABILITÀ DEL GOVERNO - NEGLI ULTIMI GIORNI LA THATCHER IMMAGINARIA DELLA GARBATELLA AVREBBE CHIESTO A PIÙ RIPRESE DI FERMARE LA CACCIATA DEI CAPIGRUPPO TAJANEI - MA COME DETTA LA “LEGGE DI MURPHY’’: QUANDO LE COSE VANNO MALE POSSONO SEMPRE PEGGIORARE…

elly schlein giuseppe conte piepoli

DAGOREPORT – PER CAPIRE PERCHÉ ELLY SCHLEIN SI OPPONE ALLE PRIMARIE NON SERVE UN GENIO: LE PERDEREBBE! IL SONDAGGIO DELL’ISTITUTO PIEPOLI CERTIFICA: IN CASO DI CONSULTAZIONE TRA GLI ELETTORI DEL CAMPO LARGO, IL 55% SCEGLIEREBBE GIUSEPPE CONTE E SOLO IL 37% LA SEGRETARIA DEM – LA “SORPRESA” DI ERNESTO MARIA RUFFINI, CONOSCIUTO AL GRANDE PUBBLICO SOLO COME EX ESATTORE DELLE TASSE (È STATO DIRETTORE DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE): IL 26% DEGLI ITALIANI HA FIDUCIA IN LUI (HA UN GRADIMENTO DOPPIO DI ELLY E PEPPINIELLO TRA I MILITANTI DEL CENTRODESTRA) - LA "SVOLTA" DI AVS: DOPO ANNI PASSATI A RIMORCHIO DI CONTE, ORA "SCELGONO" SCHLEIN

matteo renzi theodore kyriakou giorgia meloni brachetti peretti mario orfeo

DAGOREPORT: KALIMERA, THEO! – ALTRO CHE INCONTRO SEGRETO CON RENZI A ROMA, COME HA SCRITTO SALLUSTI SU “LA VERITÀ”: IL NEO EDITORE DI “REPUBBLICA”, THEO KYRIAKOU, STA GIRANDO COME UNA TROTTOLA, CON INCONTRI SU E GIU’ PER L’ITALIA  (APPARECCHIATI DAL SUO STAFF CAPITANATO DAL NUOVO CEO DELL’ACQUISITO GRUPPO GEDI, MIRJA CARTIA D’ASERO), PER CONOSCERE I POTERI DRITTI E STORTI DEL PAESE DI MACHIAVELLI E PULCINELLA: HA STRETTO LA MANINA DI SALA, CAIRO, PIER SILVIO BERLUSCONI, CALTAGIRONE, ANGELUCCI, COMPRESO IL VISPO LEONARDINO DEL VECCHIO - LA TAPPA CAPITOLINA DEL GRAND TOUR DEL GRECO ANTENNATO, È STATA ATTOVAGLIATA NELLA MAGIONE DI UGO BRACHETTI PERETTI – OLTRE ALL'AMICO DI LUNGA DATA, SOTTO L'ALA DI TONY BLAIR, MATTEO RENZI, ALLA COLAZIONE ERANO PRESENTI IL SINDACO DI ROMA GUALTIERI, I DISCEPOLI RENZIANI NASTASI E CARBONE, ATTUALE MEMBRO LAICO DEL CSM - COLPISCE CHE IN TUTTI QUESTI INCONTRI E ABBOCCAMENTI ITALICI, IL NOSTRO THEO ABBIA AVUTO FINORA SOLO UN BREVE CONTATTO TELEFONICO CON GIORGIA MELONI…

alberto leonardis maurizio molinari angelo binaghi la stampa giuseppe bottero

DAGOREPORT – A TORINO TORNA IL REGNO DI SARDO-SABAUDO! -  L’ACQUISIZIONE DE “LA STAMPA” BY ALBERTO LEONARDIS SI CHIUDERÀ A FINE MAGGIO: IN PRIMA FILA LA FONDAZIONE DI SARDEGNA, CHE ERA GIA' PRESENTE NEL QUOTIDIANO “NUOVA SARDEGNA” QUANDO FU ACQUISITO DALLA SAE DI LEONARDIS, VARI IMPRENDITORI PIEMONTESI, TRA CUI, PARE, IL SARDISSIMO ANGELO BINAGHI (TRAMITE “SPORTCAST”, SOCIETÀ EDITORIALE DELLA TV “SUPERTENNIS”) – SE L'EX DIRETTORE DI "REPUBBLICA", MAURIZIO MOLINARI, CURERÀ IL “DORSO INTERNAZIONALE”, PER IL DOPO-MALAGUTI LEONARDIS CERCA UN PROFILO “STANZIALE”: UN UOMO MACCHINA CON I PIEDI A TORINO. IL NOME CHE CIRCOLA È QUELLO DI…

trump meloni vance schlein conte

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI ALLA CAMERA HA PARLATO COME SE NON CI FOSSE STATO IL REFERENDUM: HA RIFILATO UN COMIZIO AUTO-CELEBRATIVO E VITTIMISTA, NELL’INDIFFERENZA DELL’OPPOSIZIONE - SCHLEIN E CONTE, INVECE CHE INCASTRARLA, HANNO PIGOLATO DISCORSETTI CHE PAREVANO SCRITTI DA CHATGPT: SONO TROPPO IMPEGNATI A FARSI LA GUERRA TRA LORO CHE A OCCUPARSI DELLE SORTI DEL PAESE – EPPURE, SAREBBE STATO FACILISSIMO METTERE ALL’ANGOLO LA TRUMPETTA DELLA GARBATELLA: A BUDAPEST IL VICEPRESIDENTE JD VANCE L’HA CITATA INSIEME A ORBAN TRA I LEADER UE CHE HANNO “AIUTATO” GLI STATI UNITI CON LA GUERRA IN IRAN, ARRIVANDO A DIRE CHE LA PREMIER ITALIANA “È STATA MOLTO UTILE”. A NESSUNO A MONTECITORIO È VENUTO IN MENTE DI CHIEDERE: COME?