guendalina tavassi

''MIO MARITO MI HA CHIAMATO IN LACRIME'' - GUENDALINA TAVASSI PARLA ALLE ''IENE'' DEI SUOI FILMINI HARD DIFFUSI IN RETE (VIDEO). ''MI È CROLLATO IL MONDO ADDOSSO, HO PENSATO LE COSE PIÙ BRUTTE'' - IL MARITO MENTRE ANDAVANO A DENUNCIARE HA DETTO: ''POSSO PRENDERLO IN CULO IO, LO PUOI PRENDERE TU, SONO COSE PRIVATE''. IL REVENGE PORN E LA LIBERTÀ DI RIPRENDERCI COME CI PARE

 

 

 

 

1. GUENDALINA TAVASSI E I VIDEO HOT DIFFUSI IN RETE: UN GESTO INFAME E UN GRAVE REATO

https://www.iene.mediaset.it/video/guendalina-tavassi-video-hot-reato_939252.shtml

 

 

GUENDALINA TAVASSI

“Mi è crollato il mondo addosso, ho pensato le cose più brutte”. La showgirl Guendalina Tavassi è stata vittima di un reato gravissimo e un gesto infame: il suo iCloud è stato hackerato e le sono stati rubati video hot fatti poi circolare in rete. Il nostro Andrea Agresti è andato a incontrarla per parlare di quanto le è accaduto: “Stanno facendo soffrire non solo me, ma tutta la mia famiglia”.

 

Un reato molto grave quello subito da Guendalina Tavassi, punito dalla cosiddetta legge “Revenge porn”: si rischiano fino a 6 anni di carcere e 15mila euro di multa. Ed è importante ricordare che il reato non viene compiuto solamente da chi ruba quel materiale e lo mette in rete, ma anche da chi riceve quel materiale (per esempio su Whatsapp o Telegram) e lo diffonde ad altre persone. 

 

GUENDALINA TAVASSI

Di casi come quello di Guendalina ce ne sono stati molti. Purtroppo alcune ragazze non hanno retto: “Non sono abituate a trovarsi in questo vortice, non riescono più a vivere, che si deprimono e si tolgono la vita”. Perché quel gesto non è solo un atto infame, nemmeno solo un reato, ma qualcosa che rischia di distruggere l’esistenza di chi lo subisce.

 

 

2. “POSSO PRENDERLO IN C**O IO, LO PUOI PRENDERE TU, SONO COSE PRIVATE”, DICE UMBERTO D’APONTE SUL CASO DEI VIDEO HARD HACKERATI DAL TELEFONO DELLA MOGLIE.

Andrea Parrella per www.fanpage.it

 

GUENDALINA TAVASSI

La notizia della giornata è tristemente racchiusa nel fermo immagine che apre questo articolo dedicato a Guendalina Tavassi, nota soprattutto come ex concorrente del Grande Fratello, che denuncia in un video su Instagram il furto di materiale compromettente dal suo archivio da parte di un hacker. Non è la prima volta che una cosa del genere accade, si tratti o meno di una donna del mondo dello spettacolo. Succede con frequenza quotidiana e la cosa ha a che fare con un grande tema di attualità, il nostro rapporto con la tecnologia in relazione alla privacy altrui. La cosa, d'altronde, è "ciliegina sulla torta" di una settimana in cui ha fatto molto rumore la notizia dell'insegnante licenziata per i suoi video hard finiti in rete.

GUENDALINA TAVASSI E UMBERTO DAPONTE

 

La nostra colpa è giustificarci

Gli ultimi anni ci hanno insegnato che quando montano vicende come quella di Guendalina Tavassi ,le fasi di elaborazione dell'opinione pubblica sono ricorsive e si ripetono nel loro essere impregnate di giustificazionismo. I video iniziano a girare nei gruppi Telegram e WhatsApp tra goliardia e divertimento e da subito tendiamo a sottostimare le nostre responsabilità. Si avverte il rumore di sottofondo dell'attribuzione di responsabilità a chi ruba questi materiali diffondendoli. Che è vero, per carità, se non fosse che il primo fattore di diffusione del virus (volendo rimanere connessi lessicalmente all'attualità) sono i messaggi che ci arrivano sul cellulare, i gruppi vari del fantacalcio (e non solo) sui quali arrivano certe schifezze, gruppi nei quali noi ci siamo e verso i quali siamo spesso indulgenti, secondo la falsa convinzione che lì dentro ci sono solo amici e quindi ci si vuole divertire.

GUENDALINA TAVASSI E UMBERTO DAPONTE

 

Ma non è solo questo, perché tra le mostruosità prodotte da questo genere di fenomeni c'è quella frangia di opinione che si convince e si giustifica raccontandosi che certe cose siano orchestrate per visibilità. Tralasciamo il caso specifico per dire che se pure questa cosa fosse vera, dimostrerebbe ancora di più come i meccanismi del nostro moralismo siano così radicati da spingere qualcuno a crederli scalabili grazie ai principi da parvenu del marketing.

 

Cosa ha detto Umberto D'Aponte

GUENDALINA TAVASSI

Per non parlare di quell'argomentazione figlia del se l'è cercata, che alcune cose non si fanno se non si vuole che finiscano sui social. E qui la risposta migliore, la più concreta, la dà Umberto D'Aponte, marito di Guendalina Tavassi e padre delle sue figlie. C'è lui sullo sfondo del video di denuncia di Guendalina Tavassi, che adirato dà sfogo alla sua rabbia con una frase che merita una trascrizione per la cifra di verità che porta con sé: "Sono cose nostre, è la nostra vita privata, posso prenderlo in c**o io, lo puoi prendere tu, non c'entra".

GUENDALINA TAVASSI

 

Le parole di D'Aponte, come prevedibile, sono diventate un meme più per le parolacce che per il loro senso, senza che venisse colto il concetto alla radice che continua a non essere preso in considerazione e che disinnescherebbe l'intera questione: la libertà di fare quello che vogliamo.

 

Il revenge porn non rovina solo delle vite (è il problema più grosso ma è solo l'effetto finale), ma inibisce il nostro costume e contribuisce a far sopravvivere un'idea del sesso che è medievale, vergognosa e schifosa e che ha come principale vittima la donna, oggetto di una vera e propria violenza di genere. Tutti, o quasi tutti, hanno inviato o ricevuto cose compromettenti sul proprio cellulare, dovremmo avere la libertà di dirlo senza problemi e di mandare al nostro compagno e alla nostra compagna (o a chi vogliamo), qualunque cosa vogliamo, di mostrarci nudi e guardare gli altri nudi senza il timore che per questa roba si possa essere ricattati. E questa libertà dipende da un principio fondamentale: cosa pensiamo di chi lo fa.

guendalina tavassi

 

Sappiamo benissimo cosa pensa la maggior parte di noi di chi lo fa ed è esattamente questa l'ipocrisia che dovremmo cambiare.

 

 

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